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	<title>Libri Archivi - Darius Tred Retro Blog</title>
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	<description>Note, pensieri, curiosità e riflessioni su scrittura, lettura, narrativa. E molto, molto altro...</description>
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	<title>Libri Archivi - Darius Tred Retro Blog</title>
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		<title>Realtà, finzione e saggezza</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Darius Tred]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 06 Mar 2026 19:05:13 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Stavo riordinando una pila di libri in giro per casa e mi è capitato tra le mani un saggio letto tempo fa. La copertina mi aveva già riacceso piacevoli ricordi. Ricordi di autentico piacere “lettorio”, di quelle letture che proprio non riesci a staccarti. Inutile dire che l’ho riaperto. E mi sono imbattuto in questo [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://retroblog.dariustred.it/realta-finzione-e-saggezza/">Realtà, finzione e saggezza</a> sembra essere il primo su <a href="https://retroblog.dariustred.it">Darius Tred Retro Blog</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<a href="https://retroblog.dariustred.it/realta-finzione-e-saggezza/"><img width="150" height="150" src="https://retroblog.dariustred.it/wp-content/uploads/2026/03/Retroblog_DariusTred_RealtaFantasia-150x150.jpg" alt="Realtà, finzione e saggezza" align="left" style="margin: 0 20px 20px 0;max-width:100%;" /></a><p>Stavo riordinando una pila di libri in giro per casa e mi è capitato tra le mani un saggio letto tempo fa. La copertina mi aveva già riacceso piacevoli ricordi. Ricordi di autentico piacere “lettorio”, di quelle letture che proprio non riesci a staccarti. Inutile dire che l’ho riaperto. E mi sono imbattuto in questo brano.</p>
<blockquote><p><em>La <strong>biotecnologia</strong> promette di essere la più grande rivoluzione nella storia dell’uomo. Entro la fine di questo decennio, avrà di gran lunga sorpassato l’energia nucleare e i computer per quanto riguarda l’impatto sulla nostra vita quotidiana. Per citare le parole di un commentatore: “La <strong>biotecnologia</strong> trasformerà tutti gli aspetti della vita umana: l’assistenza medica, l’alimentazione, la salute, il modo di divertirsi, i nostri stessi corpi. Niente sarà più lo stesso. La <strong>biotecnologia</strong> cambierà letteralmente il volto del pianeta. Ma la <strong>rivoluzione biotecnologica</strong> si distingue dalle trasformazioni scientifiche del passato per tre aspetti fondamentali. In primo luogo, la ricerca ha base ampia e diffusa. Gli Stati Uniti sono entrati nell’era atomica grazie al lavoro svolto in un solo centro di ricerca, Los Alamos. Sono entrati nell’era del computer grazie agli sforzi di una decina di aziende. Ma la <strong>ricerca biotecnologica</strong>, nei soli Stati Uniti, viene svolta in oltre 2000 laboratori. Cinquecento società investono in questa tecnologia cinque miliardi di dollari l’anno. In secondo luogo, gran parte della ricerca è insensata e futile. […] Il fatto che la <strong>biotecnologia</strong> possa essere applicata a industrie tradizionalmente soggette ai capricci della moda […] non fa che aumentare le preoccupazioni riguardo l’uso frivolo di questa nuova e potente tecnologia. In terzo luogo, si tratta di operazioni al di fuori di ogni controllo. Manca una qualsiasi supervisione. Non vi è alcuna legge federale in proposito. Né negli Stati Uniti, né nel resto del mondo vi è a questo riguardo una coerente politica governativa […], ed è difficile stabilire una politica intelligente. Ma ancor più preoccupante è il fatto che nessuno, tra gli stessi scienziati, abbia assunto una funzione vigilatrice. E’ straordinario come quasi tutti coloro che si occupano di <strong>genetica</strong> siano interessati all’aspetto commerciale. Non vi sono osservatori distaccati. Tutti hanno interessi precisi.</em></p></blockquote>
<h2>Esperimento</h2>
<p>E’ incredibile scoprire come la rilettura non è quasi mai identica alla lettura. Ogni libro rimane immutato nelle parole… eppure emergono sempre nuovi significati. O quanto meno, nuovi spunti di riflessione. In questo caso, non ho potuto fare a meno di notare una similitudine particolare: e ho deciso di fare un esperimento. Ho evidenziato alcune parole in grassetto: di questo saggio, scritto nel 1990 (quindi parliamo di quasi 40 anni fa…), ho sostituito “biotecnologia” con “intelligenza artificiale”. Ed ecco come (non) cambia il senso del brano.</p>
<blockquote><p><em>L’<strong>intelligenza artificiale</strong> promette di essere la più grande rivoluzione nella storia dell’uomo. Entro la fine di questo decennio, avrà di gran lunga sorpassato l’energia nucleare e i computer per quanto riguarda l’impatto sulla nostra vita quotidiana. Per citare le parole di un commentatore: “L’<strong>intelligenza artificiale</strong> trasformerà tutti gli aspetti della vita umana: l’assistenza medica, l’alimentazione, la salute, il modo di divertirsi, i nostri stessi corpi. Niente sarà più lo stesso. L’<strong>intelligenza artificiale</strong> cambierà letteralmente il volto del pianeta. Ma la rivoluzione dell’<strong>intelligenza artificiale</strong> si distingue dalle trasformazioni scientifiche del passato per tre aspetti fondamentali. In primo luogo, la ricerca ha base ampia e diffusa. Gli Stati Uniti sono entrati nell’era atomica grazie al lavoro svolto in un solo centro di ricerca, Los Alamos. Sono entrati nell’era del computer grazie agli sforzi di una decina di aziende. Ma la ricerca sull’<strong>intelligenza artificiale</strong>, nei soli Stati Uniti, viene svolta in oltre 2000 laboratori. Cinquecento società investono in questa tecnologia cinque miliardi di dollari l’anno. In secondo luogo, gran parte della ricerca è insensata e futile. […] Il fatto che l’<strong>intelligenza artificiale</strong> possa essere applicata a industrie tradizionalmente soggette ai capricci della moda […] non fa che aumentare le preoccupazioni riguardo l’uso frivolo di questa nuova e potente tecnologia. In terzo luogo, si tratta di operazioni al di fuori di ogni controllo. Manca una qualsiasi supervisione. Non vi è alcuna legge federale in proposito. Né negli Stati Uniti, né nel resto del mondo vi è a questo riguardo una coerente politica governativa […], ed è difficile stabilire una politica intelligente. Ma ancor più preoccupante è il fatto che nessuno, tra gli stessi scienziati, abbia assunto una funzione vigilatrice. E’ straordinario come quasi tutti coloro che si occupano di <strong>intelligenza artificiale</strong> siano interessati all’aspetto commerciale. Non vi sono osservatori distaccati. Tutti hanno interessi precisi.</em></p></blockquote>
<h2>Saggezza</h2>
<p>Ma quanto era saggio il saggio che ha scritto tutto ciò? Si direbbe che sia stato davvero lungimirante, quasi un visionario “futurologo”. Insomma ci ha visto davvero lungo. Oppure, molto più semplicemente, siamo di fronte a uno di quei corsi e ricorsi storici destinati a ripetersi nella storia dell’umanità? A questo punto, suppongo sia lecito che qualcuno si domandi quale sia il titolo di questo “saggio”. E chi è il “saggio” che ha scritto questo “saggio”.<br>
Ok, finora ho scherzato. Ho calcato volutamente la parola “saggio” per dire che… la lettura di cui sopra non era una lettura di saggistica. Il brano in questione proviene infatti da un romanzo. Quindi, parlando di finzione narrativa, la cosa “dovrebbe” lasciarci tranquilli.</p>
<h2>Realtà e finzione</h2>
<p>Personalmente ho sempre amato i romanzi che mescolano sapientemente la realtà con la finzione. Le trame dove poi fai fatica a capire dove sta (ammesso che ci sia – e ammesso che sia netta) la linea di confine tra l’una e l’altra, sono le trame che mi intrigano di più. E io sono uno di quelli che poi va ad approfondire, fantasticando in autonomia anche dopo la parola “fine” del romanzo stesso.</p>
<p>Il problema nasce quando la realtà supera la fantasia della finzione. E il mio esperimento mentale di cui sopra, be’, non mi ha lasciato indifferente.</p>
<h2>E il romanzo?</h2>
<p>Ma torniamo a noi. Qui sotto, grazie all’ “accrocchio” da prestigiatore principiante quale sono, è possibile scoprire il romanzo di cui stiamo parlando.<br>
Perché questo accrocchio?<br>
Perché mi preme mettere in guardia chi legge: siete proprio sicuri di voler capire di quale romanzo si tratta?<br>
Sicuri di non farvi prendere da presagi?<br>
Sicuri di dormire la notte?<br>
Sicuri-sicuri?</p>
<p>Forse è un romanzo che avete già letto.<br>
Forse è un romanzo che magari rileggerete… magari volentieri.<br>
Magari con altri occhi.<br>
Sicuramente ne avrete sentito parlare.<br>
Vabbè, dai, quante storie! Tanto è solo finzione… … (oppure no?).</p>
<div class="tred-crumble">
<div class="back"><img decoding="async" class="alignnone" src="https://retroblog.dariustred.it/wp-content/uploads/2026/03/JurassicPark_Cover04_300x.jpg" width="300" style="display:block;margin:10px auto;max-width:560px;max-width:100%;"></div>
<div class="front"><img decoding="async" class="" src="https://retroblog.dariustred.it/wp-content/uploads/2026/03/CoverMisteriosa_01_300x.jpg" width="300" style="display:block;margin:10px auto;max-width:560px;max-width:100%;"></div>
</div>
<p>Se non altro, possiamo dire di sapere come andrà a finire.<br>
Nella finzione, intendo.</p>
<h2>Due pensieri per concludere</h2>
<p>Parlavamo di realtà e di finzione. E di come l’una superi spesso l’altra. Se parliamo di biotecnologia, come nel brano originale, ormai ci siamo: la tecnologia CRISPR ha dato il via alla nascita di interi filoni di ricerca scientifica, di nuovi campi da esplorare.</p>
<p>Sono già stati assegnati un paio di premi Nobel. E non mi stupirei se venissi a sapere che, da qualche parte nel mondo, qualcuno stia veramente cercando di ripercorrere quanto anticipato dalla finzione. D’altra parte, qualche mese fa abbiamo avuto notizie in merito alla ricreazione del metalupo (ma non vorrei condizionare troppo il pensiero: basta aprire Google e cercare “metalupo oggi” per farsi un’idea).</p>
<p>E per l’intelligenza artificiale?</p>
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		<title>L&#8217;involuzione di Andromeda</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Darius Tred]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 10 Nov 2024 22:44:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Lettura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Scriverò alcune cose un po’ ovvie. O quasi. Partiamo, ad esempio, dal titolo di questo post: può sembrare ovvio che sia una recensione del quasi-omonimo romanzo. Ma non lo è: quella che segue è solo una serie di constatazioni che ho voluto provare a ignorare prima di intraprendere questa lettura. Chissà: forse speravo di sbagliarmi, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<a href="https://retroblog.dariustred.it/linvoluzione-di-andromeda/"><img width="150" height="150" src="https://retroblog.dariustred.it/wp-content/uploads/2024/11/darius-tred-retroblog-involuzione-andromeda-150x150.jpg" alt="L&#8217;involuzione di Andromeda" align="left" style="margin: 0 20px 20px 0;max-width:100%;" /></a><p>Scriverò alcune cose un po’ ovvie. O quasi.<br>
Partiamo, ad esempio, dal titolo di questo post: può sembrare ovvio che sia una recensione del quasi-omonimo romanzo. Ma non lo è: quella che segue è solo una serie di constatazioni che ho voluto provare a ignorare prima di intraprendere questa lettura. Chissà: forse speravo di sbagliarmi, forse speravo di trovare qualcosa che mi avrebbe stupito.</p>
<h2><img fetchpriority="high" decoding="async" class=" wp-image-7431 alignright" src="https://retroblog.dariustred.it/wp-content/uploads/2024/11/darius-tred-retroblog-involuzione-andromeda-cover.jpg" alt="" width="350" style="display:block;margin:10px auto;max-width:560px;max-width:100%;">Parliamo della superficie…</h2>
<p>…per non parlare della superficialità.<br>
La copertina, se possiamo considerarla impropriamente come superficie “fisica” dell’oggetto-libro, trasmette alcuni messaggi molto chiari.<br>
Il nome dell’autore è più grande del titolo: quindi si tratta di un autore famoso che non ha bisogno di presentazioni. Tanto famoso e conosciuto che il titolo – e magari pure la trama – è del tutto secondario: infatti, il titolo è al secondo posto, scritto più in piccolo. Anche qui il messaggio “sub-liminale” è abbastanza chiaro: non importa cosa leggi, di questo autore puoi leggere qualsiasi cosa.</p>
<p>Il nome del “co-autore” è ancora più sotto, in terza posizione. Forse che quel “co-” sta per “correttore di bozze”? Battuta un po’ cattivella. Però, per certi versi, la risposta è sì: è sembrato proprio il correttore di bozze.<br>
Ma di fatto non lo è stato: l’autore, a quanto è dato di sapere, <strong><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/L%27evoluzione_di_Andromeda" target="_blank" rel="noopener">ha concluso un lavoro</a></strong> postumo del compianto (e quanto compianto!) Crichton. Lavoro che, va detto, dovrebbe (o avrebbe dovuto) essere il seguito del primo romanzo: Andromeda. Ne avevo tratto un paio di brani interessanti: <strong><a href="https://retroblog.dariustred.it/la-teoria-del-messaggero/">la teoria del messaggero</a></strong> e il <strong><a href="https://retroblog.dariustred.it/granito-vivente/">granito vivente</a></strong> . Ma avrei potuto trarne molti altri.</p>
<h2>Passiamo alla sostanza</h2>
<p>Sulla sostanza non c’è molto da dire, se non – appunto – l’ovvio. La trama è a tratti insensata. Naturalmente è impossibile sapere se la parte insensata sia imputabile all’autore o al “co-autore”.<br>
Lo stile è, per ampi tratti, lontano da quello del compianto Crichton, anche se bisognerebbe tenere in dovuta considerazione le consuete interferenze della traduzione. Addirittura, in alcuni punti, sembra proprio di intravedere il tentativo goffo di imitazione da parte del co-autore. Non saprei dire perché. Ho avuto spesso quella sensazione che si prova quando, parlando con qualcuno, si percepisce che quel che sta dicendo non sia proprio farina del suo sacco. Il ritmo? Non ci siamo. Manca quel “che” di incalzante, tipico di Crichton. E qui non ci sono interferenze da traduzione. E’ tutto troppo blando, si rimane con quella prolungata sensazione di qualcosa che non arriva mai al dunque, di qualcosa che fatica a decollare.</p>
<p>E la scienza? Manca. Manca dannatamente. Non parlo di “scienza da stordimento”, come quella ravvisata nel <strong><a href="https://retroblog.dariustred.it/il-problema-dei-tre-porci/">problema del tre porci</a></strong>.<br>
Crichton aveva la capacità di intercalare perle di scienza con quel tono divulgativo che affascina, che non stanca. E queste perle le metteva spesso nei dialoghi, con un metodo molto spiccio, senza troppi fronzoli: due personaggi si parlano tra di loro, espongono i loro pensieri, e tu, lettore, leggendo eri lì seduto al tavolo con loro, a fare quasi il terzo personaggio che ascoltava. In silenzio, ma coinvolto. E il dialogo, essendo appunto un dialogo, era spesso informale, non ricercato, non ampolloso.<br>
Niente. E’ mancato tutto questo.</p>
<p>Quindi non è stata un’evoluzione, ma un’involuzione. Era ovvio, avrei dovuto aspettarmelo: dal nome dell’autore, scritto in grande di sopra, siamo “scesi” al nome del “co-autore”.<br>
Scritto in piccolo.<br>
Scritto sotto.</p>
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		<title>La trama debole di Philip</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Darius Tred]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 21 Apr 2024 17:20:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Di tutto di più]]></category>
		<category><![CDATA[Lettura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In questi ultimi anni ho collezionato una lunga serie di trame deboli nelle mie avventure di lettura. Potrei sfoggiare un lungo elenco e una serie di puntualizzazioni. Dopo aver stropicciato il naso per la trama debole di Mary, dopo aver inarcato il sopracciglio per la trama debole di Joel, sarebbe il turno della trama debole [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://retroblog.dariustred.it/la-trama-debole-di-philip/">La trama debole di Philip</a> sembra essere il primo su <a href="https://retroblog.dariustred.it">Darius Tred Retro Blog</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<a href="https://retroblog.dariustred.it/la-trama-debole-di-philip/"><img width="150" height="150" src="https://retroblog.dariustred.it/wp-content/uploads/2024/04/darius-tred-blog-retroblog-distopia-150x150.jpg" alt="La trama debole di Philip" align="left" style="margin: 0 20px 20px 0;max-width:100%;" /></a><p>In questi ultimi anni ho collezionato una lunga serie di trame deboli nelle mie avventure di lettura. Potrei sfoggiare un lungo elenco e una serie di puntualizzazioni. Dopo aver stropicciato il naso per <strong><a href="https://retroblog.dariustred.it/la-trama-debole-di-mary/">la trama debole di Mary</a></strong>, dopo aver inarcato il sopracciglio per <strong><a href="https://retroblog.dariustred.it/la-trama-debole-di-joel/">la trama debole di Joel</a></strong>, sarebbe il turno della trama debole di Philip. Ho avuto il piacere di leggere <em>La svastica sul sole</em>, di Philip Dick. Ma il piacere va tutto (ma proprio tutto) al supporto delle temerarie compagne d’avventura: <strong><a href="https://trentunodicembre.blogspot.com/" target="_blank" rel="noopener">Marina</a></strong> e <strong><a href="https://www.webnauta.it/wordpress/" target="_blank" rel="noopener">Barbara</a></strong>. E’ solo grazie al lungo scambio di mail che abbiamo avuto durante la lettura, che ho potuto proseguire. Grazie alle battute, alle osservazioni, alle rispettive perplessità e all’unanime stroncatura finale. Marina ne ha fatto un post egregio che <strong><a href="https://trentunodicembre.blogspot.com/2024/04/lo-so-io-dove-la-metterei-la-svastica.html" target="_blank" rel="noopener">si può leggere qui</a></strong>.<br>
Se non fosse stato per loro, mi sarei fermato al capitolo cinque, in tempo per procedere alla pratica di restituzione.</p>
<p>Romanzo semplicemente privo di senso, con personaggi e vicende del tutto sconclusionate, surreali, grottesche, strampalate. Sfido chiunque, specialmente chi pensa sia un capolavoro, a provare a convincermi del contrario. Prego: la sezione dei commenti è sempre aperta. Scrivete o ignorate, ma, se scrivete, siate convincenti.<br>
Senza prendere spunto da intellettuali o critici di varie levature, come Luigi Bruti Liberati nella cui postfazione dell’edizione che ho letto parla di “trovate geniali dell’autore” che francamente non trovo affatto geniali. Se questo è un genio, allora ci accontentiamo davvero di poco o nulla.</p>
<h2>Perplessità</h2>
<p>Lasciando al post di Marina tutte le mie perplessità, a questo giro ho cominciato a chiedermi in realtà un’altra cosa. Com’è possibile che un autore mediocre qualunque, per non dire scarso e privo di fantasia, diventi un autore best-seller, un classico, un cult e così via? Davvero basta il classico “film tratto da” per farlo diventare uno Scrittore con la “S” maiuscola?</p>
<p>Philip Dick, per chi non lo sapesse, è stato proiettato nell’olimpo degli scrittori dopo che, da uno dei suoi romanzi, è stato tratto il film <em>Blade Runner</em>. Un film che, sì, effettivamente ha avuto un successo enorme. Ma il punto è proprio questo: chi è il vero genio? Chi ha costruito il film “tratto da”? O chi ha scritto il romanzo? Se ne trovano a bizzeffe di film notevoli “tratti da” o “liberamenti ispirati da”. E spesso vengono da romanzi e autori sconosciuti.<br>
E poi: ammesso (e non concesso) che il romanzo in questione sia anch’esso un capolavoro, com’è possibile che automaticamente si tenda a pensare che tutti i romanzi dell’autore in questione siano capolavori?</p>
<h2>Riflessione</h2>
<p>Comincio a pensare che forse non sia più una questione di trame deboli messe insieme dal tal scrittore. Forse l’anello debole della catena sta in chi legge, in chi decreta che un certo romanzo sia degno di nota. In chi, in modalità “pecora che segue il gregge”, tramanda questa idea, spesso senza nemmeno aver letto il romanzo. <del>Comincio a pensare che l’anello debole siano gli editor, gli editori, i curatori, i signori dell’editoria che nell’arrabattarsi alla bell’e meglio per vendere di tutto di più, in ogni epoca, facciano passare cani e porci.</del> (Questa frase l’ho barrata perché ne sono già convinto…)<br>
Se tutti dicono che la tal opera è un capolavoro, quindi “per forza” è un capolavoro.<br>
Alla fine il capolavoro non è l’opera, ma l’incantesimo che fa credere che l’opera sia un capolavoro.<br>
Ripeti all’infinito che è un capolavoro, e la gente crederà che sia davvero un capolavoro. Se poi arrivi tu, lettore qualunque, e dici che è un romanzo pessimo, sei tu che “non capisci”, sei tu che “non cogli”.</p>
<p>Ecco, sì: certi romanzi è meglio non coglierli.<br>
Lasciateli lì, sugli scaffali delle librerie, finché non diventano carta da macero.</p>
<h2>Finale alternativo</h2>
<p>Alla fine, scherzando, tra le conclusioni del nostro scambio di e-mail, Marina e Barbara mi hanno buttato lì l’idea di scrivere un finale alternativo. Era una trappola: lo sanno che non sono bravo in queste cose. Però, ammetto di aver pensato per un attimo di cogliere la sfida. Ma poi ho rinunciato: di solito i finali alternativi ti vengono quando apprezzi un romanzo piacevole. Un romanzo che magari ha un finale aperto, oppure un finale “sbagliato”, che poco si addice all’intreccio.</p>
<p>Qui è tutto il romanzo a essere “sbagliato”.</p>
<h2>Post Scriptum (irriverente)</h2>
<p>Spulciando qua e là tra le notizie sulla vita di Philip Dick, pare che abbia avuto una vita difficile, arrivando a fare uso di droghe come LSD. Non amo fare battute sulle disgrazie altrui, però il diavoletto sulla mia spalla sinistra ha sentenziato malignamente: “Neanche con il doping è riuscito a fare di meglio!”.<br>
Frase irriverente.<br>
Però non fa una piega.</p>
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		<title>Da non credere</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Darius Tred]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 31 May 2023 06:00:52 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Voi sapete che, di fronte a qualsiasi atto di fede, di fronte a qualsiasi decisione se credere o non credere, scatta un elemento psicologico. Credere è un verbo che io non ho mai amato e che, per quanto posso, mi rifiuto di condividere. Personalmente ho escluso dal mio linguaggio l’espressione “Io credo”. Ovvero non credo [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<a href="https://retroblog.dariustred.it/da-non-credere/"><img width="150" height="150" src="https://retroblog.dariustred.it/wp-content/uploads/2019/09/darius-tred-blog-retroblog-estratti-lettura-150x150.jpg" alt="Da non credere" align="left" style="margin: 0 20px 20px 0;max-width:100%;" /></a><p><img decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-4309" src="https://retroblog.dariustred.it/wp-content/uploads/2019/09/VirgoletteApertura.png" alt="darius tred, estratto" width="101" style="display:block;margin:10px auto;max-width:560px;max-width:100%;">Voi sapete che, di fronte a qualsiasi atto di fede, di fronte a qualsiasi decisione se credere o non credere, scatta un elemento psicologico. Credere è un verbo che io non ho mai amato e che, per quanto posso, mi rifiuto di condividere. Personalmente ho escluso dal mio linguaggio l’espressione “Io credo”. Ovvero non credo in niente. Altrimenti non farei il mestiere che faccio. Non farei il filologo, non farei lo psicologo, non farei il filosofo. Perché il credere è la sospensione della conoscenza. Credere è una cosa che fanno alcuni – tantissimi, la maggioranza, direi la stragrande maggioranza – e consiste nel decidere di avere ragione su un qualche argomento. “Io credo” vuol dire: “Stabilisco che ho ragione”. Posso aver ragione da solo, posso aver ragione in gruppo. Se sono coraggioso, ho ragione da solo: ad esempio, un altro psicologo del primo Novecento, Freud, austriaco, cominciò da solo a credere che esistesse l’inconscio. E ci costruì sopra una scienza. Un coraggioso, certamente.</p>
<p>Poi ci sono quelli che credono in gruppo. Ad esempio, una massa di gente crede che Dio sia maschio: non hanno le prove che Dio è maschio, l’hanno solo sentito dire, ma credono che sia maschio. E ci credono al punto da irritarsi se gli si propone qualche altra ipotesi sul sesso di Dio. Il che è normale, dato che nel momento in cui tu dici “Io credo”, ovvero “Io ho ragione”, dichiari implicitamente che chi non la pensa come te ha torto. A me sembra brutta, come posizione. C’è un bel proverbio: “Nella vita, o hai ragione o sei felice”. Se hai ragione, diventi aggressivo, come abbiamo visto, e chi è aggressivo, è certamente infelice. Lo si vede spesso nelle questioni religiose. La parola “ragione” sembrerebbe il diminutivo di “religione”. E infatti: se appartieni a una religione, sembra che tu debba aver ragione per forza – chi mai apparterrebbe a una religione che ha torto? Quindi se sei cattolico dai torti ai protestanti, agli ebrei e così via. E loro ti ricambiano nella stessa maniera. E’ una grande, millenaria induzione all’aggressività. […]</p>
<p>Innanzitutto, più credi e meno sai. Non può essere diversamente, perché se uno crede e vuole continuare a credere (cioè ad aver ragione) deve per forza escludere dal suo campo visivo le moltissime cose che possono fargli sospettare di avere torto. Deve rifiutarsi di saperle e dunque deve sapere di meno di un semplice non credente, che sta solo scoprendo il mondo.</p>
<p style="text-align: right;">Tratto da <strong>Dialoghi tra alieni</strong> di <strong>Stefano Bollani</strong>.</p>
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		<title>Stagione di lettura</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Darius Tred]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 19 May 2023 22:16:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Lettura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>E’ un periodo in cui scrivo poco, pochissimo. Non è questione di mancanza d’ispirazione, né di blocchi da scrittore. E’ banalmente una questione di tempo e, quel poco che ho, lo sto dedicando a diverse letture, tanto che la mia primavera ormai è diventata una stagione di lettura. Non mi accontento più di leggere un [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<a href="https://retroblog.dariustred.it/stagione-di-lettura/"><img width="150" height="150" src="https://retroblog.dariustred.it/wp-content/uploads/2018/02/darius-tred-blog-retroblog-scrittura-lettura-150x150.jpg" alt="Stagione di lettura" align="left" style="margin: 0 20px 20px 0;max-width:100%;" /></a><p>E’ un periodo in cui scrivo poco, pochissimo.<br>
Non è questione di mancanza d’ispirazione, né di blocchi da scrittore.<br>
E’ banalmente una questione di tempo e, quel poco che ho, lo sto dedicando a diverse letture, tanto che la mia primavera ormai è diventata una stagione di lettura.</p>
<p>Non mi accontento più di leggere un libro e di aspettare di finirlo per leggerne un altro: scopro un autore e mi viene da leggerne le principali opere. Trovo un tema che mi incuriosisce e cerco autori che ne parlano da diversi punti di vista.<br>
Dunque ecco un elenco parziale delle mie letture contemporanee:</p>
<p>1. Libro della creazione.<br>
2. Dialoghi tra alieni.<br>
3. La verità sul caso Harry Quebert.<br>
4. Helgoland.<br>
5. Palladion.<br>
6. I geni manipolati di Adamo.<br>
7. I maestri invisibili.<br>
8. Così mi hanno detto che finirà il mondo.<br>
9. I tre moschettieri.</p>
<h2>Impressioni a caldo</h2>
<p>Non metto link e non cito gli autori e men che meno faccio recensioni, sia perché in genere non amo farle, sia perché sono tutte letture in corso.<br>
E i saggi dicono che è bene terminare una lettura prima di darne un parere che abbia senso.<br>
Ma siccome non sono saggio <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f61b.png" alt="😛" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> , mi diverto comunque a segnare qui una serie di pareri sintetici e impressioni a caldo.</p>
<p>Il più divertente? Dialoghi tra alieni.<br>
Il più inquietante? Così mi hanno detto che finirà il mondo.<br>
il più ricco di refusi? I tre moschettieri.<br>
Il più scientificamente interessante? I geni manipolati di Adamo.<br>
Il più classico? Palladion.<br>
Il più profondo? I maestri invisibili.<br>
Il più immenso? Libro della creazione.<br>
Il più scientifico? Helgoland.<br>
Il più sopravvalutato? La verità sul caso Harry Quebert.</p>
<p>E’ un mix abbastanza variegato: romanzi, saggi, interviste. Titoli classici e titoli moderni. E poi diciamolo: pure titoli improbabili. Ma amo esplorare, anche a costo di prendere direzioni poco convenzionali.</p>
<h2>Podio provvisorio</h2>
<p>Il gradino più alto del podio spetta a <strong>Libro della creazione</strong>. E’ una lettura impegnativa, ma in grado di aprire la mente: finora mi ha regalato un grandioso senso di libertà e mi ha alleggerito il cuore su domande annose, curandomi dalla “nevrosi” saggiamente tratteggiata nel lungo prologo.</p>
<p>Sul podio ci sarebbe anche il secondo e il terzo gradino, ma in questo momento è un bel match tra <strong>Helgoland</strong> e <strong>Così mi hanno detto che finirà il mondo</strong>. Con <strong>I tre moschettieri</strong> all’inseguimento.</p>
<h2>Parere graffiante</h2>
<p>Sulla via della bocciatura <strong>La verità sul caso Harry Quebert</strong>: checché se ne dica, qualcuno (ancora una volta…) ha pensato bene di risparmiare sull’editor e di sperare che nessuno se ne accorgesse. In effetti, al vedere il successo che ha avuto, tutto sommato l’hanno fatta franca. Sarò pignolo, ma alcuni strafalcioni trovati finora sono troppo evidenti.</p>
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		<title>Buona l&#8217;intenzione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Darius Tred]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 17 Dec 2022 22:47:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Lettura]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un tempo seguivo le partite di calcio in tv ascoltando la telecronaca. Erano tempi in cui trovavo i telecronisti brillanti: sapevano vivacizzare a dovere, rendendo la serata un filo più avvincente. Oggi non capita più: sia perché seguo molto meno il calcio, sia perché le telecronache sono fatte in coppia con i commentatori tecnici. Quelli [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<a href="https://retroblog.dariustred.it/buona-lintenzione/"><img width="150" height="150" src="https://retroblog.dariustred.it/wp-content/uploads/2018/02/darius-tred-blog-retroblog-scrittura-lettura-150x150.jpg" alt="Buona l&#8217;intenzione" align="left" style="margin: 0 20px 20px 0;max-width:100%;" /></a><p>Un tempo seguivo le partite di calcio in tv ascoltando la telecronaca. Erano tempi in cui trovavo i telecronisti brillanti: sapevano vivacizzare a dovere, rendendo la serata un filo più avvincente. Oggi non capita più: sia perché seguo molto meno il calcio, sia perché le telecronache sono fatte in coppia con i commentatori tecnici. Quelli che, in buona sostanza, dovrebbero dare pareri più “professionali” sulle azioni di gioco ma che, il più delle volte, sparano caxxate.</p>
<p>E così, quelle poche volte che mi concedo di seguire una partita di calcio, tengo il volume bassissimo, ormai sicuro di non perdermi nulla di quello che dicono i telecronisti. Ma bando alle ciance. Ai bei tempi andati, quando seguivo le telecronache, c’erano alcune frasi che trovavo molto azzeccate. Chi non ricorda il “grappolo di uomini” del grande Bruno Pizzul ? Ogni volta che vedo un cross e tre o quattro giocatori che saltano per cercare di colpire la palla di testa, penso sempre al suo grappolo di uomini. Grande Bruno.</p>
<p>Un’altra locuzione che ho sempre trovato molto azzeccata, era questa: “Buona l’intenzione, pessima l’esecuzione”. Credo l’abbia coniata Sandro Piccinini, ma non ne sono sicuro. La sentivo ogni volta che in un’azione di gioco, qualche giocatore tentava una giocata intuibile: ci si aspettava che la palla andasse di là e invece andava di qua, oppure alle stelle. Insomma, alla buona intenzione del giocatore aveva fatto seguito una pessima esecuzione.</p>
<h2>Pessima l’esecuzione</h2>
<p>Questa frase, “buona l’intenzione, pessima l’esecuzione” mi è rimasta un po’ dentro. Volendo ben guardare, infatti, andrebbe bene un po’ per tutto. Quante volte ci capita nella vita di avere buone idee, buone intenzioni ma, vuoi per la sbadataggine, vuoi per l’essere maldestri, ci riesce male quel che volevamo fare?<br>
A me capita anche quando leggo. Buoni libri, buone prose, buone idee di romanzo.<br>
Ma pessime esecuzioni.</p>
<p>Potrei aggiungere altro, <del>tipo: pessimi editor, pessime case editrici</del> ma in sostanza chi sono io per giudicare?<br>
Sono solo un lettore. Un lettore qualunque.<br>
Un lettore che vale uno, certo, ma, avendo sganciato quei 15/20 euro per comprare un libro, potrò almeno dare un parere su quel che sto leggendo?</p>
<h2>Niente recensione</h2>
<p>Non amo fare recensioni, men che meno a letture in corso. Ma in questo caso, arrivato a circa tre quarti del romanzo, ho una ragionevole certezza che non ci saranno impennate di gradimento.<br>
Lasciamo stare le sbavature del mancato editing: ormai ci devo fare l’abitudine.<br>
Lasciamo stare gli errori di battitura: i correttori di bozze devono essersi estinti da tempo se in casa mia non esiste libro completamente immune da refusi.<br>
Lasciamo stare persino la struttura del romanzo: non è avvincente, ma questo è una questione puramente soggettiva.</p>
<p>Parliamo di comune buon senso.<br>
Sant’Iddio, è così difficile muovere i personaggi con un minimo di spontaneità, un minimo di logica e un minimo di buon senso?<br>
Perché chi scrive non si mette mai abbastanza nei panni dei propri personaggi?<br>
E’ così difficile per chi scrive, chiedersi “cosa farei io se fossi nella situazione del mio personaggio?”, “quale risposta darei?” se al mio personaggio venisse posta una certa domanda?</p>
<h2>Alcuni esempi</h2>
<p>Siamo a Londra. Alcuni personaggi (protagonisti) si accorgono di essere braccati da un nemico che si muove nell’ombra, una persona pericolosa di cui non conoscono esattamente l’identità e dal quale, cito testualmente una loro battuta, devono “guardarsi le spalle”. E cosa fanno i nostri personaggi il giorno dopo?<br>
Si nascondono? Fuggono? Cambiano aria?<br>
No.<br>
Danno una festa. Una festa come quelle che si vedono nei film americani, in pieno stile hippy, una festa aperta a tutti, annunciata su social e forum, tenuta in una villa d’epoca, una di quelle ville vittoriane da mille stanze dove si trascorre allegramente insieme tutta la notte.<br>
Bel modo di nascondersi.</p>
<p>Altra scena. Una poliziotta di una certa esperienza riceve una telefonata anonima per un appuntamento con uno sconosciuto fissato un’ora più tardi. E cosa fa?<br>
Ci va? Non ci va? Ci va chiedendo supporto a colleghi poliziotti, magari che si appostino nascosti per evitarle imboscate o qualcosa di peggio?<br>
Certo che no.<br>
Dall’alto della sua “certa esperienza” non solo ci va, così, su due piedi, ma ci va addirittura portandosi dietro marito e figlia di due anni perché teme che “siano in pericolo restando da soli”. Dopotutto, è meglio averli vicini nel bel mezzo di una sparatoria, anziché lasciarli a casa oppure mandarli a nascondersi chissà dove.</p>
<h2>Era cominciata bene</h2>
<p>Potrei andare avanti ma mi sto già annoiando da solo.<br>
Questa storia era cominciata bene: bella copertina intrigante, trama interessante. Buon incipit. Buona persino la parte iniziale dell’intreccio, con quel centinaio di pagine lette tutte d’un fiato. Tanti buoni spunti, insomma.<br>
Una gran bella pensata di fondo, ma un ben magro risultato.</p>
<p>Con idee così belle e originali, si sarebbe potuto tirare fuori davvero un gran bel romanzo.<br>
Non dico che io avrei fatto di meglio: dopotutto sono solo un lettore. Ma la stessa trama, messa nelle mani di un fuoriclasse del calibro di Michael Crichton o Carlo Martigli, sarebbe stata tradotta in un capolavoro e, molto probabilmente, in un gran successo cinematografico.</p>
<p>Buona l’intenzione, insomma.<br>
Ma pessima esecuzione.</p>
<h2>L’importanza dell’immedesimazione</h2>
<p>La mia può sembrare pura pignoleria, ma dopotutto la chiave del successo di un romanzo, al netto di tutte le possibili soggettività, sta proprio nascosta qui: più un personaggio si muove come si aspetta il lettore, più questi risulterà coinvolto, più si troverà immerso nella finzione narrativa creata dall’intreccio.</p>
<p>In altre parole: non ci si sente più coinvolti quando il personaggio reagisce e dialoga come ci si aspetta? Idealmente, se un personaggio si muove e parla come chi legge, chi legge tende ad immedesimarsi, a pensare come il personaggio, a essere il personaggio.</p>
<p>E quando <em><strong>sei</strong></em> il personaggio, sei decisamente più intrigato a leggere perché vuoi scoprire come si sviluppano le vicende, come andrà a finire la storia. Perché a quel punto, se è scoccata a dovere l’alchimia dell’immedesimazione, non stai più leggendo una storia qualsiasi.</p>
<p>Stai leggendo la <strong><em>tua</em></strong> storia.</p>
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		<title>Sospensione della credulità</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Darius Tred]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 Apr 2022 06:00:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Lettura]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Credulità e incredulità. A volte il successo di una storia si gioca sul sottile confine che separa l’una dall’altra. O meglio: la sospensione dell’una o la sospensione dell’altra. Chi pratica da tempo la lettura e/o la scrittura dovrebbe sapere cosa s’intende quando si parla di sospensione dell’incredulità. Pertanto non mi dilungherò a parlarne oltre: mi [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<a href="https://retroblog.dariustred.it/sospensione-della-credulita/"><img width="150" height="150" src="https://retroblog.dariustred.it/wp-content/uploads/2022/04/darius-tred-blog-retroblog-sospensione-credibilita-150x150.jpg" alt="Sospensione della credulità" align="left" style="margin: 0 20px 20px 0;max-width:100%;" /></a><p>Credulità e incredulità. A volte il successo di una storia si gioca sul sottile confine che separa l’una dall’altra. O meglio: la sospensione dell’una o la sospensione dell’altra.</p>
<p>Chi pratica da tempo la lettura e/o la scrittura dovrebbe sapere cosa s’intende quando si parla di <strong>sospensione dell’incredulità</strong>. Pertanto non mi dilungherò a parlarne oltre: mi limito a dire che la sospensione dell’incredulità, in sostanza, è una sorta di “compromesso”, di “patto” tra scrittore e lettore che permette a quest’ultimo di godere appieno della fantasia di una storia.</p>
<p>A volte però si verifica un fenomeno trasversale: avviene quella che io chiamo “sospensione della credulità” e che impedisce di godere della lettura. Il lettore, in pratica, rigetta una scena, un passaggio, persino un intero impianto narrativo perché non è per niente logico.<br>
Il che, per chi scrive, può equivalere a un mezzo fallimento.</p>
<h2>Scena improbabile</h2>
<p>Per capire esattamente di cosa sto parlando, basta leggere con attenzione il seguente brano <del>che ha avuto la sfiga di essere</del> letto da un pignolone come me. In questo brano, ci sono tre personaggi che viaggiano a bordo di un SUV, guidato da un carabiniere. Piove a dirotto e viaggiano lungo una strada secondaria, diretti a Castel Gandolfo.</p>
<blockquote><p>La bufera peggiorava. La visibilità scese al punto che non si vedeva nulla al di là del paraurti anteriore. Inveendo, il carabiniere fu costretto a rallentare. E fu una fortuna perché, dietro l’ennesima curva cieca, si trovò davanti un camion per legname di traverso sulla strada, con le quattro frecce inserite. Frenò di colpo. Dopo aver messo il motore in folle, il carabiniere aprì la portiera. “Vedo di capire qual è il problema”. Nell’esatto momento in cui uscì dall’auto, il suo finestrino esplose. L’agente volò all’indietro, centrato da una scarica di proiettili. Tre uomini vestiti di nero e armati con fucili a canna liscia sbucarono dal retro del camion e si lanciarono verso il SUV.</p>
<p>Kowalski passò immediatamente all’azione. Spinse giù Maria, scavalcò i sedili e si piazzò al volante, mentre le pallottole sforacchiavano il parabrezza.</p></blockquote>
<p>Quindi: ricapitoliamo. A bordo di un SUV una persona adulta scavalca i sedili in tempo zero passando dal sedile posteriore al sedile di guida. Il tutto mentre il parabrezza viene sforacchiato di pallottole.<br>
Ovviamente senza rimanere, non dico ucciso, ma almeno ferito.</p>
<p>Cosa c’è che non va? Cosa provoca la sospensione della credulità (cioè: cosa porta il lettore a dire “seee, vabbé…”) ?</p>
<p>Avete mai provato a passare dai sedili posteriori al sedile di guida di un’auto senza uscire dalle portiere?<br>
Ammesso (e non concesso) che ci riusciate: quanto tempo pensate di impiegarci?<br>
Ammesso (e non concesso) che ci riusciate in due o tre secondi: pensate di riuscire a schivare tutte le pallottole che sforacchiano il parabrezza come Neo in Matrix ??<br>
Ma la scena continua.</p>
<blockquote><p>Senza preoccuparsi di chiudere la portiera danneggiata, afferrò il cambio e pigiò l’acceleratore a tavoletta […] si abbattè contro un fianco del camion. […] Inserì la retromarcia e schizzò indietro. […] frenò di schianto accanto al cadavere insanguinato del carabiniere. Avendo la portiera ancora aperta, gli bastò allungarsi per prendergli la Beretta dalla fondina. Si tirò su, impugnò la pistola con entrambe le mani e affondò il piede nell’acceleratore. Ancora con la retromarcia inserita, il SUV ripartì a razzo.</p></blockquote>
<p>Dopo aver letto quest’ultimo passaggio, non si può non fare una standing ovation a questo Mister Incredible con doti da Elastigirl: senza scendere dal SUV (quindi si presume un’auto con i sedili abbastanza alti…) riesce a sfilare una pistola dalla fondina di una persona stesa a terra. Il tutto, si direbbe, con una sola mano! Perché, se dopo essersi “allungato”, il nostro supereroe si è “tirato su”, dovrà pur essere rimasto aggrappato a qualcosa. E poi?<br>
E poi impugna la pistola con entrambe le mani. E il volante? Ah be’, certo, ripartendo a razzo si potrebbe anche pensare che il SUV se ne fili via dritto. Quindi perché mai mettere le mani al volante?</p>
<p>Forse sono davvero pignolo nelle mie letture. Effettivamente, con il volante dritto, se si riparte a razzo è probabile che l’auto se ne stia dritta per un po’, grazie allo slancio dato dalla velocità.<br>
Ma… non arrivavano dall’ennesima curva cieca ?</p>
<h2>E quindi?</h2>
<p>Quindi, io lettore, dovrei sospendere la mia incredulità per credere a una scena così improbabile?</p>
<p>Purtroppo è successo il contrario: qui è stata sospesa la credulità. La logica. Il buon senso.<br>
E volendo ben guardare è stata pure sospesa la fisica…</p>
<p>Sarebbe bastato davvero poco per riscrivere la medesima scena in un modo un filino più credibile.</p>
<blockquote><p>La bufera peggiorava. La visibilità scese al punto che non si vedeva nulla al di là del paraurti anteriore. Inveendo, il carabiniere fu costretto a rallentare. E fu una fortuna perché, dietro l’ennesima curva cieca, si trovò davanti un camion per legname di traverso sulla strada, con le quattro frecce inserite. Frenò di colpo. Dopo aver messo il motore in folle, il carabiniere aprì la portiera. “Vedo di capire qual è il problema”. Nell’esatto momento in cui uscì dall’auto, il suo finestrino esplose. L’agente volò all’indietro, centrato da una scarica di proiettili. Tre uomini vestiti di nero e armati con fucili a canna liscia sbucarono dal retro del camion e si lanciarono verso il SUV.</p>
<p>Kowalski passò immediatamente all’azione. “State giù!”<br>
Scese dall’auto. Riparandosi dietro la portiera aperta, sfilò la Beretta dalla fondina del carabiniere proprio mentre una raffica di proiettili sforacchiavano il parabrezza. Si piazzò al volante e, chinandosi il più possibile, pigiò l’acceleratore a tavoletta.</p></blockquote>
<p>Eccetera, eccetera, eccetera. Ci voleva tanto?</p>
<p>E’ più semplice, più veloce, più spontaneo (quindi più credibile) scendere dalla portiera e risalire al posto di guida… oppure scavalcare dai sedili dietro?</p>
<p>E’ più semplice, più veloce, più spontaneo (quindi più credibile) prendere la Beretta dalla fondina prima di salire al posto di guida… oppure accelerare, poi mettere la retro e sporgersi (!) dalla portiera aperta?</p>
<p>Tralascio l’errore pacchiano della curva cieca “dimenticata” mentre si riparte a razzo in retro.<br>
Altrimenti dovrei reinventarmi tutto il capitolo.</p>
<h2>Però è un autore best-seller…</h2>
<p>Evidentemente è meglio la versione partorita dall’autore best-seller internazionale, re indiscusso dell’avventura.<br>
Non certo la versione <del>riscritta da un anonimo scribacchino improvvisato</del> più naturale che si aspetterebbe un lettore accorto.</p>
<p>Potrei essere un lettore troppo severo, esigente e pignolo. Lo ammetto.<br>
Ma quando un intero romanzo è infarcito di scene improbabili come queste, penso che anche il lettore meno accorto, alla lunga, si possa stancare.</p>
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		<title>Storico problema</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Darius Tred]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Nov 2021 19:15:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Lettura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ho avuto il piacere, e la scomodità, di leggere questo romanzo: La profezia perduta di Giordano Bruno. Il piacere, e la scomodità, di apprezzare la profondità di alcuni personaggi che sono stati descritti con “apparente” potenza. Le virgolette su “apparente” non sono dovute al dubbio che pongo sull’operato e sulla preparazione degli autori, ma sono [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<a href="https://retroblog.dariustred.it/storico-problema/"><img width="150" height="150" src="https://retroblog.dariustred.it/wp-content/uploads/2019/09/darius-tred-blog-retroblog-viaggiare-leggendo-150x150.jpg" alt="Storico problema" align="left" style="margin: 0 20px 20px 0;max-width:100%;" /></a><p>Ho avuto il piacere, e la scomodità, di leggere questo romanzo: <em>La profezia perduta di Giordano Bruno</em>.<br>
Il piacere, e la scomodità, di apprezzare la profondità di alcuni personaggi che sono stati descritti con “apparente” potenza.</p>
<p>Le virgolette su “apparente” non sono dovute al dubbio che pongo sull’operato e sulla preparazione degli autori, ma sono dovute più che altro alla mia attuale incapacità di dare la giusta misura a ciò che è vero e a ciò che è invece romanzato. Insomma: in altre parole, mi è difficile cogliere la linea di demarcazione, questa volta davvero sottile, che separa la finzione dalla realtà. Per coglierla procederò a tempo debito con le mie indagini personali, attività che amo fare dopo aver terminato la lettura, quando il tempo me lo consente.</p>
<p>Tuttavia posso già buttare lì un paio di riflessioni, perché, come dicevo, il lettore che è in me ha avuto “il piacere di leggere”, mentre il presunto scrittore che sarebbe in me ha avuto “la scomodità di leggere”.</p>
<h2>La potenza dei nomi</h2>
<p>Cominciamo a fare quattro nomi: Roberto Bellarmino, Giulio Santorio, Ippolito Aldobrandini.<br>
E, visto il titolo del romanzo, Giordano Bruno, naturalmente.</p>
<p>Già qui si nota un dettaglio divertente: i primi tre probabilmente sono sconosciuti ai più (compreso il sottoscritto prima della lettura), mentre l’ultimo dovrebbe essere più noto.<br>
Quando si dice la potenza dei nomi…<br>
Aumentiamo la potenza dei nomi per capire di chi stiamo parlando, anche se penso che il risultato resterà sostanzialmente invariato: il cardinale (Roberto) Bellarmino, il cardinale (Giulio) Santorio, Papa Clemente VIII (Ippolito Aldobrandini).<br>
E Giordano Bruno.</p>
<p>Cambia qualcosa? No. A parte per Giordano Bruno, il cui nome probabilmente continua a essere il più noto dei quattro.<br>
Per capire il motivo per cui trovo estremamente divertente questa cosa, bisognerebbe leggere il romanzo: i primi tre personaggi sono stati, storicamente parlando, molto influenti e potenti all’epoca e, sempre storicamente parlando, si sono adoperati in prima persona per estirpare, schiacciare, cancellare, annullare, far sparire dalla faccia della Terra il malcapitato Giordano Bruno che era un normalissimo frate, benché molto erudito. Destinato ad un (presunto) rogo. Eppure, nonostante tutto, Giordano Bruno ne è uscito vincitore a tutti gli effetti e sotto ogni punto di vista: lui (e le sue idee) hanno beneficiato dell’onore della memoria storica nei secoli a seguire fino ad oggi, mentre gli altri tre sono pressoché caduti nell’oblio, ricordati solamente da un circolo ristretto di studiosi. Alla faccia del (presunto) rogo.</p>
<p>Insisto col dire “presunto” rogo perché anche qui ci sono autorevoli fonti storiche secondo le quali Giordano Bruno non sia affatto perito nel famoso rogo di Piazza Campo dei Fiori. Non mancherò di andare a fondo in merito a questa teoria che trovo quantomeno curiosa. Ma non divaghiamo.</p>
<h2>La potenza della scrittura</h2>
<p>Devo rendere onore agli autori in quanto, al di là dell’intreccio, hanno dato grande profondità e spessore alla psicologia dei quattro personaggi in questione dando spesso voce ai pensieri, alle emozioni e ai conflitti interiori. Ne è venuto fuori un ritratto molto dettagliato, così dettagliato che al lettore è sembrato quasi di muoversi accanto a loro, tanto si poteva sentire i loro sentimenti.</p>
<p>Ma il punto è proprio questo: fino a che punto un autore può permettersi di mettere in testa certi pensieri ai suoi personaggi?</p>
<p>La questione è spinosa, anche se a prima vista può sembrare un’inezia.<br>
Ed è spinosa perché un conto è mettere in testa i pensieri a un personaggio di fantasia, un altro conto è metterli in testa a personaggi storici realmente vissuti. Se poi parliamo di personaggi che, nel bene o nel male, hanno avuto ruoli determinanti nella storia, il pericolo costante di un certo revisionismo storico è sempre dietro l’angolo.</p>
<p>Insomma: oggi leggo un libro e mi faccio una certa idea su un certo personaggio storico realmente esistito.<br>
Domani leggo un altro libro, ambientato nello stesso periodo storico che, guarda caso, parla dello stesso personaggio, ed ecco che mi faccio un’idea diversa, migliore o peggiore.</p>
<h2>La responsabilità dello scrittore</h2>
<p>Ne avevo <strong><a href="https://retroblog.dariustred.it/la-responsabilita-della-finzione/">già parlato</a></strong> e ammetto che è un timore che mi torna spesso.<br>
Certi romanzi sono scritti talmente bene e così curati in ogni dettaglio che un lettore rischia davvero di prender per vero quel che legge. D’altra parte, quanti sono, tra i cosiddetti “lettori forti”, coloro che, terminata una lettura, si prendono la briga di andare ad approfondire quanto letto?</p>
<p>Io lo faccio spesso, e a volte mi sembra di essere uno strano animale in via di estinzione. <strong><a href="https://retroblog.dariustred.it/geolettura/">Vago con Google Street e Google Earth</a></strong>, lo ammetto: vado a vedere i posti in cui sono ambientate alcune scene. Non perché metta in dubbio quel che leggo, ma perché in un certo senso voglio “essere là”, là dove sono passati i personaggi, là dove sono accadute le vicende romanzate.<br>
Tuttavia, certe volte mi trattengo.</p>
<p>Nel caso specifico di questo romanzo, <em>La profezia perduta di Giordano Bruno</em>, la profezia è andata veramente perduta, forse non è nemmeno mai esistita. Gli autori sono entrati troppo nella psicologia del personaggi (di tutti i personaggi) ed è palese che non possono aver conosciuto i pensieri che hanno messo loro in testa.<br>
Insisto: probabilmente non avrebbero potuto farlo neanche se avessero conosciuto di persona queste persone, scrivendo quindi biografie anziché romanzi.</p>
<p>Resto quindi con questa (eterna) domanda: fino a che punto un autore può permettersi di entrare nella psicologia di un personaggio realmente esistito?</p>
<p> </p>
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		<title>Fotheringhay Castle, Inghilterra</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Darius Tred]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Aug 2021 10:08:54 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Ottobre 1599 Castello di Fotheringhay, Northamptonshire Il castello di Fotheringhay poggiava al centro di una radura ampia oltre un miglio su una terra raschiata dal vento, letto di paludi fangose, eriche e ginestre. Aspre colline svettavano su boschi senza sole, terre di ombre e pietraie morte. Sorgeva su un tumulo a pochi passi dal fiume, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<a href="https://retroblog.dariustred.it/fotheringhay-castle-inghilterra/"><img width="150" height="150" src="https://retroblog.dariustred.it/wp-content/uploads/2021/08/darius-tred-blog-retroblog-viaggiare-leggendo-fotheringhay-castle-150x150.jpg" alt="Fotheringhay Castle, Inghilterra" align="left" style="margin: 0 20px 20px 0;max-width:100%;" /></a><blockquote><p><em>Ottobre 1599</em><br>
<em>Castello di Fotheringhay, Northamptonshire</em></p>
<p>Il castello di Fotheringhay poggiava al centro di una radura ampia oltre un miglio su una terra raschiata dal vento, letto di paludi fangose, eriche e ginestre. Aspre colline svettavano su boschi senza sole, terre di ombre e pietraie morte. Sorgeva su un tumulo a pochi passi dal fiume, circondato da un fossato colmo di acqua ghiacciata.<br>
A osservalo con attenzione, sembrava portare su di sé i tratti di una insorgente rovina. Non si vedevano colori, giovani colombe e falchi librarsi sulle pietre e sulle merlature a coda di rondine, né raggi di sole a illuminarle. Non c’erano fuochi e bracieri, tamburi a rullare, vessilli a sventolare sulle aste. Lupi e cinghiali si nascondevano nei boschi di querce, lontani dalla roccia.<br>
Quella morte innocente avvenuta dodici anni prima segnava il destino del castello. Finirà in polvere, pensava Corso, dannato e dimenticato. Le pietre cadute sarebbero state usate per costruire stalle e locande, i legni per ardere nei camini.<br>
La giusta fine per un posto come quello.</p></blockquote>
<p style="text-align: right;"><em>Ambientazione tratta da <a href="https://amzn.to/3iFRy8J" target="_blank" rel="noopener"><strong>La profezia perduta di Giordano Bruno</strong></a></em></p>
<p style="text-align: right;"><em>(Roberto Ciai con Marco Lazzeri)</em></p>
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		<title>Vera finzione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Darius Tred]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Mar 2021 22:09:02 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il posto migliore per nascondere qualcosa è metterlo in bella mostra. Deve suonare più o meno così questa citazione. E, se la memoria non mi tradisce, una frase del genere deve averla detta Edgar Allan Poe. Lo so: potrei aprire internet e fare un paio di ricerche per esserne sicuro. Ma in questo momento il [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://retroblog.dariustred.it/vera-finzione/">Vera finzione</a> sembra essere il primo su <a href="https://retroblog.dariustred.it">Darius Tred Retro Blog</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<a href="https://retroblog.dariustred.it/vera-finzione/"><img width="150" height="150" src="https://retroblog.dariustred.it/wp-content/uploads/2019/09/darius-tred-blog-retroblog-viaggiare-leggendo-150x150.jpg" alt="Vera finzione" align="left" style="margin: 0 20px 20px 0;max-width:100%;" /></a><p>Il posto migliore per nascondere qualcosa è metterlo in bella mostra. Deve suonare più o meno così questa citazione. E, se la memoria non mi tradisce, una frase del genere deve averla detta Edgar Allan Poe. Lo so: potrei aprire internet e fare un paio di ricerche per esserne sicuro. Ma in questo momento il router di casa è spento e non ho voglia di alzarmi per accenderlo. Sono qui, svaccato sul divano, e l’unico strumento che ho a portata di mano per scrivere è un tablet di battaglia con il 36% di batteria. Mi basterà? Forse.<br>
Il testo potrà essere corto ma i pensieri tra una frase e l’altra a volte sono molto più lunghi.</p>
<p>Ho appena finito di leggere un libro la cui finzione mi ha lasciato con un corposo carico di dubbi.<br>
Un romanzo eccellente. Davvero eccellente. Voglio esagerare: il miglior romanzo che abbia mai letto.<br>
Gustato fino all’ultima pagina, compresa la <em>Dramatis Personae</em> e la postfazione.<br>
Per non parlare dell’<em>Ipsissima Verba</em>. Quest’ultima sezione, con il suo Antilibro, e il Libro Primo, e il Libro Secondo, e il Libro Terzo, mi hanno proprio rapito.<br>
E il Libro Quarto? L’autentica apoteosi di questa singolare esperienza narrativa.</p>
<p>Potrei stare qui ora a blaterare di questo libro fino a notte fonda, ma diciamoci la verità: chi se ne importa? La lettura è un’esperienza straordinariamente soggettiva.<br>
Ciò che per me è eccellente, per qualcun altro sarà inconsistente. Punto.</p>
<p>Il nocciolo della questione è un altro. La <em>verità</em>.<br>
Questa non può essere soggettiva. La verità è una e una sola.<br>
La si può non conoscere. La si può ignorare.<br>
Si può conoscerla <em><strong>e</strong></em> ignorarla. Qualcuno l’ha fatto per secoli e lo fa tuttora. Ma sempre una rimane.<br>
Solare e a volte scomoda. A volte così scomoda che potrebbe essere pericoloso parlarne.<br>
Ma anche così solare che, davvero, è un delitto non parlarne.</p>
<p>Allora cosa si può fare? Cosa si può fare per parlarne alla luce del sole senza correre rischi pericolosi?</p>
<h2>Semplice</h2>
<p>Mettiamola in un romanzo.<br>
Cosa possiamo fare per rendere il romanzo credibile? Scriviamo un bel romanzo storico. Citiamo eventi realmente accaduti. Raccontiamo di personaggi realmente esistiti. E nel romanzo raccontiamo la nostra storia. Facciamo vedere come questi personaggi – realmente esistiti, durante gli eventi realmente accaduti – si siano comportati così a causa di <em>questa</em> verità.</p>
<p>Ma è la nostra storia o è la Storia?<br>
Si assomigliano in maniera davvero formidabile. Tutto si incastra alla perfezione: la storia con la Storia.</p>
<h2>Finale ossimorico</h2>
<p>“Quindi allora… è tutto vero?”<br>
“No, che dici. E’ un romanzo. Quindi siamo al sicuro: tutti penseranno che il romanzo sia finzione.”<br>
“E lo lasciamo lì, sotto gli occhi di tutti?”<br>
“Lasciamolo lì, sugli scaffali delle librerie, così che tutti possano coglierla, questa verità. Così che tutti possano conoscerla.”<br>
“Ma non dicevi che il posto migliore per nascondere qualcosa… è metterlo in bella mostra?”</p>
<p>L'articolo <a href="https://retroblog.dariustred.it/vera-finzione/">Vera finzione</a> sembra essere il primo su <a href="https://retroblog.dariustred.it">Darius Tred Retro Blog</a>.</p>
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