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	<title>Di tutto di più Archivi - Darius Tred Retro Blog</title>
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	<description>Note, pensieri, curiosità e riflessioni su scrittura, lettura, narrativa. E molto, molto altro...</description>
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	<title>Di tutto di più Archivi - Darius Tred Retro Blog</title>
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		<title>Il potere invisibile di chi racconta</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Darius Tred]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Apr 2026 21:39:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Di tutto di più]]></category>
		<category><![CDATA[Retroblog Post]]></category>
		<category><![CDATA[Emme.Di.Ti.]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Una delle parti più divertenti della stesura di un romanzo è la costruzione di un personaggio. Probabilmente è divertente perché non si hanno limiti. E non avere limiti è accattivante perché permette di accarezzare, seppur virtualmente, quel desiderio nascosto che, in fondo (ma proprio in fondo…) ci anima tutti: il desiderio dell’onnipotenza. Ma a volte, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<a href="https://retroblog.dariustred.it/il-potere-invisibile-di-chi-racconta/"><img width="150" height="150" src="https://retroblog.dariustred.it/wp-content/uploads/2018/02/darius-tred-blog-retroblog-scrittura-lettura-150x150.jpg" alt="Il potere invisibile di chi racconta" align="left" style="margin: 0 20px 20px 0;max-width:100%;" /></a><p>Una delle parti più divertenti della stesura di un romanzo è la costruzione di un personaggio. Probabilmente è divertente perché non si hanno limiti. E non avere limiti è accattivante perché permette di accarezzare, seppur virtualmente, quel desiderio nascosto che, in fondo (ma proprio in fondo…) ci anima tutti: il desiderio dell’onnipotenza. Ma a volte, anche l’onnipotenza, per quanto “onni”, non basta: bisogna comunque fare i conti con limiti intrinseci perché, pur inventando, ciò che si inventa deve essere almeno logico e sensato. Meglio ancora se originale e interessante.</p>
<p>Per come sono fatto io, oltre ad essere logico, sensato, originale e interessante, il mio personaggio deve essere credibile. Come la mia trama, come le singole vicende che la riguardano, come i personaggi secondari, le loro reazioni, i loro pensieri. Le cause, gli effetti.</p>
<p>Insomma tutto il mio piccolo universo narrativo deve essere credibile. Se poi il tutto è indistinguibile dalla realtà, siamo a cavallo.<br>
E cosa c’è di meglio della realtà stessa, per farsi ispirare?<br>
Persone reali?<br>
Film ispirati a storie reali? Altri libri? Riviste?<br>
Provare a costruire un personaggio basandosi su tutto ciò potrebbe essere stimolante.<br>
Provare a costruirlo con Emme diventa… – pausa con sospiro – … una sfida.</p>
<h2>I potenti del mondo</h2>
<p>Tutto è cominciato con una rivista che ho avuto l’ardire di provare a comprare. Una rivista che, se devo essere sincero, mi ha un po’ deluso, nonostante il pregio della rilegatura, il prezzo non certo amico e la cura della grafica, piuttosto ricercata. A parte fronzoli, ricami e patinature, il pignolone che è in me ha rilevato diversi errori di battitura, oltre che alcuni pezzi scritti veramente da cani. Per non parlare di alcune lacune stridenti.<br>
Insomma: i 10 euro che ho investito – questo il prezzo del mensile – non hanno sortito l’effetto sperato e la lettura non ha retto le mie aspettative. Ciò nonostante, ha sortito ben altri effetti su Emme, facendo scaturire la nostra conversazione.<br>
Abbiamo parlato dei potenti del mondo, dunque.<br>
Abbiamo parlato del potere.<br>
E abbiamo parlato anche del personaggio che avrei voluto costruire.<br>
Ma la discussione ha preso una piega che, almeno per me, è stata inaspettata.</p>
<h2>Profili e potere</h2>
<p>Partiamo dall’inizio. L’altra sera, a casa mia, questa benedetta rivista giaceva sul divano ed Emme, per non sedersi sopra, l’ha presa in mano sfogliandola senza un interesse apparente. Si è però soffermato sui profili dei potenti, scrutandone più le immagini stilizzate che la scarna descrizione.<br>
“Stai strizzando il cervello a distanza?” lo incalzo io.<br>
La sua non-risposta era una no silenzioso.<br>
“Che te ne fai di una rivista del genere?” risponde poi.</p>
<p>Prima di aprir bocca ripenso ai 117 nomi dei potenti elencati nella rivista, alla promessa – non mantenuta – di raccontare la loro storia. Pensavo di trovarci 117 storie, anche brevi, con le quali mettere insieme il 118esimo potente del mondo, vale a dire il personaggio che mi ero prefissato di costruire. Lo volevo credibile e “reale”: quale occasione migliore di questa rivista? Ma invece di 117 storie da cui pescare a piene mani, me ne sono ritrovate 10 piuttosto scarne, cioè i potenti “più potenti”: per i restanti 107 – e sottolineo: il 90% – solo un elenco sterile di nomi. E delle rispettive cariche – o relative poltrone, o relative quote societarie, o relative presidenze onorarie – disperse qua e là, nei consigli di amministrazione tra le due sponde dell’Atlantico (leggi: America ed Europa). Altro che “tutte le storie” raccontate, rimugino. Quindi, per tornare alla domanda di Emme: che me ne faccio di una rivista del genere? Mi tengo i miei pensieri, e taglio corto.<br>
“Volevo costruirci sopra un personaggio…”<br>
“Ah. Un potente? O un amministratore delegato?”<br>
“Qualcosa di simile…” rispondo.<br>
“Hai buttato 10 euro…”<br>
“Dici?”<br>
“Sì: dico.” sottolinea. “Davvero pensi che il potere consista nello stare seduti su una poltrona da qualche miliardo di dollari?”</p>
<h2>Il potere invisibile</h2>
<p>No. In realtà pensavo a qualcosa di diverso. Speravo che nelle storie dei potenti del mondo ci potesse essere qualche spunto, qualche appiglio di credibilità con cui farcire il mio personaggio di fantasia. Ma prima che potessi dare una qualche spiegazione a Emme riguardo alle mie aspettative tradite, la conversazione ha preso una piega inaspettata.<br>
“Il vero potere è invisibile” dice. “Il vero potere è ben informato e fondato sulla conoscenza.”<br>
Lo guardo strano.<br>
“Questi potenti” continua sfogliando la rivista per spiegarsi meglio “non sono né invisibili, né probabilmente ben informati…”<br>
“Mah” obietto. “Sul fatto che non siano invisibili potrei essere d’accordo con te, ma sul fatto che non siano ben informati, come fai a dirlo? A me parrebbe esattamente il contrario…”<br>
“Mi spiego meglio: leggi questo trafiletto” aggiunge puntando il dito su un riquadro. “Spiega molto bene il concetto. Questi personaggi sono in grado di muovere qualcosa come 50mila miliardi di dollari. Non fatico a crederlo. Ma il punto è un altro: un conto è muovere fondi, un altro conto è muoverli nella direzione giusta.”<br>
Non riesco a seguirlo. E la mia espressione deve essere stata eloquente.<br>
“Immagina” riprende, allargando le braccia come a descrivere una scena davanti a sé. “Sei seduto in un CdA. Tavolone ovale in mogano pregiato, come si vede nei film americani. Come pensi che facciano questi pinguini, giaccati e cravattati, a prendere le migliori decisioni per fare investimenti con profitto? Semplice: hanno davanti una relazione. Grafici, tabelle, brochure patinate. Oppure qualcuno che gliela sta raccontando: presentazioni, slide, video brevi.”<br>
“Ok…”<br>
“Quindi chi comanda davvero? Chi racconta o chi prende decisioni dopo aver ascoltato qualcuno che gli ha raccontato la realtà? Chi detiene realmente l’informazione? Chi racconta o chi ascolta?”<br>
La risposta era palese.<br>
“Per raccontare devi avere informazioni” conclude Emme.<br>
“Potresti raccontare frottole” mi azzardo ad aggiungere.<br>
“Vero. Ma devi comunque detenere informazioni corrette. Sia per raccontare la verità, sia per raccontare le favolette. Indipendentemente dal fatto che tu voglia raccontarle in buona fede o meno.”<br>
“Quindi il potere è in mano a chi racconta il mondo?”<br>
“Più o meno, sì. E spesso chi racconta, oltre ad essere potente, è anche invisibile. Il che lo rende ancora più potente.”</p>
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		<title>Chiacchiere semiserie attorno all&#8217;IA</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Darius Tred]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 31 Jan 2026 14:56:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Di tutto di più]]></category>
		<category><![CDATA[Retroblog Post]]></category>
		<category><![CDATA[Amazon]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza Artificiale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Oggi tutto il mondo galoppa più o meno allegramente verso l’intelligenza artificiale. Se ne parla ovunque, in tutti i modi, con grandissima cognizione di causa (poche volte) e con grandissimo catastrofismo apocalittico (il più delle volte). Si lavora con l’IA, si lavora per l’IA, si crea (anche troppo) con l’IA (a proposito: ho una ragionevole [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<a href="https://retroblog.dariustred.it/chiacchiere-semiserie-attorno-allia/"><img width="150" height="150" src="https://retroblog.dariustred.it/wp-content/uploads/2021/09/darius-tred-blog-retroblog-immagina-150x150.jpg" alt="Chiacchiere semiserie attorno all&#8217;IA" align="left" style="margin: 0 20px 20px 0;max-width:100%;" /></a><p>Oggi tutto il mondo galoppa più o meno allegramente verso l’intelligenza artificiale.<br>
Se ne parla ovunque, in tutti i modi, con grandissima cognizione di causa (poche volte) e con grandissimo catastrofismo apocalittico (il più delle volte). Si lavora con l’IA, si lavora per l’IA, si crea (anche troppo) con l’IA (a proposito: ho una ragionevole certezza che su Amzn almeno il 50% dei libri sia scritto interamente con l’IA. Parlo di libri, non di self-publishing…).</p>
<p>E, naturalmente, si distrugge con l’IA. Dicono che si distruggono mestieri (ma non sempre dicono che se ne creano altri), dicono che si distruggono interi settori dell’economia (ma non dicono che se ne creano molti altri, o che se ne migliorano notevolmente altri ancora).<br>
A voi la scelta se dare peso a quanto scritto tra parentesi oppure no.</p>
<p>Avevo già scritto qualcosa in merito <a href="https://retroblog.dariustred.it/varchi-inaspettati/"><strong>due anni fa</strong></a>.<br>
E già <strong><a href="https://retroblog.dariustred.it/immagina/">quattro anni fa</a></strong> mi chiedevo se “arriverà il giorno”.</p>
<p>Oggi non saprei dire se quel giorno è arrivato, se è prossimo o addirittura se sia già passato senza che nessuno se ne sia accorto.<br>
Mi limito dunque ad aggiungere qualche chiacchiera semiseria, niente più. Giusto per essere neutro, dirò qualcosa di negativo, qualcosa di positivo. E qualcosa di divertente.</p>
<p>A chi legge, lascerò la scelta (ardua?) di decidere quale, di questi pensieri, sia più “semiserio” dell’altro. Posso garantire che questo post (l’intero blog, per la verità) non è stato scritto dall’IA. Non è ancora in grado di imitare la sottile ironia della mente umana.</p>
<h2>Qualcosa di negativo</h2>
<p>Negli ultimi decenni abbiamo visto come la geopolitica – e le guerre – si sia mossa in funzione del petrolio. Nei prossimi decenni, probabilmente (e lo dico sperando vivamente di sbagliarmi), vedremo la geopolitica – e le guerre – ridefinirsi in funzione dell’intelligenza artificiale. Alla base dell’IA ci stanno i componenti elettronici e, in particolare, le terre rare. E dove si trovano le maggiori concentrazioni di terre rare?<br>
In Cina, ad esempio.<br>
In Afghanistan, ad esempio.<br>
In Ucraina, ad esempio (in particolare nel Donbass).</p>
<p>E sono sicuro che i nomi di queste zone non sono noti ai più per le terre rare, ma per la guerra (che fa lo stesso). Fatta eccezione, ovviamente, per la Cina che ormai è di fatto la nuova potenza mondiale dominante (siamo solo noi “occidentali” che ci ostiniamo a non volerci accorgere).</p>
<p>Altra cosa che serve all’IA è l’energia, sia per far funzionare le server farm, sia per raffreddarle.<br>
Qualcuno ha sentito parlare di Groenlandia, di recente? Chissà come mai mister Trombetta è così interessato alla Groenlandia: freddo perenne senza necessità di troppa energia (per raffreddare). Sarà un caso. Però, insomma, anche tra i ghiacci che si sciolgono lasciando spazio a nuove rotte di navigazione, ci stanno un sacco di risorse naturali interessanti (tra cui, manco a dirlo, le terre rare…).</p>
<h2>Qualcosa di positivo</h2>
<p>Ma lasciamo la geopolitica a chi ne sa molto più di me.<br>
L’IA porta anche qualcosa di positivo: la richiesta di energia, spingerà notevolmente la ricerca verso la fusione fredda. E questo è decisamente molto interessante. L’energia nucleare da fusione fredda (da non confondere assolutamente con l’energia nucleare da fissione che abbiamo ora) sarebbe un toccasana per il nostro povero pianeta. Segnerebbe definitivamente il declino delle energie fossili e di tutti i casini che si porta dietro.<br>
(Ndr: è di pochi giorni fa la notizia secondo la quale sono stati raggiunti obiettivi notevoli in questo campo. Dove? In Cina…)</p>
<h2>Qualcosa di divertente</h2>
<p>Quello di cui nessuno di noi si accorge è la superiorità ancora intatta della nostra mente.<br>
E anche della nostra stupidità.</p>
<p>Perché a volte siamo molto stupidi? Perché ormai siamo portati a pensare che, se qualcosa non si trova cercandolo su Google, allora vuol dire che non esiste. Eppure siamo circondati da cose che esistono anche se non le si trovano su Google.<br>
Allo stesso modo, siamo portati a pensare che tutto ciò che dice l’IA sia oro colato, nonostante quella frasettina sempre presente, anche se in piccolo, che dice chiaramente che l’IA “può commettere errori.” E ancora: “Assicurati di verificare le informazioni importanti”.</p>
<p>E allora, perché non “assicurarsi di verificare” ? Basta così poco: chiedete all’IA di parlarvi di qualcosa di cui avete una totale conoscenza approfondita. Qualcosa di cui davvero niente e nessuno ne sa più di voi.<br>
Vi accorgerete di quanto sia veramente limitata l’IA.</p>
<blockquote><p>Ciao. Parlami di Darius Tred.</p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="size-full wp-image-7455 aligncenter" src="https://retroblog.dariustred.it/wp-content/uploads/2026/01/tred_ia_01-560x475.jpg" alt="" width="560" style="display:block;margin:10px auto;max-width:560px;max-width:100%;"></p></blockquote>
<p>Questa risposta, così strutturata e sfornata in modo “autorevole”, mi ha fatto sbellicare dalle risate. E avrei potuto andare avanti a ridere tutta la sera se avessi chiesto di “costruire chi è Darius Tred”. Chissà quale passato, quali ossessioni.</p>
<p>Perché questa domanda? Non certo per malcelato narcisismo ma per capire (ancora una volta) quanto le risposte, per quanto siano ben strutturate e autorevoli, quasi al limite della soggezione, siano in realtà basate sul nulla. O quasi.</p>
<h2>“Dimmi tu”</h2>
<p>Allora, cara IA, ti dico io, e la faccio breve: sei completamente fuori strada.</p>
<p><img decoding="async" class="wp-image-7460 aligncenter" src="https://retroblog.dariustred.it/wp-content/uploads/2026/01/tred_ia_02-560x283.jpg" alt="" width="560" style="display:block;margin:10px auto;max-width:560px;max-width:100%;"></p>
<div class="gmail_default">“Non ho fatto una ricerca live sul web”. In altre parole: l’IA non ha fatto la prima cosa che farebbe chiunque per informarsi su un certo argomento. Dettaglio che, temo, sfugga ai più.</div>
<div class="gmail_default">
<div class="gmail_default">Aggiungo la mia, di opinione: la cosa che rende interessante la conversazione è il bellissimo castello di carte che è stato costruito praticamente sul nulla. Quindi non posso fare a meno di pensare a cosa s’inventerà quando parleremo di argomenti meno frivoli della vera identità di Darius Tred.</div>
<div></div>
<div class="gmail_default">(Si, lo so, apriamo una parentesi tecnica: ci sono una serie di impostazioni da configurare per indicare all’IA di eseguire le ricerche sul web, oppure per alcuni modelli bisogna specificare di consultare un determinato sito web. Senza contare le differenze e i limiti tra versioni a pagamento e versioni free. Ma quanti sono al corrente di questi dettagli?</div>
</div>
<p>L’italiano medio-mediocre, a momenti, non sa nemmeno che esistono le versioni a pagamento: apre ChatGPT senza sapere nemmeno che sta usando la versione free… Per la cronaca: l’esperimento semiserio di cui sopra è stato fatto con ChatGPT 5.2, piano Plus (quindi, per inciso: non è la versione free che usano tutti). E chiudo la parentesi).</p>
<h2>Tornando seri</h2>
<p>Mi sono divertito un po’ a sbeffeggiarla. Ma devo ammettere che in altri contesti, anche lavorativi, è stata davvero determinante.<br>
Ho risolto in poche ore problemi che mi avrebbero occupato almeno per un paio di giorni. In altri frangenti, ho svolto in un giorno lavorativo il lavoro che solo un paio di anni fa avrei impiegato due settimane a farlo.<br>
Il punto però è che, quando dico “determinante”, non intendo dire che da sola, risolve i problemi.<br>
Intendo dire che la sua potenza va combinata con la potenza dell’intelligenza umana che, secondo me, resta ancora superiore. Parere personalissimo e altamente opinabile, ovviamente.</p>
<p>Insomma, è proprio il caso in cui 1+1 non fa solo 2, ma fa idealmente 11.</p>
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		<title>Camminata notturna</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Darius Tred]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Nov 2025 22:26:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Di tutto di più]]></category>
		<category><![CDATA[Lettura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A volte la vita ci pone di fronte alla possibilità di fare cose insolite. Niente di trascendentale, niente di tanto sconvolgente. Cose che normalmente non si fanno nella propria vita quotidiana. Una camminata in tarda serata, ad esempio. Che diventa ancora più insolita se la fai in compagnia di amici, per le vie del paese [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<a href="https://retroblog.dariustred.it/camminata-notturna/"><img width="150" height="150" src="https://retroblog.dariustred.it/wp-content/uploads/2019/02/darius-tred-blog-retroblog-la-volpe-e-la-luna-150x150.jpg" alt="Camminata notturna" align="left" style="margin: 0 20px 20px 0;max-width:100%;" /></a><p>A volte la vita ci pone di fronte alla possibilità di fare cose insolite. Niente di trascendentale, niente di tanto sconvolgente. Cose che normalmente non si fanno nella propria vita quotidiana. Una camminata in tarda serata, ad esempio. Che diventa ancora più insolita se la fai in compagnia di amici, per le vie del paese in cui vivi o, addirittura, raggiungendo i paeselli vicini (quando piste ciclabili e marciapiedi lo permettono).</p>
<p>Non è certo il panorama, quello che stupisce. E nemmeno il tragitto. Quello che stupisce è forse una sorta di felpata magia della notte: un’oscurità soffusa, ovvero mitigata dai lampioni e dai riflessi della luna, che cambia un po’ la nostra percezione di quegli stessi tragitti che magari facciamo più volte al giorno. A questa luce diversa, che poi è più ombra e penombra che luce, si aggiunge la magia incompresa della lentezza. Camminare ci permette di cogliere dettagli che non si possono notare quando si percorrono gli stessi tragitti in auto, magari con l’illusione di conoscerli a memoria. La lentezza della camminata ci offre dettagli che non vedremmo nemmeno circolando in bicicletta.<br>
Il dettaglio di un albero, ad esempio.<br>
L’angolo di un muretto.<br>
La sagoma di una siepe.<br>
La particolarità di un balcone.<br>
Il micromondo di un’aiuola.<br>
Tutte cose che sfrecciano fuori dal finestrino quando si è impegnati alla guida, risucchiate via dalla velocità dell’auto.</p>
<p>Durante la mia camminata, è stato inevitabile ripensare a un’opera di Tiziano Terzani (Un indovino mi disse) dove il senso essenziale all’origine dell’opera stessa era il medesimo: viaggiare per l’Asia non percorrendo le rotte aeree, più veloci e spesso più comode, ma viaggiare lungo le rotte più lente di treni e battelli.</p>
<p>Un modo di viaggiare completamente diverso: le rotte aeree passano “sopra” (in tutti i sensi), le altre rotte passano “attraverso”.<br>
E, con le dovute proporzioni, ne consegue un po’ la stessa lentezza che permette di scoprire e di fare esperienze diverse.<br>
Di vedere cose che mai e poi mai si possono vedere dai finestrini di un aereo.</p>
<p>Terzani nel suo libro ha dato molto peso a questo senso del viaggiare. E ha scoperto un mondo completamente nuovo.</p>
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		<title>Il problema dei tre porci</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Darius Tred]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Jun 2024 07:06:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Di tutto di più]]></category>
		<category><![CDATA[Lettura]]></category>
		<category><![CDATA[Retroblog Post]]></category>
		<category><![CDATA[TV e Cinema]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Non ne avrei dovuto parlare. Non era previsto. Non lo volevo e, soprattutto, non lo meritava. Dopo le trame deboli (di Mary, di Joel e di Philip), avrei dovuto “omaggiare” la trama debole di Cixin Liu? No. Avevo deciso di non farlo per un motivo molto semplice: non si tratta di una trama debole, ma [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<a href="https://retroblog.dariustred.it/il-problema-dei-tre-porci/"><img width="150" height="150" src="https://retroblog.dariustred.it/wp-content/uploads/2024/06/ketana-ghemon-150x150.jpg" alt="Il problema dei tre porci" align="left" style="margin: 0 20px 20px 0;max-width:100%;" /></a><p>Non ne avrei dovuto parlare. Non era previsto. Non lo volevo e, soprattutto, non lo meritava. Dopo le trame deboli (di <strong><a href="https://retroblog.dariustred.it/la-trama-debole-di-mary/">Mary</a></strong>, di <strong><a href="https://retroblog.dariustred.it/la-trama-debole-di-joel/">Joel</a></strong> e di <strong><a href="https://retroblog.dariustred.it/la-trama-debole-di-philip/">Philip</a></strong>), avrei dovuto “omaggiare” la trama debole di Cixin Liu?<br>
No.</p>
<p>Avevo deciso di non farlo per un motivo molto semplice: non si tratta di una trama debole, ma di una trama molto ma molto fragile, la cui fragilità è però abilmente nascosta da una spessa aura di scienza. Sembra quasi che l’autore abbia voluto esagerare con la scienza, come se “tanta scienza” = “tanta autorevolezza”. Ma gratta, gratta, sotto così tanta, a volte troppa scienza, la logica di fondo non regge.</p>
<p>Non dovevo parlarne, dunque. Ma, leggendo la rubrica <em>I bastioni di Orione</em> sull’ultimo numero de <em>Le Scienze</em> (numero 670 per chi volesse approfondire) mi sono un po’ indispettito. Ed eccomi qua, non con la solita “trama debole” ma con il problema dei tre porci.<br>
Il che, scritto per inciso, non è un grossolano errore di battitura: sono le tre esclamazioni che ho fatto leggendo quel libro lì. Lo stesso citato nella rubrica.</p>
<p>Quella che segue non è una recensione ma uno spoiler a tutto spiano: rivelerò ampie parti della trama, esattamente quelle che mi hanno fatto esclamare “Porcamiseria!”, “Porcavacca!” e “Porca di quella pu…zzola!”. Ecco spiegato il “mio” problema dei tre porci.</p>
<p>Quindi se qualcuno ha intenzione di leggere il romanzo, si fermi qui e non prosegua oltre: lettore avvisato, mezzo salvato.</p>
<h2>Porcamiseria!</h2>
<p>Un vizio di fondo che ho ravvisato nel leggere questo romanzo è quello che io considero una sorta di velato “antropocentrismo”, cioè il fatto di pensare che una possibile civiltà aliena sia simile alla nostra.</p>
<p>Quando dico “simile” non intendo dire strettamente umanoide, ma intendo simile a noi culturalmente e socialmente. In altre parole, perché dobbiamo pensare che anche le civiltà aliene abbiano un re, un imperatore, un capo, una classe di sacerdoti/scienziati, e via dicendo?<br>
Perché dobbiamo pensare che abbiano un modo di comunicare simile al nostro, con messaggi che presuppongono una predisposizione mentale simile alla nostra?</p>
<p>Niente. I messaggi rimbalzano con facilità da una civiltà (la nostra) all’altra, senza grossi problemi di traduzione, di possibili incomprensioni, di probabili malintesi in quelle che noi chiameremmo interpretazioni semantiche.</p>
<h2>Porcavacca!</h2>
<p>Altro stereotipo, quasi scontato: naturalmente, la civiltà extraterrestre è  “tecnologicamente avanzatissima”. Poteva essere altrimenti? Sorvoliamo su quest’altro cliché.</p>
<p>Ci sono però alcuni piccoli dettagli su cui mi risulta un po’ difficile sorvolare. Cito Michele (il curatore della rubrica) per ricordare che la civiltà aliena è in grado di</p>
<blockquote><p>“trasformare protoni in supercomputer intelligenti in grado di comunicare tra di loro tramite effetti quantistici. Qui Liu si sbizzarrisce con l’immaginazione ma non rinuncia al suo approccio rigoroso: pagine e pagine per raccontare la creazione di questi sofoni, gli esperimenti falliti, la teoria su cui si basano. Non si accontenta di ammantare di scientificità le invenzioni più fantasiose, ma fa grandi sforzi per renderle plausibili”.</p></blockquote>
<p>Ora, caro Michele (e cari tutti quelli che fanno “Oh”…”) ci sono alcune cosette da considerare prima di parlare di “approccio rigoroso” e di “rendere plausibile” qualcosa.</p>
<p>Primo: nel romanzo, Liu trita i maroni al lettore dicendo che questi alieni dominano almeno sette o otto dimensioni della materia, mentre noi terrestri, poveri sfigati, riusciamo al massimo a dominare tre dimensioni, quattro considerando anche il tempo. Però, questi alieni, nonostante tutto, sono “spaventati” dal nostro progresso scientifico, temono di essere superati nell’arco di un paio di secoli (che poi: perché contano il tempo come noi?) e quindi optano per offuscarci la mente attraverso i loro protoni-sofoni… Mi sembra un po’ tirato come ragionamento. Potrei (e dico “potrei”) accettarne l’originalità, ma pensare a questo approccio come qualcosa di “plausibile” proprio no.</p>
<p>Secondo: se davvero questi alieni sono in grado di dominare sette o otto dimensioni della materia, dovrei presupporre che abbiano conoscenze di matematica enormemente più avanzate delle nostre.<br>
Quindi: possibile che non siano riusciti a risolvere il problema dei tre corpi? Eh, sì, perché alla fine il problema dei tre corpi è sostanzialmente un problema matematico. Per noi, terrestri sfigati, è irrisolvibile, ma per gli alieni che riescono a “trasformare un protone in un supercomputer intelligente”, dominando dimensioni della materia che noi umani non riusciamo neanche a immaginare, il problema dei tre corpi dovrebbe essere una bazzecola.</p>
<h2>Porca di quella pu…zzola!</h2>
<p>E sulla Terra? Abbiamo qualche strafalcione anche qui, naturalmente.</p>
<p>Tanto per cominciare, buona parte della storia è ambientata presso un radiotelescopio in Cina, dal quale viene appunto spedito il messaggio iniziale che verrà recepito dalla civiltà aliena. Si innescano una serie di dinamiche che non sto a raccontare, ma a un certo punto un magnate miliardario decide di costruire un secondo radiotelescopio più grande su una nave portacontainer. Una di quelle navi gigantesche, insomma.</p>
<p>Ora: io non sono un astrofisico, non sono un astronomo, non sono uno scienziato, ma se c’è una cosa di cui ha bisogno un enorme radiotelescopio per funzionare regolarmente… è la stabilità. Deve essere fermo e saldo per essere sintonizzato e puntato su piccolissime porzioni di cielo. Ci sarà un motivo se i radiotelescopi vengono costruiti in cima alle montagne.  Mi riesce difficile immaginare questo enorme radiotelescopio a bordo di una nave, in balia delle onde.</p>
<h2>Apoteosi dell’orgasmo scientifico-narrativo</h2>
<p>E la scena nello stretto di Panama? Vogliamo parlarne? Parliamone, così diamo un senso anche all’immagine del post.</p>
<p>L’intreccio del romanzo impone che la nave gigantesca in questione, a un certo punto, debba essere distrutta in un modo molto particolare mentre passa attraverso lo stretto di Panama. La procedura di transito prevede che il passaggio avvenga con una velocità molto lenta. In questo frangente, per distruggere la nave, si decide di “affettarla” in tutta la sua lunghezza con (sigh) “lame nanotecnologiche” dello spessore di qualche atomo. Al lettore viene quindi descritta questa enorme e invisibile ghigliottina, ma riporto il brano originale:</p>
<blockquote><p>La Giorno del Giudizio era proprio sotto di loro, adesso, e stava per entrare in contatto con la cetra letale. Quando la prua toccò il piano immaginario tra i due tralicci, quello spazio in apparenza vuoto, Wang si ritrasse nelle spalle. Ma non accadde nulla. L’immenso scafo della nave continuò a scivolare in mezzo alle due torri d’acciaio. Metà del bastimento era ormai passata, e Wang cominciò a dubitare della reale esistenza dei nanofilamenti. Ben presto, però, un piccolo segnale fugò ogni suo dubbio. Notò che una piccola antenna, piantata sulla cima estrema della sovrastruttura, si ruppe alla base e ruzzolò di sotto. […] Dopo che la poppa ebbe superato i tralicci, la Giorno del Giudizio continuò ad avanzare alla stessa velocità, come se tutto fosse nella norma. […] Wang udì che il suono del motore si tramutò prima in uno strano lamento, poi in un fracasso assordante.</p></blockquote>
<p>Ora, dico. Non mi capita tutti i giorni di affettare una nave così grande, ma basta un piccolo esperimento mentale per capire come questa scena non possa stare in piedi.</p>
<p>Immaginiamo di dover affettare una baguette per la lunga. Se lo facessi di colpo con un colpo di ketana giapponese come Ghemon, ho una ragionevole certezza che la baguette resti intatta, benché tagliata in due per la lunga. Colpo secco e fulmineo, assestato con precisione chirurgica in una frazione di secondo.</p>
<p>Se tagliassi la mia baguette molto lentamente (esattamente come la nave che passa lentissima lungo lo stretto di Panama), mi aspetterei di vedere, mentre taglio, briciole di pane che cominciano a sfaldarsi lungo la lama, man mano che procedo per tutta la lunghezza. No?</p>
<p>Tornando alla nave, questa passa attraverso le “lame” come se nulla fosse, le attraversa per intero rimanendo tagliata ma, stranamente, non imbarca acqua, rimane intatta, cade una piccola antenna (ma non il radiotelescopio gigantesco…), il motore “esplode” solo dopo che “la poppa ebbe superato i tralicci”. Che poi, come possa una “lama” dello spessore di pochi atomi non venire spezzata dagli ingranaggi del motore di una nave mentre questi girano, resta davvero un mistero.</p>
<p>Ecco quindi servita l’apoteosi del non-senso. Un chiaro esempio di come un autore si faccia prendere dall’orgasmo scientifico-narrativo. A cosa serve “ammantare di scientificità le invenzioni più fantasiose” (per usare le stesse parole di Michele della rubrica…), quando, sotto sotto, si perde di vista il minimo buonsenso pratico?</p>
<h2>Il successo della serie tv</h2>
<p>Eppure la serie su Netflix pare sia un successo. Come è possibile? Semplicissimo: cito di nuovo Michele, il curatore della rubrica. La serie di Netflix è stata</p>
<blockquote><p>diretta dai registi del Trono di Spade, che hanno trasferito buona parte dell’azione dalla Cina all’Inghilterra, riscritto diversi personaggi, accelerato il ritmo e diluito parecchio la componente scientifica.</p></blockquote>
<p>Grazie tante.<br>
Praticamente hanno tenuto solo il titolo.</p>
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		<title>La trama debole di Philip</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Darius Tred]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 21 Apr 2024 17:20:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Di tutto di più]]></category>
		<category><![CDATA[Lettura]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In questi ultimi anni ho collezionato una lunga serie di trame deboli nelle mie avventure di lettura. Potrei sfoggiare un lungo elenco e una serie di puntualizzazioni. Dopo aver stropicciato il naso per la trama debole di Mary, dopo aver inarcato il sopracciglio per la trama debole di Joel, sarebbe il turno della trama debole [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<a href="https://retroblog.dariustred.it/la-trama-debole-di-philip/"><img width="150" height="150" src="https://retroblog.dariustred.it/wp-content/uploads/2024/04/darius-tred-blog-retroblog-distopia-150x150.jpg" alt="La trama debole di Philip" align="left" style="margin: 0 20px 20px 0;max-width:100%;" /></a><p>In questi ultimi anni ho collezionato una lunga serie di trame deboli nelle mie avventure di lettura. Potrei sfoggiare un lungo elenco e una serie di puntualizzazioni. Dopo aver stropicciato il naso per <strong><a href="https://retroblog.dariustred.it/la-trama-debole-di-mary/">la trama debole di Mary</a></strong>, dopo aver inarcato il sopracciglio per <strong><a href="https://retroblog.dariustred.it/la-trama-debole-di-joel/">la trama debole di Joel</a></strong>, sarebbe il turno della trama debole di Philip. Ho avuto il piacere di leggere <em>La svastica sul sole</em>, di Philip Dick. Ma il piacere va tutto (ma proprio tutto) al supporto delle temerarie compagne d’avventura: <strong><a href="https://trentunodicembre.blogspot.com/" target="_blank" rel="noopener">Marina</a></strong> e <strong><a href="https://www.webnauta.it/wordpress/" target="_blank" rel="noopener">Barbara</a></strong>. E’ solo grazie al lungo scambio di mail che abbiamo avuto durante la lettura, che ho potuto proseguire. Grazie alle battute, alle osservazioni, alle rispettive perplessità e all’unanime stroncatura finale. Marina ne ha fatto un post egregio che <strong><a href="https://trentunodicembre.blogspot.com/2024/04/lo-so-io-dove-la-metterei-la-svastica.html" target="_blank" rel="noopener">si può leggere qui</a></strong>.<br>
Se non fosse stato per loro, mi sarei fermato al capitolo cinque, in tempo per procedere alla pratica di restituzione.</p>
<p>Romanzo semplicemente privo di senso, con personaggi e vicende del tutto sconclusionate, surreali, grottesche, strampalate. Sfido chiunque, specialmente chi pensa sia un capolavoro, a provare a convincermi del contrario. Prego: la sezione dei commenti è sempre aperta. Scrivete o ignorate, ma, se scrivete, siate convincenti.<br>
Senza prendere spunto da intellettuali o critici di varie levature, come Luigi Bruti Liberati nella cui postfazione dell’edizione che ho letto parla di “trovate geniali dell’autore” che francamente non trovo affatto geniali. Se questo è un genio, allora ci accontentiamo davvero di poco o nulla.</p>
<h2>Perplessità</h2>
<p>Lasciando al post di Marina tutte le mie perplessità, a questo giro ho cominciato a chiedermi in realtà un’altra cosa. Com’è possibile che un autore mediocre qualunque, per non dire scarso e privo di fantasia, diventi un autore best-seller, un classico, un cult e così via? Davvero basta il classico “film tratto da” per farlo diventare uno Scrittore con la “S” maiuscola?</p>
<p>Philip Dick, per chi non lo sapesse, è stato proiettato nell’olimpo degli scrittori dopo che, da uno dei suoi romanzi, è stato tratto il film <em>Blade Runner</em>. Un film che, sì, effettivamente ha avuto un successo enorme. Ma il punto è proprio questo: chi è il vero genio? Chi ha costruito il film “tratto da”? O chi ha scritto il romanzo? Se ne trovano a bizzeffe di film notevoli “tratti da” o “liberamenti ispirati da”. E spesso vengono da romanzi e autori sconosciuti.<br>
E poi: ammesso (e non concesso) che il romanzo in questione sia anch’esso un capolavoro, com’è possibile che automaticamente si tenda a pensare che tutti i romanzi dell’autore in questione siano capolavori?</p>
<h2>Riflessione</h2>
<p>Comincio a pensare che forse non sia più una questione di trame deboli messe insieme dal tal scrittore. Forse l’anello debole della catena sta in chi legge, in chi decreta che un certo romanzo sia degno di nota. In chi, in modalità “pecora che segue il gregge”, tramanda questa idea, spesso senza nemmeno aver letto il romanzo. <del>Comincio a pensare che l’anello debole siano gli editor, gli editori, i curatori, i signori dell’editoria che nell’arrabattarsi alla bell’e meglio per vendere di tutto di più, in ogni epoca, facciano passare cani e porci.</del> (Questa frase l’ho barrata perché ne sono già convinto…)<br>
Se tutti dicono che la tal opera è un capolavoro, quindi “per forza” è un capolavoro.<br>
Alla fine il capolavoro non è l’opera, ma l’incantesimo che fa credere che l’opera sia un capolavoro.<br>
Ripeti all’infinito che è un capolavoro, e la gente crederà che sia davvero un capolavoro. Se poi arrivi tu, lettore qualunque, e dici che è un romanzo pessimo, sei tu che “non capisci”, sei tu che “non cogli”.</p>
<p>Ecco, sì: certi romanzi è meglio non coglierli.<br>
Lasciateli lì, sugli scaffali delle librerie, finché non diventano carta da macero.</p>
<h2>Finale alternativo</h2>
<p>Alla fine, scherzando, tra le conclusioni del nostro scambio di e-mail, Marina e Barbara mi hanno buttato lì l’idea di scrivere un finale alternativo. Era una trappola: lo sanno che non sono bravo in queste cose. Però, ammetto di aver pensato per un attimo di cogliere la sfida. Ma poi ho rinunciato: di solito i finali alternativi ti vengono quando apprezzi un romanzo piacevole. Un romanzo che magari ha un finale aperto, oppure un finale “sbagliato”, che poco si addice all’intreccio.</p>
<p>Qui è tutto il romanzo a essere “sbagliato”.</p>
<h2>Post Scriptum (irriverente)</h2>
<p>Spulciando qua e là tra le notizie sulla vita di Philip Dick, pare che abbia avuto una vita difficile, arrivando a fare uso di droghe come LSD. Non amo fare battute sulle disgrazie altrui, però il diavoletto sulla mia spalla sinistra ha sentenziato malignamente: “Neanche con il doping è riuscito a fare di meglio!”.<br>
Frase irriverente.<br>
Però non fa una piega.</p>
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		<title>Chi mi ama, mi segua</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Darius Tred]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 17 Feb 2024 21:55:45 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>A Carnevale ogni scherzo vale. Si può scippare una bella storia, ad esempio. Meglio se con un finale aperto, per scriverne uno un po’ meno aperto. Questa storia di Barbara Businaro, ad esempio: Mi tieni aperta la porta? Certo. Ma poi, chiudila la porta. Altrimenti la storia potrebbe andare avanti. Magari con un finale non [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://retroblog.dariustred.it/chi-mi-ama-mi-segua/">Chi mi ama, mi segua</a> sembra essere il primo su <a href="https://retroblog.dariustred.it">Darius Tred Retro Blog</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<a href="https://retroblog.dariustred.it/chi-mi-ama-mi-segua/"><img width="150" height="150" src="https://retroblog.dariustred.it/wp-content/uploads/2024/02/darius-tred-blog-retroblog-auto-blu-elettrico-150x150.jpg" alt="Chi mi ama, mi segua" align="left" style="margin: 0 20px 20px 0;max-width:100%;" /></a><p>A Carnevale ogni scherzo vale. Si può scippare una bella storia, ad esempio. Meglio se con un finale aperto, per scriverne uno un po’ meno aperto. Questa storia di Barbara Businaro, ad esempio: <strong><a href="https://www.webnauta.it/wordpress/mi-tieni-aperta-la-porta/" target="_blank" rel="noopener">Mi tieni aperta la porta</a></strong>?</p>
<p>Certo. Ma poi, chiudila la porta. Altrimenti la storia potrebbe andare avanti. Magari con un finale non richiesto. Ma, ripeto, a Carnevale ogni scherzo vale… <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f609.png" alt="😉" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /></p>
<blockquote><p>Avevo passato l’intero weekend senza dormire, in preda a una convulsione emotiva struggente. La causa? Tommaso? No. Il suo bacio mi aveva scaldato il cuore, l’anima, la vita. Mi aveva fatto rinascere e aveva risvegliato in me sensazioni sopite da troppo tempo. La promozione improvvisa? In fondo era quello che avevo sempre desiderato. Mi restituiva la mia giusta dimensione: avevo lasciato una carriera ben avviata – per cosa, poi? – ma me la stavo riprendendo. Dunque, in fondo, non era nemmeno la promozione la causa del mio aggrovigliato malessere. Dopotutto, se davvero esisteva una giustizia divina, quella aveva appena bussato alla mia porta.</p>
<p>Dunque qual era la causa dei mali che mi affliggevano l’anima? Non era Tommaso, non era la promozione. La causa era ancora lui: mio marito.<br>
Avevo impiegato un intero mese per capirlo, ma alla fine la verità si era palesata in tutta la sua disarmante ovvietà: era rimasto del tutto indifferente alla mia promozione. Come aveva reagito mio marito il giorno che l’aveva saputo?</p>
<p>Un mese prima, il giorno di quella fatidica e-mail, dopo cena – l’ennesima cena da madre single -, avevo pensato di darmi un contegno e di anticipargli la notizia in chat. Avevo letto e riletto quel messaggio, dopo averlo inviato. Con gli occhi fissi sul telefono, ancora frastornata dalla prospettiva di non vedere più Tommaso, la doppia spunta blu si accese: ora anche mio marito era al corrente della novità. <em>Vediamo cosa scrive</em>, mi ero detta. Mi ero preparata alle possibili reazioni, immaginando una possibile risposta, sperando che almeno uno scampolo di dialogo, seppur virtuale, mi avesse potuto riportare alla realtà, ricordandomi che dopotutto – ma proprio tutto – eravamo ancora una famiglia. <em>Forse la mia promozione darà una scossa al nostro “menage” familiare, alle nostre abitudini. Forse ci costringerà a riorganizzare le nostre giornate, a rivedere i nostri impegni e, chissà, magari si rimettono in moto le dinamiche che ci hanno unito</em>.</p>
<p>Ma quella doppia spunta blu era rimasta lì, ferma e immobile. E minuto dopo minuto, non aveva sortito risposte. <em>Forse è in auto, forse non può scrivere</em>. Avevo cercato qualche scusa. Ma niente. Per ironia della sorte, in quell’istante mi era arrivato un messaggio proprio da Tommaso: “Non ti preoccupare per la promozione. Vedrai: sarai in gamba e ci vedremo alle fiere. E magari potremo fare pausa-caffè con una vera cioccolata, anziché con la bevanda al gusto di cioccolato”. Mi aveva strappato una risata. E anche una lacrima. Ma, allo stesso tempo, Tommaso mi aveva distratto dalla mia indignazione crescente verso mio marito e mi aveva rimesso addosso l’angoscia di non rivederlo più. E così, distratta e confusa, ero stata risucchiata nel vortice delle mie paure. O forse il mio subconscio si era rifiutato di riconoscere la verità. Aveva deciso di metterla da parte. Ancora una volta. E così, quel mese, era volato. Spazzando via le mie frustrazioni verso mio marito, trascinando via i miei risentimenti verso di lui: ero distratta dall’immagine di Tommaso man mano che si avvicinava la data in cui avrei dovuto prendere la mia decisione.</p>
<p>Ed ora eccomi qui. Ho passato gli ultimi giorni in ufficio dopo aver preso la decisione che non potevo rifiutare, pagandone le conseguenze nel modo più piacevolmente tremendo che avessi mai potuto immaginare: un bacio che era stato un’autentica dichiarazione d’amore. Una promessa non fatta, non detta, eppure rubata ai rispettivi cuori rapiti: perché doveva essere tutto così dannatamente complicato?<br>
Perché la mia vita doveva essere così difficile a causa di un marito eternamente “assente-non-pervenuto”?<br>
Perché mio figlio doveva crescere solo?<br>
La vita, la giustizia divina, la sorte mi avevano fatto incrociare con Tommaso. Forse l’intero universo mi stava dicendo qualcosa? Lui stava proprio lì, nel microcosmo di una vita delusa quanto la mia. Il suo microcosmo accanto al mio microcosmo. Davvero era tutto così complicato?<br>
Dopotutto, dovevo solo tenergli aperta la porta.</p>
<p>La mia promozione, forse, era la soluzione a tutti i miei mali: Matteo dovevo gestirlo io. Io dovevo continuare a portarlo all’asilo. Io lo dovevo andare a prendere. Io lo dovevo accudire. Avrei continuato a farlo con amore: per Matteo, qualsiasi cosa. Ma mio marito non si era nemmeno posto il problema: a lui la cosa era sembrata ovvia fin da subito. Il suo parere era stato tanto tacito quanto irritante: il suo lavoro è più importante del mio. Almeno questo è il suo pensiero. Non certo il mio. Quanto basta per mettere in discussione un matrimonio, specialmente il mio. Ho già fatto una volta l’errore di mettere da parte la mia carriera per favorire la sua. E ho deciso di non farlo più.</p>
<p>Questo è stato l’apice dei miei pensieri dopo un intero weekend senza dormire. Come se non bastasse il tremendo “addio-non-addio” avuto con Tommaso, ero arrivata addirittura a mettere in discussione il mio matrimonio, con una lucidità cristallina e quasi rasserenante.<br>
<em>Chi mi ama, mi segua,</em> mi son detta. Io, mio marito l’ho seguito tante volte. L’ho amato. Ora lui non mi segue più. Segue il lavoro. Segue la carriera.</p>
<p>Il giorno successivo, il primo giorno nella nuova sede dall’altra parte della città, ero stranamente serena. Non era stato un giorno impegnativo: avevo preso possesso del mio nuovo ufficio, avevo conosciuto qualche nuovo collega e la mia responsabile aveva cominciato a illustrarmi le mie nuove mansioni. Avevo avuto di che distrarmi, insomma. Acquietata dalla lucidità della sera prima, la consapevolezza di aver capito che era ora di voltar pagina mi aveva donato un’inattesa aura zen. Sapevo di avere argomenti a mio favore, non appena avrei affrontato la questione con mio marito. Soprattutto sapevo che, voltando pagina, in qualche modo ci sarebbe stato Tommaso. Consolata da quest’ultimo pensiero, uscendo dall’ufficio mai avrei immaginato di ritrovarmi subito di fronte quel blu inconfondibile.<br>
Il finestrino abbassato, il sorriso smagliante, gli occhi che brillavano.<br>
<em>Chi mi ama, mi segua</em>, ho ripensato.</p>
<p>Sì, l’universo intero mi stava dicendo qualcosa.</p></blockquote>
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		<title>Dove eravamo rimasti?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Darius Tred]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 31 Jan 2024 22:06:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Di tutto di più]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il mio nuovo non-trend mi impone di scrivere un post. Dovrei mettere le virgolette intorno a quella parolina verbale – “impone” – perché in realtà non c’è niente e nessuno che mi impone alcunché. Stavo solo riguardando i miei ultimi pensieri comparsi su questo caxxo di blog (per dirla in stile Emme…) e notavo che [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<a href="https://retroblog.dariustred.it/dove-eravamo-rimasti/"><img width="150" height="150" src="https://retroblog.dariustred.it/wp-content/uploads/2016/09/darius-tred-retroblog-post-presentazione-150x150.jpg" alt="Dove eravamo rimasti?" align="left" style="margin: 0 20px 20px 0;max-width:100%;" /></a><p>Il mio nuovo non-trend mi impone di scrivere un post. Dovrei mettere le virgolette intorno a quella parolina verbale – “impone” – perché in realtà non c’è niente e nessuno che mi impone alcunché.<br>
Stavo solo riguardando i miei ultimi pensieri comparsi su questo caxxo di blog (per dirla in stile Emme…) e notavo che ultimamente scrivo un post un mese si e un mese no: febbraio dovrebbe essere il mese-sì ma, con ogni probabilità, diventerà un mese-no.</p>
<h2>Un nuovo non-romanzo</h2>
<p>Sono pronto a pubblicare una nuova fatica scrittoria.<br>
Niente di che.<br>
Sarà una cosa alla solita maniera: in self, niente marketing (non ne ho il tempo ma, se l’avessi, non ne ho la voglia), qualche innocente notifica sui social scarni <del>che sto abbandonando</del> e tanti saluti alle newsletter per scrittori che ricevo dai vari guru. D’altra parte è un non-romanzo: diciamo una raccolta di storiacce (sì, proprio quelle storiacce…) con un paio di racconti inediti.</p>
<h2>Il re degli incipit</h2>
<p>Rovistando nelle mie cantine digitali, ho rimesso insieme una serie di incipit davvero notevoli.<br>
Per “notevole” non intendo dire particolarmente belli, ma particolarmente lunghi per essere solo un incipit. Ma anche particolarmente corti per essere anche solo la metà dell’intreccio che avevo in mente.<br>
Motivo? Mancanza di tempo.<br>
Proseguo a scriverli nella mia testa mentre guido in tangenziale quel quarto d’ora di mattina, mentre vado in ufficio. Almeno fino all’altro ieri, quando sono tornato ad accarezzare l’idea di pubblicare una raccolta di incipit per scrittori in crisi di idee. E’ un’idea bislacca o un colpo di genio? A volte la linea di confine è così sottile, altre volte si scopre l’acqua calda: magari apro internet e scopro che è pieno così di raccolte di incipit per scrittori persi. Però continuo a pensarci: magari c’è il grande scrittore che, attanagliato dallo stress contrattuale che gli intima di scrivere un romanzo all’anno, è alla ricerca disperata di un’idea da sviluppare… Et voilà: ecco un’idea interessante pescata dagli incipit di Darius Tred. Darius chiii? Chi se ne frega: basta una citazione nei ringraziamenti (che quasi nessuno legge) e l’0,1% dei guadagni al sottoscritto. Dunque, idea bislacca o colpo di genio?</p>
<h2>Srinagar</h2>
<p>E intanto il mio nuovo personaggio, stanco del mio scassato fancazzismo,  si è messo in proprio. E’ in viaggio per Srinagar. Un viaggio singolare. E incontrerà una sua vecchia conoscenza. Sì, insomma: i miei personaggi si stanno scrivendo da soli la storia, stanchi di aspettare che io metta insieme i pezzi in tangenziale, giorno dopo giorno. Stanchi di sentirmi dire “Allora, dove eravamo rimasti?”.</p>
<h2>E nel frattempo?</h2>
<p>Nel frattempo, dopo aver letto un romanzo di Glenn Cooper, dopo aver letto Il Fantasma di Canterville (e dirò: sarà anche un grande classico, ma Oscar poteva davvero fare di meglio…), dove eravamo rimasti con la lettura?</p>
<p>Ah, sì: è il turno di Filippo, con La svastica sul sole.</p>
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		<title>La misura del capolavoro</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Darius Tred]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 Dec 2023 21:35:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Di tutto di più]]></category>
		<category><![CDATA[Retroblog Post]]></category>
		<category><![CDATA[TV e Cinema]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Rubo questo titolo da un articolo che mi è capitato di leggere, il cui occhiello ha catturato la mia attenzione: “Lamentarsi per la durata dei film è diventata una moda. Ma l’arte richiede tenacia e pazienza.” L’articolo cita alcune pellicole particolarmente lunghe, oltre ai recenti Napoleon e Oppenheimer: Titanic, Avengers, Avatar. E io aggiungo Interstellar [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<a href="https://retroblog.dariustred.it/la-misura-del-capolavoro/"><img width="150" height="150" src="https://retroblog.dariustred.it/wp-content/uploads/2023/12/darius-tred-blog-retroblog-misura-capolavoro-150x150.jpg" alt="La misura del capolavoro" align="left" style="margin: 0 20px 20px 0;max-width:100%;" /></a><p>Rubo questo titolo da un articolo che mi è capitato di leggere, il cui occhiello ha catturato la mia attenzione:</p>
<blockquote><p><em>“Lamentarsi per la durata dei film è diventata una moda. Ma l’arte richiede tenacia e pazienza.”</em></p></blockquote>
<p>L’articolo cita alcune pellicole particolarmente lunghe, oltre ai recenti <em>Napoleon</em> e <em>Oppenheimer</em>: <em>Titanic</em>, <em>Avengers</em>, <em>Avatar</em>. E io aggiungo <em>Interstellar</em> e <em>Contact</em>. E potremmo mai tralasciare <em>Il Signore degli Anelli</em>? Ma, numeri a parte, il nocciolo della questione, riporta l’autore dell’articolo, sembrerebbe essere condensato in questa frase che trovo un po’ provocatoria:</p>
<blockquote><p><em>“Abbiamo una vita frenetica e, nel vortice dell’esistenza, nessuno vuole stare fermo più del necessario”.</em></p></blockquote>
<h2>Nessuno chi?</h2>
<p>Mi son sentito chiamato in causa, non perché faccio parte di quel mucchio selvaggio che non vuole “stare fermo più del necessario” ma, al contrario, perché credo di essere ancora uno di quelli – tanti o pochi, non saprei – che invece vogliono stare fermi.<br>
Mi piace stare fermo al cinema a vedere i film lunghi, quando la lunghezza è giustificata.<br>
Fermo nelle letture lunghe e impegnative, quando la trama o l’intreccio sono avvincenti.</p>
<h2>Cinematografia e narrativa</h2>
<p>Perché dovrei sentirmi punto sul vivo da quella frase provocatoria? Dopotutto si parlava di cinema e della durata di alcuni film. Ma ecco il fulcro del mio cortocircuito: cinematografia e narrativa sono due forme d’arte profondamente diverse, ma hanno qualche aspetto fondamentale in comune. Raccontano storie, tanto per cominciare. Offrono reinterpretazioni, rivisitazioni, nuovi punti di vista. Spesso rievocano anche intere epoche. Creano o ricreano luoghi. A volte, tratteggiano interi universi. Tutte cose che ci servono per evadere. Tutte cose che richiedono tempo per essere create ma, soprattutto, richiedono tempo per essere raccontate come si deve, perché “l’arte richiede tenacia e pazienza”.<br>
Tenacia e pazienza nel regista, come nello scrittore.<br>
Tenacia e pazienza nello spettatore, come nel lettore.</p>
<h2>La giusta misura</h2>
<p>Ogni capolavoro deve avere la giusta misura, questo è fuori discussione: non deve essere necessariamente lungo per essere tale. Tuttavia, se davvero si pensa di avere “una vita frenetica e di non poter stare fermi più del necessario”, allora certe storie non fanno per noi. Certe storie forse non le meritiamo.</p>
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		<title>La piaga del gurismo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Darius Tred]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 Oct 2023 06:05:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Di tutto di più]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A volte penso che la vita nei secoli bui non sia stata tanto diversa dalla vita odierna. Siamo passati dalla pochissima informazione, a disposizione di pochi “eletti”, alla troppa informazione, a disposizione di troppi inetti. Nei secoli bui il genere umano era accecato dalla “poca” luce della conoscenza, così poca che si stava appunto al [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://retroblog.dariustred.it/la-piaga-del-gurismo/">La piaga del gurismo</a> sembra essere il primo su <a href="https://retroblog.dariustred.it">Darius Tred Retro Blog</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<a href="https://retroblog.dariustred.it/la-piaga-del-gurismo/"><img width="150" height="150" src="https://retroblog.dariustred.it/wp-content/uploads/2023/10/darius-tred-blog-retroblog-eclissi-150x150.jpg" alt="La piaga del gurismo" align="left" style="margin: 0 20px 20px 0;max-width:100%;" /></a><p>A volte penso che la vita nei secoli bui non sia stata tanto diversa dalla vita odierna.<br>
Siamo passati dalla pochissima informazione, a disposizione di pochi “eletti”, alla troppa informazione, a disposizione di troppi inetti.</p>
<p>Nei secoli bui il genere umano era accecato dalla “poca” luce della conoscenza, così poca che si stava appunto al buio. Oggi invece siamo accecati dalla “troppa” luce: troppa informazione, troppa autoreferenzialità, troppa gente che crede di sapere tutto e ne è talmente convinta da voler insegnare agli altri.</p>
<p>E così, se da una parte abbiamo “gurismo” fai da te, dall’altra abbiamo una platea ancora più vasta di gente che non è più in grado di interpretare correttamente le troppe informazioni, di selezionare i fatti, di vivisezionarli quando serve, di farsi quattro domande critiche prima di pendere dalle labbra del guru di turno.</p>
<p>Abbiamo scuole di scrittura creativa tenute da gente che non ha mai scritto romanzi (non dico romanzi di successo, dico “solo” romanzi).<br>
Abbiamo agenzie di editing che sfornano romanzi irricevibili, elogiando presunti (?) <a href="https://retroblog.dariustred.it/la-trama-debole-di-joel/"><strong>capolavori</strong></a>.<br>
Abbiamo geni del marketing bravissimi con magie (<a href="https://retroblog.dariustred.it/caso-studio/"><strong>e magheggi?</strong></a>) che promettono numeri di vendita che non riescono a fare neanche con le proprie guide esclusive.<br>
Non dovremmo quindi stupirci se abbiamo anche accademie che premiano chi “dice l’indicibile”…</p>
<p>Cambiando ambito, la musica non cambia: abbiamo anche accademie di trading “esotico” di gente che, stranamente, fa più soldi vendendo corsi di trading anziché con il trading stesso che va insegnando. O medici che promettono diete magiche. E delle “sfide” da 28 giorni per avere addominali scolpiti? Non vogliamo parlarne?</p>
<p>I guru da cameretta, di per sé, non sarebbero poi un grosso problema: dopotutto, fa parte del gioco. Anche se veniamo da una globalizzazione generale ormai in fase calante, la globalizzazione digitale è nel pieno del suo sviluppo e (in teoria) permette una sorta di democratizzazione dal basso: in sostanza, tutti possono dire quello che vogliono. Anch’io, con il mio blogghettino, alla fine dico quello che voglio.</p>
<p>Il vero problema è la mancanza di pensiero critico sia in chi scrive (o fa il guru), sia in chi legge (o segue il guru). E questa mancanza di pensiero critico, di “luce” della conoscenza onesta e obiettiva (poca o troppa che sia) non permette mai di fare grandi progressi. Si torna a parlare di terra piatta, ad esempio: oggi come nei secoli bui.</p>
<p>E si continuano a fare guerre di conquista. E guerre di religione.<br>
Oggi come nei secoli bui.</p>
<pre style="text-align: right;">Credits: Immagine Pixabay di <a href="https://pixabay.com/it/users/decster1-25688242/?utm_source=link-attribution&amp;utm_medium=referral&amp;utm_campaign=image&amp;utm_content=7308257" target="_blank" rel="noopener">Darren Collis</a></pre>
<p>L'articolo <a href="https://retroblog.dariustred.it/la-piaga-del-gurismo/">La piaga del gurismo</a> sembra essere il primo su <a href="https://retroblog.dariustred.it">Darius Tred Retro Blog</a>.</p>
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		<title>C&#8217;era una volta un cedro</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Darius Tred]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 27 Aug 2023 06:30:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Di tutto di più]]></category>
		<category><![CDATA[Retroblog Post]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Oggi posso dire che il mio libro, finalmente, è arrivato in libreria. E tutta la mia soddisfazione non sta nelle parole “è arrivato in libreria”, bensì in quella singola parola che passa quasi inosservata: “finalmente”. Se il vero “selfer” (chiedo scusa a chi non ama gli inglesismi strampalati) è colui che scrive e si pubblica [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://retroblog.dariustred.it/cera-una-volta-un-cedro/">C&#8217;era una volta un cedro</a> sembra essere il primo su <a href="https://retroblog.dariustred.it">Darius Tred Retro Blog</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<a href="https://retroblog.dariustred.it/cera-una-volta-un-cedro/"><img width="150" height="150" src="https://retroblog.dariustred.it/wp-content/uploads/2023/08/darius-tred-blog-retroblog-cedro-150x150.jpg" alt="C&#8217;era una volta un cedro" align="left" style="margin: 0 20px 20px 0;max-width:100%;" /></a><p>Oggi posso dire che il mio libro, finalmente, è arrivato in libreria.</p>
<p>E tutta la mia soddisfazione non sta nelle parole “è arrivato in libreria”, bensì in quella singola parola che passa quasi inosservata: “finalmente”. Se il vero “selfer” (chiedo scusa a chi non ama gli inglesismi strampalati) è colui che scrive e si pubblica da solo un romanzo, il “selfer” duro e puro è colui che, oltre a pubblicare in autonomia una propria opera, si costruisce una libreria in cui riporre le proprie creazioni letterarie, una dopo l’altra.<br>
E questo costruire, appunto, è giunto “finalmente” a termine.</p>
<h2>Era una notte buia e tempestosa</h2>
<p><img decoding="async" class=" wp-image-7247 alignright" src="https://retroblog.dariustred.it/wp-content/uploads/2023/08/darius-tred-storia-di-un-cedro-01.jpg" alt="" width="300" style="display:block;margin:10px auto;max-width:560px;max-width:100%;">Tutto cominciò con Madre Natura. Arrabbiata per via dei maltrattamenti di noi stupidi umani, tempo fa (un po’ come ora, purtroppo) scatenò una tempesta impetuosa, così forte che alcuni alberi nelle campagne qui intorno si piegarono alla sua ira.<br>
Tra questi, un cedro di oltre quarant’anni.</p>
<p>Il tronco, possente e compatto, di oltre mezzo metro di diametro, pur martoriato aveva conservato la sua notevole bellezza, tanto da diventare parte integrante nell’allestimento di una fiera agricola paesana nel bel mezzo della piazza della città.</p>
<p>Dopo aver saputo che sarebbe diventato legna da ardere al termine della fiera, ho chiesto che mi venisse gentilmente recapitato a casa. E così, finì dritto nel mio giardino dove, dopo una buona dose di fantasia, di dubbio senso del design e, soprattutto, di lavoro di motosega, segaccio, sega ad arco e sega giapponese (sì, una dopo l’altra le ho comprate tutte, a parte la motosega…), ha preso corpo la mia idea: una libreria “intima”, esclusiva, unica al mondo. Diciamo pure una sorta di tabernacolo in cui riporre solo pochissimi e selezionatissimi libri.</p>
<p>Quali? Quelli scritti da me, naturalmente. Ed ecco una breve raccolta di fotografie che ritraggono i momenti salienti di questa pazza idea.</p>

<img loading="lazy" decoding="async" src="https://retroblog.dariustred.it/wp-content/uploads/2023/08/darius-tred-storia-di-un-cedro-02.jpg" class="attachment.size. alt=" " type="square" size="2048x2048" link="none" ids="7248,7249,7250,7251,7252,7253,7254,7255,7256" orderby="post__in" include="7248,7249,7250,7251,7252,7253,7254,7255,7256" width="300" style="display:block;margin:10px auto;max-width:560px;max-width:100%;">
<img loading="lazy" decoding="async" src="https://retroblog.dariustred.it/wp-content/uploads/2023/08/darius-tred-storia-di-un-cedro-03.jpg" class="attachment.size. alt=" " type="square" size="2048x2048" link="none" ids="7248,7249,7250,7251,7252,7253,7254,7255,7256" orderby="post__in" include="7248,7249,7250,7251,7252,7253,7254,7255,7256" width="300" style="display:block;margin:10px auto;max-width:560px;max-width:100%;">
<img loading="lazy" decoding="async" src="https://retroblog.dariustred.it/wp-content/uploads/2023/08/darius-tred-storia-di-un-cedro-04.jpg" class="attachment.size. alt=" " type="square" size="2048x2048" link="none" ids="7248,7249,7250,7251,7252,7253,7254,7255,7256" orderby="post__in" include="7248,7249,7250,7251,7252,7253,7254,7255,7256" width="300" style="display:block;margin:10px auto;max-width:560px;max-width:100%;">
<img loading="lazy" decoding="async" src="https://retroblog.dariustred.it/wp-content/uploads/2023/08/darius-tred-storia-di-un-cedro-05.jpg" class="attachment.size. alt=" " type="square" size="2048x2048" link="none" ids="7248,7249,7250,7251,7252,7253,7254,7255,7256" orderby="post__in" include="7248,7249,7250,7251,7252,7253,7254,7255,7256" width="300" style="display:block;margin:10px auto;max-width:560px;max-width:100%;">
<img loading="lazy" decoding="async" src="https://retroblog.dariustred.it/wp-content/uploads/2023/08/darius-tred-storia-di-un-cedro-06.jpg" class="attachment.size. alt=" " type="square" size="2048x2048" link="none" ids="7248,7249,7250,7251,7252,7253,7254,7255,7256" orderby="post__in" include="7248,7249,7250,7251,7252,7253,7254,7255,7256" width="300" style="display:block;margin:10px auto;max-width:560px;max-width:100%;">
<img loading="lazy" decoding="async" src="https://retroblog.dariustred.it/wp-content/uploads/2023/08/darius-tred-storia-di-un-cedro-07.jpg" class="attachment.size. alt=" " type="square" size="2048x2048" link="none" ids="7248,7249,7250,7251,7252,7253,7254,7255,7256" orderby="post__in" include="7248,7249,7250,7251,7252,7253,7254,7255,7256" width="300" style="display:block;margin:10px auto;max-width:560px;max-width:100%;">
<img loading="lazy" decoding="async" src="https://retroblog.dariustred.it/wp-content/uploads/2023/08/darius-tred-storia-di-un-cedro-08.jpg" class="attachment.size. alt=" " type="square" size="2048x2048" link="none" ids="7248,7249,7250,7251,7252,7253,7254,7255,7256" orderby="post__in" include="7248,7249,7250,7251,7252,7253,7254,7255,7256" width="300" style="display:block;margin:10px auto;max-width:560px;max-width:100%;">
<img loading="lazy" decoding="async" src="https://retroblog.dariustred.it/wp-content/uploads/2023/08/darius-tred-storia-di-un-cedro-09.jpg" class="attachment.size. alt=" " type="square" size="2048x2048" link="none" ids="7248,7249,7250,7251,7252,7253,7254,7255,7256" orderby="post__in" include="7248,7249,7250,7251,7252,7253,7254,7255,7256" width="300" style="display:block;margin:10px auto;max-width:560px;max-width:100%;">
<img loading="lazy" decoding="async" src="https://retroblog.dariustred.it/wp-content/uploads/2023/08/darius-tred-storia-di-un-cedro-10.jpg" class="attachment.size. alt=" " type="square" size="2048x2048" link="none" ids="7248,7249,7250,7251,7252,7253,7254,7255,7256" orderby="post__in" include="7248,7249,7250,7251,7252,7253,7254,7255,7256" width="300" style="display:block;margin:10px auto;max-width:560px;max-width:100%;">

<h2>Quattro anni di lavoro</h2>
<p>Tra la prima e l’ultima foto sono trascorsi quasi quattro anni di lavoro: ecco spiegato il “finalmente” di cui parlavo all’inizio. Può sembrare un tempo infinito, ma in realtà occorre precisare che ci avrò lavorato in media un paio d’ore al mese. E’ stata una di quelle attività che si fanno a tempo perso.<br>
E quando il tempo nella vita quotidiana è già poco, il tempo perso diventa davvero molto risicato.</p>
<p>Ma, dopotutto, non avevo nessuna scadenza e questo dettaglio non da poco mi ha permesso di godermi un po’ questa creazione, assaporando a lungo il profumo del legno. Il cedro, tra l’altro, è uno dei legni più profumati che produce Madre Natura.</p>
<p style="text-align: left;">Ed ecco qui la mia creazione, posata in bella vista nel centro del salotto.<br>
Versione by day, versione by night: la versione by night, che in foto può sembrare molto scura, in realtà è un’ottima luce per la lettura.</p>
<table style="width: 100%;">
<tbody>
<tr style="width: 100%;">
<td style="width: 50%;"><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-7296 aligncenter" src="https://retroblog.dariustred.it/wp-content/uploads/2023/08/darius-tred-storia-di-un-cedro-11bis.jpeg" alt="" width="300" style="display:block;margin:10px auto;max-width:560px;max-width:100%;"></td>
<td style="width: 50%;"><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-7300 aligncenter" src="https://retroblog.dariustred.it/wp-content/uploads/2023/08/darius-tred-storia-di-un-cedro-13.jpeg" alt="" width="300" style="display:block;margin:10px auto;max-width:560px;max-width:100%;"></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<h2 style="text-align: left;">E le opere?</h2>
<p style="text-align: left;"><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-7295 alignright" src="https://retroblog.dariustred.it/wp-content/uploads/2023/08/darius-tred-storia-di-un-cedro-12bis.jpeg" alt="" width="300" style="display:block;margin:10px auto;max-width:560px;max-width:100%;">Nel dettaglio della foto qui a destra si possono vedere le opere che ho già riposto: <strong><a href="https://www.dariustred.it/piccoli-enigmi-nascosti-nel-bosco/" target="_blank" rel="noopener">Piccoli enigmi nascosti nel bosco</a></strong>, <strong><a href="https://www.dariustred.it/perturbazioni-invisibili/" target="_blank" rel="noopener">Perturbazioni invisibili</a></strong>, <strong><a href="https://www.dariustred.it/la-fata-fuggita/" target="_blank" rel="noopener">La fata fuggita</a></strong>, <strong><a href="https://www.dariustred.it/misteri-di-ghiaccio/" target="_blank" rel="noopener">Misteri di ghiaccio</a></strong> e <strong><a href="https://www.dariustred.it/gli-erboristi-di-siena/" target="_blank" rel="noopener">Gli erboristi di Siena</a></strong>. Cinque storie in tutto.</p>
<p>Ora non mi resta che scrivere fino a riempirne i ripiani: ho spazio per altre 18 opere. Venti se tolgo il mappamondo e qualche gingillo.</p>
<h2>Post Scriptum</h2>
<p><strong><a href="https://retroblog.dariustred.it/tag/emme-di-ti/" target="_blank" rel="noopener">Emme</a></strong> non lo sa, ma… la prossima opera sarà la “sua”.</p>
<p>Salvo mal di pancia e bisticci.</p>
<p>L'articolo <a href="https://retroblog.dariustred.it/cera-una-volta-un-cedro/">C&#8217;era una volta un cedro</a> sembra essere il primo su <a href="https://retroblog.dariustred.it">Darius Tred Retro Blog</a>.</p>
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