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	<title>Scrittura Archivi - Darius Tred Retro Blog</title>
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	<description>Note, pensieri, curiosità e riflessioni su scrittura, lettura, narrativa. E molto, molto altro...</description>
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	<title>Scrittura Archivi - Darius Tred Retro Blog</title>
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		<title>Un saluto a Emme</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Darius Tred]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Jun 2024 19:30:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Racconti]]></category>
		<category><![CDATA[Retroblog Post]]></category>
		<category><![CDATA[Scrittura]]></category>
		<category><![CDATA[self-publishing]]></category>
		<category><![CDATA[Emme.Di.Ti.]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>E con questo, abbiamo chiuso un cerchio. L’abbiamo chiuso con un discreto ritardo di un paio d’anni ma, in tutta onestà, la cosa non mi preoccupa per niente. Dopotutto: che fretta avevo? Nessuna: questo è il bello di scrivere quando voglio, come voglio e dove voglio. E naturalmente… quel che voglio. Rovistando su questo “blogghettino [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://retroblog.dariustred.it/un-saluto-a-emme/">Un saluto a Emme</a> sembra essere il primo su <a href="https://retroblog.dariustred.it">Darius Tred Retro Blog</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<a href="https://retroblog.dariustred.it/un-saluto-a-emme/"><img width="150" height="150" src="https://retroblog.dariustred.it/wp-content/uploads/2018/11/darius-tred-blog-retroblog-typewriter-old-150x150.jpg" alt="Un saluto a Emme" align="left" style="margin: 0 20px 20px 0;max-width:100%;" /></a><p>E con questo, abbiamo chiuso un cerchio. L’abbiamo chiuso con un discreto ritardo di un paio d’anni ma, in tutta onestà, la cosa non mi preoccupa per niente. Dopotutto: che fretta avevo? Nessuna: questo è il bello di scrivere quando voglio, come voglio e dove voglio. E naturalmente… quel che voglio.</p>
<p>Rovistando su questo “blogghettino del caxxo”, giusto per scimmiottare il personaggio citato nel titolo di questo post, ci si può imbattere in certe storie strane. <strong><a href="https://retroblog.dariustred.it/tag/emme-di-ti/">Le storie di Emme</a></strong>, appunto.<br>
Probabilmente niente di eclatante, né di entusiasmante ma, per quel che mi riguarda, qualcosa di assolutamente originale. Qualcosa di assolutamente “vero”.</p>
<p>Ma quale cerchio abbiamo chiuso, esattamente?</p>
<h2>Chi è Emme?</h2>
<p>Prima di parlare di cerchi magici, forse è bene dire chi è Emme (o M***, o Emme.Di.Ti., se preferite).</p>
<p>Emme è stato la mia fonte di ispirazione per alcune storie e il suo non-esordio è avvenuto qui, con <strong><a href="https://retroblog.dariustred.it/la-brocca-di-emmaus/" target="_blank" rel="noopener">la brocca di Emmaus</a></strong>. Lui è uno psicologo (“non sono esattamente uno psicologo”, dirà sicuramente…), anzi, uno psichiatra (“non sono nemmeno uno psichiatra”: già lo sento che dirà anche così…).<br>
Insomma: è uno strizzacervelli.<br>
E me ne ha raccontate tante. Ovviamente, preservando nella maniera più assoluta la privacy dei suoi pazienti.</p>
<p>A quei tempi (e parliamo di quasi dieci anni fa…), può sembrare strano, persino lui aveva dubbi su alcune vicende.<br>
E persino lui, mi diverte dirlo così apertamente, si è sdraiato spesso per raccontarmele: non sul lettino del suo studio, ma sul divano di casa mia. A volte davanti a una birretta, altre volte davanti a una pizza, altre volte in occasione di una grigliata. Sì, insomma: oltre che buoni amici, siamo anche buone forchette di vecchia data.</p>
<h2>Perchè Emme?</h2>
<p>Perché la privacy per la sua professione, è una sorta di sancta sanctorum inviolabile: nelle sue storie, non è possibile risalire ai suoi pazienti di cui nemmeno io conosco le reali identità. E, di conseguenza, non è neanche possibile risalire alla sua identità. Patti chiari, amicizia lunga.<img fetchpriority="high" decoding="async" class="size-full wp-image-7384 alignright" src="https://retroblog.dariustred.it/wp-content/uploads/2024/05/Emme.jpg" alt="" width="300" style="display:block;margin:10px auto;max-width:560px;max-width:100%;"></p>
<p>Quindi, per inciso, non darei nemmeno per scontato che “MdT” siano esattamente le iniziali del suo nome e cognome: “sapevatelo”. Posso solo permettermi di allegare l’unica foto che ci ritrae in una gita che abbiamo fatto fuori città tempo addietro ;-).</p>
<h2>E cos’ha raccontato Emme?</h2>
<p>Ha raccontato un po’ di storie. E io, dopo aver lavorato di fantasia per reinventare nomi dove vi erano solo le iniziali, arrabattare riferimenti, mescolare date, eccetera, ne ho prese alcune – non tutte – e le ho trascritte. E, come dicevo all’inizio, ecco qui, raccolte in un unico post, tutte le storie comparse su questo “blogghettino del caxxo”.</p>
<p> </p>
<table style="width: 100%; text-align: center;">
<tbody style="width: 100%;">
<tr style="width: 100%;">
<td style="width: 50%; text-align: center;"><a href="https://retroblog.dariustred.it/la-brocca-di-emmaus/">La brocca di Emmaus</a>
<p><a href="https://retroblog.dariustred.it/la-brocca-di-emmaus/"><img decoding="async" class="aligncenter wp-image-830 size-medium" src="https://retroblog.dariustred.it/wp-content/uploads/2017/05/darius-tred-blog-retroblog-brocca-emmaus-1-560x219.jpg" alt="" width="560" style="display:block;margin:10px auto;max-width:560px;max-width:100%;"></a></p></td>
<td style="width: 50%; text-align: center;"><a href="https://retroblog.dariustred.it/il-volo-dell-eroe/">Il volo dell’eroe</a>
<p><a href="https://retroblog.dariustred.it/il-volo-dell-eroe/"><img decoding="async" class="aligncenter wp-image-920 size-medium" src="https://retroblog.dariustred.it/wp-content/uploads/2017/06/darius-tred-retro-blog-il-volo-dell-eroe-560x219.jpg" alt="" width="560" style="display:block;margin:10px auto;max-width:560px;max-width:100%;"></a></p></td>
</tr>
<tr style="width: 100%;">
<td style="width: 50%; text-align: center;"><a href="https://retroblog.dariustred.it/settecento-istantanee/">Settecento istantanee</a>
<p><a href="https://retroblog.dariustred.it/settecento-istantanee/"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-1063 size-medium" src="https://retroblog.dariustred.it/wp-content/uploads/2017/06/darius-tred-retroblog-settecento-istantanee-560x219.jpg" alt="" width="560" style="display:block;margin:10px auto;max-width:560px;max-width:100%;"></a></p></td>
<td style="width: 50%; text-align: center;"><a href="https://retroblog.dariustred.it/la-clessidra/">La clessidra</a>
<p><a href="https://retroblog.dariustred.it/la-clessidra/"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-1206 size-medium" src="https://retroblog.dariustred.it/wp-content/uploads/2017/07/darius-tred-retro-blog-la-clessidra-560x219.jpg" alt="" width="560" style="display:block;margin:10px auto;max-width:560px;max-width:100%;"></a></p></td>
</tr>
<tr style="width: 100%;">
<td style="width: 50%; text-align: center;"><a href="https://retroblog.dariustred.it/una-storia-complicata/">Una storia complicata</a>
<p><a href="https://retroblog.dariustred.it/una-storia-complicata/"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-1502 size-medium" src="https://retroblog.dariustred.it/wp-content/uploads/2017/09/darius-tred-retroblog-una-storia-complicata-560x219.jpg" alt="" width="560" style="display:block;margin:10px auto;max-width:560px;max-width:100%;"></a></p></td>
<td style="width: 50%; text-align: center;"><a href="https://retroblog.dariustred.it/la-seconda-lettera/">La seconda lettera</a>
<p><a href="https://retroblog.dariustred.it/la-seconda-lettera/"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-1502 size-medium" src="https://retroblog.dariustred.it/wp-content/uploads/2017/09/darius-tred-retroblog-una-storia-complicata-560x219.jpg" alt="" width="560" style="display:block;margin:10px auto;max-width:560px;max-width:100%;"></a></p></td>
</tr>
<tr style="width: 100%;">
<td style="width: 50%; text-align: center;"><a href="https://retroblog.dariustred.it/potere-della-suggestione/">Il potere della suggestione</a>
<p><a href="https://retroblog.dariustred.it/potere-della-suggestione/"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-2056 size-medium" src="https://retroblog.dariustred.it/wp-content/uploads/2017/10/darius-tred-retroblog-il-potere-della-suggestione-560x219.jpg" alt="" width="560" style="display:block;margin:10px auto;max-width:560px;max-width:100%;"></a></p></td>
<td style="width: 50%; text-align: center;"><a href="https://retroblog.dariustred.it/dialogo-surreale/">Dialogo surreale</a>
<p><a href="https://retroblog.dariustred.it/dialogo-surreale/"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-2203 size-medium" src="https://retroblog.dariustred.it/wp-content/uploads/2017/12/darius-tred-retroblog-dialogo-surreale-560x219.jpg" alt="" width="560" style="display:block;margin:10px auto;max-width:560px;max-width:100%;"></a></p></td>
</tr>
<tr style="width: 100%;">
<td style="width: 50%; text-align: center;"><a href="https://retroblog.dariustred.it/i-fantasmi-di-don-abbondio/">I fantasmi di don Abbondio</a>
<p><a href="https://retroblog.dariustred.it/i-fantasmi-di-don-abbondio/"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-2411 size-medium" src="https://retroblog.dariustred.it/wp-content/uploads/2018/01/darius-tred-retroblog-i-fantasmi-di-don-abbondio-560x219.jpg" alt="Darius Tred, I fantasmi di don Abbondio" width="560" style="display:block;margin:10px auto;max-width:560px;max-width:100%;"></a></p></td>
<td style="width: 50%; text-align: center;"><a href="https://retroblog.dariustred.it/la-vera-storia/">La vera storia</a>
<p><a href="https://retroblog.dariustred.it/la-vera-storia/"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-2537 size-medium" src="https://retroblog.dariustred.it/wp-content/uploads/2018/03/blog-darius-tred-post-la-vera-storia-560x219.jpg" alt="" width="560" style="display:block;margin:10px auto;max-width:560px;max-width:100%;"></a></p></td>
</tr>
<tr style="width: 100%;">
<td style="width: 50%; text-align: center;"><a href="https://retroblog.dariustred.it/una-domanda-nella-notte/">Una domanda nella notte</a>
<p><a href="https://retroblog.dariustred.it/una-domanda-nella-notte/"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-3403 size-medium" src="https://retroblog.dariustred.it/wp-content/uploads/2019/01/darius-tred-blog-retroblog-pedro-albero-560x219.jpg" alt="" width="560" style="display:block;margin:10px auto;max-width:560px;max-width:100%;"></a></p></td>
<td style="width: 50%; text-align: center;"><a href="https://retroblog.dariustred.it/novantanove-anni/">Novantanove anni</a>
<p><a href="https://retroblog.dariustred.it/novantanove-anni/"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-4897 size-medium" src="https://retroblog.dariustred.it/wp-content/uploads/2020/04/darius-tred-blog-retroblog-illuminazione-560x219.jpg" alt="" width="560" style="display:block;margin:10px auto;max-width:560px;max-width:100%;"></a></p></td>
</tr>
<tr style="width: 100%;">
<td style="width: 50%; text-align: center;"><a href="https://retroblog.dariustred.it/elizabeth/">Elizabeth</a>
<p><a href="https://retroblog.dariustred.it/elizabeth/"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-3863 size-medium" src="https://retroblog.dariustred.it/wp-content/uploads/2019/06/darius-tred-blog-retroblog-fiamma-notte-560x219.jpg" alt="" width="560" style="display:block;margin:10px auto;max-width:560px;max-width:100%;"></a></p></td>
<td style="width: 50%; text-align: center;"><a href="https://retroblog.dariustred.it/conoscenze-perdute/">Conoscenze perdute</a>
<p><a href="https://retroblog.dariustred.it/conoscenze-perdute/"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-3899 size-medium" src="https://retroblog.dariustred.it/wp-content/uploads/2019/06/darius-tred-blog-retroblog-chiesa-nuvole-560x219.jpg" alt="" width="560" style="display:block;margin:10px auto;max-width:560px;max-width:100%;"></a></p></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<h2>Tutto questo per dire cosa?</h2>
<p>Sono quasi due anni che non scrivo nulla di Emme su questo mio blogghettino, gli stessi due anni di cui parlavo all’inizio. E in tutto in questo tempo ci siamo raccontati tante altre cose: discussioni, ipotesi, aneddoti, riflessioni. Per la gran parte si è trattato delle solite cose che “noi umani non possiamo neanche immaginare”. Che ve lo dico a fa’?<br>
Ma per una piccola parte no: ecco infatti un paio di curiosi raccontini.</p>
<table style="width: 100%; text-align: center;">
<tbody style="width: 100%;">
<tr style="width: 100%;">
<td style="width: 50%; text-align: center;">Una pianista nella notte<img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-7387 size-medium aligncenter" src="https://retroblog.dariustred.it/wp-content/uploads/2024/05/darius-tred-blog-retroblog-piano-560x219.jpg" alt="" width="560" style="display:block;margin:10px auto;max-width:560px;max-width:100%;"></td>
<td style="width: 50%; text-align: center;">Il tizio insonne<br>
<img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-7388 size-medium" src="https://retroblog.dariustred.it/wp-content/uploads/2024/05/darius-tred-blog-retroblog-tizio-insonne-560x219.jpg" alt="" width="560" style="display:block;margin:10px auto;max-width:560px;max-width:100%;"></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p><a href="https://amzn.to/3V7yVfO"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright wp-image-7386 size-medium" src="https://retroblog.dariustred.it/wp-content/uploads/2024/05/01_RaccontiRiemersi_Cover_eBook-560x855.jpg" alt="" width="560" style="display:block;margin:10px auto;max-width:560px;max-width:100%;"></a></p>
<p>C’è solo un piccolo dettaglio: i due raccontini qui sopra si possono leggere in questa modestissima raccolta di racconti disponibile su Amazon.</p>
<p>Ebbene sì: alla fine ce l’ho fatta a convincere Emme.<br>
Il quale ha formulato subito una frase di fervido incoraggiamento: “Ma chi vuoi che lo legga?”</p>
<p><a href="https://amzn.to/3V7yVfO"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright wp-image-4315 size-full" src="https://retroblog.dariustred.it/wp-content/uploads/2019/09/CompraSuAmazon.png" alt="" width="150" style="display:block;margin:10px auto;max-width:560px;max-width:100%;"></a></p>
<h2>Post Scriptum (un paio di mesi prima)</h2>
<p>Emme: “L’hai pubblicato o no?”<br>
Io: “Non ancora. Lo devo rileggere, ho trovato un paio di errori di battitura…”<br>
Emme: “Lasciali. Almeno si capisce che non è scritto con l’AI…”</p>
<p>Diavolo d’un Emme.</p>
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		<title>58</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Darius Tred]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 25 Feb 2022 23:40:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Editoria]]></category>
		<category><![CDATA[Scrittura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>E va bene: lo confesso. Mi è capitato di leggere un romanzo in questi ultimi tempi. L’ho lasciato a metà. Anzi: per la precisione, sono arrivato al 58%, visto che ho acquistato l’edizione digitale. E per arrivare a quel 58% ho fatto una gran fatica. Mi è rimasto impresso perché di tutti i libri che [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<a href="https://retroblog.dariustred.it/58-2/"><img width="150" height="150" src="https://retroblog.dariustred.it/wp-content/uploads/2018/03/darius-tred-blog-retroblog-scrittura-creativa-150x150.jpg" alt="58" align="left" style="margin: 0 20px 20px 0;max-width:100%;" /></a><p>E va bene: lo confesso. Mi è capitato di leggere un romanzo in questi ultimi tempi. L’ho lasciato a metà. Anzi: per la precisione, sono arrivato al 58%, visto che ho acquistato l’edizione digitale. E per arrivare a quel 58% ho fatto una gran fatica. Mi è rimasto impresso perché di tutti i libri che ho letto in vita mia è uno dei pochissimi che reputo irricevibile, per una serie di motivi che non sto a elencare. Alla fine, volendo ben guardare, è tutto soggettivo. E quindi penso che sia piuttosto inutile sviscerarne i punti deboli.</p>
<p>Ci sono però alcuni retroscena che vanno al di là del romanzo in questione. In merito a quest’ultimo, infatti, seguivo con un certo interesse anche la persona che si è occupata dell’editing e la persona che si è occupata della prima valutazione. E devo riconoscere un grande merito a questa lettura, pur lasciata a metà: mi ha consentito di bocciare queste due figure “professionali”. Dovrei scrivere le solite frasette di circostanza per scusarmi di quelle virgolette appese intorno alla parola “professionali”… Sì, insomma: le solite frasi del tipo che io non sono nessuno, che non voglio offendere le persone in questione eccetera eccetera. Ma l’ora è tarda e mi sono imposto di non divagare. Però, ecco, sappiate che queste due figure professionali sono professionisti nel senso stretto della parola: esercitano una professione e si fanno pagare (credo) non poco. Ora: che si facciano pagare, è anche giusto. Dopotutto, lavorano. Che lavorino bene, ecco, insomma. Parliamone.</p>
<p>Oggi, a distanza di mesi, continuo a seguire sui social questi due professionisti. E ogni volta che leggo i loro post (e i commenti entusiasti di tutti i loro follower…) continua a venirmi in mente il romanzo del 58% che pesa come un macigno sulla loro reputazione. Inutile dire che, se mai un giorno dovessi decidere di cercarmi un editor e un “valutatore” (non saprei come altro definire l’altra figura “professionale”…), di certo i loro nomi non saranno i primi a venirmi in mente.</p>
<h2>Il guru</h2>
<p>Tempo fa ho avuto l’ardire di provare a scrivere a un altro professionista del marketing scrittorio. Uno di quelli con le idee “vincenti”. Blog, profili social e post pieni zeppi di consigli, video, testimonianze. Un professionista con una squadra alle spalle. Una cosa mi ha colpito di questo tizio. Anzi: due.</p>
<p>La prima: ha risposto alla mia mail un’ora dopo che gli ho scritto. Per la precisione: 58 minuti dopo (ancora ‘sto 58…). Perbacco! Ma non era così impegnato e oberato di lavori, di progetti, di scrittori che segue per aiutarli a raggiungere il successo? Deve essere stata la mia giornata fortunata se ho beccato proprio quell’unica ora della settimana in cui era libero…</p>
<p>La seconda: nella sua risposta, il suo primo consiglio era quello di cambiare la copertina del mio libro perché non andava bene…”Guarda, nella mia squadra ci sono grafici che possono proporti copertine più efficaci”.</p>
<p>Accidenti, che efficienza, che professionalità! In soli 58 minuti ha già letto <del>il titolo</del> la sinossi del mio romanzo e analizzato al radar la copertina per capire che, no, non va assolutamente bene. Ci vuole una copertina più “efficace”.</p>
<h2>Qualche numero sull’efficacia</h2>
<p>Vabbè, mettiamo da parte il sarcasmo. Potrei anche accettare che la copertina del mio romanzo sia discutibile. Perché no? Non ne farei certo una questione di lesa maestà.</p>
<p>Però, ecco, da cosa dovrei dedurre che le copertine dei “grafici della tua squadra” siano più efficaci? Dalla grafica, si direbbe. Ma se la grafica è efficace, perché non guardiamo direttamente le recensioni? Ovviamente considerando la data di pubblicazione…</p>
<p>A questo punto potrei fare nomi e cognomi, per permettere a chiunque di andare a vedere le copertine “efficaci” che propone questo sedicente guru. Ma sarebbe antipatico. Limitiamoci quindi ai numeri: 4, 3, 12, 14, 9, 12, 6, 1. Sono le recensioni dei primi 8 autori citati nella pagina “Dicono di me”.<br>
Un po’ pochine, considerando il tempo che sono on-line i libri.<br>
Un po’ pochine considerando i soldi spesi.<br>
Io, con la mia copertina “che non va assolutamente bene” finora ho fatto 8 recensioni. Senza spendere un soldo.<br>
Cosa mi sfugge, esattamente? Non saprei.<br>
Comunque, per quei soldi, mi aspetterei almeno 50 recensioni nei primi 6 mesi.</p>
<p>Anzi: almeno 58. Così, giusto per dire un numero a caso.</p>
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		<title>Angeli, diavoli e trisavoli</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Darius Tred]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 Jul 2021 20:39:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Racconti]]></category>
		<category><![CDATA[Scrittura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Questa è una storia di diavoli, questa è una storia di trisavoli. E’ una storia di passioni e di emozioni, ma anche una storia di sottili apparenze, dove non tutto è come sembra, non tutto è come appare. Non vi è traccia di maligno, nulla di sinistro e di inquietante perché il diavolo, qui, è [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<a href="https://retroblog.dariustred.it/angeli-diavoli-e-trisavoli/"><img width="150" height="150" src="https://retroblog.dariustred.it/wp-content/uploads/2021/05/darius-tred-blog-retroblog-triangoli-fantasma-150x150.jpg" alt="Angeli, diavoli e trisavoli" align="left" style="margin: 0 20px 20px 0;max-width:100%;" /></a><p><em><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-3076" src="https://retroblog.dariustred.it/wp-content/uploads/2018/10/capolettera-uno.jpg" alt="" width="198" style="display:block;margin:10px auto;max-width:560px;max-width:100%;">Questa è una storia di diavoli, questa è una storia di trisavoli. E’ una storia di passioni e di emozioni, ma anche una storia di sottili apparenze, dove non tutto è come sembra, non tutto è come appare. Non vi è traccia di maligno, nulla di sinistro e di inquietante perché il diavolo, qui, è inteso nel senso più essenziale e innocuo del suo significato: “diavolo” è semplicemente colui – o ciò – che divide. La nostra vita, in un certo senso, è piena di diavoli: persone, eventi, circostanze ma anche occasioni, opportunità, sfide che ci mettono di fronte un bivio, costringendoci a una scelta. E questi diavoli dividono. Dividono sempre. Dividono ciò che sarà da ciò che potrebbe essere, ciò che è stato da ciò che non è stato. A volte ciò che ci divide è sotto il nostro controllo. Altre volte no. E il destino ce lo ricorda spesso. Il Destino stesso, in un certo senso, è un Diavolo: decide per noi. Divide per noi. Soprattutto decide – e divide – quando meno ce lo aspettiamo. Ma non tutto ciò che viene diviso rimane diviso per sempre. Questa è la mia storia. Come dicevo, una storia di diavoli, una storia che comincia quand…</em></p>
<p>Suonò il campanello. Elda fissò l’orologio sulla parete, infastidita più dalla brusca interruzione della sua vena creativa che dall’ora. Marcello era in anticipo. E non era un buon segno.<br>
“Ti prego! Vendimi il manoscritto. Sono disposto a coprirti di soldi…” supplicò appena entrato.<br>
Elda sospirò imbarazzata. Aveva sospettato subito che quel nuovo incontro richiesto da Marcello, il “grande scrittore”, non sarebbe stato facile: e vederlo entrare in ginocchio nel suo studio, con la faccia nascosta da un mazzo di rose rosse, era stato un autentico colpo. Voleva essere simpatico, lui. Cordiale, affabile, accattivante. Si aspettava che avrebbe tentato di ammorbidirla in tutti i modi. Ma quell’entrata così teatrale non aveva fatto altro che complicare le cose. Il contratto era chiaro.<br>
“Marcello. Il contratto parla chiaro” disse lei dando voce a quell’ultimo pensiero. “Io sono la tua ghost writer. Abbiamo concordato una trilogia e hai avuto i tuoi tre romanzi” rispose.<br>
“Ho bisogno del quarto! So che l’hai scritto.”<br>
Elda si morse il labbro per essersi fatta scappare quella mezza confidenza nell’incontro precedente. Quando la trilogia era ancora una trilogia.<br>
“Il quarto romanzo è inutilizzabile, ormai!” sbottò lei stizzita.<br>
“Posso aggiustare tutto”.<br>
“No. Lo sai che non puoi. Lo sai benissimo. E comunque anche questo è regolato dal contratto. Io sono la tua ghost. Una volta avuti i manoscritti, puoi farci quel che vuoi. Ogni responsabilità è tua. Nel bene e nel male. A me i soldi pattuiti, a te la ricchezza, la fama, i diritti. Tutto. Puoi farci quel che vuoi. Ora sei una star internazionale…”<br>
“Hai ragione, hai ragione. Abbiamo già discusso questo particolare. Ma l’ultimo romanzo della trilogia era troppo lungo e l’editore ha deciso di dividerlo in due parti…” <em>Dividerlo in due parti</em>, pensò Elda. <em>Diavolo d’un editore</em>.<br>
“…trasformando la trilogia in quadrilogia, ma sempre tre romanzi sono!” esclamò lei.<br>
“…è stato inevitabile. I costi di stampa, la distribuzione, milleseicento pagine erano troppe… lo sai come funziona.”<br>
“…fandonie! Sai benissimo che l’hanno diviso per incrementare le vendite. Si fanno più soldi con quattro romanzi, anziché con tre. E comunque non è questo il problema…” Elda si bloccò incredula. Marcello stava piagnucolando.<br>
“Lo so, lo so, lo so! Ho sbagliato tutto! Tutto!”<br>
Aspettò che si calmasse. Non voleva infierire troppo.</p>
<p>Marcello aveva commesso un errore madornale. Non solo aveva permesso che il terzo romanzo venisse diviso in due parti, ma aveva lasciato carta bianca all’editore, lasciando che il suo editor si occupasse di variarne il finale, stravolgendo così il senso di tutta la storia. Come se non bastasse, in quel dannato pasticcio erano stati invertiti alcuni ruoli dei personaggi. Il tutto senza che Marcello quasi se ne accorgesse, preso com’era dagli sviluppi di una possibile trasposizione televisiva. E ora le rotative di stampa giravano già a pieno ritmo.<br>
“La storia è sacra” riprese Elda. “Tu non la dovresti cambiare. Perché le mie storie, sono vere. Questo non è regolato dal contratto, ma fa parte delle tue responsabilità. Se decidi di cambiare la storia, ne subirai le conseguenze. Ma io non esisto. Sono solo la tua ghost. Anche volendo, non posso aiutarti.”</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-3077" src="https://retroblog.dariustred.it/wp-content/uploads/2018/10/capolettera-due.jpg" alt="" width="198" style="display:block;margin:10px auto;max-width:560px;max-width:100%;">Il mazzo di rose giaceva per terra scomposto. Marcello alla fine si era deciso ad andarsene. E finalmente Elda poté togliersi la maschera. <em>Che ironia</em>, pensò. <em>Una ghost writer costretta a usare la maschera.</em></p>
<p>I suoi clienti avevano sempre pensato che fosse un tantino eccentrica. Incontri solo nel suo studio, solo dopo mezzanotte, e lei sempre con questa maschera veneziana che la rendeva praticamente irriconoscibile. Ma era uno stratagemma a cui aveva deciso di non rinunciare più, dopo che l’ultimo scrittore prima di Marcello si era trasformato in uno stalker insistente, attratto più dalla sua bellezza che dai suoi romanzi. Era passata una vita. <em>Letteralmente</em>. E la vita che era “passata” era proprio la sua. Sembrava ieri. <em>Diavolo d’un Destino!</em></p>
<p>“Quando ti deciderai a dirglielo?”<br>
Federico era comparso alle sue spalle, dopo aver visto dalla finestra l’auto di Marcello svoltare lontana in fondo al viale. Aveva assistito a tutta la scena da dietro la libreria. E non gli era piaciuta per niente. La finta parete piena di libri nascondeva un piccolo antro con una poltrona, dove alcune fessure invisibili permettevano di tenere bene in vista gli incontri di Elda. Altro stratagemma “antistalker”. Federico aveva così potuto assistere alla sceneggiata di Marcello, percependo quel brivido d’imbarazzo che aveva provato la stessa Elda.<br>
Quella posa da cascamorto era davvero poco dignitosa, anche se gli aveva provocato una punta di gelosia, visto il noto fascino dello scrittore. Si era sempre chiesto se lo invitassero in tv più per il suo appeal, che per la sua bravura. E conosceva la risposta, dato che la “sua” bravura era in realtà bravura di Elda.<br>
“Il contratto parla chiaro, Federico. Tre romanzi. Punto. Io il quarto l’ho scritto perché la storia, in fondo, è mia, tengo i personaggi in punta di dita. La conosco, la sento. Diciamo che ho avuto bisogno di scriverla. L’ho fatto per me stessa. E poi, lo sai. Marcello sapeva già che esiste un quarto romanzo, mi sono tradita l’altra volta…”<br>
“Non mi riferivo a quello…” la interruppe lui.<br>
Elda lo fissò, in attesa che si spiegasse.<br>
“Dovresti dirgli che non sei solo una ghost writer…” proseguì Federico.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-3078" src="https://retroblog.dariustred.it/wp-content/uploads/2018/10/capolettera-tre.jpg" alt="" width="198" style="display:block;margin:10px auto;max-width:560px;max-width:100%;"></p>
<p>“Stai scherzando? Non mi tentare…” <em>Diavolo d’un Federico!</em><br>
“No, non sto scherzando” rispose. Ma lui scoppiò subito a ridere, tradendo la sua finta serietà in un amen.<br>
“E cosa dovrei dirgli, secondo te? Dovrei raccontargli la mia storia? Mi riderebbe in faccia…” riprese Elda.<br>
“Be’, se non altro, non se ne andrebbe via piagnucolando” disse lui, volgendo lo sguardo al viale fuori dalla finestra.<br>
“Siamo seri, per favore.”</p>
<p>Federico, che ora sedeva al posto di Marcello, fissò le rose rosse buttate sul pavimento. “Qui finisce male. Come l’altra volta”. Le aveva gettate Marcello prima di andarsene, con un ultimo gesto di stizza fin troppo plateale.<br>
Lei rimase per un attimo perplessa. Aveva captato subito l’allusione di Federico. Lo scrittore di allora, Andrea, aveva tentato di suicidarsi prima di finire la sua esistenza eroso dalla depressione. <em>E dai suoi diavoli</em>, ripensò Elda.<br>
“Avrebbe dovuto rimanere dov’era e continuare a fare il giornalista, se solo sua moglie non l’avesse convinto a intraprendere la carriera di scrittore… Diavolo d’una moglie”.</p>
<p>Si era chiesta a lungo, non senza sensi di colpa, se l’avergli fatto da ghost writer fosse stata la scelta giusta. Scelta sua o scelta di Andrea? In ogni caso, ad ogni elaborato consegnato, l’invidia di Andrea cresceva palpabile, finché la collaborazione non divenne un morboso rapporto di pericolosa sudditanza psicologica. <em>“Perché sei così brava a scrivere? Perché non sono bravo come te? Perché tu hai sempre idee così brillanti?”</em>. A volte sentiva riecheggiare ancora quelle domande nella sua mente, quando la sua vena creativa non le lasciava tregua.</p>
<p>Forse Andrea sarebbe ancora in vita se avesse avuto un’altra ghost writer.<br>
Forse lei stessa era stata un diavolo per lui? Aveva diviso la sua vita, dandole una direzione fatale?<br>
Tornò al suo lavoro.</p>
<p><em>Come dicevo, una storia di diavoli e di trisavoli. Dicono che quando stai per morire rivedi tutta la tua vita in pochi secondi. Non saprei dire se quello che ho visto io rappresentasse davvero tutta la mia vita ma di sicuro ho rivisto i momenti salienti, tutto ciò che è stato determinante, tutti i bivi incontrati, tutte le persone che mi hanno cambiata, tutti gli eventi che hanno determinato il corso della mia esistenza. Tutti i miei diavoli, insomma. E’ stata quella manciata di secondi in cui sono uscita di strada. Sentivo di rotolare rovinosamente verso il fondo della scarpata. Ogni botta, un fotogramma della mia vita. Un </em>diavolo<em>. Ma in quegli stessi istanti osservavo da lontano la mia auto accartocciarsi, rimbalzo dopo rimbalzo. Mi vedevo dentro ma ero già fuori. E prima che l’angoscia pulsante mi permettesse di capire realmente, ciò che stava accadendo era già accaduto. Il Destino, Diavolo per eccellenza, aveva già deciso. E aveva diviso. Diviso la mia anima, che osservava placida, dal mio corpo che giaceva immobil…</em></p>
<p>Il telefono prese a vibrare. Federico, ancora seduto di fronte a Elda, osservò il display. Il numero di Marcello. Ancora lui. Fissò Elda con uno sguardo interrogativo per capire cosa intendesse fare. Ma il telefono vibrò a lungo, senza risposta.<br>
“Dovresti deciderti a dargli il benservito una volta per tutte!” l’apostrofò lui. “O devo pensare che hai un debole per il grande scrittore?” Elda sorrise compiaciuta. Adorava la sua sottile gelosia.<br>
Si alzò e, lentamente, si sedette a cavalcioni in braccio a Federico. Lo abbracciò, appoggiando la fronte contro la sua, pronta a caricare il momento con tutta la sua fisicità femminile. Non avrebbe mai smesso di ricordargli che, nonostante la sua singolare condizione, era ancora in qualche modo viva. <em>Presente</em>.</p>
<p>Federico le baciò la lieve cicatrice che aveva sulla guancia, altro motivo per cui Elda indossava la maschera nei suoi incontri. Un ricordo dell’incidente. Non ne era uscita sfigurata ma, insomma, il segno era rimasto. E, benché la trovasse sexy, quel segno ricordava a entrambi il tragico evento.<br>
Nulla era più come prima.<br>
Erano sposati da meno di un anno e, come tutti gli sposini, avevano grandi sogni.<br>
Qualche viaggio esotico, una casa più spaziosa, grandi prospettive di carriera. Una famiglia.</p>
<p>Poi l’incidente, a spezzare tutto quanto. Ma, nonostante tutto, erano ancora insieme. Ed era quello che contava più di ogni altra cosa. Ogni volta che si abbracciavano forte, lo ricordavano entrambi. Ma quella tragica fine era stata anche un insperato inizio. Elda sapeva che le sue storie erano così avvincenti e potenti proprio perché reali.<br>
<em>Le vedeva</em>.<br>
Certo, non erano storie di quella realtà. Appartenevano a quella sorta di dimensioni immaginarie che lei vedeva nel suo girovagare per i meandri delle realtà parallele, realtà che spesso erano il passato di quella vita reale che aveva abbandonato, prematura, dopo l’incidente. Dio, quante storie! Quante verità sepolte dalle apparenze, quante anime che reclamavano giustizia. Le vicende di cui scriveva erano così ricche di particolari che, quando decideva di scriverle, ne usciva sempre quella formidabile essenza magica, quell’alchimia che rendeva così vividi e ben congegnati i suoi intrecci.</p>
<p>L’incidente, oltre ad aver stravolto le loro vite, le aveva portato quel dono. O quella maledizione. Anche se in realtà tutto aveva avuto inizio con quell’incontro, al quale tornava spesso con la mente.</p>
<p>Si era ritrovata improvvisamente a camminare su un prato di montagna sotto un magnifico cielo irreale: di fronte a lei un tramonto, alle sue spalle un’alba. Tre soli e quattro lune, qualche stella che tentava di farsi spazio in mezzo a grandi e imponenti nuvole sopra la sua testa. Nuvole gonfie, grigie, blu, e un temporale che scricchiolava loro dentro. Uno scenario incredibile, fatto di giorno e notte insieme, di calma e tempesta. Di fine e inizio.<br>
“Benvenuta, Elda.”<br>
Si voltò e si accorse di non essere sola.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-3079" src="https://retroblog.dariustred.it/wp-content/uploads/2018/10/capolettera-quattro.jpg" alt="" width="198" style="display:block;margin:10px auto;max-width:560px;max-width:100%;">Una quercia secolare si era materializzata al suono di quella voce, e sotto, seduto a un tavolo di legno massiccio, stava lui. Una figura sorridente, biancovestita, con una barba chiara, incolta ma ordinata. Scriveva su fogli utilizzando uno stiletto appuntito ricavato sapientemente da un ramoscello, col quale attingeva da una ciotola di legno impregnata di rosso. Accanto, una tavolozza da pittore era coperta da more, lamponi, mirtilli, tutti pigiati: l’inchiostro della stessa ciotola.<br>
Sull’altro lato del lungo tavolo, un po’ tondo, un po’ arcuato, tre figure concentrate su una strana scacchiera esagonale, impegnate in una partita a scacchi a tre, ciascuno con i propri pezzi. Accanto al tavolo un pianoforte e una donna che vi suonava piacevoli melodie.<br>
“Dove sono?” disse Elda.<br>
“Dove non dovresti essere” rispose l’uomo senza distogliere lo sguardo dalla sua scrittura.<br>
“E tu chi sei?” domandò lei. L’uomo sorrise divertito.<br>
“Sono Guglielmo. Scrivo storie. E sto scrivendo la tua.”</p>
<p>Notava in lui un che di familiare, qualcosa che le ricordava il nonno.<br>
“Siamo i tuoi trisavoli” disse indovinando il suo pensiero.<br>
Stupefatta, Elda osservò quella scena con occhi nuovi. Le tre figure intente a giocare a scacchi, la donna che leggiadra suonava il pianoforte. Davvero erano tutti suoi antenati?<br>
“Sosteniamo il tuo destino” aggiunse Guglielmo.<br>
“…il mio destino? E allora cosa ci faccio qui?” rispose lei impulsiva.</p>
<p>Guglielmo fissò l’orizzonte quasi a cercare una risposta nelle nuvole. Poi stese una mano e quel prato immenso, come per magia, si popolò di alberi maestosi a perdita d’occhio. Ogni albero, un tavolo. Ogni tavolo uno scrittore e figure chine su scacchiere esagonali. L’aria si riempì di un’armonia di musiche di pianoforte.<br>
“Moltissimi di voi possiedono un albero…” disse Guglielmo.<br>
Elda guardò stranita quello scenario.<br>
“Che fanno? Perché giocano a scacchi? E perché suonano?”<br>
Guglielmo sorrise.<br>
“Non stanno giocando a scacchi” rispose. “Stanno osservando le mosse”.<br>
Elda guardò con attenzione la curiosa scacchiera esagonale che vedeva lì vicino.</p>
<p>Su di essa erano disposti tre gruppi di pezzi ma si accorse che non erano normali pezzi da scacchiera.<br>
Avevano le forme più insolite, ma soprattutto, di tanto in tanto si muovevano da soli, come mossi da forze invisibili. I suoi tre antenati non parevano percepire la sua presenza, presi com’erano a osservare con attenzione l’evolversi di quello strano gioco. Ogni qualvolta un pezzo si muoveva improvvisamente, essi rispondevano saltuariamente con una contromossa.<br>
“Chi muove i pezzi?” chiese Elda.<br>
“Il destino. Nel bene e nel male. E loro cercano di sostenerlo. O di ostacolarlo.”<br>
“Non capisco…”<br>
“Non lo puoi capire.”<br>
“Cosa significano quei pezzi? Perché sono divisi in tre gruppi?”<br>
“La scacchiera rappresenta il tempo. Il tuo presente. Il tuo passato. E il tuo futuro. Finché siete in vita non potete capire, né percepire questo equilibrio. Vivete in un mondo tridimensionale e pensate che il tempo sia una linea retta. Ma in verità le dimensioni sono sei e il tempo è circolare…” proseguì Guglielmo. “E’ una sorta di spazio esadimensionale. E’ molto complesso da capire, ma qualcuno di voi ci sta arrivando: lo chiamate spazio di Calabi-Yau.”</p>
<p>In quel momento, la musica del pianoforte si fece più profonda e sembrò dettare un cambio di ritmo: la scacchiera prese a ruotare lentamente su se stessa e i tre antenati, forse abituati a quella regola periodica, aspettarono che terminasse quel movimento per poi ritrovarsi di fronte il bordo fino a poco prima limitrofo, con i relativi pezzi disposti.<br>
“Che succede?”<br>
“Ogni volta che ruota la scacchiera, il tuo destino sta cambiando. Ecco che compaiono tre nuovi pezzi” spiegò Guglielmo. Il centro dello scacchiere si illuminò d’una breve luce intensa. “In realtà è un singolo pezzo, proiettato nel tuo passato, nel tuo presente e nel tuo futuro. Un nuovo evento, una nuova persona, una sfida. Sono momenti in cui devi fare delle scelte. A volte sono scelte che dividono le tue linee del tempo. E noi cerchiamo di unirle, se possiamo.”<br>
Elda, per quanto stupefatta da quelle rivelazioni, scoppiò in un pianto dirotto: poter osservare tutto ciò con distacco le aveva improvvisamente ricordato che la sua vita doveva essere finita. Guglielmo le posò delicatamente una mano sulla spalla, quasi a confermare quel suo ultimo pensiero.<br>
“…dunque… è finita?”</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-3080" src="https://retroblog.dariustred.it/wp-content/uploads/2018/10/capolettera-cinque.jpg" alt="" width="198" style="display:block;margin:10px auto;max-width:560px;max-width:100%;"> Elda piangeva. Il suo pensiero andò a Federico.<br>
Guglielmo non rispose subito a quella domanda.<br>
“Il destino a volte è crudele” disse poi. “Impone scelte. Tuttavia puoi decidere se proseguire o tornare indietro.”</p>
<p>A quelle parole, oltre gli alberi prese vita un bosco maestoso, il cui limitare copriva un pendio che saliva dolcemente oltre le nuvole.<br>
“Se vuoi, il buon Dio è in quel bosco, da qualche parte oltre le nuvole… Ma ti avverto: se decidi di proseguire non potrai più tornare indietro.”<br>
“…si può tornare indietro?”</p>
<p>Guglielmo chinò il capo di lato, con un sorriso indecifrabile.<br>
“Si può tornare indietro…” confermò ripetendo le sue parole. “Ma è davvero questo che vuoi? Niente sarà più come prima. La tua anima è entrata in contatto con il dominio dell’energia. E ciò ti ha aperto tutti i canali.”<br>
A quelle parole enigmatiche, Guglielmo cercò di spiegarsi allargando le braccia e indicando gli alberi, il pendio, il bosco davanti a loro.</p>
<p>“Tutto questo è energia. La vita è energia, l’amore è energia. Il destino! E’ energia. Pochi di voi sono tornati indietro. E lo ricordano come un paradiso. Ma poiché vi siete avvicinati molto al vostro Albero della Conoscenza…” proseguì indicando la quercia “…avete acquisito inconsapevolmente molte risposte. Tornando indietro potreste dominare molte scienze, potreste avere il pieno dominio di molte arti. Se lo farete con saggezza, potrete tornare qui un giorno. In ogni caso, niente sarà come prima. Dunque, è davvero questo quel che vuoi?” ripeté Guglielmo.<br>
Elda piangeva. Non aveva ben chiaro il senso di quelle parole.<br>
“Voglio tornare da Federico” rispose sincera. Era tutto quello che voleva.<br>
“Lo stavo per scrivere…” disse lui, come se conoscesse già la risposta. “Potrai tornare presto.”<br>
Si avvicinò a lei, etereo, i tratti vibranti, vividi ma allo stesso tempo indefiniti. Con un ultimo caldo sorriso le asciugò le lacrime, accarezzandole la guancia.</p>
<p>Fu in quel momento che finì tutto.<br>
Il dolore della cicatrice, toccata dalla carezza di Guglielmo, la riportò di colpo nel giardino di casa, di nuovo sotto un albero. Era notte. Di fronte a lei, seduto sotto il pergolato, Federico con gli occhi sgranati.<br>
Come se avesse visto un fantasma.<br>
Solo dopo capì di esserlo diventata <em>veramente</em>.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-3081" src="https://retroblog.dariustred.it/wp-content/uploads/2018/10/capolettera-sei.jpg" alt="" width="198" style="display:block;margin:10px auto;max-width:560px;max-width:100%;">L’incontro con Guglielmo doveva essere stato il suo coma, quei tre giorni prima della morte. Tre giorni d’inferno in cui Federico aveva temuto il peggio.<br>
Le raccontò la sua angoscia, la sua disperazione, le sue lacrime. Poi non ci fu più nulla da fare. Il peggio era arrivato: morte cerebrale.<br>
Elda, a quelle parole, si era chiesta quanto potesse essere davvero durata quella conversazione sotto la quercia. Per Federico era seguito un lugubre mese dissoluto. Quindi quell’incontro con Guglielmo, di qualunque natura fosse stato, era avvenuto fuori dalla realtà e fuori dal tempo.<br>
Un’esperienza di pre-morte?</p>
<p>Impossibile saperlo. Ma era accaduto <em>realmente</em>.<br>
E in qualche modo Elda era tornata. Tornata tra le braccia di Federico. La vita non era più la stessa. L’aveva avvertita, Guglielmo. Il suo corpo, se così poteva chiamarlo, era diventato energia pura: solo l’amore, anch’esso energia, le conferiva una certa fisicità. E solo accanto a Federico poteva sentirsi più presente, poteva abbracciare e sentirsi abbracciata. I giorni che seguirono la notte del suo ritorno erano stati i più difficili e surreali.</p>
<p>Federico ed Elda fecero molta fatica a non perdere il contatto con la realtà e avevano capito che non potevano più stare lì a vivere. Troppe persone avrebbero fatto troppe domande. In pochissimo tempo Elda sarebbe diventata un caso mediatico senza precedenti: come poteva spiegare il suo ritorno? Come spiegare il suo nuovo status? La sua anomala esistenza sarebbe diventata presto ingombrante, sollevando questioni inspiegabili per il mondo della scienza e per le grandi autorità religiose. Si sarebbe sentita presto la causa di crisi di certezze, le credenze consolidate sarebbero state messe a dura prova minando la fiducia della gente comune, fino a innescare, forse, destabilizzazioni sociali. Quegli stessi pensieri, così lucidi, profondi e al limite della chiaroveggenza, l’avevano stupita. Facevano forse parte di quanto predetto da Guglielmo?<br>
<em>“Potreste dominare molte Scienze, potreste avere il dominio di molte Arti”</em>. In una parola: la Conoscenza.<br>
<em>“Niente sarà come prima”</em>.<br>
Molto meglio sparire, allora. In tutti i sensi. E Federico, che aveva condiviso fin da subito quei suoi pensieri ascoltando più volte il racconto del singolare incontro con Guglielmo, era pronto a tutto. Anche a trasferirsi altrove, se necessario. Era pronto a sparire con lei, pronto a ricominciare in qualche modo una nuova vita.<br>
Non era la vita che avevano sognato. Ma in fondo cosa importava? Se il destino li avesse davvero divisi per sempre, la loro vita sarebbe stata comunque diversa. Ora, oltre all’amore ritrovato, Elda sentiva una nuova energia che l’animava, l’energia della verità, delle storie che solo i suoi occhi di fantasma le permettevano di vedere. Vedeva vicende, percepiva passioni, sentiva echi, incontrava anime vaganti. E sentiva il forte impulso di scrivere le loro storie, quasi temendo che svanissero per sempre.</p>
<p>E quale migliore soluzione se non quella di fare la ghost writer?<br>
Quand’era in vita era decisamente abile a scrivere. Sapeva il fatto suo. Ora le sue storie erano potenti.<br>
Solo doveva gestire gli scrittori. Ma in questo l’aiutava Federico. E, in fondo, era molto più bravo di lei.</p>
<p>Questa era dunque la sua nuova vita. Un giorno avrebbe dovuto scrivere anche la sua, di storia.<br>
Ma forse la stava già scrivendo Guglielmo, da qualche parte sotto la sua quercia.<br>
Con un vivido inchiostro di more e lamponi.</p>
<p> </p>
<p><a href="http://retroblog.dariustred.it/category/racconti/"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-3677 size-full" src="https://retroblog.dariustred.it/wp-content/uploads/2019/03/darius-tre-racconti-banner.jpg" alt="Darius Tred - Tutti i racconti" width="300" style="display:block;margin:10px auto;max-width:560px;max-width:100%;"></a> <a href="https://paypal.me/dariustred/0.45" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-3679 size-full alignright" src="https://retroblog.dariustred.it/wp-content/uploads/2019/03/darius-tred-offrimi-un-caffe.jpg" alt="Darius Tred - Offrimi un caffé" width="300" style="display:block;margin:10px auto;max-width:560px;max-width:100%;"></a></p>
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		<title>Deficienze</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Darius Tred]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 25 Jun 2021 20:59:19 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Anno Domini 2021. In sei mesi sono cambiate parecchie cose nel mio piccolo mondo. Per chi volesse aggiornare il proprio elenco di “Cose di cui non me ne frega niente”, può annotare quanto segue: ho dovuto cambiare lavoro dopo 15 anni, ho dovuto acquistare due auto in una settimana e, ebbene sì, ho dovuto fare [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<a href="https://retroblog.dariustred.it/deficienze/"><img width="150" height="150" src="https://retroblog.dariustred.it/wp-content/uploads/2018/03/darius-tred-blog-retroblog-scrittura-creativa-150x150.jpg" alt="Deficienze" align="left" style="margin: 0 20px 20px 0;max-width:100%;" /></a><p>Anno Domini 2021. In sei mesi sono cambiate parecchie cose nel mio piccolo mondo. Per chi volesse aggiornare il proprio elenco di “Cose di cui non me ne frega niente”, può annotare quanto segue: ho dovuto cambiare lavoro dopo 15 anni, ho dovuto acquistare due auto in una settimana e, ebbene sì, ho dovuto fare i conti con il signor Coviddi proprio durante il periodo “ostico” di preavviso. Non è stata una passeggiata: il culmine l’ho vissuto la settimana di Pasqua. Un’autentica settimana di passione tra antibiotico, cortisone e punture di eparina, per poi “morire” il venerdì santo.<br>
Erano le tre del pomeriggio, mi hanno detto. E si fece buio su tutta la terra.</p>
<p>Poi però sono risorto. Tre giorni dopo. Ed ero in buona compagnia, con qualche dolore al costato, segni evidenti (non di chiodi da crocifissione, ma di punturine qua e là intorno all’ombelico…). Con l’umore intatto e la consueta deficienza scrittoria, come si può capire da queste righe goliardiche appena buttate giù.</p>
<h2>Deficienze visive</h2>
<p>A proposito di deficienza, ho vinto una gita dall’ottico dopo che l’oculista, inarcando il sopracciglio, mi ha velatamente consigliato di mettere gli occhiali. “Che mestiere ha detto che fa?” Che mestiere faccio? Intendo dire: lo so benissimo che mestiere faccio, ma non è esattamente uno di quelli che si spiegano in due parole. “Lavoro sul pc tutto il giorno”. Il che sta bene anche per il mio Ego, che si ostina a credere di essere uno scrittore.</p>
<h2>Deficienze scrittorie</h2>
<p>In mezzo a questi sei mesi vissuti pericolosamente, il mio blogghettino ha accumulato due dita di polvere e qualche ragnatela, non più letto nemmeno da quelle quattro persone che lo leggevano con una certa assiduità, vale a dire Io, il Sottoscritto, Me Medesimo e Darius. Le propaggini dei miei quattro neuroni, insomma, le quali, riuscendo ancora a interagire in maniera scomposta, mi confermano che almeno la mia deficienza cerebrale è rimasta intatta.</p>
<h2>Dove eravamo rimasti?</h2>
<p>Non eravamo rimasti, a dirla tutta. Rispolverando i miei appunti digitali ho riesumato la bellezza di quattro storie in stato di abbandono. Un <strong><a href="https://retroblog.dariustred.it/mezzo-libero-racconto/" rel="noopener">mezzo libero racconto</a></strong>, tanto per cominciare. Non era male. O meglio: mi aveva preso abbastanza, tanto da scrivere una seconda parte. La storia è rimasta comunque incompiuta, tuttavia continua a esercitarmi un certo fascino. <strong><a href="https://retroblog.dariustred.it/un-incipit-anno/" rel="noopener">Vite sospese</a></strong>, per dirne un altro. Questo però è rimasto solo un incipit. <strong>La tartaruga oltre il varco</strong>, fermo ancora a Monaco di Baviera dopo 200 pagine intense. Ma questo non lo conosce nessuno. E <strong>La sfera di ghiaccio</strong>? E’ il seguito dei <strong><a href="https://blog.dariustred.it/misteri-di-ghiaccio/" target="_blank" rel="noopener">Misteri di ghiaccio</a></strong>. Avete presente quel romanzetto di cui tutti mi dicono “Ma è finito così??” (No). Be’, insomma: quel romanzetto lì non è finito così.<br>
Ah! E poi ho un nuovo racconto al fulmicotone di <strong><a href="https://retroblog.dariustred.it/tag/emme-di-ti/" target="_blank" rel="noopener">Emme</a></strong>. Il buon vecchio Emme. Lui non lo sa, ma questo è solo un dettaglio.</p>
<p>(…avevo detto “quattro storie”?).</p>
<h2>Un’idea balzana</h2>
<p>…finché a un certo punto, l’altra notte non mi è venuta un’idea delle mie. Perché non pubblicare un libro di racconti incompiuti dedicato a scrittori assediati dal morbo del blocco dello scrittore? Non un libro per lettori ma un libro per scrittori. Io comincio le storie e qualcun altro le finisce.</p>
<p>Avrei già pronto il titolo: “E’ ora di finirla”.</p>
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		<title>Riflessione distopica</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Darius Tred]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 May 2020 05:45:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Lettura]]></category>
		<category><![CDATA[Scrittura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Mi è capitato tra le mani un romanzo molto accattivante. Ambientato più o meno nel 3000, in pieno… Medioevo. Non entrerò nel merito della trama per evitare di bruciare il gusto della lettura qualora qualcuno volesse andare a leggerselo. Anzi: non rivelerò nemmeno il titolo. Facciamo che ne parlerò in privato, se qualcuno decidesse di [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<a href="https://retroblog.dariustred.it/riflessione-distopica/"><img width="150" height="150" src="https://retroblog.dariustred.it/wp-content/uploads/2018/03/darius-tred-blog-retroblog-scrittura-creativa-150x150.jpg" alt="Riflessione distopica" align="left" style="margin: 0 20px 20px 0;max-width:100%;" /></a><p>Mi è capitato tra le mani un romanzo molto accattivante. Ambientato più o meno nel 3000, in pieno… Medioevo. Non entrerò nel merito della trama per evitare di bruciare il gusto della lettura qualora qualcuno volesse andare a leggerselo. Anzi: non rivelerò nemmeno il titolo. Facciamo che ne parlerò in privato, se qualcuno decidesse di contattarmi via e-mail. L’autore, una firma di caratura internazionale, ha giocato molto bene con gli eventi, mischiando le carte in tavola. E lo ha fatto direi “quasi” alla perfezione.</p>
<h2>Perché “quasi”</h2>
<p>Tutto ruota attorno a un evento accaduto nel 2025, quindi, secondo i tempi del romanzo, in un passato abbastanza remoto. Non ha importanza di quale evento si tratti (come detto, non anticipo nulla) tuttavia mi son chiesto se l’effetto “wow” non sia dovuto al fatto che il lettore, in questo caso il sottoscritto, si trovi a vivere proprio qualche anno prima del 2025. Il romanzo è ben strutturato e gioca bene con le epoche: in pratica in quel futuro remoto (anno 3000) parlano dell’Antichità che è il nostro presente (2020), poco prima dell’evento X, per noi praticamente imminente.<br>
Il tutto con analogie ed effetti molto ben costruiti e che contribuiscono in modo deciso a creare quell’effetto “wow”, tanto che mi son detto che questo romanzo dovrò farlo leggere a mia figlia quando sarà grande.</p>
<h2>Dubbi</h2>
<p>E da qui sono nati i miei dubbi: ho detto “mia figlia” ma il discorso vale per qualsiasi lettore del futuro. Ho pensato che un lettore in erba, ora alle scuole elementari, che non avrà grande memoria di quest’epoca pur vivendola già in prima persona, potrà godere di una lettura simile non prima dei 25 anni, vale a dire dal 2035 in poi.</p>
<p>Ma potrà davvero apprezzarla? Ho provato a mettermi nei panni di questi lettori del futuro: nel 2035 leggo un romanzo distopico, ambientato nel 3000, che ruota attorno a un evento accaduto 10 anni prima rispetto al momento in cui sto leggendo (se sono nel 2035, il 2025 è passato da dieci anni…). Insomma: per apprezzare la trama dovrei ricordarmi (o sapere) com’era il mondo nel 2025, tenendo presente che l’autore (nel 2020) ha scritto immaginando questo 2025 come suo prossimo futuro ormai alle porte. Futuro che al momento della lettura (sto ipotizzando di essere un lettore del 2035), è passato da dieci anni…</p>
<h2>Che groviglio!</h2>
<p>Per i lettori del futuro, molto probabilmente questo effetto “wow” non ci sarà, a meno che non siano professori di storia o studiosi ben istruiti. E mi sto chiedendo se addirittura tutta la comprensione della trama (quindi non solo l’effetto “wow”…) non vada a compromettersi sempre più, con il passare del tempo.</p>
<p>Per ora mi leggo il romanzo.<br>
Come lettore lo trovo molto godibile.<br>
Come scribacchino lo trovo prezioso: vale la pena scrivere un romanzo distopico? Onestamente non ci ho mai pensato, ma se mai un giorno dovessi accarezzarne l’idea credo che sarà inevitabile pensare a questa lettura e, soprattutto, a pensare ad essa come a una lettura con la data di scadenza.</p>
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		<title>Non-regola di scrittura</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Darius Tred]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 05 Mar 2020 10:35:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scrittura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Spesso ho la vaga sensazione che ci sia un amore spassionato per i decaloghi. Di qualsiasi argomento si tratti, esiste un articolo, un post, un qualcosa dal titolo “7 modi per…”, “Le 8 migliori…” cose per, “6 ricette vincenti per”. Ok: non sono propriamente decaloghi ma in sostanza il numero attira. E credo sia abbastanza [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<a href="https://retroblog.dariustred.it/non-regola-di-scrittura/"><img width="150" height="150" src="https://retroblog.dariustred.it/wp-content/uploads/2018/01/darius-tred-blog-retroblog-consigli-scrittura-150x150.jpg" alt="Non-regola di scrittura" align="left" style="margin: 0 20px 20px 0;max-width:100%;" /></a><p>Spesso ho la vaga sensazione che ci sia un amore spassionato per i decaloghi. Di qualsiasi argomento si tratti, esiste un articolo, un post, un qualcosa dal titolo “7 modi per…”, “Le 8 migliori…” cose per, “6 ricette vincenti per”. Ok: non sono propriamente decaloghi ma in sostanza il numero attira. E credo sia abbastanza risaputo, tanto che c’è un’intera psicologia dei numeri, e varie teorie su come essi influiscano sulla nostra vita quotidiana.</p>
<h2>La scrittura non fa eccezione</h2>
<p>Anche in questo ambito pare esistano un sacco di regole “per”, regole che spesso s’imparano prima e meglio delle regole grammaticali <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f61b.png" alt="😛" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> .</p>
<p>Regole e persino corsi di scrittura creativa, magari tenuti da chi non ha mai scritto per davvero. Peccato che spesso i capolavori siano tali proprio perché infrangono qualche schema.<br>
Mentre i successi, guarda un po’ che coincidenza, arrivano dopo aver spezzato una qualche continuità (noia?) precedente.<br>
Ma allora… non è che… l’unica regola… è una non-regola?</p>
<h2>Non-regola</h2>
<p>Ho provato una nuova ebbrezza scrittoria, ultimamente: scrivere come se mai nessuno ti dovesse leggere.<br>
Che non significa esattamente scrivere a briglia sciolta.<br>
Non significa nemmeno scrivere di getto.</p>
<p>Ci ha rimesso un po’ il mio blog, che ha fatto un po’ di polvere in questi mesi. Ma bisognerebbe provarci più spesso: scrivere come se mai nessuno ti dovesse leggere. A volte è liberatorio, quasi terapeutico.</p>
<p>Sembra che cadano pesanti veli di ansia, quella tipica ansia da prestazione. Ed è anche un po’ irriverente, quasi provocatorio: è un po’ come fregarsene totalmente del lettore, di quello che potrebbe pensare, di ciò che potrebbe capire. O fraintendere. Se scrivi come se nessuno ti dovesse leggere, in un certo senso il lettore scompare dal tuo orizzonte. E con lui tutte le sue aspettative. Rimani quindi solo con le tue, di aspettative. Naturalmente mi riferisco alle aspettative legate alla scrittura, aspettative con le quali potrebbe essere più facile conviverci, così da alleggerire il peso della scrittura stessa.</p>
<h2>E il lettore?</h2>
<p>Mi capita spesso di imbattermi in letture che non sono perfette da diversi punti di vista. Ma ci sono diversi tipi di imperfezione. Quando, come lettore, percepisco quel tipo di imperfezione dovuta al fatto che chi ha scritto ha scritto come “se mai nessuno dovesse leggere”, scatta una specie di scintilla benevola, una sorta di complicità grazie alla quale si abbassano le aspettative di lettura.</p>
<p>Si instaura una sorta di confidenza tra chi scrive e chi legge, quasi un clima da confessionale, dove si è disposti ad ascoltare (leggere) di tutto senza badare troppo a forma, contenuto, modalità, senza badare alle imperfezioni.</p>
<p>Ed emerge la storia. In tutta la sua essenza.<br>
Forse in tutta la sua potenza.</p>
<h2>Libertà</h2>
<p>Regole o non-regole, per scrivere bene abbiamo bisogno di libertà.<br>
Alla fine, se la scrittura è una forma d’arte, perché non dovrebbe godere di certe libertà tipiche dell’arte ?</p>
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		<title>L&#8217;eco del racconto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Darius Tred]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Feb 2020 13:24:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Di tutto di più]]></category>
		<category><![CDATA[Scrittura]]></category>
		<category><![CDATA[Meme e antimeme]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tempo fa qualcuno, scrivendo, ha cominciato a giocare con l’eco mettendo per iscritto alcuni ricordi. Poco dopo ho provato a giocare con l’eco dell’eco. A farne le spese, un racconto di Barbara … 😛 Questa cosa dell’eco – o meglio: dell’eco dell’eco –  comincia a piacermi. Sarà perché non sai mai come va a finire. [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://retroblog.dariustred.it/leco-del-racconto/">L&#8217;eco del racconto</a> sembra essere il primo su <a href="https://retroblog.dariustred.it">Darius Tred Retro Blog</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<a href="https://retroblog.dariustred.it/leco-del-racconto/"><img width="150" height="150" src="https://retroblog.dariustred.it/wp-content/uploads/2019/07/darius-tred-blog-retroblog-staccionata-autunno-150x150.jpg" alt="L&#8217;eco del racconto" align="left" style="margin: 0 20px 20px 0;max-width:100%;" /></a><p>Tempo fa qualcuno, scrivendo, ha cominciato a giocare con l’eco mettendo per iscritto <strong><a href="http://trentunodicembre.blogspot.com/search/label/mini-RACCONTI" target="_blank" rel="noopener noreferrer">alcuni ricordi</a></strong>.<br>
Poco dopo ho provato a giocare con <strong><a href="http://retroblog.dariustred.it/leco-delleco/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">l’eco dell’eco</a></strong>. A farne le spese, <strong><a href="https://www.webnauta.it/wordpress/eco-rispose-racconto/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">un racconto di Barbara</a></strong> … <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f61b.png" alt="😛" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /><br>
Questa cosa dell’eco – o meglio: dell’eco dell’eco –  comincia a piacermi.<br>
Sarà perché non sai mai come va a finire. Oppure… sarà perché è una cosa non richiesta… <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f61b.png" alt="😛" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /></p>
<p>Lo scopo del gioco, a cui probabilmente mi diverto solo io, è quello di <del>distorcere</del> riscrivere un testo.<br>
Come già detto, la questione non è riscrivere meglio o peggio, ma riscrivere con il proprio stile e osservare le differenze che emergono. Potrebbe sembrare un esercizio vuoto e fine a se stesso, ma mi aiuta a capire meglio certi miei connotati stilistici e, perché no, magari evidenzia anche i connotati stilistici di chi ha scritto il testo originale.</p>
<p>La vittima di questo giro è <strong><a href="https://iraccontidelleragazze.wordpress.com/2020/01/28/la-ragazza-alla-finestra/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">La ragazza alla finestra</a></strong>, racconto di <strong><a href="http://trentunodicembre.blogspot.com/2020/01/il-racconto-del-racconto.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Marina</a></strong>.</p>
<blockquote><p>Quando Martino la vide, poco dopo la mezzanotte, ebbe un sussulto: era certo che fosse Simona.<br>
Il profilo di Simona. I capelli neri di Simona. Gli stessi occhi di Simona. Ma non era Simona.</p>
<p>Non poteva essere Simona. Valigia in mano, se n’era andata una mattina di fine marzo.<br>
“Parto per Londra”, aveva detto. “Parto con John”.<br>
<em>John? Ma non era soltanto l’ “amico” inglese?</em><br>
Martino ricordava bene quella mattina. Era il giorno del suo compleanno.<br>
“Ah… auguri.”<br>
Chiusa la porta, Simona l’aveva piantato così.</p>
<p>Martino ritornò con il pensiero a quella donna che ora aveva di fronte. Seduta alla finestra del pianoterra, non l’aveva mai notata. Eppure non era la prima volta che Martino faceva quel tragitto. Anche quella sera stava andando a buttare le solite bottiglie di vino, le uniche amiche frivole a cui poteva chiedere di rammendare gli strappi della solitudine. Con passo incerto, attraversò la strada per avvicinarsi alla campana di raccolta del vetro, posta di fianco al cassonetto. Cercò di infilarvi dentro le bottiglie con cautela ma il rumore fu inevitabile. Il lancio aveva prodotto una deflagrazione tale che avrebbe potuto svegliare l’intero vicinato. Si voltò per tornare sui suoi passi e incrociò lo sguardo della ragazza il cui biasimo lo fece sentire come un vagabondo sorpreso a chiudersi la cerniera dei pantaloni vicino al tronco di un albero.<br>
«Scusa…» disse incerto. Puntò l’indice molle verso la campana del vetro «Le bottiglie… non sai mai come infilarle in quel coso… e a volte esplodono…»<br>
La tipa rimase in silenzio, accennando un sorriso. Martino si avvicinò e appoggiò una mano sul muro del palazzo. Alzò la testa verso la donna che rimase dov’era, senza allontanarsi dalla finestra o chiuderla. Poi, ingoiando un boccone di umidità, prese a tastarsi la giacca, finché non trovò le Lucky Strike.<br>
«Fumi?»<br>
«No. Non dovrei… ma chissenefrega!»<br>
Le porse una sigaretta. La ragazza doveva avere un accendino da qualche parte perché non si curò di aspettare che lui le allungasse la fiammella del suo. Martino diede una lunga tirata e la guardò con un’attenzione diversa.<br>
«Sono uno sconosciuto. Non hai paura?» Sbuffi di fumo gli s’inerpicarono tra le parole e gli zigomi appannandogli la vista. Il resto lo espirò con un soffio deciso.<br>
La giovane donna fece cadere la cenere dentro un bicchiere di plastica che aveva appoggiato sul davanzale.<br>
«Sembri a posto. Più sbronzo che maniaco.»<br>
Martino si aggiustò il colletto della camicia sotto la giacca, cercando di darsi un contegno. Assottigliò gli occhi, stringendo la sigaretta tra le labbra.<br>
«Mi chiamo Martino.»<br>
«Emma» gli andò dietro lei, senza tendergli la mano.<br>
«Oh! Come Emma Watson. L’attrice…»<br>
«Oppure come Emma Bovary. Mia madre adora il romanzo di Flaubert. Dice sempre di avermi dato questo nome dopo averlo letto… Conosci “Madame Bovary”, no?»<br>
Martino si accorse che lo sguardo che le aveva rivolto, privo di espressione, l’aveva fatta ridere. Capì di averle dato l’impressione di uno che si stava affannando a cercare qualcosa che non trovava.</p>
<p>“Madame Bovary” era scomparsa dalla sua memoria di lettore occasionale ma Flaubert, quello, no. Quel nome ancora faticava a dimenticarlo: gli tornò alla memoria un litigio con Simona, degenerato a suon di libri presi e scagliati con traiettorie mirate. Una bomba cartacea gli aveva stampato in fronte la promessa di un bernoccolo prima di rimbalzargli in mano. E quella bomba, in mezzo a quel fuoco incrociato di copertine, recava proprio il nome di Flaubert.</p>
<p>Un refolo di vento trascinò per qualche metro una carta di alluminio, che prolungò il suo crepitio sulla strada finché non andò a incastrarsi sotto la ruota di un’auto parcheggiata; Martino, distratto da quell’ultimo pensiero, tossicchiò e si voltò di nuovo verso Emma.<br>
«Che fai seduta, a quest’ora, davanti a una finestra spalancata?»<br>
«Mi godo il silenzio. Di giorno, questa strada è un tale caos.»<br>
«Non ti ho mai vista da queste parti. Abito laggiù» disse con un vago cenno del mento. «E non ti ho mai incontrata.»<br>
Emma scrollò di nuovo la cenere della sigaretta dentro il bicchiere.<br>
«Non sto molto in giro.»<br>
Martino gettò il mozzicone per terra e lo sminuzzò sotto la scarpa. Si accorse di apprezzare quel piacevole diversivo, dopo serate intere trascorse su un divano. La musica in cuffia non bastava mai a zittire la schiera di pessimi pensieri. Una relazione sentimentale finita, una vita da rifare, un nuovo lavoro da cercare.</p>
<p>Rimase a parlare con Emma per un’ora e mezza, affascinato dai sorrisi che lei dispensava con parsimonia e dalla sua ostinata postura davanti alla finestra. Seduta, con i gomiti ben piantati sul davanzale, muoveva il viso poggiato sulle mani incrociate, assecondando il proprio tono di voce o le frasi di Martino: se qualcosa la metteva a disagio, Emma ruotava la testa lievemente di lato per nascondere il rossore camuffato dalla luce artificiale dei lampioni; se le raccontava una cosa buffa, lei faceva scivolare il viso in giù fino ad appoggiare il naso sulle mani e ridere di soppiatto.<br>
Non era più Simona agli occhi di Martino: Simona aveva l’abitudine di dialogare in piedi, con un braccio flesso a reggere il gomito dell’altro e la mano libera che spazzolava l’aria, una parola sì una parola no. Una postura così saccente, così innaturale! Anche quando litigavano, la sua bocca si contraeva, si dilatava, si arricciava con un ritmo studiato, come se stesse recitando un copione, copione che prevedeva spesso – troppo spesso – un finale in lacrime. Simona non aveva la dolcezza di Emma nel raccontarsi.<br>
Emma era stata un’atleta, ora non più.<br>
Correva fino a quindici chilometri al giorno, ora non più.<br>
Studiava pianoforte al biennio del Conservatorio. Questo lo faceva ancora. E dava anche lezioni di musica a una bimba “prodigio”… Comprava compulsivamente libri e leggeva ogni sera. Avevano riso di qualche battuta. Lo sguardo di Martino continuava a posarsi sul suo mezzo busto: la scollatura si fermava al punto giusto, dove il seno formava un’ansa in cui la croce della collana sembrava volersi infilarsi, ogni volta che lei si muoveva avanti e indietro.<br>
Emma era simpatica, timida, intelligente. Non era bella: aveva la bocca sottile, il viso irregolare e denti che, a dispetto della loro imperfezione, rendevano perfetto il suo sorriso.<br>
Simona aveva la bocca carnosa, dentatura impeccabile, che, però, lo rendevano affettato, il suo sorriso. Non bello. Era un po’ snob, disinibita e anche lei intelligente, sì. Almeno abbastanza da aspettare il momento opportuno per lasciarlo. Martino non si era mai soffermato a pensare che era già trascorso quasi un anno dalla fine del loro rapporto.</p>
<p>«Ti andrebbe di fare una passeggiata?» disse Martino, incoraggiato dalla confidenza raggiunta.<br>
«A quest’ora?»<br>
«Io non dormo» aggiunse. «Tu nemmeno…»<br>
«Tra poco pioverà, non lo senti l’odore di bagnato nell’aria?»<br>
Emma staccò i gomiti dal davanzale e si passò una mano fra i capelli. Il sorriso le si era spento in viso.<br>
«Okay, scusa. Mi conosci appena. E per di più pensi che sia brillo. Il che è vero, considerato che mi è venuto il torcicollo per parlare con te.»<br>
Il sorriso di Emma resuscitò dalla piega dritta delle labbra.<br>
Come un presagio indovinato, cominciò a piovere.<br>
«… Tempismo perfetto! Mi conviene rientrare in casa.»<br>
Martino si cacciò le mani in tasca, incassando il collo dentro la giacca. «Posso rivederti domani?»<br>
«Non saprei…»<br>
Capì di avere messo in difficoltà Emma. Il suo sguardo evitava gli occhi di Martino che aspettavano una risposta.<br>
«Il tempo di un caffè… Di una chiacchierata…»<br>
Forse si era sbilanciato troppo, ma parlando con lei aveva immaginato un’opportunità e non voleva si trasformasse in una occasione perduta.<br>
«È un po’ complicato…» rispose lei.<br>
Aghi di pioggia costringevano Martino a tenere la testa piegata. Pensò a cosa potesse complicare un loro eventuale incontro e la cosa più ovvia che gli venne in mente fu la possibilità che ci fosse un uomo nella vita di Emma. La guardò, riparandosi con una mano e la incalzò apposta.<br>
«Mi prenderò un accidente. Che dici, allora?»<br>
«Ci penserò… se non sarai tu, a ripensarci prima…» Emma pronunciò quest’ultima frase a voce bassa, con tono ironico, rassegnato, quasi beffardo.</p>
<p>Si sporse di lato e tirò verso di sé il bracciolo di un’altra sedia, rimasta dietro la tenda come una discreta dama di compagnia. La luce arancione del lampione si poggiò sulla cromatura delle parti metalliche. La ragazza fece leva con le braccia e si sedette sul trono con le ruote, cui la sua vita da principessa sfortunata l’aveva condannata.<br>
Martino trattenne fiato e parole, impermeabile alla pioggia che cominciò a infierire su strade, auto, alberi.<br>
Emma, con un sorriso cucito sulle labbra, spiccicò un «ciao» che non gli alleviò la delusione. Si ritirò nella stanza, come una bambola di pezza costretta a tornare dentro la sua cesta dopo un bel gioco. Doveva essere bello, ogni tanto, vivere l’illusione della normalità, pensò Martino con tenerezza. La salutò con un cenno calmo e rassegnato, finché la finestra non si chiuse del tutto.</p>
<p>Martino si svegliò che il sole era già alto nel cielo, ma tingeva di autunno quella domenica di maggio, coperto com’era da uno strato denso di nuvole che minacciavano ancora pioggia.<br>
Andò in cucina, si riempì un bicchiere d’acqua e guardò fuori, in direzione dell’isolato più avanti. Non era mai stato così vicino alla preghiera come nella notte appena trascorsa: il silenzio e l’insonnia gli avevano dettato pensieri, ispirato progetti, suggerito buoni propositi.<br>
Sbirciò le lancette dell’orologio, poi si vestì in fretta. Uscendo si ricordò di prendere l’ombrello.</p>
<p>Aveva un appuntamento.</p></blockquote>
<h6 style="text-align: right;">( Photo Credit : <a href="https://pixabay.com/users/stevepb-282134/?utm_source=link-attribution&amp;utm_medium=referral&amp;utm_campaign=image&amp;utm_content=2331414">Steve Buissinne</a> / <a href="https://pixabay.com/?utm_source=link-attribution&amp;utm_medium=referral&amp;utm_campaign=image&amp;utm_content=2331414">Pixabay</a> )</h6>
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		<title>Mal di saga</title>
		<link>https://retroblog.dariustred.it/mal-di-saga/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Darius Tred]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 Dec 2019 05:30:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In libreria]]></category>
		<category><![CDATA[Lettura]]></category>
		<category><![CDATA[Scrittura]]></category>
		<category><![CDATA[sherlock holmes]]></category>
		<category><![CDATA[TV e Cinema]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Saga o non saga? Questo è il problema. Ma è un problema di chi legge o di chi scrive? Soprattutto: è un problema? In questo ultimo periodo ho pensato spesso alla lunghezza di una storia. Non mi riferisco alle solite diatribe su lunghezze ideali o presunte tali per definire quando si può parlare di romanzo, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<a href="https://retroblog.dariustred.it/mal-di-saga/"><img width="150" height="150" src="https://retroblog.dariustred.it/wp-content/uploads/2019/12/darius-tred-blog-retroblog-mal-di-saga-150x150.jpg" alt="Mal di saga" align="left" style="margin: 0 20px 20px 0;max-width:100%;" /></a><p>Saga o non saga? Questo è il problema.<br>
Ma è un problema di chi legge o di chi scrive? Soprattutto: è un problema?</p>
<p>In questo ultimo periodo ho pensato spesso alla lunghezza di una storia. Non mi riferisco alle solite diatribe su lunghezze ideali o presunte tali per definire quando si può parlare di romanzo, racconto, romanzo breve o racconto lungo. No.<br>
Mi riferisco alle storie di lungo corso, lungo, lunghiiiiissimo corso.<br>
Insomma le cosiddette trilogie, quadrilogie, saghe. Può la lunghezza di una storia scoraggiare la lettura? Verrebbe da dire di no, se la storia fosse bella.<br>
Però il punto è proprio questo: per capirlo, dovremmo leggerla <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f600.png" alt="😀" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> .</p>
<h2>Maldisposizione</h2>
<p>Ultimamente ho scoperto una certa “maldisposizione” nei confronti delle saghe bibliche.<br>
Prendiamo “Il trono di spade”. Supponiamo che mi sorga una mezza intenzione di leggerlo: apro internet e… comincio a scorrere.<br>
Libro primo, libro secondo, libro terzo.<br>
Quarto, quinto.<br>
Poi dvd, cofanetto di blu-ray e via, fino a perdersi nel merchandising più spiccio.<br>
Ok, come non detto.</p>
<h2>Tempo</h2>
<p>Ho preso l’esempio de “Il trono di spade” ma, chiaramente, lo stesso discorso vale per qualsiasi altra saga. Subentra una sorta di scoraggiamento che non ha niente a che fare con l’essere o meno dei lettori “forti” ma piuttosto con il tempo di leggere.</p>
<p>Perché un lettore dovrebbe prendersi l’impegno (enorme) di leggere una saga biblica?<br>
È già una sfida per un autore conquistare un lettore con un singolo, e breve, romanzo.<br>
Come può sperare il signor Martin di turno che una persona si metta a leggere la bellezza di 4800 pagine così, senza batter ciglio?</p>
<p>“Perché è bellissimo!” mi dicono in tanti. È bellissimo cosa? La storia scritta nei romanzi o la storia trasposta nelle serie televisive? Molti approdano a un universo narrativo vedendone prima la trasposizione cinematografica e danno per scontato che anche i romanzi siano altrettanto belli.<br>
Senza contare il fatto che, spesso, ci si ferma allo schermo senza andare più a leggere, perché ormai la storia la si “conosce” già. Ma torniamo a noi, torniamo alla lettura.</p>
<h2>Patto tra lettore e scrittore</h2>
<p>Cosa chiede un lettore, in fondo?<br>
Che si tratti di una lettura frivola o meno, di un articolo di rivista, di un romanzo o di un saggio, alla fine il lettore chiede sempre la stessa cosa: un buon motivo per leggere.<br>
E se un autore riesce a fargli intravedere questo buon motivo, attraverso una trama intrigante, o anche solo attraverso un titolo o una copertina originale, il lettore è disposto a sacrificare, oltre a una piccola somma di denaro, qualcosa di molto più prezioso: il suo tempo.</p>
<p>Ecco quindi che la lettura diventa una sorta di patto: io lettore ti dedico il mio tempo. E tu, scrittore, raccontami una bella storia. Fammi evadere, fammi sognare.</p>
<p>Ma l’evasione, il sogno, il gioco, pur bellissimi che siano, hanno gusto quando hanno un senso compiuto, una durata ragionevole. Perché, alla lunga, è inevitabile perdere lo slancio iniziale, l’entusiasmo della novità. E questo il lettore esperto, il lettore “forte”, inconsciamente lo sa.</p>
<p>Vale per qualsiasi cosa.<br>
Vacanza alle Maldive? Fantastica. Ma dopo mesi prima o poi si vorrà tornare a casa.<br>
Film attesissimo? Ci vediamo già là in poltrona con il secchiello di popcorn, ma dopo due-tre (quattro?) ore di film, vorremo staccare e tornare alla realtà.<br>
Atmosfera natalizia? Bella, non si vede l’ora. Ma forse è bella proprio perché viene una volta all’anno. Chi sarebbe disposto a vivere in un eterno clima natalizio? Diventeremmo tutti come il Grinch… ;-P Oppure, più semplicemente, svanirà la “magia” del Natale.</p>
<h2>Durata della magia</h2>
<p>Come per il clima natalizio, la durata, quindi, è strategica.<br>
Deve essere lunga abbastanza per appassionare, ma corta il giusto per non stancare.<br>
Vale per tutto. Perché non dovrebbe valere anche per la lettura?</p>
<p>Un raccontino scritto bene, ben studiato e strutturato, fruibile in pochi giorni, non potrebbe essere più godibile di una saga biblica?<br>
A volte il raccontino potrebbe andare stretto perchè si potrebbero avere così tante idee e voglia di scrivere che, no, non bastano quelle due-trecento pagine per sviluppare bene tutto l’intreccio che abbiamo in mente. Se poi, mentre si scrive, subentrano idee interessanti, che si incastrano alla perfezione, così belle che non si possono accantonare… insomma, eccoci arrivati a qualche centinaio di pagine, eccoci lì poco sotto il migliaio. Che non saranno le 4800 de “Il trono di Spade” ma bastano per farci balenare l’idea, nostra o su suggerimento altrui, di spezzare il testo in più parti.</p>
<p>Ed ecco servita la trilogia, ecco spianata la strada verso la saga.</p>
<h2>Compromesso</h2>
<p>Se una saga è impegnativa da leggere, è estremamente molto più impegnativa da scrivere.<br>
Saga o non saga, dunque?</p>
<p>Un buon compromesso potrebbe essere quello di coltivare un proprio universo narrativo, un qualcosa che si presta meglio per essere oggetto di più racconti che avranno sì qualcosa in comune, ma che non devono essere necessariamente inanellati in una rigida sequenza narrativa. Ci ragionavo già tempo fa, quando <strong><a href="http://retroblog.dariustred.it/universi-narrativi/">riflettevo su finali aperti e finali chiusi</a></strong>.</p>
<p>Nell’universo narrativo chi scrive e chi legge ci può entrare e uscire quando vuole, leggendo uno qualsiasi dei racconti in esso ambientato, senza preoccuparsi troppo di una sequenza da seguire per poterci capire qualcosa. Si pensi a quanto fatto da Arthur Conan Doyle con Sherlock Holmes, ad esempio.</p>
<h2>Controindicazione</h2>
<p>Se pensiamo a Sherlock Holmes, emerge subito quella che potrebbe essere una chiara controindicazione dell’universo narrativo: quest’ultimo, infatti, può essere preso in prestito da altri.<br>
Altri scrittori, che decidono di inserirsi con nuovi racconti.<br>
Altri registi, che decidono di trarne film.<br>
Altra gente che, in modo o nell’altro, aggiungono qualcosa con la licenza “liberamente tratto da”.</p>
<p>Mi si potrà tacciare di megalomania <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f600.png" alt="😀" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> , certo. Chi mai si prenderà la briga di tirare fuori un film da “<strong><a href="https://blog.tredplanet.net/gli-erboristi-di-siena" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Gli erboristi di Siena</a></strong>” <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f600.png" alt="😀" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f600.png" alt="😀" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f600.png" alt="😀" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> ??</p>
<p>Dopotutto, credo di avere una ragionevole sicurezza nel pensare che il buon Arthur, quando scriveva i suoi racconti, non avesse proprio idea di quel che stava creando.</p>
<p>Questa controindicazione, dicevamo, ammesso che possa essere definita tale, potrebbe affliggere più chi scrive rispetto a chi legge, perché chi fruisce dell’universo narrativo, in fondo, non farà mai troppo caso a chi ha avuto il merito originario di inventarsi tutto da zero.</p>
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		<title>Storia di un segnalibro</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Darius Tred]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 26 Oct 2019 06:00:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Di tutto di più]]></category>
		<category><![CDATA[Scrittura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Oggi parliamo di macchine da cucire. Ma non macchine da cucire qualsiasi, come se ne trovano a decine in vendita, con tutti gli accorgimenti moderni che facilitano il cucito e le relative applicazioni. Parliamo di macchine da cucire d’epoca, ancora funzionanti dopo ben 50 anni di onorato servizio. Il modello a cui mi riferisco è [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<a href="https://retroblog.dariustred.it/storia-di-un-segnalibro/"><img width="150" height="150" src="https://retroblog.dariustred.it/wp-content/uploads/2019/10/darius-tred-gli-erboristi-di-siena-segnalibro-02-150x150.jpg" alt="Storia di un segnalibro" align="left" style="margin: 0 20px 20px 0;max-width:100%;" /></a><p>Oggi parliamo di macchine da cucire. Ma non macchine da cucire qualsiasi, come se ne trovano a decine in vendita, con tutti gli accorgimenti moderni che facilitano il cucito e le relative applicazioni.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-4400 alignright" src="https://retroblog.dariustred.it/wp-content/uploads/2019/10/darius-tred-gli-erboristi-di-siena-segnalibro-07.jpg" alt="" width="300" style="display:block;margin:10px auto;max-width:560px;max-width:100%;">Parliamo di macchine da cucire d’epoca, ancora funzionanti dopo ben 50 anni di onorato servizio. Il modello a cui mi riferisco è corredato di mobiletto, anch’esso d’epoca, e va letteralmente a pedali.</p>
<p>Con una macchina da cucire di questo tipo, se la si sa usare e, soprattutto, se si ha ancora una pazienza certosina, si possono fare ancora un sacco di belle cosette.</p>
<p>Come ad esempio… cucire un segnalibro.</p>
<h2>Idea artigianale</h2>
<p><strong><a href="https://blog.tredplanet.net/gli-erboristi-di-siena" target="_blank" rel="noopener noreferrer">L’ultimo romanzetto che ho scritto</a></strong> ha goduto di un contributo extra rispetto alle mie precedenti realizzazioni: un segnalibro.</p>
<p>Tutto è partito con il manipolo di biglietti da visita che ho avuto l’ardire di stampare qualche anno fa: con 20 euro, una spesa tutto sommato contenuta, ne ho inavvertitamente fatti stampare 500, grazie alla somma di un paio di promozioni di benvenuto proposte dal portale web che avevo scelto. Il biglietto da visita che avevo ideato aveva una funzione molto semplice: recava i titoli dei miei libri e, sul retro, i miei indirizzi web e social.<br>
Qualcosa di essenziale, insomma.</p>
<h2>Spreco</h2>
<p>Che fine hanno fatto? Ne avrò distribuiti meno di 100.<br>
Ok, non sono un mostro di marketing.<br>
Ma, a mia discolpa, preciso che non amo farmi pubblicità nel senso che non sono proprio il tipo che va in giro a sbandierare il fatto che mi diletto a fare lo scribacchino. Se quei biglietti da visita giacciono ancora nel mio cassetto è proprio perché non ho mai approfittato di occasioni per distribuirli a destra e a manca. Mi tenevo nel portafoglio quei due o tre biglietti di scorta per quelle volte che qualcuno, già al corrente della mia seconda vita, mi faceva domande del tipo “come hai detto che s’intitola il tuo libro?”.</p>
<h2>L’evoluzione</h2>
<p>Un biglietto da visita, però, l’ho usato io stesso come segnalibro mentre leggevo.<br>
E da lì il passo è stato breve: con l’occasione del mio nuovo romanzetto, ho pensato bene (?) di creare un segnalibro da infilare nelle copie da distribuire a mano. Non volendo ripetere l’errore fatto con i biglietti da visita, anziché cercare un portale web per stamparne in quantità, ho optato per una soluzione completamente artigianale.</p>
<p>Perfetto. Ma che centra la macchina da cucire?</p>
<h2>Pizzino e passaparola</h2>
<p>La mia mente diabolica (si fa per dire) ha pensato bene di trasformare il segnalibro in uno strumento pro-marketing. Niente di trascendentale: i guru rideranno di questa mia idea da quattro soldi (così come io da tempo rido delle loro <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f600.png" alt="😀" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> … … …). Naturalmente non parlo di marketing massiccio, ma di marketing “artigianale”, soft, silente. Intimo.<br>
Intimo come può essere una tacita richiesta di fare passaparola.</p>
<p>Il segnalibro che ho ideato è corredato di 3 bigliettini che si possono strappare, un po’ come quei fogli che mettono in giro gli studenti universitari per dare ripetizioni di matematica o latino agli studenti più giovani: “Si danno ripetizioni di matematica” e sotto il pizzino con indicato il cellulare, pronto da staccare.</p>
<p>Dato che non mi piaceva l’idea di un segnalibro che, staccati i pizzini, perdesse la sua forma originaria, ho deciso di crearlo con una coppia di strisce di cartoncino perfettamente sovrapponibili: una parte l’ho corredata con i pizzini staccabili e l’altra, posta subito sotto, l’ho studiata affinché, staccati i pizzini, permettesse al segnalibro di mantenere la sua forma rettangolare.</p>
<h2>Risultato</h2>
<p>Per tenere insieme le due parti ho pensato bene di farle cucire parzialmente, ottenendo così anche una sorta di effetto 3D in cui infilare la pagina. Forse le immagini renderanno meglio il risultato finale.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-4395 aligncenter" src="https://retroblog.dariustred.it/wp-content/uploads/2019/10/darius-tred-gli-erboristi-di-siena-segnalibro-04-560x315.jpg" alt="" width="560" style="display:block;margin:10px auto;max-width:560px;max-width:100%;"></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-4397 aligncenter" src="https://retroblog.dariustred.it/wp-content/uploads/2019/10/darius-tred-gli-erboristi-di-siena-segnalibro-03-560x315.jpg" alt="" width="560" style="display:block;margin:10px auto;max-width:560px;max-width:100%;"></p>
<p>Naturalmente ho sfruttato tutto lo spazio a disposizione, utilizzando la stessa immagine impiegata per la copertina opportunamente riflessa sul retro.</p>
<h2><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-4399 aligncenter" src="https://retroblog.dariustred.it/wp-content/uploads/2019/10/darius-tred-gli-erboristi-di-siena-segnalibro-06-560x315.jpg" alt="" width="560" style="display:block;margin:10px auto;max-width:560px;max-width:100%;"></h2>
<h2>Unico</h2>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-4401 alignright" src="https://retroblog.dariustred.it/wp-content/uploads/2019/10/darius-tred-gli-erboristi-di-siena-segnalibro-08.jpg" alt="" width="300" style="display:block;margin:10px auto;max-width:560px;max-width:100%;">Avrei potuto ingegnarmi diversamente per tenere insieme i due pezzi. Tuttavia ho trovato che l’idea della cucitura fosse quella più originale. Un tocco artigianale che mi è piaciuto subito, insomma. Ora, se non altro, posso vantarmi di essere l’unico scribacchino a cui riesce meglio il segnalibro del libro <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f600.png" alt="😀" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f600.png" alt="😀" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f600.png" alt="😀" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> …</p>
<p>Il tutto grazie al preziosissimo aiuto di mammà <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f61b.png" alt="😛" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> .</p>
<p>Purtroppo, come si potrà ben capire, non c’è modo di infilare questo segnalibro in ogni copia cartacea che verrà <strong><a href="https://amzn.to/2ZPl2Z5" target="_blank" rel="noopener noreferrer">venduta su Amazon</a></strong>. Quindi la mia creazione artigianale resterà un optional esclusivo che avranno solo coloro ai quali darò una copia cartacea di persona.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-4398 aligncenter" src="https://retroblog.dariustred.it/wp-content/uploads/2019/10/darius-tred-gli-erboristi-di-siena-segnalibro-05-560x315.jpg" alt="" width="560" style="display:block;margin:10px auto;max-width:560px;max-width:100%;"></p>
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		<title>Anteprime a singhiozzo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Darius Tred]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Oct 2019 08:32:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scrittura]]></category>
		<category><![CDATA[self-publishing]]></category>
		<category><![CDATA[Amazon]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Leggevo nei giorni scorsi questo articolo su Anima di carta, di Maria Teresa Steri. Autorevole e utile: consiglio la lettura. Tuttavia, lo ammetto, non ho potuto fare a meno di sorridere al paragrafo “Semplificarsi la vita” perché, fermo restando quanto descritto nell’articolo (che confermo e sottoscrivo), mio malgrado ho scoperto alcuni piccoli lati oscuri di [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://retroblog.dariustred.it/anteprime-a-singhiozzo/">Anteprime a singhiozzo</a> sembra essere il primo su <a href="https://retroblog.dariustred.it">Darius Tred Retro Blog</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<a href="https://retroblog.dariustred.it/anteprime-a-singhiozzo/"><img width="150" height="150" src="https://retroblog.dariustred.it/wp-content/uploads/2018/03/darius-tred-blog-retroblog-scrittura-creativa-150x150.jpg" alt="Anteprime a singhiozzo" align="left" style="margin: 0 20px 20px 0;max-width:100%;" /></a><p>Leggevo nei giorni scorsi questo articolo su <strong><a href="https://animadicarta.blogspot.com/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Anima di carta</a></strong>, di Maria Teresa Steri. Autorevole e utile: <strong><a href="https://animadicarta.blogspot.com/2019/09/perche-dare-esclusiva-Amazon.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">consiglio la lettura</a></strong>. Tuttavia, lo ammetto, non ho potuto fare a meno di sorridere al paragrafo “Semplificarsi la vita” perché, fermo restando quanto descritto nell’articolo (che confermo e sottoscrivo), mio malgrado ho scoperto alcuni piccoli lati oscuri di KDP con i quali ho dovuto misurarmi di recente.</p>
<p>Non è niente di che, va detto. Anche perché la piattaforma è pressoché perfetta e molto ben collaudata, almeno per quanto riguarda le mie personali esigenze. Comunque, per puro dovere di cronaca e, soprattutto, a mia futura memoria, ho tenuto da parte qualche nota sui punti deboli di KDP quando bisogna pubblicare un’edizione digitale: sillabazione e anteprima.</p>
<h2>Sillabazione: chi l’ha mai chiesta?</h2>
<p>Cominciamo con la sillabazione. Caricando il mio documento originale mi vedo imposta una sillabazione in fase di anteprima. Una sillabazione non richiesta. Perché? La cosa mi infastidiva.<br>
Il mio cruccio non era esclusivamente estetico ma puramente grammaticale. In altre parole: non mi fido della sillabazione fatta da un algoritmo e, da buon informatico, mi aspetto che prima o poi una parola venga spezzata in maniera errata. Il punto è che chi leggerà penserà a un refuso del sottoscritto. E la cosa non mi piace: devo già combattere contro i miei, di refusi, e preferirei non dover controllare anche quelli generati da un algoritmo che non è sotto il mio diretto controllo.</p>
<h2>Quattro anteprime</h2>
<p>Ma veniamo alla parte più critica: le anteprime. La sillabazione non richiesta, infatti, è stata solo la punta dell’iceberg. La piattaforma di pubblicazione offre la bellezza di 4 (quattro) modalità di anteprima per l’edizione digitale. Niente male, si direbbe. Ma ho appurato sulla mia pelle che nessuna di esse è affidabile. E a che serve l’anteprima, se non è affidabile? A nulla. Ecco di seguito i nodi che sono venuti al mio pettine.</p>
<h3>Anteprima su browser</h3>
<p>Rimandata. Per anteprima su browser intendo quella che parte con il bottoncino magico non appena hai caricato il tuo documento. Al settembre 2019 ho rilevato i seguenti problemi: sillabazione non richiesta, salti pagina ignorati, indice finale non formattato, parole barrate non barrate (cioè la parola che ho volutamente scritto così: “<del>parola barrata</del>“, l’anteprima la presenta così: “parola barrata”, cioè senza la barra. Il che equivale a un refuso, per chi legge).</p>
<h3>Anteprima su PC con Kindle Preview 3</h3>
<p>Rimandata. Oltre all’anteprima su browser, è possibile anche scaricare il file prodotto dalla piattaforma stessa (il file .MOBI, per intenderci) e visualizzarlo sul proprio pc, con il programma gratuito associato, il Kindle Preview 3. Al settembre 2019 ho rilevato i seguenti problemi: sillabazione non richiesta e salti pagina ignorati. Va un pelino meglio per il resto: l’indice sembra essere ok e le parole barrate appaiono effettivamente barrate. Potrei accettare i salti pagina ignorati, ma la sillabazione non richiesta proprio non la digerisco.</p>
<h3>Anteprima su PC con Calibre 3.47.1</h3>
<p>Rimandata. Anche qui: il file .MOBI aperto con Calibre presenta sillabazione non richiesta, salti pagina ignorati e, orrore, font dei titoli non rispettati: mi ritrovo “Capitolo 1” più grande dell’effettivo titolo del capitolo, quest’ultimo indistinguibile dal resto del testo normale.</p>
<h3>Anteprima su dispositivo Kindle</h3>
<p>Rimandata, se non addirittura bocciata. La peggiore anteprima, non me lo sarei mai aspettato, la si vede sul proprio dispositivo. Il file .MOBI può infatti essere inviato al proprio indirizzo e-mail @kindle.com. In questo modo, dopo alcuni minuti, tenendo il proprio Kindle collegato via wi-fi, il file .MOBI giunge direttamente sul nostro dispositivo, così da poter vedere a tutti gli effetti come lo leggeranno coloro che si scaricheranno la versione digitale.</p>
<p>Ebbene: il file .MOBI, formato proprietario di Amazon, generato dalla piattaforma proprietaria di Amazon e visualizzato sul Kindle, dispositivo proprietario di Amazon è semplicemente inguardabile.Oltre ai problemi sopra citati (sillabazione, salti pagina ecc…) sul mio dispositivo vedo anche problemi di pagine ripetute e, in altri punti, pagine mancanti (anche tre o quattro di fila). Ben inteso: non pagine bianche inserite per sbaglio dall’algoritmo (il che sarebbe comunque fastidioso), proprio pagine mancanti, assenti, mangiate.</p>
<h2>Falsi problemi</h2>
<p>Alla fine non mi è restata che una scelta. Rinunciare momentaneamente all’edizione digitale e segnalare tutti questi problemi al supporto. Ma la mia dimensione informatica (soprattutto la mia mente di incallito debugger) mi ha imposto la seguente domanda: siamo sicuri che siano problemi dell’edizione digitale vera e propria (cioè del file .MOBI) e non solo del processo di anteprima?</p>
<p>In altre parole: possibile che il file sia corretto e l’anteprima lavori male ? Me lo sono chiesto perché so, per esperienza, che il bottoncino magico “Pubblica” posto al termine del processo, non provoca istantaneamente la pubblicazione ma sottopone il documento caricato alla revisione finale da parte del sistema, revisione che potrebbe benissimo seguire un iter algoritmico ben diverso e più collaudato rispetto al processo di anteprima.</p>
<p>Restava quindi una possibilità: che tutti i problemi delle anteprime fossero in realtà falsi allarmi.</p>
<h2>Il salto nel buio</h2>
<p>Dunque non restava che un modo per scoprirlo: pubblicare l’edizione digitale e comprarsi subito una copia non appena fosse diventata disponibile. Insomma: fare un salto nel buio. Nella peggiore delle ipotesi, avrei sempre potuto ritirare subito l’edizione digitale in caso di problemi. Dopotutto, chi vuoi che si accorga del mio libro in ventriquattr’ore? Nessuno, a parte il signor Algo Ritmo e qualche suo amichetto troppo solerte.</p>
<h2>La perfezione</h2>
<p>Il giorno dopo, con mio grande sollievo, ho potuto constatare che l’edizione digitale era (è) perfetta. Niente sillabazione, salti pagina ok, parole barrate correttamente barrate, font rispettati, indice perfetto e link tutti funzionanti. Tutto molto bello, tutto perfetto. Ovviamente parlo della forma. Quanto al contenuto, valuteranno i lettori. Ma questo è un altro discorso.</p>
<p><em>Quindi tutti i problemi visti nelle anteprime erano falsi problemi.</em></p>
<p>Poi, per carità, il diavolo informatico che sta sulla mia spalla mi ricorda che è tutto ok per il <em>mio</em> Kindle, vale a dire per un Kindle Fire HD di prima generazione. Per tutti gli altri kindle, vale a dire le versioni più vecchie e nuove del mio, non lo potrò mai sapere. So benissimo che esistono siti web che ti permettono di vedere in anteprima il risultato ma… chi si fida più delle anteprime??? <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f61b.png" alt="😛" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /></p>
<h3>E il cartaceo?</h3>
<p>Per l’edizione cartacea, invece, è filato tutto liscio fin dall’inizio: anteprime perfette e fedeli al risultato finale. Il che, a raccontarlo così, suona un po’ ironico perché sembra un po’ rispecchiare l’eterno dilemma: è meglio un libro cartaceo o un libro digitale? Ma lasciamo perdere… <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f642.png" alt="🙂" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /></p>
<h2>Per concludere</h2>
<p>È stato inevitabile pensare a tutti coloro che disdegnano il self-publishing perché “è troppo facile”, perché “son capaci tutti”, perché “non ci vuole niente”. Se è arduo pubblicare con l’editoria tradizionale (e non lo metto in dubbio), be’, pubblicare in self non è certo una passeggiata.</p>
<p>E credo di poterlo dire con ragionevole attendibilità, dopo aver testato negli anni LOOLOO, IUKENPRINT e CREASPAZIO (nota: non scrivo i nomi correttamente perché non voglio fare pubblicità, né tanto meno linkare, anche perché in passato sono stato contattato da qualcuno dei siti sopra citati con l’esplicita richiesta di rimuovere alcune mie legittime critiche). Però, credo si capisca bene di chi stia parlando. Se qualcuno vuole fare due chiacchiere di approfondimento, non si faccia problemi a scrivermi in privato).</p>
<p>Uno dei più grossi vantaggi del self (lo sapevo, ma l’ho capito una volta di più) consiste nel fatto che ti permette di essere totalmente padrone delle tue scelte, dei tuoi tempi e dei tuoi ritmi. Di conseguenza decido io quali attese val la pena rispettare e quali no. Certo: <strong>serve tanta voglia di fare, di studiare, capire, testare</strong>. E anche per questo ribadisco a me stesso che il self non è più “facile” dell’editoria tradizionale ma solo diversamente difficile.</p>
<p>In ogni caso, la mia densa litigata con i fantasmi delle anteprime, è durata solo un paio di sere, sei ore in tutto. Nulla in confronto ai mesi e mesi che (presumo) avrei dovuto aspettare per avere uno straccio di risposta con l’editoria tradizionale (quando arriva).</p>
<h2>Post Scriptum</h2>
<p>Dimenticavo. Ho pubblicato il mio nuovo romanzetto: <a href="https://blog.tredplanet.net/gli-erboristi-di-siena" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>Gli erboristi di Siena</strong></a>.<br>
Cartaceo e digitale. E dove sta la differenza?<br>
Nel cartaceo ci sono solo i miei probabili (e umani) errori e refusi.<br>
Nel digitale ci saranno eventualmente anche quelli del signor Algo Ritmo <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f600.png" alt="😀" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> .</p>
<p>L'articolo <a href="https://retroblog.dariustred.it/anteprime-a-singhiozzo/">Anteprime a singhiozzo</a> sembra essere il primo su <a href="https://retroblog.dariustred.it">Darius Tred Retro Blog</a>.</p>
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