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	<title>Amazon Archivi - Darius Tred Retro Blog</title>
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	<description>Note, pensieri, curiosità e riflessioni su scrittura, lettura, narrativa. E molto, molto altro...</description>
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	<title>Amazon Archivi - Darius Tred Retro Blog</title>
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		<title>Chiacchiere semiserie attorno all&#8217;IA</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Darius Tred]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 31 Jan 2026 14:56:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Di tutto di più]]></category>
		<category><![CDATA[Retroblog Post]]></category>
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		<category><![CDATA[Intelligenza Artificiale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Oggi tutto il mondo galoppa più o meno allegramente verso l’intelligenza artificiale. Se ne parla ovunque, in tutti i modi, con grandissima cognizione di causa (poche volte) e con grandissimo catastrofismo apocalittico (il più delle volte). Si lavora con l’IA, si lavora per l’IA, si crea (anche troppo) con l’IA (a proposito: ho una ragionevole [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<a href="https://retroblog.dariustred.it/chiacchiere-semiserie-attorno-allia/"><img width="150" height="150" src="https://retroblog.dariustred.it/wp-content/uploads/2021/09/darius-tred-blog-retroblog-immagina-150x150.jpg" alt="Chiacchiere semiserie attorno all&#8217;IA" align="left" style="margin: 0 20px 20px 0;max-width:100%;" /></a><p>Oggi tutto il mondo galoppa più o meno allegramente verso l’intelligenza artificiale.<br>
Se ne parla ovunque, in tutti i modi, con grandissima cognizione di causa (poche volte) e con grandissimo catastrofismo apocalittico (il più delle volte). Si lavora con l’IA, si lavora per l’IA, si crea (anche troppo) con l’IA (a proposito: ho una ragionevole certezza che su Amzn almeno il 50% dei libri sia scritto interamente con l’IA. Parlo di libri, non di self-publishing…).</p>
<p>E, naturalmente, si distrugge con l’IA. Dicono che si distruggono mestieri (ma non sempre dicono che se ne creano altri), dicono che si distruggono interi settori dell’economia (ma non dicono che se ne creano molti altri, o che se ne migliorano notevolmente altri ancora).<br>
A voi la scelta se dare peso a quanto scritto tra parentesi oppure no.</p>
<p>Avevo già scritto qualcosa in merito <a href="https://retroblog.dariustred.it/varchi-inaspettati/"><strong>due anni fa</strong></a>.<br>
E già <strong><a href="https://retroblog.dariustred.it/immagina/">quattro anni fa</a></strong> mi chiedevo se “arriverà il giorno”.</p>
<p>Oggi non saprei dire se quel giorno è arrivato, se è prossimo o addirittura se sia già passato senza che nessuno se ne sia accorto.<br>
Mi limito dunque ad aggiungere qualche chiacchiera semiseria, niente più. Giusto per essere neutro, dirò qualcosa di negativo, qualcosa di positivo. E qualcosa di divertente.</p>
<p>A chi legge, lascerò la scelta (ardua?) di decidere quale, di questi pensieri, sia più “semiserio” dell’altro. Posso garantire che questo post (l’intero blog, per la verità) non è stato scritto dall’IA. Non è ancora in grado di imitare la sottile ironia della mente umana.</p>
<h2>Qualcosa di negativo</h2>
<p>Negli ultimi decenni abbiamo visto come la geopolitica – e le guerre – si sia mossa in funzione del petrolio. Nei prossimi decenni, probabilmente (e lo dico sperando vivamente di sbagliarmi), vedremo la geopolitica – e le guerre – ridefinirsi in funzione dell’intelligenza artificiale. Alla base dell’IA ci stanno i componenti elettronici e, in particolare, le terre rare. E dove si trovano le maggiori concentrazioni di terre rare?<br>
In Cina, ad esempio.<br>
In Afghanistan, ad esempio.<br>
In Ucraina, ad esempio (in particolare nel Donbass).</p>
<p>E sono sicuro che i nomi di queste zone non sono noti ai più per le terre rare, ma per la guerra (che fa lo stesso). Fatta eccezione, ovviamente, per la Cina che ormai è di fatto la nuova potenza mondiale dominante (siamo solo noi “occidentali” che ci ostiniamo a non volerci accorgere).</p>
<p>Altra cosa che serve all’IA è l’energia, sia per far funzionare le server farm, sia per raffreddarle.<br>
Qualcuno ha sentito parlare di Groenlandia, di recente? Chissà come mai mister Trombetta è così interessato alla Groenlandia: freddo perenne senza necessità di troppa energia (per raffreddare). Sarà un caso. Però, insomma, anche tra i ghiacci che si sciolgono lasciando spazio a nuove rotte di navigazione, ci stanno un sacco di risorse naturali interessanti (tra cui, manco a dirlo, le terre rare…).</p>
<h2>Qualcosa di positivo</h2>
<p>Ma lasciamo la geopolitica a chi ne sa molto più di me.<br>
L’IA porta anche qualcosa di positivo: la richiesta di energia, spingerà notevolmente la ricerca verso la fusione fredda. E questo è decisamente molto interessante. L’energia nucleare da fusione fredda (da non confondere assolutamente con l’energia nucleare da fissione che abbiamo ora) sarebbe un toccasana per il nostro povero pianeta. Segnerebbe definitivamente il declino delle energie fossili e di tutti i casini che si porta dietro.<br>
(Ndr: è di pochi giorni fa la notizia secondo la quale sono stati raggiunti obiettivi notevoli in questo campo. Dove? In Cina…)</p>
<h2>Qualcosa di divertente</h2>
<p>Quello di cui nessuno di noi si accorge è la superiorità ancora intatta della nostra mente.<br>
E anche della nostra stupidità.</p>
<p>Perché a volte siamo molto stupidi? Perché ormai siamo portati a pensare che, se qualcosa non si trova cercandolo su Google, allora vuol dire che non esiste. Eppure siamo circondati da cose che esistono anche se non le si trovano su Google.<br>
Allo stesso modo, siamo portati a pensare che tutto ciò che dice l’IA sia oro colato, nonostante quella frasettina sempre presente, anche se in piccolo, che dice chiaramente che l’IA “può commettere errori.” E ancora: “Assicurati di verificare le informazioni importanti”.</p>
<p>E allora, perché non “assicurarsi di verificare” ? Basta così poco: chiedete all’IA di parlarvi di qualcosa di cui avete una totale conoscenza approfondita. Qualcosa di cui davvero niente e nessuno ne sa più di voi.<br>
Vi accorgerete di quanto sia veramente limitata l’IA.</p>
<blockquote><p>Ciao. Parlami di Darius Tred.</p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="size-full wp-image-7455 aligncenter" src="https://retroblog.dariustred.it/wp-content/uploads/2026/01/tred_ia_01-560x475.jpg" alt="" width="560" style="display:block;margin:10px auto;max-width:560px;max-width:100%;"></p></blockquote>
<p>Questa risposta, così strutturata e sfornata in modo “autorevole”, mi ha fatto sbellicare dalle risate. E avrei potuto andare avanti a ridere tutta la sera se avessi chiesto di “costruire chi è Darius Tred”. Chissà quale passato, quali ossessioni.</p>
<p>Perché questa domanda? Non certo per malcelato narcisismo ma per capire (ancora una volta) quanto le risposte, per quanto siano ben strutturate e autorevoli, quasi al limite della soggezione, siano in realtà basate sul nulla. O quasi.</p>
<h2>“Dimmi tu”</h2>
<p>Allora, cara IA, ti dico io, e la faccio breve: sei completamente fuori strada.</p>
<p><img decoding="async" class="wp-image-7460 aligncenter" src="https://retroblog.dariustred.it/wp-content/uploads/2026/01/tred_ia_02-560x283.jpg" alt="" width="560" style="display:block;margin:10px auto;max-width:560px;max-width:100%;"></p>
<div class="gmail_default">“Non ho fatto una ricerca live sul web”. In altre parole: l’IA non ha fatto la prima cosa che farebbe chiunque per informarsi su un certo argomento. Dettaglio che, temo, sfugga ai più.</div>
<div class="gmail_default">
<div class="gmail_default">Aggiungo la mia, di opinione: la cosa che rende interessante la conversazione è il bellissimo castello di carte che è stato costruito praticamente sul nulla. Quindi non posso fare a meno di pensare a cosa s’inventerà quando parleremo di argomenti meno frivoli della vera identità di Darius Tred.</div>
<div></div>
<div class="gmail_default">(Si, lo so, apriamo una parentesi tecnica: ci sono una serie di impostazioni da configurare per indicare all’IA di eseguire le ricerche sul web, oppure per alcuni modelli bisogna specificare di consultare un determinato sito web. Senza contare le differenze e i limiti tra versioni a pagamento e versioni free. Ma quanti sono al corrente di questi dettagli?</div>
</div>
<p>L’italiano medio-mediocre, a momenti, non sa nemmeno che esistono le versioni a pagamento: apre ChatGPT senza sapere nemmeno che sta usando la versione free… Per la cronaca: l’esperimento semiserio di cui sopra è stato fatto con ChatGPT 5.2, piano Plus (quindi, per inciso: non è la versione free che usano tutti). E chiudo la parentesi).</p>
<h2>Tornando seri</h2>
<p>Mi sono divertito un po’ a sbeffeggiarla. Ma devo ammettere che in altri contesti, anche lavorativi, è stata davvero determinante.<br>
Ho risolto in poche ore problemi che mi avrebbero occupato almeno per un paio di giorni. In altri frangenti, ho svolto in un giorno lavorativo il lavoro che solo un paio di anni fa avrei impiegato due settimane a farlo.<br>
Il punto però è che, quando dico “determinante”, non intendo dire che da sola, risolve i problemi.<br>
Intendo dire che la sua potenza va combinata con la potenza dell’intelligenza umana che, secondo me, resta ancora superiore. Parere personalissimo e altamente opinabile, ovviamente.</p>
<p>Insomma, è proprio il caso in cui 1+1 non fa solo 2, ma fa idealmente 11.</p>
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		<title>Giocando con il Contenuto A+</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Darius Tred]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Sep 2021 19:39:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[self-publishing]]></category>
		<category><![CDATA[Amazon]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Rovistando nel mio giro-blog, mi sono imbattuto in questo utilissimo post su Anima di Carta, inerente al contenuto A+ di Amazon, ora disponibile anche per il “prodotto” libro. A dire il vero, avevo già intravisto questa nuova funzionalità in una delle newsletter che mi arrivano periodicamente, ma poi mi era finita nel dimenticatoio. Il post [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<a href="https://retroblog.dariustred.it/giocando-con-il-contenuto-a/"><img width="150" height="150" src="https://retroblog.dariustred.it/wp-content/uploads/2018/03/darius-tred-blog-retroblog-scrittura-creativa-150x150.jpg" alt="Giocando con il Contenuto A+" align="left" style="margin: 0 20px 20px 0;max-width:100%;" /></a><p>Rovistando nel mio giro-blog, mi sono imbattuto <strong><a href="https://animadicarta.blogspot.com/2021/09/contenuto-su-amazon-le-mie-impressioni.html" target="_blank" rel="noopener">in questo utilissimo post su Anima di Carta</a></strong>, inerente al contenuto A+ di Amazon, ora disponibile anche per il “prodotto” libro. A dire il vero, avevo già intravisto questa nuova funzionalità in una delle newsletter che mi arrivano periodicamente, ma poi mi era finita nel dimenticatoio. Il post di Maria Teresa, oltre che utile e illuminante, ha avuto il grande merito di farmi ricordare di questa cosa <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f600.png" alt="😀" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> .</p>
<p><img decoding="async" class=" wp-image-6398 alignright" src="https://retroblog.dariustred.it/wp-content/uploads/2021/09/gli-erboristi-di-siena-darius-tred-a-432x1120.jpg" alt="" width="432" style="display:block;margin:10px auto;max-width:560px;max-width:100%;">E così, dopo un paio di sere passate in modalità “grafico fai-da-te”, ho messo insieme il mio primo <strong>contenuto A+</strong> per uno dei miei romanzetti. Devo dire che l’impatto, almeno dal punto di vista grafico, è decisamente interessante. Allego un’immagine che fornisce una visione d’insieme: il testo non è leggibile ma è utile notare la disposizione dei vari elementi e, soprattutto, la posizione del contenuto aggiunto.</p>
<p>Il tutto può essere visto all’opera <strong><a href="https://amzn.to/39KOwLb" target="_blank" rel="noopener">a questo link</a></strong>.</p>
<p>Al di là del colpo d’occhio, che può piacere o meno, solo il tempo dirà se ci sarà anche un impatto in termine di vendite.</p>
<p><strong>Cos’è il contenuto A+</strong></p>
<p>Non mi dilungherò molto con ulteriori spiegazioni, anche perché l’immagine sopra vale più di mille parole. Per farla breve: come forse la stessa sigla A+ suggerisce, la funzionalità permette di aggiungere contenuti per presentare meglio il proprio romanzo.</p>
<p>E’ possibile quindi avvalersi di immagini e testi per dare più dettagli ai lettori, organizzandole secondo una serie di modelli a scelta. Lo strumento è disponibile all’interno della sezione Marketing della piattaforma KDP.</p>
<p>In merito alla possibilità di personalizzazioni, come molti già sapranno, Amazon aveva già introdotto la possibilità di utilizzare grassetti e corsivi nella sinossi, così da poter mettere in evidenza dettagli e frasi.</p>
<p>Con il contenuto A+, vengono quindi aumentate ulteriormente le possibilità di personalizzazioni a disposizione.</p>
<h2>Un paio di (personalissime) considerazioni</h2>
<p>E’ utile osservare la posizione che il contenuto A+ occuperà a risultato finito: come si può vedere dall’immagine, da pc il contenuto appare ben dopo la sinossi il che, tradotto, significa che è visibile solo se il lettore scrolla la pagina verso il basso.</p>
<p>Personalmente trovo questa scelta un po’ penalizzante in quanto la pagina standard di Amazon mette tutto ciò che serve nella parte alta della pagina, proprio perché si sa che spesso l’utente non scorre verso il basso: infatti nella parte alta troviamo in bella evidenza tutto ciò che serve, vale a dire le immagini del prodotto sulla sinistra, titolo e sottotitolo al centro e, sulla destra, la colonna del prezzo con i dettagli di consegna.</p>
<p>Con tutte queste informazioni già a portata di mano spesso non ci si prende nemmeno la briga di scendere per avere maggiori dettagli, specialmente nel caso dei libri. Sarebbe molto più utile se il contenuto A+ comparisse all’interno del blocco della sinossi, ovvero in quel riquadro che si apre cliccando su “Leggi di più”, che probabilmente è il link più cliccato proprio da chi è alla ricerca di libri da acquistare.</p>
<p>Trovo curioso invece che, navigando da telefono, il contenuto A+ compaia prima della sinossi ma, comunque, molto dopo le informazioni principali (cioè foto, titolo prodotto, prezzi e consegna). Diciamo che compare circa a metà pagina, se non oltre: in ogni caso bisogna scorrere col dito quelle tre o quattro volte prima di notarlo.</p>
<p>Forse si potrà pensare che questa differenza tra visualizzazione “pc” e visualizzazione “telefono”, tutto sommato, sia una quisquilia. E’ utile però tenere ben presente che ad oggi (settembre 2021) circa la metà del traffico internet avviene in mobilità, il che significa che un sito web viene consultato per metà delle volte utilizzando uno smartphone.</p>
<h2>Un paio di (personalissimi) consigli</h2>
<p>Si sarebbe tentati di dire “bene, ma non benissimo”. Tuttavia mi ritengo soddisfatto, in quanto il risultato ottenuto lo trovo comunque buono. Mi segno un paio di consigli da tenere in considerazione al prossimo giro, in attesa che magari questo strumento venga ulteriormente migliorato.</p>
<p>Come si può notare, da sempre il colore predominante nella pagina prodotto di Amazon è il bianco: lo sfondo così chiaro è studiato apposta per far risaltare i bottoni gialli e le scritte. Tra i modelli disponibili per comporre il proprio contenuto A+, suggerirei di utilizzare modelli che diano la possibilità di inserire immagini, in modo da sfruttare al massimo la possibilità di catturare l’occhio del lettore mentre scorre in mezzo a tutto quel bianco (sempre che decida di scorrere).</p>
<p>Di conseguenza, suggerirei anche di impiegare immagini abbastanza  scure, almeno quel tanto che basta per ottenere un certo contrasto. La scelta che ho fatto io, come si può vedere, è quella di immagini larghe dove ho sfruttato tutto lo spazio disponibile di 970 x 300 pixel, anche se purtroppo tale impostazione viene rimaneggiata dagli algoritmi di Amazon nella versione mobile, dove appunto le immagini larghe vengono ristrette mentre il relativo testo viene messo subito di seguito, nero su bianco.</p>
<p>Pazienza. Tutto sommato, meglio di niente.</p>
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		<title>Anteprime a singhiozzo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Darius Tred]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Oct 2019 08:32:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scrittura]]></category>
		<category><![CDATA[self-publishing]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Leggevo nei giorni scorsi questo articolo su Anima di carta, di Maria Teresa Steri. Autorevole e utile: consiglio la lettura. Tuttavia, lo ammetto, non ho potuto fare a meno di sorridere al paragrafo “Semplificarsi la vita” perché, fermo restando quanto descritto nell’articolo (che confermo e sottoscrivo), mio malgrado ho scoperto alcuni piccoli lati oscuri di [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://retroblog.dariustred.it/anteprime-a-singhiozzo/">Anteprime a singhiozzo</a> sembra essere il primo su <a href="https://retroblog.dariustred.it">Darius Tred Retro Blog</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<a href="https://retroblog.dariustred.it/anteprime-a-singhiozzo/"><img width="150" height="150" src="https://retroblog.dariustred.it/wp-content/uploads/2018/03/darius-tred-blog-retroblog-scrittura-creativa-150x150.jpg" alt="Anteprime a singhiozzo" align="left" style="margin: 0 20px 20px 0;max-width:100%;" /></a><p>Leggevo nei giorni scorsi questo articolo su <strong><a href="https://animadicarta.blogspot.com/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Anima di carta</a></strong>, di Maria Teresa Steri. Autorevole e utile: <strong><a href="https://animadicarta.blogspot.com/2019/09/perche-dare-esclusiva-Amazon.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">consiglio la lettura</a></strong>. Tuttavia, lo ammetto, non ho potuto fare a meno di sorridere al paragrafo “Semplificarsi la vita” perché, fermo restando quanto descritto nell’articolo (che confermo e sottoscrivo), mio malgrado ho scoperto alcuni piccoli lati oscuri di KDP con i quali ho dovuto misurarmi di recente.</p>
<p>Non è niente di che, va detto. Anche perché la piattaforma è pressoché perfetta e molto ben collaudata, almeno per quanto riguarda le mie personali esigenze. Comunque, per puro dovere di cronaca e, soprattutto, a mia futura memoria, ho tenuto da parte qualche nota sui punti deboli di KDP quando bisogna pubblicare un’edizione digitale: sillabazione e anteprima.</p>
<h2>Sillabazione: chi l’ha mai chiesta?</h2>
<p>Cominciamo con la sillabazione. Caricando il mio documento originale mi vedo imposta una sillabazione in fase di anteprima. Una sillabazione non richiesta. Perché? La cosa mi infastidiva.<br>
Il mio cruccio non era esclusivamente estetico ma puramente grammaticale. In altre parole: non mi fido della sillabazione fatta da un algoritmo e, da buon informatico, mi aspetto che prima o poi una parola venga spezzata in maniera errata. Il punto è che chi leggerà penserà a un refuso del sottoscritto. E la cosa non mi piace: devo già combattere contro i miei, di refusi, e preferirei non dover controllare anche quelli generati da un algoritmo che non è sotto il mio diretto controllo.</p>
<h2>Quattro anteprime</h2>
<p>Ma veniamo alla parte più critica: le anteprime. La sillabazione non richiesta, infatti, è stata solo la punta dell’iceberg. La piattaforma di pubblicazione offre la bellezza di 4 (quattro) modalità di anteprima per l’edizione digitale. Niente male, si direbbe. Ma ho appurato sulla mia pelle che nessuna di esse è affidabile. E a che serve l’anteprima, se non è affidabile? A nulla. Ecco di seguito i nodi che sono venuti al mio pettine.</p>
<h3>Anteprima su browser</h3>
<p>Rimandata. Per anteprima su browser intendo quella che parte con il bottoncino magico non appena hai caricato il tuo documento. Al settembre 2019 ho rilevato i seguenti problemi: sillabazione non richiesta, salti pagina ignorati, indice finale non formattato, parole barrate non barrate (cioè la parola che ho volutamente scritto così: “<del>parola barrata</del>“, l’anteprima la presenta così: “parola barrata”, cioè senza la barra. Il che equivale a un refuso, per chi legge).</p>
<h3>Anteprima su PC con Kindle Preview 3</h3>
<p>Rimandata. Oltre all’anteprima su browser, è possibile anche scaricare il file prodotto dalla piattaforma stessa (il file .MOBI, per intenderci) e visualizzarlo sul proprio pc, con il programma gratuito associato, il Kindle Preview 3. Al settembre 2019 ho rilevato i seguenti problemi: sillabazione non richiesta e salti pagina ignorati. Va un pelino meglio per il resto: l’indice sembra essere ok e le parole barrate appaiono effettivamente barrate. Potrei accettare i salti pagina ignorati, ma la sillabazione non richiesta proprio non la digerisco.</p>
<h3>Anteprima su PC con Calibre 3.47.1</h3>
<p>Rimandata. Anche qui: il file .MOBI aperto con Calibre presenta sillabazione non richiesta, salti pagina ignorati e, orrore, font dei titoli non rispettati: mi ritrovo “Capitolo 1” più grande dell’effettivo titolo del capitolo, quest’ultimo indistinguibile dal resto del testo normale.</p>
<h3>Anteprima su dispositivo Kindle</h3>
<p>Rimandata, se non addirittura bocciata. La peggiore anteprima, non me lo sarei mai aspettato, la si vede sul proprio dispositivo. Il file .MOBI può infatti essere inviato al proprio indirizzo e-mail @kindle.com. In questo modo, dopo alcuni minuti, tenendo il proprio Kindle collegato via wi-fi, il file .MOBI giunge direttamente sul nostro dispositivo, così da poter vedere a tutti gli effetti come lo leggeranno coloro che si scaricheranno la versione digitale.</p>
<p>Ebbene: il file .MOBI, formato proprietario di Amazon, generato dalla piattaforma proprietaria di Amazon e visualizzato sul Kindle, dispositivo proprietario di Amazon è semplicemente inguardabile.Oltre ai problemi sopra citati (sillabazione, salti pagina ecc…) sul mio dispositivo vedo anche problemi di pagine ripetute e, in altri punti, pagine mancanti (anche tre o quattro di fila). Ben inteso: non pagine bianche inserite per sbaglio dall’algoritmo (il che sarebbe comunque fastidioso), proprio pagine mancanti, assenti, mangiate.</p>
<h2>Falsi problemi</h2>
<p>Alla fine non mi è restata che una scelta. Rinunciare momentaneamente all’edizione digitale e segnalare tutti questi problemi al supporto. Ma la mia dimensione informatica (soprattutto la mia mente di incallito debugger) mi ha imposto la seguente domanda: siamo sicuri che siano problemi dell’edizione digitale vera e propria (cioè del file .MOBI) e non solo del processo di anteprima?</p>
<p>In altre parole: possibile che il file sia corretto e l’anteprima lavori male ? Me lo sono chiesto perché so, per esperienza, che il bottoncino magico “Pubblica” posto al termine del processo, non provoca istantaneamente la pubblicazione ma sottopone il documento caricato alla revisione finale da parte del sistema, revisione che potrebbe benissimo seguire un iter algoritmico ben diverso e più collaudato rispetto al processo di anteprima.</p>
<p>Restava quindi una possibilità: che tutti i problemi delle anteprime fossero in realtà falsi allarmi.</p>
<h2>Il salto nel buio</h2>
<p>Dunque non restava che un modo per scoprirlo: pubblicare l’edizione digitale e comprarsi subito una copia non appena fosse diventata disponibile. Insomma: fare un salto nel buio. Nella peggiore delle ipotesi, avrei sempre potuto ritirare subito l’edizione digitale in caso di problemi. Dopotutto, chi vuoi che si accorga del mio libro in ventriquattr’ore? Nessuno, a parte il signor Algo Ritmo e qualche suo amichetto troppo solerte.</p>
<h2>La perfezione</h2>
<p>Il giorno dopo, con mio grande sollievo, ho potuto constatare che l’edizione digitale era (è) perfetta. Niente sillabazione, salti pagina ok, parole barrate correttamente barrate, font rispettati, indice perfetto e link tutti funzionanti. Tutto molto bello, tutto perfetto. Ovviamente parlo della forma. Quanto al contenuto, valuteranno i lettori. Ma questo è un altro discorso.</p>
<p><em>Quindi tutti i problemi visti nelle anteprime erano falsi problemi.</em></p>
<p>Poi, per carità, il diavolo informatico che sta sulla mia spalla mi ricorda che è tutto ok per il <em>mio</em> Kindle, vale a dire per un Kindle Fire HD di prima generazione. Per tutti gli altri kindle, vale a dire le versioni più vecchie e nuove del mio, non lo potrò mai sapere. So benissimo che esistono siti web che ti permettono di vedere in anteprima il risultato ma… chi si fida più delle anteprime??? <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f61b.png" alt="😛" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /></p>
<h3>E il cartaceo?</h3>
<p>Per l’edizione cartacea, invece, è filato tutto liscio fin dall’inizio: anteprime perfette e fedeli al risultato finale. Il che, a raccontarlo così, suona un po’ ironico perché sembra un po’ rispecchiare l’eterno dilemma: è meglio un libro cartaceo o un libro digitale? Ma lasciamo perdere… <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f642.png" alt="🙂" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /></p>
<h2>Per concludere</h2>
<p>È stato inevitabile pensare a tutti coloro che disdegnano il self-publishing perché “è troppo facile”, perché “son capaci tutti”, perché “non ci vuole niente”. Se è arduo pubblicare con l’editoria tradizionale (e non lo metto in dubbio), be’, pubblicare in self non è certo una passeggiata.</p>
<p>E credo di poterlo dire con ragionevole attendibilità, dopo aver testato negli anni LOOLOO, IUKENPRINT e CREASPAZIO (nota: non scrivo i nomi correttamente perché non voglio fare pubblicità, né tanto meno linkare, anche perché in passato sono stato contattato da qualcuno dei siti sopra citati con l’esplicita richiesta di rimuovere alcune mie legittime critiche). Però, credo si capisca bene di chi stia parlando. Se qualcuno vuole fare due chiacchiere di approfondimento, non si faccia problemi a scrivermi in privato).</p>
<p>Uno dei più grossi vantaggi del self (lo sapevo, ma l’ho capito una volta di più) consiste nel fatto che ti permette di essere totalmente padrone delle tue scelte, dei tuoi tempi e dei tuoi ritmi. Di conseguenza decido io quali attese val la pena rispettare e quali no. Certo: <strong>serve tanta voglia di fare, di studiare, capire, testare</strong>. E anche per questo ribadisco a me stesso che il self non è più “facile” dell’editoria tradizionale ma solo diversamente difficile.</p>
<p>In ogni caso, la mia densa litigata con i fantasmi delle anteprime, è durata solo un paio di sere, sei ore in tutto. Nulla in confronto ai mesi e mesi che (presumo) avrei dovuto aspettare per avere uno straccio di risposta con l’editoria tradizionale (quando arriva).</p>
<h2>Post Scriptum</h2>
<p>Dimenticavo. Ho pubblicato il mio nuovo romanzetto: <a href="https://blog.tredplanet.net/gli-erboristi-di-siena" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>Gli erboristi di Siena</strong></a>.<br>
Cartaceo e digitale. E dove sta la differenza?<br>
Nel cartaceo ci sono solo i miei probabili (e umani) errori e refusi.<br>
Nel digitale ci saranno eventualmente anche quelli del signor Algo Ritmo <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f600.png" alt="😀" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> .</p>
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		<title>Caso studio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Darius Tred]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 Mar 2019 06:00:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Editoria]]></category>
		<category><![CDATA[self-publishing]]></category>
		<category><![CDATA[Amazon]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Mi sono imbattuto in un libro interessante tramite un giro di newsletter. Non si tratta di un romanzo ma di un saggio, anche se la tematica non è proprio inerente a quello che normalmente s’intende per saggistica. Ma sorvolo: il nocciolo della questione non è questo. La newsletter offriva un link per un download gratuito [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<a href="https://retroblog.dariustred.it/caso-studio/"><img width="150" height="150" src="https://retroblog.dariustred.it/wp-content/uploads/2018/03/darius-tred-blog-retroblog-scrittura-creativa-150x150.jpg" alt="Caso studio" align="left" style="margin: 0 20px 20px 0;max-width:100%;" /></a><p>Mi sono imbattuto in un libro interessante tramite un giro di newsletter.<br>
Non si tratta di un romanzo ma di un saggio, anche se la tematica non è proprio inerente a quello che normalmente s’intende per saggistica. Ma sorvolo: il nocciolo della questione non è questo. La newsletter offriva un link per un download gratuito dell’edizione digitale dell’opera. La stessa newsletter, dopo qualche giorno, invia una seconda mail con toni trionfalistici il cui succo, in sostanza, è il seguente: 5000 download in soli 4 giorni!<br>
Notevole, si direbbe. Incuriosito, vado a vedere la presenza digitale dell’autore: un buon sito dal taglio piuttosto moderno e responsive, più alcuni profili social dei quali il più seguito (Facebook) conta ben 50.000 follower. Niente male.</p>
<h2>Due calcoli</h2>
<p>Cinquemila e cinquantamila: due numeri che stuzzicano ulteriormente la mia curiosità.<br>
Dunque, facciamo un passo indietro e aggiungiamo qualche elemento: c’è questo autore che ha pubblicato in precedenza con una casa editrice. Per la sua seconda edizione, decide di optare per il selfpublishing. Tra i servizi di cui si avvale con questa seconda chance, si inserisce la newsletter di cui sopra. Quei 5000 download, a fronte di 50mila follower, mi suona strano: stiamo parlando del 10%, più o meno. Ovviamente non entro nel merito dell’autore, della sua opera e della sua precedente esperienza con la casa editrice. Semplicemente, non ho elementi per farlo. Anche perché, quello che mi incuriosisce molto di più, è quel servizio di selfpublishing la cui seconda e-mail celebra il successo del servizio fornito, proponendolo addirittura come “caso studio”.</p>
<h2>Due domande (almeno)</h2>
<p>La domanda che mi frulla è la seguente: siamo proprio-proprio sicuri che quel risultato sia un successo? Quei 5000 download sarebbero comunque arrivati se non ci fosse stata la pre-esistente massiccia presenza sul web dell’autore? Oppure: grazie alla presenza sul web già ben organizzata, 5000 download sono da considerarsi un successo? E poi, soprattutto, siamo proprio-proprio sicuri che se il libro fosse stato a pagamento (anche solo 99 cents) il risultato sarebbe stato lo stesso?</p>
<h2>Il vero caso studio</h2>
<p>Domande più o meno lecite (forse) ma, anche ora, sorvolo. Perché il vero caso studio sta ancora più a fondo. Per una volta sono andato a spulciarmi le recensioni su Amazon. Eh, sì: perché la seconda e-mail inviata con “orgoglio”, oltre al numero dei download citava anche il numero di recensioni già ottenute. Come dire: guardate quanto siamo bravi a promuovere questa opera in selfpublishing! E ho scoperto un fenomeno davvero curioso. Dopo 2 settimane esatte dalla pubblicazione in self, l’opera conta, al momento in cui sto mettendo per iscritto queste mie osservazioni, ben 84 recensioni.<br>
Tante? Poche? Non importa.</p>
<p>Il fenomeno più curioso che ho notato è che ben 56 di queste recensioni sono state magicamente inserite nello stesso giorno, esattamente dopo una settimana dalla data di pubblicazione in self e a soli 5 giorni dall’invio della newsletter. L’opera in questione (che, sottolineo, è un saggio, non un romanzo avvincente, e nemmeno un’opera scritta da un autore dello spettacolo già conosciuto) è di oltre 400 pagine, quindi non esattamente un testo che si può leggere in un paio di sere. E non proprio il testo che suscita una voglia immediata di lettura a discapito della propria coda di lettura…</p>
<p>Dunque, ricapitoliamo: viene pubblicata un’opera di oltre 400 pagine e ben 56 (cinquantasei) persone, in magica sincronizzazione, trovano il tempo di scaricarla (non aspettavano altro), leggerla (coda di lettura? what is it??), scrivere la recensione (!) e pubblicarla su Amazon (la quale, come ben sa chiunque abbia mai scritto una recensione, prima di approvarla si prende il suo bel paio di giorni per le dovute verifiche così da far comparire quella magica dicitura di “Acquisto verificato”).<br>
Praticamente un successo!</p>
<h2>Algoritmi magici</h2>
<p>Ma torniamo ad Amazon perché, forse, il bello deve ancora venire. L’opera in questione è disponibile in entrambe le edizioni: la prima, effettuata con la casa editrice qualche hanno fa, e la seconda, effettuata nel 2019 in self. Verrebbe da pensare che su Amazon, che pullula di algoritmi magici, ce ne sia uno che si preoccupa di aggregare le recensioni a parità di titolo, per agevolare gli acquirenti nella lettura delle stesse.<br>
Se fosse così, allora non ci sarebbe nulla di strano nel vedere che ben 56 recensioni hanno la stessa data: si potrebbe infatti ipotizzare che esse siano state “traghettate” tramite algoritmo dalla prima pubblicazione (fatta qualche anno fa) alla seconda pubblicazione recente e che la data unica sia in realtà quella dell’inserimento da parte dell’algoritmo e non da parte della persona fisica (su questa “leggerezza” nella gestione delle date, informaticamente parlando, ci sarebbe da discutere). In altre parole: per via dell’intercessione dell’algoritmo, le recensioni in pratica sono mischiate: un po’ sono riferite alla prima edizione cartacea (più longeva), è un po’ sono riferite alla fresca edizione in self. Quindi, tutto sommato, è giusto così dato che stiamo parlando dello stesso titolo e dello stesso autore.</p>
<h2>Peccato che…</h2>
<p>Peccato che… le 56 recensioni siano tutte nuove di zecca.<br>
Ebbene sì, lo ammetto: sono andato a controllarle una per una, ho confrontato il nome delle persone, il titolo della recensione e il voto per avere una ragionevole certezza nel fare le dovute distinzioni. Ho raccolto tutto in un foglio elettronico e ho fatto un paio di controlli incrociati: a parte qualche doppione fisiologico (persone che evidentemente hanno comprato sia la prima che la seconda edizione…), le recensioni in gioco sono tutte nuove di zecca.</p>
<h2>In conclusione</h2>
<p>Che gli algoritmi di Amazon avessero qualche grossissima pecca nella gestione delle recensioni, lo sanno tutti o quasi: diciamo che è un segreto di Pulcinella <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f609.png" alt="😉" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> .<br>
Quello che forse non tutti sanno è che ci sono in giro anche alcuni servizi di selfpublishing che riescono a fare autentiche magie.<br>
Magie ma anche… magheggi. Ovviamente mi concedo il Beneficio del dubbio, con la “b” maiuscola <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f609.png" alt="😉" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> .<br>
Sia nei confronti della mia indagine.<br>
Sia nei confronti del servizio di selfpublishing.</p>
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		<title>La coda e la torre</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Darius Tred]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Dec 2018 06:05:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In libreria]]></category>
		<category><![CDATA[Lettura]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Amazon]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tutti noi ne abbiamo una. Anni fa era breve. Negli ultimi anni, complice la diffusione dell’editoria digitale, è diventata lunga, lunghissima. A volte insospettabilmente lunga. Sto parlando della famosa coda di lettura. E alzi la mano chi, aprendo l’e-reader, non scopre titoli dimenticati, acquistati mesi e mesi fa sull’onda anomala dei 99 cents, quell’onda che [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://retroblog.dariustred.it/la-coda-e-la-torre/">La coda e la torre</a> sembra essere il primo su <a href="https://retroblog.dariustred.it">Darius Tred Retro Blog</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<a href="https://retroblog.dariustred.it/la-coda-e-la-torre/"><img width="150" height="150" src="https://retroblog.dariustred.it/wp-content/uploads/2017/04/darius-tred-retro-blog-libri-150x150.jpg" alt="La coda e la torre" align="left" style="margin: 0 20px 20px 0;max-width:100%;" /></a><p>Tutti noi ne abbiamo una. Anni fa era breve. Negli ultimi anni, complice la diffusione dell’editoria digitale, è diventata lunga, lunghissima. A volte insospettabilmente lunga.<br>
Sto parlando della famosa coda di lettura.<br>
E alzi la mano chi, aprendo l’e-reader, non scopre titoli dimenticati, acquistati mesi e mesi fa sull’onda anomala dei 99 cents, quell’onda che induce a equiparare il successo di vendita con il successo di lettura.<br>
Si potrebbe parlare per ore di questo controverso fenomeno ma suvvia, cosa volete che siano 99 cents?</p>
<h2>Novantanove</h2>
<p>Un caffè, praticamente. Ma il caffè almeno lo bevi e ti accorgi subito se è un buon caffè o no. E magari ti ricordi bene di andare a berlo da un’altra parte, la prossima volta.<br>
Il libro no: lo acquisti, solo 99 cents, e lo dimentichi lì.<br>
Con buona pace dell’autore, che gioirà per le tante vendite (forse).<br>
Con buona pace della piattaforma di vendita, che gioirà (comunque) per le vendite.</p>
<p>La storia passa così dall’autore ai lettori e si aggiungerà alle tante code di lettura in giro per il mondo digitale.<br>
Ma nel 99 per cents dei casi, pardon <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f609.png" alt="😉" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> , nel 99 per cento dei casi non verrà veramente letta o quantomeno la lettura non gioverà di quell’entusiasmo che dovrebbe, 99 cents a parte, indurci all’acquisto. E così, dopo mesi e mesi… “Ma davvero l’ho comprato io questo libro?”</p>
<h2>La pecunia</h2>
<p>Forse è un fenomeno che si potrà solo subire perché, alla fine, la pecunia la vogliono risparmiare tutti e nessuno vuole spendere 4,99 o 9,99 per un’edizione digitale che, a volte, costa quasi o di più dell’edizione tascabile. Insomma la pecunia non la si vuole spendere nemmeno per un autore blasonato e di caratura internazionale, nemmeno per <strong><a href="https://amzn.to/2SYB2kz" target="_blank" rel="noopener">un titolo con buone recensioni</a></strong>.<img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-3355" src="https://retroblog.dariustred.it/wp-content/uploads/2018/12/esempio-confronto-prezzo-edizioni-560x276.jpg" alt="Esempio confronto prezzi edizioni" width="560" style="display:block;margin:10px auto;max-width:560px;max-width:100%;"></p>
<p> </p>
<p>Figuriamoci per un autore sconosciuto.<br>
Ma un autore sconosciuto è destinato a rimanere tale se vende a 99 cents? Difficile dirlo con certezza ma, a certi prezzi, i lettori tendono a fare acquisti meno consapevoli, comprando romanzi e racconti a piene mani senza però mai leggerli.</p>
<p>Risultato? Una realtà distorta: tante vendite, zero letture, zero recensioni.<br>
Superare la soglia dei 99 cents per un’edizione digitale (senza esagerare) per molti potrebbe essere un controsenso ma io ritengo che favorisca l’acquisto consapevole.<br>
Insomma: in un deserto piatto di 99 cents, vedere un picco di 1,99 o di 2,99 equivale a dire “Sono qui: acquistami solo se sei veramente interessato” <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f61b.png" alt="😛" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> .<br>
Certo, le vendite saranno minori. Ma magari le letture, in proporzione, saranno maggiori.<br>
E cosa dovrebbe augurarsi un autore per la propria storia? Più vendite o più letture? Più pecunia! <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f600.png" alt="😀" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /></p>
<p>Scherzi a parte, più letture dovrebbero teoricamente portare qualche recensione in più perché di solito dopo un acquisto consapevole dovrebbe seguire una lettura più interessata e quindi più immediata. In altre parole, quel manipolo di neuroni scozzesi che vive in tutti noi dovrebbe urlare in coro “Azz! Hai speso 1,99 e non lo leggi nemmeno?!?” <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f600.png" alt="😀" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> Poi, delle due, una: o il libro viene restituito, o il libro viene veramente letto. Sì, certo: può succedere anche che venga comunque dimenticato.</p>
<h2>La torre</h2>
<p>Ma lasciamo da parte le teorie strampalate e torniamo alla coda di lettura per parlare… della torre.<br>
Chi ama leggere e chi adora bazzicare per le librerie, compra libri più di altri. Ne vedi uno, lo compri e cominci a leggerlo. Ne vedi un altro, “azz!, m’intriga”, lo compri e cominci a leggere pure quello. Alla fine sì, le letture le finisci (quasi) tutte, ma sul tuo comodino si crea la torre di lettura: tutti i libri iniziati, rigorosamente con il dorso in vista.<br>
Le giornate poi vanno come vanno e tutte le sere si arriva a letto con le voglie di lettura più disparate.<br>
Dove andiamo stasera? Nell’Inghilterra vittoriana di Holmes e Watson?<br>
Oppure nella Firenze rinascimentale? Andiamo a Torino da Piero? Al MIT di Boston?<br>
Però anche l’India di 5000 anni fa non è male…<br>
O andiamo a fare un giro in Asia di fine Novecento con Tiziano?</p>
<p>Insomma i piani della torre si muovono, si scambiano tra di loro sera dopo sera. E la torre sottolinea anche i tuoi gusti personali mentre la polvere, impietosa e bastarda, sottolinea invece i titoli che ti piacciono di meno, vale a dire i piani più bassi che continuano appunto a restare più in basso e che, ironia della sorte, fanno da fondamenta (nel vero senso del termine) alle letture quotidiane.</p>
<h2>Regalino natalizio</h2>
<p>Chi ha seguito fin qui il mio delirio semiserio (anche questi, alla fine, sono pensieri semiseri altamente opinabili, proprio come quelli dell’<strong><a href="http://retroblog.dariustred.it/pensieri-semiseri-attorno-a-un-titolo/">ultima volta</a></strong>), merita un regalino. Il mio ultimo romanzetto, <strong><a href="https://blog.tredplanet.net/misteri-di-ghiaccio/" target="_blank" rel="noopener">Misteri di ghiaccio</a></strong>, sarà <strong><a href="https://amzn.to/2QIjNav" target="_blank" rel="noopener">in regalo</a></strong> nei tre giorni di festa ormai imminente: il 24, il 25 e il 26 dicembre.<br>
Ma come?!? Vi ho scartavetrato i maroni con quel discorso dei 99 cents e della pecunia… e ora metto addirittura “agggratis” il mio romanzetto??</p>
<p>No, non è esattamente gratis: è in regalo per chi mi legge qui. A riprova di ciò non farò alcuna pubblicità sui miei sparuti canali social (eccetto il link di questo post dove, come si potrà notare, non anticiperò la presenza del regalino).<br>
Dopo Natale il prezzo tornerà al suo illusorio 1,99 euro, fatta eccezione per gli umori degli oscuri algoritmi di Amazon di cui io stesso a volte fatico a capirne i meccanismi.</p>
<p>Ah, dimenticavo: Buone Feste.<br>
E ricordatevi di spolverare la torre <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f600.png" alt="😀" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> …</p>
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		<title>Sette titoli dimenticati</title>
		<link>https://retroblog.dariustred.it/sette-titoli-dimenticati/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Darius Tred]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 May 2017 10:01:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Lettura]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Amazon]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ieri sera ho fatto una tragica scoperta. Rovistando sulla libreria per mettere un po’ di ordine, ho scoperto una serie di libri che avevo dimenticato dopo l’acquisto. Ho contato 7 titoli, sparsi qua e là, beatamente caduti nel dimenticatoio. Una coda di lettura occulta, insomma. Con i 4 in coda vera, fanno ben 11 titoli. [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://retroblog.dariustred.it/sette-titoli-dimenticati/">Sette titoli dimenticati</a> sembra essere il primo su <a href="https://retroblog.dariustred.it">Darius Tred Retro Blog</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<a href="https://retroblog.dariustred.it/sette-titoli-dimenticati/"><img width="150" height="150" src="https://retroblog.dariustred.it/wp-content/uploads/2017/05/darius-tred-retroblog-post-libri-vecchi-150x150.jpg" alt="Sette titoli dimenticati" align="left" style="margin: 0 20px 20px 0;max-width:100%;" /></a><p>Ieri sera ho fatto una tragica scoperta. Rovistando sulla libreria per mettere un po’ di ordine, ho scoperto una serie di libri che avevo dimenticato dopo l’acquisto. Ho contato 7 titoli, sparsi qua e là, beatamente caduti nel dimenticatoio. Una coda di lettura occulta, insomma. Con i 4 in coda vera, fanno ben 11 titoli. Tanti? Pochi? Non saprei. Ma non è questo il punto.<br>
Il punto è che mi sono proprio scordato di averli acquistati.</p>
<p>Di solito quando si compra un libro lo si fa perché si è convinti, incuriositi, in qualche modo interessati. Rinvenire ben 7 titoli dimenticati mi ha portato a chiedermi se il mio interesse, al momento dell’acquisto, fosse vero.</p>
<p>Vorrei spezzare una lancia a mio favore. Dei 7 titoli, ben 5 provengono da un’acquisto on-line: 3 cartacei e 2 digitali. In altre parole: sono venuti loro a “cercarmi” tramite newsletter e marketing digitale di vario tipo. Non sono andato io in libreria. Complice la facilità di approvvigionamento e, spesso, il prezzo molto basso ecco che l’acquisto diventa davvero leggero come lo stesso click del mouse.<br>
Mi chiedo se questa facilità “digitale” non abbassi la mia capacità di analisi nella valutazione dei libri, se sia stato vittima di un subdolo meccanismo del marketing: “Questa trama non è un granché, male che vada butto via 99 cents…”,<br>
“Questo libro è interessante, costa solo 5,43 su Amazon. In libreria l’ho visto a 11 euro…”.<br>
Tradotto: per 11 euro non ti comprerei mai, ma per 5,43 si può fare.</p>
<p>E intanto, un tacito compromesso dopo l’altro, la coda (occulta) ingrassa.<br>
E meno male che non sono tra coloro che acquistano compulsivamente le edizioni digitali.</p>
<p>Chissà quanti libri dimenticati giacciono negli e-reader di tutto il mondo. Verrebbe quasi la tentazione di ridimensionare, se non addirittura svuotare, il significato di “vendita”. Di solito il numero di vendite viene visto come una misura del successo di un’opera. Ma se la vendita si riduce al transito dell’opera da un enorme archivio digitale (ad esempio il cloud di Amazon) a un piccolo archivio personale (il nostro Kindle), per poi essere lì dimenticata, dico, ha senso dare così tanto peso alle vendite?</p>
<p>Un titolo potrebbe anche vendere “tanto”. Ma non è detto che venga altrettanto letto.<br>
Forse sarebbe più onesto, per chi stila le classifiche di vendita, trovare un modo per ancorare il concetto di vendita al prezzo dell’edizione venduta. Forse è possibile ma onestamente non saprei quanto possa avere senso. Senza contare che oggettivamente è impossibile distinguere gli acquisti per lettura propria dagli acquisti per regalo. Un ginepraio, insomma.</p>
<p>Allora aggrappiamoci alle recensioni, anche se occorre una certa oculatezza nell’individuare quelle serie. <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f600.png" alt="😀" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-210" src="https://retroblog.dariustred.it/wp-content/uploads/2016/09/darius-tred-retroblog-recensione-01-560x92.jpg" alt="" width="560" style="display:block;margin:10px auto;max-width:560px;max-width:100%;"></p>
<h2>Ok, il prezzo è giusto?</h2>
<p>Pascolando nella blogosfera, ogni tanto mi imbatto in qualche discussione su quale sia il prezzo migliore da applicare per una edizione digitale. Ci si focalizza sul rapporto tra qualità dell’opera e prezzo “giusto”. Altre volte ci si basa sulla lunghezza. Chi dice che 99 cents è troppo poco, mentre 4,99 sono troppi. Di più ancora non se ne parla. Io non ho esperienze serie per dire la mia. Ma se 99 cents sono la gabella da pagare per entrare nel kindle di qualcuno per poi restare lì dimenticato, allora forse un autore dovrebbe essere più onesto con sé stesso e avere il coraggio di applicare un prezzo più alto per la propria opera, non tanto per guadagnare di più sulla singola vendita, ma per “guadagnarsi” una reale possibilità di essere letto (e magari recensito).</p>
<p>Caro autore, da lettore posso dirti che se decido di spendere, supponiamo, ben 4,99 euro per la tua opera mi ricorderò più facilmente di leggerti <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f642.png" alt="🙂" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> .<br>
È chiaro: venderai meno copie, ma tu vuoi essere “venduto” o essere “letto” ?</p>
<h2><em>Post</em> Post Scriptum</h2>
<p>Apro una parentesi.<br>
Per amore di obiettività, va detto che esiste una fetta di lettori che hanno una sorta di atavica diffidenza nei confronti dei pagamenti on-line. Vuoi per la pochissima dimestichezza con il web, vuoi per la remora di vedersi registrare un numero di carta di credito (ne conosco di persona a decine <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f642.png" alt="🙂" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> ), per costoro un qualsiasi prezzo costituisce una barriera insormontabile per procedere all’acquisto di qualsiasi cosa. Questo è l’unico motivo per cui persino uno sconosciutissimo titolo come il mio, pur sospinto dagli oscuri meccanismi di Amazon attivatisi automaticamente dal prezzo a 0 euro, è stato scaricato per ben 150 volte in soli 3 giorni. Scaricato, non letto <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f61b.png" alt="😛" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> .<br>
Chiusa parentesi.</p>
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		<title>C&#8217;era una volta un blog</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Darius Tred]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 20 Apr 2017 05:55:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Lettura]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Amazon]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’avevo detto: smetto quando voglio. E ho deciso di smettere. Ma dove si butta un blog? Nell’umido, nella carta? O nei rifiuti speciali? 🙂 Non me lo sono mai chiesto prima d’ora. È una domanda idiota? Be’, sì. Forse molto idiota. Ma vorrei dare un saluto dignitoso al blog che vorrei dismettere. Tempo fa vagheggiavo [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<a href="https://retroblog.dariustred.it/cera-volta-un-blog/"><img width="150" height="150" src="https://retroblog.dariustred.it/wp-content/uploads/2017/04/darius-tred-blog-retroblog-scrivania-150x150.jpg" alt="C&#8217;era una volta un blog" align="left" style="margin: 0 20px 20px 0;max-width:100%;" /></a><p>L’avevo detto: smetto quando voglio. E ho deciso di smettere.<br>
Ma dove si butta un blog? Nell’umido, nella carta? O nei rifiuti speciali? <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f642.png" alt="🙂" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /><br>
Non me lo sono mai chiesto prima d’ora. È una domanda idiota?<br>
Be’, sì. Forse molto idiota. Ma vorrei dare un saluto dignitoso al blog che vorrei dismettere.</p>
<p>Tempo fa vagheggiavo di segnarmi tutti gli errori che rilevavo nelle mie letture. Erano talmente tanti, e vari, che avevo deciso di raccoglierli in un blog.<br>
L’avevo pensato bene. Avevo suddiviso gli errori in categorie: errori di battitura, contraddizioni, imprecisioni tecniche, scientifiche, logiche, errori geografici…<br>
Ovviamente ogni errore riportato era taggato anche con autore, titolo, casa editrice, tipo di edizione (cartacea o digitale). Self-publisher o meno. Opera in lingua originale o opera tradotta.</p>
<p>Taggando gli errori, automaticamente si sarebbero venute a creare delle classifiche “autoalimentate”: con il passare del tempo avrebbero dovuto emergere l’autore più impreciso, il libro con più errori, la casa editrice più… Lasciamo perdere, prima che si innescano certi discorsi. <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f61b.png" alt="😛" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /><br>
L’unico “difetto” era legato al fatto che tutto ciò sarebbe stato limitato alle mie letture e ai miei autori e generi preferiti. Ma avevo virtualmente aggirato anche questo ostacolo creando una pagina di segnalazione per permettere a chiunque di segnalare un qualsiasi errore.<br>
Compilando un form, insomma, mi sarebbe arrivata una e-mail automatica con i dati pronti da pubblicare. Così gli autori e i generi che a me “mancavano” (rosa e horror su tutti…) avrebbero potuto giungere da altri lettori.</p>
<p>Insomma era tutto pronto per il grande (?) lancio: mi mancavano da fare i soliti quattro profili social per dare un minimo di visibilità sul web. Prima di quest’ultima fase, però, ho provato a usare io per primo tale blog, continuando nel frattempo a segnarmi gli errori in cui mi imbattevo (sia nelle letture cartacee, sia nelle letture digitali).</p>
<p>Ebbene, in questa fase di rodaggio… mi sono fermato. Perché?<br>
Mancanza di tempo? No.<br>
Entusiasmo sgonfiato? Neanche.</p>
<h2>E quindi?</h2>
<p>Mi sono fermato per il motivo più ovvio: troppi errori.</p>
<p>Con buona pace delle case editrici, tra le quali ho fatto in tempo a taggare “alti” nomi come Mondadori, Einaudi e Garzanti…<br>
Con buona pace di grandi autori come Terzani, Augias, Doyle (sì, <strong><a href="http://retroblog.dariustred.it/jack-john-e-jack/" target="_blank">Arthur Conan Doyle</a></strong>), Rollins, Berry, Brown. Che evidentemente non hanno beneficiato di buoni professionisti lungo il processo di pubblicazione e/o traduzione.<br>
Senza distinzione tra esordienti (Takano, il “nuovo” Crichton (?!?!) ) e grandi nomi (gli stessi elencati sopra).</p>
<h2>Ma quali errori?</h2>
<p>Si può pensare che ormai al giorno d’oggi, visto che la quasi totalità dei testi destinati alla pubblicazione (libri, quotidiani, web) viene scritto tramite una tastiera a gran velocità, è inevitabile che proliferino gli errori di battitura, nonostante l’uso dei correttori ortografici. E che quindi il mio blog, in sostanza, si sarebbe ridotto a uno sterile nonché interminabile elenco di errori di battitura.<br>
Lo ammetto: la maggior parte erano errori di battitura.<br>
Ma c’erano anche errori più sottili. Come questo:</p>
<blockquote><p><em>Incrociando l’ora dell’attacco con le trasmissioni dei satelliti di passaggio sopra l’Oceano Indiano, erano riusciti a scaricare una breve ripresa del rapimento in tempo reale. […] Dopodiché il filmato aveva seguito i pirati in fuga verso est, in direzione della costa africana…</em></p></blockquote>
<h2>Un appunto</h2>
<p>Una cosa, però, l’ho imparata. La serietà di una casa editrice si vede anche da come cura le edizioni digitali. Accedendo periodicamente al proprio profilo Amazon, ad esempio, vengono proposte automaticamente, e gratuitamente, le versioni corrette dei titoli acquistati. Gli errori, quindi, a differenza della carta stampata, con il passare del tempo vengono debitamente corretti.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone wp-image-680 aligncenter" src="https://retroblog.dariustred.it/wp-content/uploads/2017/04/amazon-aggiornamenti-01-560x212.jpg" alt="" width="560" style="display:block;margin:10px auto;max-width:560px;max-width:100%;"></p>
<p> </p>
<h2><em>Post</em> Post Scriptum</h2>
<p>Diciamocelo: un blog così, probabilmente, non sarebbe servito a nessuno. A parte le evidenze numeriche, in sostanza, avrebbe solo suscitato quella tipica sensazione di aver scoperto l’acqua calda. Ma volevo tenere traccia, da qualche parte, che ho rinunciato non per la mancanza di materiale (errori, refusi, ecc..) ma, al contrario, per la sovrabbondanza.</p>
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		<title>Pressapoco duecento milioni</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Darius Tred]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 Sep 2016 19:00:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[self-publishing]]></category>
		<category><![CDATA[Amazon]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Oggi scrivo questo post più o meno inutile. Sappiatelo: siete ancora in tempo per navigare altrove. Se qualcuno lo dovesse leggere avrà l’occasione di annotarlo allegramente nella sua personale lista intitolata “Cose di cui non me ne frega un [BIP]”. Infatti questo post lo scrivo più per me stesso che per altro. A mia futura [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<a href="https://retroblog.dariustred.it/pressapoco-duecento-milioni/"><img width="150" height="150" src="https://retroblog.dariustred.it/wp-content/uploads/2016/09/darius-tred-retro-blog-post-duecento-milioni-01-150x150.jpg" alt="Pressapoco duecento milioni" align="left" style="margin: 0 20px 20px 0;max-width:100%;" /></a><p>Oggi scrivo questo post più o meno inutile. Sappiatelo: siete ancora in tempo per navigare altrove.<br>
Se qualcuno lo dovesse leggere avrà l’occasione di annotarlo allegramente nella sua personale lista intitolata “Cose di cui non me ne frega un [BIP]”. Infatti questo post lo scrivo più per me stesso che per altro. A mia futura memoria. E a testimonianza di ciò, non lo promuoverò sui miei canali social. Lascio che venga trovato solo da chi vorrà cercare, e cercare bene. Del resto lo dice anche il proverbio: chi cerca trova.</p>
<p>Dunque l’antefatto è brevissimo: in passato mi sono servito di una piattaforma di self-publishing. Che poi ho mollato senza pietà. L’ho mollata per una serie di episodi che non mi dilungo a elencare: basti solo sapere che tale serie era piuttosto lunga.</p>
<p>Tuttavia sono rimasto iscritto alla newsletter e devo ammettere che ogni tanto (ma proprio ogni tanto) qualche notizia interessante arriva, anche se la principale funzione di questa newsletter per me è puramente (e cinicamente) terapeutica: serve a ricordarmi il pressapochismo della piattaforma <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f600.png" alt="😀" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> .</p>
<p>Dunque, tornando a noi, nell’ultima e-mail vedo un link a un articolo con suggerimenti per la distribuzione della tua opera. Interessante. Devo riconoscere l’enorme passo avanti che è stato fatto verso l’onestà intellettuale. E’ riassunto in questo passaggio.</p>
<blockquote><p>“[La piattaforma, ndr] ogni anno e per un breve periodo in prossimità del Natale interrompe la vendita diretta su Amazon poiché i tempi di fornitura di Amazon non rendono possibile il mantenimento degli standard richiesti.”</p></blockquote>
<p>Bravi, finalmente lo dicono a chiare lettere. Eh, sì. Perché qualche anno fa questo trascurabilissimo dettaglio non era proprio scritto esplicitamente sul loro portale. Ai miei tempi il “breve periodo” era durato pressapoco dal 15/20 dicembre al 10/15 gennaio. Non ricordo con precisione.<br>
Ma a che serve essere precisi? E’ un breve periodo, giorno più, giorno meno. Non facciamoci distrarre dal fatto che è il periodo più strategico per la vendita dei libri. Queste sono quisquilie.</p>
<p>A questo punto si potrebbe dire che abbia scritto questo post sull’onda del risentimento e che mi stia vendicando in qualche modo del pressapochismo subito evidenziando oltre modo quelle che in realtà sono delle sottigliezze. Potrebbe anche essere: ma, se così fosse, allora metterei nomi e link e diffonderei il mio post su tutti i social. Quindi no: non sono vendicativo <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f600.png" alt="😀" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> .</p>
<p>Se siete arrivati a leggere fino a qua, ora arriva la parte divertente. Nello stesso articolo leggo anche questo passaggio:</p>
<blockquote><p>“Con la distribuzione globale il tuo libro sarà venduto fuori dall’Italia per raggiungere i 200 milioni di italiani sparsi nel mondo. Potrai attivare il servizio di distribuzione globale dal tuo profilo autore.”</p></blockquote>
<p><a href="http://retroblog.dariustred.it/wp-content/uploads/2016/09/darius-tred-retro-blog-post-duecento-milioni.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-291 aligncenter" src="https://retroblog.dariustred.it/wp-content/uploads/2016/09/darius-tred-retro-blog-post-duecento-milioni-560x359.jpg" alt="darius-tred-retro-blog-post-duecento-milioni" width="560" style="display:block;margin:10px auto;max-width:560px;max-width:100%;"></a></p>
<p>Duecento milioni?! Accidenti! Duecento milioni di italiani nel mondo. Ma non sarà un tantino esagerato come numero?<br>
Dopo aver letto velocemente uno qualsiasi dei link più sotto (ho preso solo i primi 3 dopo aver cercato in rete), direi che più o meno sì, hanno un filino esagerato. Oggi gli italiani nel mondo (cioè quelli che abitano fuori dall’Italia, che hanno la cittadinanza italiana e che parlano italiano madrelingua) sono circa 4,6 milioni. Un pochino meno di 200 milioni.</p>
<p><a href="http://www.emigrati.it/Emigrazione/DatiStatItalMondo.asp" target="_blank">http://www.emigrati.it/Emigrazione/DatiStatItalMondo.asp</a><br>
<a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/10/06/rapporto-migrantes-2015-oltre-46-milioni-di-italiani-allestero-germania-e-regno-unito-le-mete-principali/2099060/" target="_blank">http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/10/06/rapporto-migrantes-2015-oltre-46-milioni-di-italiani-allestero-germania-e-regno-unito-le-mete-principali/2099060/</a><br>
<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Anagrafe_degli_italiani_residenti_all%27estero" target="_blank">https://it.wikipedia.org/wiki/Anagrafe_degli_italiani_residenti_all%27estero</a></p>
<p>Ma tranquilli: a parte questi dettagli (e molti altri in fase di pubblicazione, distribuzione, controllo, promozione social… ma sono solo dettagli, cosa li elenco a fare?) la piattaforma è “affidabile”.</p>
<p>Pressapoco.</p>
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		<title>Però mi piace</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Darius Tred]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Sep 2016 08:46:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Amazon]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Bloggando qua e là mi è capitato di leggere un post in cui viene presa in considerazione una categoria di lettori che, pur non leggendo un romanzo, sentenziano deliberatamente dicendo di non apprezzarlo. Ne è scaturita una discussione, con uno scambio di pareri tutto sommato condivisibili. Io mi son permesso di far notare, in tale [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<a href="https://retroblog.dariustred.it/pero-mi-piace/"><img width="150" height="150" src="https://retroblog.dariustred.it/wp-content/uploads/2016/09/darius-tred-retroblog-post-recensioni-150x150.jpg" alt="Però mi piace" align="left" style="margin: 0 20px 20px 0;max-width:100%;" /></a><p>Bloggando qua e là mi è capitato di <strong><a href="https://dadovestoscrivendo.wordpress.com/2016/09/09/non-lho-letto-e-non-mi-piace/" target="_blank">leggere un post</a></strong> in cui viene presa in considerazione una categoria di lettori che, pur non leggendo un romanzo, sentenziano deliberatamente dicendo di non apprezzarlo. Ne è scaturita una discussione, con uno scambio di pareri tutto sommato condivisibili. Io mi son permesso di far notare, in tale discussione, che esiste anche un’altra ampia fetta di lettori, quasi speculare alla prima: cioè quella dei lettori che pur non leggendo un romanzo, lo promuovono più o meno sfacciatamente dicendo che è bello.</p>
<p>A volte mi chiedo cosa sia peggio: un lettore che stronca senza leggere o un lettore che promuove senza leggere?</p>
<p>Quando mi vengono di questi pensieri (eh, sì, ormai sono pensieri ricorrenti) mi torna in mente tutto il clamore mediatico che era seguito a Il codice Da Vinci. Ho avuto la “fortuna” (notare le virgolette) di leggere questo romanzo quando era appena uscito. Dan Brown era ancora uno sconosciuto (almeno in Italia) e non se lo filava nessuno. Ho messo le virgolette alla parola “fortuna” perché non mi riferisco al fatto di aver letto un romanzo eccezionale (ognuno si sarà fatto un proprio parere). Mi riferisco al fatto di averlo letto ben <em>prima</em> che raggiungesse la cresta dell’onda, quindi senza essere influenzato e spinto da quella curiosità generale, da quel contesto tipico in cui si è portati a dire: “Toh, guarda! Lo leggono tutti, quasi quasi lo leggo anch’io. Chissà cosa avrà di così eccezionale….”. Insomma, quel clamore che si crea di tanto in tanto attorno a qualche titolo, tipo le 50 sfumature di grigio.</p>
<p>Il codice Da Vinci aveva fatto un botto tale che c’era stato un periodo in cui pure i salotti televisivi, a ruota, ne parlavano nel bene e nel male, a seconda della “zerbinità” (passatemi il termine che, credo, non abbia bisogno di spiegazioni) del conduttore di turno nei confronti della chiesa cattolica. In una di queste ronde televisive, di tutte le celebrità che si erano affannate a dare il proprio parere mi era rimasto impresso un critico letterario (purtroppo non ricordo il nome) che, intervistato, aveva espresso il suo punto di vista. Non ricordo nemmeno cosa avesse detto. Ricordo però che l’intervistatore, a un certo punto, aveva chiesto: “Quindi lei l’ha letto il romanzo?”. La domanda era stata posta con quel tono di condiscendenza, quasi con il timore di aver fatto un quesito inutile vista la risposta ovvia che ci si aspettava.<br>
Ma il critico, candidamente, rispose: “No.”<br>
Poi rendendosi conto della figura poco dignitosa che aveva appena fatto, quest’ultimo si affrettò ad aggiungere “Però l’ho comprato.”<br>
Come dire: l’ho comprato e <em>sicuramente</em> lo leggerò, <em>sicuramente</em> avrò questo parere. <strong><em>Sicuramente</em></strong>.</p>
<p>In quel periodo, in cui tutto il mondo parlava del romanzo di Dan Brown, dimostrare di non averne letto nemmeno la trama significava non essere al passo con la moda del momento. Quindi occorreva prendere posizione, dare un parere, un parere qualsiasi. E avere qualcosa da dire era diventato un <em>must</em>, tanto che, pur di far discussione e partecipare a quello strano “fenomeno collettivo”, andava bene anche prepararsi un parere sommario prima ancora di aver terminato la lettura.<br>
Perché, sì, la lettura era diventata secondaria. Figurarsi la <strong><em>comprensione</em> </strong>della lettura.</p>
<p>In questi giorni, il ricordo di questo fenomeno mi è tornato alla ribalta.<br>
Stavo cercando un libro su Amazon, piuttosto corposo (quasi 600 pagine): si tratta di un romanzo storico ambientato a Monza nel Trecento. Quindi non esattamente una lettura da ombrellone.<br>
Mi è caduto l’occhio sulle recensioni e ho trovato questa perla che, a mio parere, non poteva non meritare un post perché la dice lunga (ma che dico lunga? Lunghissima!) sul valore reale che possono avere le recensioni di un libro.</p>
<p><a href="http://retroblog.dariustred.it/wp-content/uploads/2016/09/darius-tred-retroblog-recensione-01.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone wp-image-210" src="https://retroblog.dariustred.it/wp-content/uploads/2016/09/darius-tred-retroblog-recensione-01-560x92.jpg" alt="darius-tred-retroblog-recensione-01" width="560" style="display:block;margin:10px auto;max-width:560px;max-width:100%;"></a></p>
<p>Perbacco! Ben 4 stelle date così, sulla fiducia. Davvero niente male. Quasi quasi mi vien da sospettare che la recensione sia stata scritta da un parente o un amico di fiducia.</p>
<p>Ma no, che vado mai a pensare? Dopotutto, come si può vedere dall’immagine, l’acquisto è <strong><em>verificato</em></strong>. Verificato dal sig. Amazon in persona, ovvero da quell’insieme di oscuri algoritmi che ostentano efficienza. Purtroppo nemmeno il sig. Amazon può arrivare dappertutto: al massimo può garantire che il libro sia stato effettivamente acquistato.</p>
<p>E la lettura? Dico: la lettura è <em><strong>verificata</strong></em>? Direi proprio di no, è fin troppo evidente. E il brillante recensore ci lascia pure con un amaro in bocca, visto che non potremo mai sapere “cosa avrà mai scoperto in quelle pagine”.</p>
<h2>Post Scriptum</h2>
<p>Non amo fare di tutte le erbe un fascio. Ovviamente non tutte le recensioni sono farlocche. Sicuramente una buona parte sono attendibili, un’altra buona parte non lo sono. E così sarà per sempre, per tutti i secoli dei secoli (qualcuno ha detto “amen”? Mi era sembrato… <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f642.png" alt="🙂" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> ).</p>
<p>Personalmente, come lettore, ho sempre dato pochissimo peso alle recensioni.</p>
<p>Tuttavia bisogna sviluppare una sorta di sesto senso per saper individuare le recensioni di valore, quelle che possono spingerci ad assecondare o meno un acquisto. Inoltre bisogna imparare a leggere tra le righe perché è sempre difficile capire se una recensione, negativa o positiva che sia, viene espressa da una persona che ha i nostri stessi gusti e interessi.</p>
<p>Se poi si tratta della valutazione di un proprio romanzo, occorre maturare saggezza e distacco sia per non esaltarsi ad ogni recensione positiva, sia per non abbattersi ad ogni recensione negativa.</p>
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