Campeggio! Qualcuno sente i ricordi che si affollano nella mente? Be’, io sì.
Molti ricordi, molte estati.
Soprattutto: molte notti.
Ho già avuto modo di mettere insieme un “ricconto”, cioè il ricco racconto di un ricordo quando, appunto, ho raccontato della Caccia alla Volpe di notte.

Negli anni passati in campeggio, per chi è cresciuto nella mia città, la notte era spesso più vivace del giorno perché il campeggio era sì montagna, natura, aria aperta e gite, ma era anche molto molto di più. Era qualcosa di imperdibile. Oddio, forse “imperdibile” è un’esagerazione, ma se non ci andavi, be’, ti perdevi qualcosa.
Qualcosa che non avevi allora da ragazzino, quando durante l’anno si parlava delle goliardate fatte l’estate prima.
E qualcosa che non hai oggi, quando qualcuno rievoca quelle stesse cose, anni e anni dopo, attorno alla classica birretta con gli amici.

Per molti il campeggio cominciava molto prima della partenza.
Tempo prima si combinavano infatti le tende, decidendo chi dormiva con chi.
Tempo prima si organizzavano gli scherzi.
E tempo prima si preparavano striscioni, cartelli, persino insegne in legno per indicare chi dormiva dove.

Il top, almeno per quello che ho visto io nei miei dieci anni di vita da campo, è stata l’insegna metallica della Banda XL: sfondo chiaro con scritta rosso fuoco, eretta con l’ausilio di due paletti di ferro orgogliosamente piantati a colpi di mazzetta il giorno dell’insediamento in tenda. E i nomi erano tutti così: “Borg”, “Banda XL”, “75 impera”.

Le tende erano formalmente da 8 posti ma ricordo anni in cui si stava in 12, numero che spesso saliva a 15 perché poi, una volta su in montagna, ci si mischiava allegramente. Le tende circo, così si chiamavano (parlo al passato, ma sono ancora così…), erano tende che godevano di un pianale rialzato e molto solido, studiato appositamente per avere 4 posti per dormire a destra e 4 posti a sinistra. Questo, a livello teorico: a livello pratico, specie quando si era in 12, si dormiva ammucchiati tutti da una parte perché le fredde e umide notti estive d’alta montagna richiedevano quel particolare climax il cui nome (altamente scientifico) era inequivocabile: il famoso “effetto stalla”, vero marchio di fabbrica dell’atmosfera che si viveva, fatta non solo di calore accogliente… 😉 A volte mi chiedo se anche i ragazzi di oggi, in campeggio, fanno di queste esperienze…

Ma dicevo degli scherzi. Molti di questi erano classici e un po’ scontati. Il furto delle scarpe, ad esempio: alcune volte da una certa tenda sparivano tutte le scarpe, che finivano appese dove di solito si stendevano i panni. Altre volte le scarpe venivano scambiate in massa tra una tenda e l’altra. Altro scherzo classico: chi era noto per il sonno molto pesante, a volte veniva preso con tanto di materassino e sacco a pelo e spostato nottetempo fuori dalla tenda, e si risvegliava al mattino nel mezzo del campo di pallavolo, oppure in tendone, quando tutti arrivavano alla spicciolata per fare colazione.

Altri scherzi erano, come dire… , altamente “strategici”: mi hanno raccontato che un anno, al turno di campeggio femminile, le ragazze non mangiavano le zucchine spadellate. Visto l’enorme spreco, le educatrici, in accordo con i cuochi, avevano messo in giro la voce che le zucchine “fanno crescere le tette”, risolvendo il problema in un battibaleno.

Altri scherzi ancora, invece, erano pianificati a tavolino settimane prima della partenza e spesso c’era qualcosa da preparare per tempo, tipo il classico striscione di sfottò. Lo scherzo faceva da sfondo a faide, ovviamente amichevoli, che duravano per tutti i quindici giorni di vacanza. E, soprattutto, avvenivano nel silenzio della notte. Ne ricordo uno, in particolare.

Una notte, nella tenda della Borg era stata allestita una cena. Dalla cucina del campeggio erano stati trafugati un tavolo di plastica con alcune sedie, posate, bicchieri e tovaglioli. Il tutto era stato apparecchiato in grande silenzio all’interno della tenda, mentre gli occupanti dormivano (è proprio il caso di dirlo…) “sonoramente”. L’allestimento si era concluso con uno striscione in bella vista posto al di fuori della tenda, che era stata lasciata aperta per tutta la notte. Inutile dire che nemmeno il freddo pungente della notte, che aveva dissolto l’effetto stalla, era servito per svegliare gli occupanti. E la mattina dopo, al risveglio, tutti ridevano di fronte alla scritta: “La Banda XL stanotte ha cenato qui”, qui dove, con tanto di tenda aperta, si vedeva il banchetto egregiamente allestito.
Il senso era chiaro e, secondo me (il me di allora), geniale: quelli della Borg erano così poco svegli che si poteva cenare tranquillamente di notte nella loro tenda senza che si svegliassero.

Raccontato così può sembrare offensivo ma va detto che, all’epoca, “Borg” era il nomignolo con cui veniva indicato il gruppo degli educatori del turno: quindi in realtà era uno scherzo fatto dai ragazzi più grandi ai “grandi”, che poi erano i catechisti o educatori dell’oratorio. Come tale, ne va intesa quindi la relativa allegria. Naturalmente di quello scherzo si parlò a lungo, anche a campeggio terminato.
Questo genere di scherzi epici, che si ricordano ancora a distanza di anni, a volte ricevevano “risposta” l’estate seguente.

E’ proprio in questo caso che si è innescato, se non ricordo male, l’altrettanto famoso scherzo dei contrabbandieri.
Occorre una breve premessa.

Quell’anno il campeggio sorgeva in Val Varaita, una valle piemontese nei pressi del Monviso, molto vicina al confine con la Francia. A pochi passi dalle tende, vi era una strada che portava direttamente al confine e, proprio per questo motivo, c’era lì vicino un piccolo prefabbricato dove alcuni carabinieri a turno sostavano chiedendo di tanto in tanto i documenti alle auto che passavano, dirette al confine.

Il campeggio, messi insieme il susseguirsi dei vari turni dei ragazzi, durava circa due mesi o poco più e i carabinieri, che gira e rigira, erano sempre gli stessi, erano diventati amici degli uomini di campo, ovvero di quelle persone volontarie che ogni anno si impegnano a trascorrere le vacanze in campeggio per supervisionare le piccole attività di manutenzione. Ricordo che alcune volte i carabinieri venivano invitati a bere il caffè e a scambiare due chiacchiere durante la pausa.

Un giorno, o meglio, una sera, in modo del tutto inaspettato, due carabinieri si presentarono in tendone, quando la cena era appena terminata. L’ingresso del tendone era sempre aperto per consentire il via vai dalla cucina. Entrati al fianco del don, aspettarono che si fece silenzio. Ricordo ancora quella scena. Sarà stato l’impatto della divisa, la serietà dei loro visi, il volto austero del don: il silenzio parve cristallizzarsi nell’aria in pochi secondi, i mormorii svanirono negli sguardi puntati sui due nuovi arrivati. Che diavolo era successo?

Il don, asciutto come non mai, disse soltanto che i carabinieri avevano una comunicazione importante. Lasciò loro la parola e quello più anziano ci disse che quell’anno c’era un problema molto serio. In quella zona si aggiravano alcuni contrabbandieri che di notte si muovevano su e giù per le montagne lungo il confine. Ci tranquillizzarono dicendo che dovevamo fare attenzione a non uscire per nessun motivo dal campo di notte. Il motivo era presto detto: alcuni di loro passavano spesso da un sentiero che dal campo era ben visibile. Dopo aver scambiato quattro parole con i nostri responsabili, salutarono e lasciarono il campo. Inutile dire che il resto della serata trascorse in un clima surreale.

Il giorno dopo i nostri responsabili si radunarono un paio di volte. Ci tenevano a bada con tornei di calcetto e pallavolo improvvisati alla bell’e meglio ma noi ragazzi sapevamo tutti che c’era qualcosa nell’aria. Infatti, subito la sera successiva, fu deciso che ogni tenda, a turno, doveva fare dei turni di guardia di notte restando rigorosamente all’interno del campeggio, per osservare che non ci fossero movimenti sospetti. La vallata solare che vedete qui sotto, di notte, quando le ombre scure si stagliavano sul prato illuminato dal chiarore di luna, aveva un che di spettrale.

Le notti che seguirono furono particolarmente adrenaliniche. Ogni notte i ragazzi della tenda cui toccava il turno di guardia avevano qualcosa da riferire. Movimenti strani, rumori sospetti, luci in lontananza. Con ogni probabilità erano notti estive perfettamente normali, anche perché nei paraggi, vista l’ampiezza della vallata, non eravamo gli unici campeggianti. E in ogni caso avevamo a pochi passi una strada che, sebbene non fosse come la tangenziale all’ora di punta, ogni tanto una macchina passava. E la nostra attenzione da ragazzini tendeva naturalmente a ingigantire tutto quanto.

Dopo un paio di notti, la tensione cominciò a salire. Qualcuno di noi notò che in lontananza alcune luci in mezzo al bosco, probabilmente delle torce, sembravano mandare segnali precisi verso il nostro campeggio. Si ipotizzò di chiamare i carabinieri ma poi, non ricordo bene per quale motivo, non se ne fece nulla. Il giorno dopo la voce si era sparsa e la suspense cominciò a diventare palpabile. La notte successiva fu la volta del pendio opposto che, a differenza del bosco, era molto più vicino e, soprattutto, tragicamente sgombro di alberi: le luci si accendevano a intermittenza e si muovevano in corrispondenza di un sentiero che conoscevamo, in quanto percorso qualche giorno prima durante la gita. “Vanno verso il confine!” disse qualcuno. E in effetti fu così: chiunque fosse, a quell’ora di notte, stava proprio camminando sul sentiero e scomparve poco dopo oltre il fianco della montagna.

Seguirono un paio di notti snervanti, con queste luci che andavano e venivano, si accendeva e si spegnevano, sempre in posizioni diverse. Vicine, lontane, in basso, in alto. A volte in lento movimento, altre volte frenetiche anche se lontane.
Finché un giorno, o meglio, una notte avvenne il fattaccio che tutti temevamo.

I ragazzi della tenda di guardia notarono che i contrabbandieri erano più vicini del solito e se ne stavano fermi sul pendio. “Presto, presto, svegliate tutti, ci dobbiamo radunare”, “Manteniamo la calma”, “Adesso chiamiamo i carabinieri”, “Mettete tutti le scarpe, tutti dovete avere in mano la vostra torcia!”

In quel marasma notturno, dove tutti, ma proprio tutti eravamo svegli nel bel mezzo del campo, i contrabbandieri si mossero e… …cominciarono a scendere dal pendio.
Scendevano piano, furtivi… e si dirigevano proprio verso il nostro campeggio.
Noi eravamo tutti lì come un branco di mammalucchi a osservare quella scena irreale quando…
…negli ultimi venti metri i contrabbandieri presero a correre, fino a irrompere nel nostro campeggio!

“Sorpresa!” gridarono.

Solo alla luce del lampione di campo, fuori dal buio della notte abbiamo potuto riconoscere che i contrabbandieri non erano altro che alcuni dei nostri educatori!
Bastard… Farabutt… Grand stronz… Be’, ci fu qualche parolaccia un po’ più colorita, qualche vaffa liberatorio, un po’ di grida ma alla fine, nel cuore della notte, si risolse tutto in una gran risata generale.

Nei giorni a seguire ci raccontarono che tutti i nostri educatori, catechisti, responsabili erano perfettamente al corrente e, anzi, si erano fatti a turno una notte a zonzo in giro per i boschi e i pendii lì intorno con tanto di torce e di appostamenti per inscenare le scorribande dei contrabbandieri. Quello scherzo, orchestrato addirittura con la complicità dei carabinieri, fu uno scherzo davvero epocale. Non c’è che dire.

E infatti passò alla storia come “La notte dei contrabbandieri”.

2 commenti su “La notte dei contrabbandieri

  1. Ecco, toh. E io che speravo in una bottiglia di whisky da questi contrabbandieri! 😀 😀 😀
    Noi non eravamo in campeggio, ma nelle “colonie” (sempre detestato questo nome…sapeva di prigionia). Le scarpe le appendevamo sul bracciolo alto alto della doccia… poi ricordo delle finte sedute spiritiche dove si muovevano i tavolini… e anche qualcuno che aveva rubato le lenzuola sporche dalla lavanderia… 😉

    1. Ah. Le sedute spiritiche non abbiamo mai avuto l’ardire di farle. Però c’è stata un’estate in cui il campeggio si trovava di fianco… a un cimitero. Io non ho avuto l’onore di provare l’esperienza (andavo alle elementari e non avevo ancora l’età minima richiesta…).

      Mi hanno raccontato di qualche avventura di quell’anno.
      Avventura notturna, ovviamente… 😉

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