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	<title>Darius Tred Retro Blog</title>
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	<description>Note, pensieri, curiosità e riflessioni su scrittura, lettura, narrativa. E molto, molto altro...</description>
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		<title>Il potere invisibile di chi racconta</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Darius Tred]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Apr 2026 21:39:21 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Retroblog Post]]></category>
		<category><![CDATA[Emme.Di.Ti.]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Una delle parti più divertenti della stesura di un romanzo è la costruzione di un personaggio. Probabilmente è divertente perché non si hanno limiti. E non avere limiti è accattivante perché permette di accarezzare, seppur virtualmente, quel desiderio nascosto che, in fondo (ma proprio in fondo…) ci anima tutti: il desiderio dell’onnipotenza. Ma a volte, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<a href="https://retroblog.dariustred.it/il-potere-invisibile-di-chi-racconta/"><img width="150" height="150" src="https://retroblog.dariustred.it/wp-content/uploads/2018/02/darius-tred-blog-retroblog-scrittura-lettura-150x150.jpg" alt="Il potere invisibile di chi racconta" align="left" style="margin: 0 20px 20px 0;max-width:100%;" /></a><p>Una delle parti più divertenti della stesura di un romanzo è la costruzione di un personaggio. Probabilmente è divertente perché non si hanno limiti. E non avere limiti è accattivante perché permette di accarezzare, seppur virtualmente, quel desiderio nascosto che, in fondo (ma proprio in fondo…) ci anima tutti: il desiderio dell’onnipotenza. Ma a volte, anche l’onnipotenza, per quanto “onni”, non basta: bisogna comunque fare i conti con limiti intrinseci perché, pur inventando, ciò che si inventa deve essere almeno logico e sensato. Meglio ancora se originale e interessante.</p>
<p>Per come sono fatto io, oltre ad essere logico, sensato, originale e interessante, il mio personaggio deve essere credibile. Come la mia trama, come le singole vicende che la riguardano, come i personaggi secondari, le loro reazioni, i loro pensieri. Le cause, gli effetti.</p>
<p>Insomma tutto il mio piccolo universo narrativo deve essere credibile. Se poi il tutto è indistinguibile dalla realtà, siamo a cavallo.<br>
E cosa c’è di meglio della realtà stessa, per farsi ispirare?<br>
Persone reali?<br>
Film ispirati a storie reali? Altri libri? Riviste?<br>
Provare a costruire un personaggio basandosi su tutto ciò potrebbe essere stimolante.<br>
Provare a costruirlo con Emme diventa… – pausa con sospiro – … una sfida.</p>
<h2>I potenti del mondo</h2>
<p>Tutto è cominciato con una rivista che ho avuto l’ardire di provare a comprare. Una rivista che, se devo essere sincero, mi ha un po’ deluso, nonostante il pregio della rilegatura, il prezzo non certo amico e la cura della grafica, piuttosto ricercata. A parte fronzoli, ricami e patinature, il pignolone che è in me ha rilevato diversi errori di battitura, oltre che alcuni pezzi scritti veramente da cani. Per non parlare di alcune lacune stridenti.<br>
Insomma: i 10 euro che ho investito – questo il prezzo del mensile – non hanno sortito l’effetto sperato e la lettura non ha retto le mie aspettative. Ciò nonostante, ha sortito ben altri effetti su Emme, facendo scaturire la nostra conversazione.<br>
Abbiamo parlato dei potenti del mondo, dunque.<br>
Abbiamo parlato del potere.<br>
E abbiamo parlato anche del personaggio che avrei voluto costruire.<br>
Ma la discussione ha preso una piega che, almeno per me, è stata inaspettata.</p>
<h2>Profili e potere</h2>
<p>Partiamo dall’inizio. L’altra sera, a casa mia, questa benedetta rivista giaceva sul divano ed Emme, per non sedersi sopra, l’ha presa in mano sfogliandola senza un interesse apparente. Si è però soffermato sui profili dei potenti, scrutandone più le immagini stilizzate che la scarna descrizione.<br>
“Stai strizzando il cervello a distanza?” lo incalzo io.<br>
La sua non-risposta era una no silenzioso.<br>
“Che te ne fai di una rivista del genere?” risponde poi.</p>
<p>Prima di aprir bocca ripenso ai 117 nomi dei potenti elencati nella rivista, alla promessa – non mantenuta – di raccontare la loro storia. Pensavo di trovarci 117 storie, anche brevi, con le quali mettere insieme il 118esimo potente del mondo, vale a dire il personaggio che mi ero prefissato di costruire. Lo volevo credibile e “reale”: quale occasione migliore di questa rivista? Ma invece di 117 storie da cui pescare a piene mani, me ne sono ritrovate 10 piuttosto scarne, cioè i potenti “più potenti”: per i restanti 107 – e sottolineo: il 90% – solo un elenco sterile di nomi. E delle rispettive cariche – o relative poltrone, o relative quote societarie, o relative presidenze onorarie – disperse qua e là, nei consigli di amministrazione tra le due sponde dell’Atlantico (leggi: America ed Europa). Altro che “tutte le storie” raccontate, rimugino. Quindi, per tornare alla domanda di Emme: che me ne faccio di una rivista del genere? Mi tengo i miei pensieri, e taglio corto.<br>
“Volevo costruirci sopra un personaggio…”<br>
“Ah. Un potente? O un amministratore delegato?”<br>
“Qualcosa di simile…” rispondo.<br>
“Hai buttato 10 euro…”<br>
“Dici?”<br>
“Sì: dico.” sottolinea. “Davvero pensi che il potere consista nello stare seduti su una poltrona da qualche miliardo di dollari?”</p>
<h2>Il potere invisibile</h2>
<p>No. In realtà pensavo a qualcosa di diverso. Speravo che nelle storie dei potenti del mondo ci potesse essere qualche spunto, qualche appiglio di credibilità con cui farcire il mio personaggio di fantasia. Ma prima che potessi dare una qualche spiegazione a Emme riguardo alle mie aspettative tradite, la conversazione ha preso una piega inaspettata.<br>
“Il vero potere è invisibile” dice. “Il vero potere è ben informato e fondato sulla conoscenza.”<br>
Lo guardo strano.<br>
“Questi potenti” continua sfogliando la rivista per spiegarsi meglio “non sono né invisibili, né probabilmente ben informati…”<br>
“Mah” obietto. “Sul fatto che non siano invisibili potrei essere d’accordo con te, ma sul fatto che non siano ben informati, come fai a dirlo? A me parrebbe esattamente il contrario…”<br>
“Mi spiego meglio: leggi questo trafiletto” aggiunge puntando il dito su un riquadro. “Spiega molto bene il concetto. Questi personaggi sono in grado di muovere qualcosa come 50mila miliardi di dollari. Non fatico a crederlo. Ma il punto è un altro: un conto è muovere fondi, un altro conto è muoverli nella direzione giusta.”<br>
Non riesco a seguirlo. E la mia espressione deve essere stata eloquente.<br>
“Immagina” riprende, allargando le braccia come a descrivere una scena davanti a sé. “Sei seduto in un CdA. Tavolone ovale in mogano pregiato, come si vede nei film americani. Come pensi che facciano questi pinguini, giaccati e cravattati, a prendere le migliori decisioni per fare investimenti con profitto? Semplice: hanno davanti una relazione. Grafici, tabelle, brochure patinate. Oppure qualcuno che gliela sta raccontando: presentazioni, slide, video brevi.”<br>
“Ok…”<br>
“Quindi chi comanda davvero? Chi racconta o chi prende decisioni dopo aver ascoltato qualcuno che gli ha raccontato la realtà? Chi detiene realmente l’informazione? Chi racconta o chi ascolta?”<br>
La risposta era palese.<br>
“Per raccontare devi avere informazioni” conclude Emme.<br>
“Potresti raccontare frottole” mi azzardo ad aggiungere.<br>
“Vero. Ma devi comunque detenere informazioni corrette. Sia per raccontare la verità, sia per raccontare le favolette. Indipendentemente dal fatto che tu voglia raccontarle in buona fede o meno.”<br>
“Quindi il potere è in mano a chi racconta il mondo?”<br>
“Più o meno, sì. E spesso chi racconta, oltre ad essere potente, è anche invisibile. Il che lo rende ancora più potente.”</p>
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		<title>Realtà, finzione e saggezza</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Darius Tred]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 06 Mar 2026 19:05:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Estratti]]></category>
		<category><![CDATA[Lettura]]></category>
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		<category><![CDATA[Intelligenza Artificiale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Stavo riordinando una pila di libri in giro per casa e mi è capitato tra le mani un saggio letto tempo fa. La copertina mi aveva già riacceso piacevoli ricordi. Ricordi di autentico piacere “lettorio”, di quelle letture che proprio non riesci a staccarti. Inutile dire che l’ho riaperto. E mi sono imbattuto in questo [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<a href="https://retroblog.dariustred.it/realta-finzione-e-saggezza/"><img width="150" height="150" src="https://retroblog.dariustred.it/wp-content/uploads/2026/03/Retroblog_DariusTred_RealtaFantasia-150x150.jpg" alt="Realtà, finzione e saggezza" align="left" style="margin: 0 20px 20px 0;max-width:100%;" /></a><p>Stavo riordinando una pila di libri in giro per casa e mi è capitato tra le mani un saggio letto tempo fa. La copertina mi aveva già riacceso piacevoli ricordi. Ricordi di autentico piacere “lettorio”, di quelle letture che proprio non riesci a staccarti. Inutile dire che l’ho riaperto. E mi sono imbattuto in questo brano.</p>
<blockquote><p><em>La <strong>biotecnologia</strong> promette di essere la più grande rivoluzione nella storia dell’uomo. Entro la fine di questo decennio, avrà di gran lunga sorpassato l’energia nucleare e i computer per quanto riguarda l’impatto sulla nostra vita quotidiana. Per citare le parole di un commentatore: “La <strong>biotecnologia</strong> trasformerà tutti gli aspetti della vita umana: l’assistenza medica, l’alimentazione, la salute, il modo di divertirsi, i nostri stessi corpi. Niente sarà più lo stesso. La <strong>biotecnologia</strong> cambierà letteralmente il volto del pianeta. Ma la <strong>rivoluzione biotecnologica</strong> si distingue dalle trasformazioni scientifiche del passato per tre aspetti fondamentali. In primo luogo, la ricerca ha base ampia e diffusa. Gli Stati Uniti sono entrati nell’era atomica grazie al lavoro svolto in un solo centro di ricerca, Los Alamos. Sono entrati nell’era del computer grazie agli sforzi di una decina di aziende. Ma la <strong>ricerca biotecnologica</strong>, nei soli Stati Uniti, viene svolta in oltre 2000 laboratori. Cinquecento società investono in questa tecnologia cinque miliardi di dollari l’anno. In secondo luogo, gran parte della ricerca è insensata e futile. […] Il fatto che la <strong>biotecnologia</strong> possa essere applicata a industrie tradizionalmente soggette ai capricci della moda […] non fa che aumentare le preoccupazioni riguardo l’uso frivolo di questa nuova e potente tecnologia. In terzo luogo, si tratta di operazioni al di fuori di ogni controllo. Manca una qualsiasi supervisione. Non vi è alcuna legge federale in proposito. Né negli Stati Uniti, né nel resto del mondo vi è a questo riguardo una coerente politica governativa […], ed è difficile stabilire una politica intelligente. Ma ancor più preoccupante è il fatto che nessuno, tra gli stessi scienziati, abbia assunto una funzione vigilatrice. E’ straordinario come quasi tutti coloro che si occupano di <strong>genetica</strong> siano interessati all’aspetto commerciale. Non vi sono osservatori distaccati. Tutti hanno interessi precisi.</em></p></blockquote>
<h2>Esperimento</h2>
<p>E’ incredibile scoprire come la rilettura non è quasi mai identica alla lettura. Ogni libro rimane immutato nelle parole… eppure emergono sempre nuovi significati. O quanto meno, nuovi spunti di riflessione. In questo caso, non ho potuto fare a meno di notare una similitudine particolare: e ho deciso di fare un esperimento. Ho evidenziato alcune parole in grassetto: di questo saggio, scritto nel 1990 (quindi parliamo di quasi 40 anni fa…), ho sostituito “biotecnologia” con “intelligenza artificiale”. Ed ecco come (non) cambia il senso del brano.</p>
<blockquote><p><em>L’<strong>intelligenza artificiale</strong> promette di essere la più grande rivoluzione nella storia dell’uomo. Entro la fine di questo decennio, avrà di gran lunga sorpassato l’energia nucleare e i computer per quanto riguarda l’impatto sulla nostra vita quotidiana. Per citare le parole di un commentatore: “L’<strong>intelligenza artificiale</strong> trasformerà tutti gli aspetti della vita umana: l’assistenza medica, l’alimentazione, la salute, il modo di divertirsi, i nostri stessi corpi. Niente sarà più lo stesso. L’<strong>intelligenza artificiale</strong> cambierà letteralmente il volto del pianeta. Ma la rivoluzione dell’<strong>intelligenza artificiale</strong> si distingue dalle trasformazioni scientifiche del passato per tre aspetti fondamentali. In primo luogo, la ricerca ha base ampia e diffusa. Gli Stati Uniti sono entrati nell’era atomica grazie al lavoro svolto in un solo centro di ricerca, Los Alamos. Sono entrati nell’era del computer grazie agli sforzi di una decina di aziende. Ma la ricerca sull’<strong>intelligenza artificiale</strong>, nei soli Stati Uniti, viene svolta in oltre 2000 laboratori. Cinquecento società investono in questa tecnologia cinque miliardi di dollari l’anno. In secondo luogo, gran parte della ricerca è insensata e futile. […] Il fatto che l’<strong>intelligenza artificiale</strong> possa essere applicata a industrie tradizionalmente soggette ai capricci della moda […] non fa che aumentare le preoccupazioni riguardo l’uso frivolo di questa nuova e potente tecnologia. In terzo luogo, si tratta di operazioni al di fuori di ogni controllo. Manca una qualsiasi supervisione. Non vi è alcuna legge federale in proposito. Né negli Stati Uniti, né nel resto del mondo vi è a questo riguardo una coerente politica governativa […], ed è difficile stabilire una politica intelligente. Ma ancor più preoccupante è il fatto che nessuno, tra gli stessi scienziati, abbia assunto una funzione vigilatrice. E’ straordinario come quasi tutti coloro che si occupano di <strong>intelligenza artificiale</strong> siano interessati all’aspetto commerciale. Non vi sono osservatori distaccati. Tutti hanno interessi precisi.</em></p></blockquote>
<h2>Saggezza</h2>
<p>Ma quanto era saggio il saggio che ha scritto tutto ciò? Si direbbe che sia stato davvero lungimirante, quasi un visionario “futurologo”. Insomma ci ha visto davvero lungo. Oppure, molto più semplicemente, siamo di fronte a uno di quei corsi e ricorsi storici destinati a ripetersi nella storia dell’umanità? A questo punto, suppongo sia lecito che qualcuno si domandi quale sia il titolo di questo “saggio”. E chi è il “saggio” che ha scritto questo “saggio”.<br>
Ok, finora ho scherzato. Ho calcato volutamente la parola “saggio” per dire che… la lettura di cui sopra non era una lettura di saggistica. Il brano in questione proviene infatti da un romanzo. Quindi, parlando di finzione narrativa, la cosa “dovrebbe” lasciarci tranquilli.</p>
<h2>Realtà e finzione</h2>
<p>Personalmente ho sempre amato i romanzi che mescolano sapientemente la realtà con la finzione. Le trame dove poi fai fatica a capire dove sta (ammesso che ci sia – e ammesso che sia netta) la linea di confine tra l’una e l’altra, sono le trame che mi intrigano di più. E io sono uno di quelli che poi va ad approfondire, fantasticando in autonomia anche dopo la parola “fine” del romanzo stesso.</p>
<p>Il problema nasce quando la realtà supera la fantasia della finzione. E il mio esperimento mentale di cui sopra, be’, non mi ha lasciato indifferente.</p>
<h2>E il romanzo?</h2>
<p>Ma torniamo a noi. Qui sotto, grazie all’ “accrocchio” da prestigiatore principiante quale sono, è possibile scoprire il romanzo di cui stiamo parlando.<br>
Perché questo accrocchio?<br>
Perché mi preme mettere in guardia chi legge: siete proprio sicuri di voler capire di quale romanzo si tratta?<br>
Sicuri di non farvi prendere da presagi?<br>
Sicuri di dormire la notte?<br>
Sicuri-sicuri?</p>
<p>Forse è un romanzo che avete già letto.<br>
Forse è un romanzo che magari rileggerete… magari volentieri.<br>
Magari con altri occhi.<br>
Sicuramente ne avrete sentito parlare.<br>
Vabbè, dai, quante storie! Tanto è solo finzione… … (oppure no?).</p>
<div class="tred-crumble">
<div class="back"><img decoding="async" class="alignnone" src="https://retroblog.dariustred.it/wp-content/uploads/2026/03/JurassicPark_Cover04_300x.jpg" width="300" style="display:block;margin:10px auto;max-width:560px;max-width:100%;"></div>
<div class="front"><img decoding="async" class="" src="https://retroblog.dariustred.it/wp-content/uploads/2026/03/CoverMisteriosa_01_300x.jpg" width="300" style="display:block;margin:10px auto;max-width:560px;max-width:100%;"></div>
</div>
<p>Se non altro, possiamo dire di sapere come andrà a finire.<br>
Nella finzione, intendo.</p>
<h2>Due pensieri per concludere</h2>
<p>Parlavamo di realtà e di finzione. E di come l’una superi spesso l’altra. Se parliamo di biotecnologia, come nel brano originale, ormai ci siamo: la tecnologia CRISPR ha dato il via alla nascita di interi filoni di ricerca scientifica, di nuovi campi da esplorare.</p>
<p>Sono già stati assegnati un paio di premi Nobel. E non mi stupirei se venissi a sapere che, da qualche parte nel mondo, qualcuno stia veramente cercando di ripercorrere quanto anticipato dalla finzione. D’altra parte, qualche mese fa abbiamo avuto notizie in merito alla ricreazione del metalupo (ma non vorrei condizionare troppo il pensiero: basta aprire Google e cercare “metalupo oggi” per farsi un’idea).</p>
<p>E per l’intelligenza artificiale?</p>
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		<title>Chiacchiere semiserie attorno all&#8217;IA</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Darius Tred]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 31 Jan 2026 14:56:13 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Oggi tutto il mondo galoppa più o meno allegramente verso l’intelligenza artificiale. Se ne parla ovunque, in tutti i modi, con grandissima cognizione di causa (poche volte) e con grandissimo catastrofismo apocalittico (il più delle volte). Si lavora con l’IA, si lavora per l’IA, si crea (anche troppo) con l’IA (a proposito: ho una ragionevole [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<a href="https://retroblog.dariustred.it/chiacchiere-semiserie-attorno-allia/"><img width="150" height="150" src="https://retroblog.dariustred.it/wp-content/uploads/2021/09/darius-tred-blog-retroblog-immagina-150x150.jpg" alt="Chiacchiere semiserie attorno all&#8217;IA" align="left" style="margin: 0 20px 20px 0;max-width:100%;" /></a><p>Oggi tutto il mondo galoppa più o meno allegramente verso l’intelligenza artificiale.<br>
Se ne parla ovunque, in tutti i modi, con grandissima cognizione di causa (poche volte) e con grandissimo catastrofismo apocalittico (il più delle volte). Si lavora con l’IA, si lavora per l’IA, si crea (anche troppo) con l’IA (a proposito: ho una ragionevole certezza che su Amzn almeno il 50% dei libri sia scritto interamente con l’IA. Parlo di libri, non di self-publishing…).</p>
<p>E, naturalmente, si distrugge con l’IA. Dicono che si distruggono mestieri (ma non sempre dicono che se ne creano altri), dicono che si distruggono interi settori dell’economia (ma non dicono che se ne creano molti altri, o che se ne migliorano notevolmente altri ancora).<br>
A voi la scelta se dare peso a quanto scritto tra parentesi oppure no.</p>
<p>Avevo già scritto qualcosa in merito <a href="https://retroblog.dariustred.it/varchi-inaspettati/"><strong>due anni fa</strong></a>.<br>
E già <strong><a href="https://retroblog.dariustred.it/immagina/">quattro anni fa</a></strong> mi chiedevo se “arriverà il giorno”.</p>
<p>Oggi non saprei dire se quel giorno è arrivato, se è prossimo o addirittura se sia già passato senza che nessuno se ne sia accorto.<br>
Mi limito dunque ad aggiungere qualche chiacchiera semiseria, niente più. Giusto per essere neutro, dirò qualcosa di negativo, qualcosa di positivo. E qualcosa di divertente.</p>
<p>A chi legge, lascerò la scelta (ardua?) di decidere quale, di questi pensieri, sia più “semiserio” dell’altro. Posso garantire che questo post (l’intero blog, per la verità) non è stato scritto dall’IA. Non è ancora in grado di imitare la sottile ironia della mente umana.</p>
<h2>Qualcosa di negativo</h2>
<p>Negli ultimi decenni abbiamo visto come la geopolitica – e le guerre – si sia mossa in funzione del petrolio. Nei prossimi decenni, probabilmente (e lo dico sperando vivamente di sbagliarmi), vedremo la geopolitica – e le guerre – ridefinirsi in funzione dell’intelligenza artificiale. Alla base dell’IA ci stanno i componenti elettronici e, in particolare, le terre rare. E dove si trovano le maggiori concentrazioni di terre rare?<br>
In Cina, ad esempio.<br>
In Afghanistan, ad esempio.<br>
In Ucraina, ad esempio (in particolare nel Donbass).</p>
<p>E sono sicuro che i nomi di queste zone non sono noti ai più per le terre rare, ma per la guerra (che fa lo stesso). Fatta eccezione, ovviamente, per la Cina che ormai è di fatto la nuova potenza mondiale dominante (siamo solo noi “occidentali” che ci ostiniamo a non volerci accorgere).</p>
<p>Altra cosa che serve all’IA è l’energia, sia per far funzionare le server farm, sia per raffreddarle.<br>
Qualcuno ha sentito parlare di Groenlandia, di recente? Chissà come mai mister Trombetta è così interessato alla Groenlandia: freddo perenne senza necessità di troppa energia (per raffreddare). Sarà un caso. Però, insomma, anche tra i ghiacci che si sciolgono lasciando spazio a nuove rotte di navigazione, ci stanno un sacco di risorse naturali interessanti (tra cui, manco a dirlo, le terre rare…).</p>
<h2>Qualcosa di positivo</h2>
<p>Ma lasciamo la geopolitica a chi ne sa molto più di me.<br>
L’IA porta anche qualcosa di positivo: la richiesta di energia, spingerà notevolmente la ricerca verso la fusione fredda. E questo è decisamente molto interessante. L’energia nucleare da fusione fredda (da non confondere assolutamente con l’energia nucleare da fissione che abbiamo ora) sarebbe un toccasana per il nostro povero pianeta. Segnerebbe definitivamente il declino delle energie fossili e di tutti i casini che si porta dietro.<br>
(Ndr: è di pochi giorni fa la notizia secondo la quale sono stati raggiunti obiettivi notevoli in questo campo. Dove? In Cina…)</p>
<h2>Qualcosa di divertente</h2>
<p>Quello di cui nessuno di noi si accorge è la superiorità ancora intatta della nostra mente.<br>
E anche della nostra stupidità.</p>
<p>Perché a volte siamo molto stupidi? Perché ormai siamo portati a pensare che, se qualcosa non si trova cercandolo su Google, allora vuol dire che non esiste. Eppure siamo circondati da cose che esistono anche se non le si trovano su Google.<br>
Allo stesso modo, siamo portati a pensare che tutto ciò che dice l’IA sia oro colato, nonostante quella frasettina sempre presente, anche se in piccolo, che dice chiaramente che l’IA “può commettere errori.” E ancora: “Assicurati di verificare le informazioni importanti”.</p>
<p>E allora, perché non “assicurarsi di verificare” ? Basta così poco: chiedete all’IA di parlarvi di qualcosa di cui avete una totale conoscenza approfondita. Qualcosa di cui davvero niente e nessuno ne sa più di voi.<br>
Vi accorgerete di quanto sia veramente limitata l’IA.</p>
<blockquote><p>Ciao. Parlami di Darius Tred.</p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="size-full wp-image-7455 aligncenter" src="https://retroblog.dariustred.it/wp-content/uploads/2026/01/tred_ia_01-560x475.jpg" alt="" width="560" style="display:block;margin:10px auto;max-width:560px;max-width:100%;"></p></blockquote>
<p>Questa risposta, così strutturata e sfornata in modo “autorevole”, mi ha fatto sbellicare dalle risate. E avrei potuto andare avanti a ridere tutta la sera se avessi chiesto di “costruire chi è Darius Tred”. Chissà quale passato, quali ossessioni.</p>
<p>Perché questa domanda? Non certo per malcelato narcisismo ma per capire (ancora una volta) quanto le risposte, per quanto siano ben strutturate e autorevoli, quasi al limite della soggezione, siano in realtà basate sul nulla. O quasi.</p>
<h2>“Dimmi tu”</h2>
<p>Allora, cara IA, ti dico io, e la faccio breve: sei completamente fuori strada.</p>
<p><img decoding="async" class="wp-image-7460 aligncenter" src="https://retroblog.dariustred.it/wp-content/uploads/2026/01/tred_ia_02-560x283.jpg" alt="" width="560" style="display:block;margin:10px auto;max-width:560px;max-width:100%;"></p>
<div class="gmail_default">“Non ho fatto una ricerca live sul web”. In altre parole: l’IA non ha fatto la prima cosa che farebbe chiunque per informarsi su un certo argomento. Dettaglio che, temo, sfugga ai più.</div>
<div class="gmail_default">
<div class="gmail_default">Aggiungo la mia, di opinione: la cosa che rende interessante la conversazione è il bellissimo castello di carte che è stato costruito praticamente sul nulla. Quindi non posso fare a meno di pensare a cosa s’inventerà quando parleremo di argomenti meno frivoli della vera identità di Darius Tred.</div>
<div></div>
<div class="gmail_default">(Si, lo so, apriamo una parentesi tecnica: ci sono una serie di impostazioni da configurare per indicare all’IA di eseguire le ricerche sul web, oppure per alcuni modelli bisogna specificare di consultare un determinato sito web. Senza contare le differenze e i limiti tra versioni a pagamento e versioni free. Ma quanti sono al corrente di questi dettagli?</div>
</div>
<p>L’italiano medio-mediocre, a momenti, non sa nemmeno che esistono le versioni a pagamento: apre ChatGPT senza sapere nemmeno che sta usando la versione free… Per la cronaca: l’esperimento semiserio di cui sopra è stato fatto con ChatGPT 5.2, piano Plus (quindi, per inciso: non è la versione free che usano tutti). E chiudo la parentesi).</p>
<h2>Tornando seri</h2>
<p>Mi sono divertito un po’ a sbeffeggiarla. Ma devo ammettere che in altri contesti, anche lavorativi, è stata davvero determinante.<br>
Ho risolto in poche ore problemi che mi avrebbero occupato almeno per un paio di giorni. In altri frangenti, ho svolto in un giorno lavorativo il lavoro che solo un paio di anni fa avrei impiegato due settimane a farlo.<br>
Il punto però è che, quando dico “determinante”, non intendo dire che da sola, risolve i problemi.<br>
Intendo dire che la sua potenza va combinata con la potenza dell’intelligenza umana che, secondo me, resta ancora superiore. Parere personalissimo e altamente opinabile, ovviamente.</p>
<p>Insomma, è proprio il caso in cui 1+1 non fa solo 2, ma fa idealmente 11.</p>
<p>L'articolo <a href="https://retroblog.dariustred.it/chiacchiere-semiserie-attorno-allia/">Chiacchiere semiserie attorno all&#8217;IA</a> sembra essere il primo su <a href="https://retroblog.dariustred.it">Darius Tred Retro Blog</a>.</p>
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		<title>Camminata notturna</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Darius Tred]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Nov 2025 22:26:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Di tutto di più]]></category>
		<category><![CDATA[Lettura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A volte la vita ci pone di fronte alla possibilità di fare cose insolite. Niente di trascendentale, niente di tanto sconvolgente. Cose che normalmente non si fanno nella propria vita quotidiana. Una camminata in tarda serata, ad esempio. Che diventa ancora più insolita se la fai in compagnia di amici, per le vie del paese [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<a href="https://retroblog.dariustred.it/camminata-notturna/"><img width="150" height="150" src="https://retroblog.dariustred.it/wp-content/uploads/2019/02/darius-tred-blog-retroblog-la-volpe-e-la-luna-150x150.jpg" alt="Camminata notturna" align="left" style="margin: 0 20px 20px 0;max-width:100%;" /></a><p>A volte la vita ci pone di fronte alla possibilità di fare cose insolite. Niente di trascendentale, niente di tanto sconvolgente. Cose che normalmente non si fanno nella propria vita quotidiana. Una camminata in tarda serata, ad esempio. Che diventa ancora più insolita se la fai in compagnia di amici, per le vie del paese in cui vivi o, addirittura, raggiungendo i paeselli vicini (quando piste ciclabili e marciapiedi lo permettono).</p>
<p>Non è certo il panorama, quello che stupisce. E nemmeno il tragitto. Quello che stupisce è forse una sorta di felpata magia della notte: un’oscurità soffusa, ovvero mitigata dai lampioni e dai riflessi della luna, che cambia un po’ la nostra percezione di quegli stessi tragitti che magari facciamo più volte al giorno. A questa luce diversa, che poi è più ombra e penombra che luce, si aggiunge la magia incompresa della lentezza. Camminare ci permette di cogliere dettagli che non si possono notare quando si percorrono gli stessi tragitti in auto, magari con l’illusione di conoscerli a memoria. La lentezza della camminata ci offre dettagli che non vedremmo nemmeno circolando in bicicletta.<br>
Il dettaglio di un albero, ad esempio.<br>
L’angolo di un muretto.<br>
La sagoma di una siepe.<br>
La particolarità di un balcone.<br>
Il micromondo di un’aiuola.<br>
Tutte cose che sfrecciano fuori dal finestrino quando si è impegnati alla guida, risucchiate via dalla velocità dell’auto.</p>
<p>Durante la mia camminata, è stato inevitabile ripensare a un’opera di Tiziano Terzani (Un indovino mi disse) dove il senso essenziale all’origine dell’opera stessa era il medesimo: viaggiare per l’Asia non percorrendo le rotte aeree, più veloci e spesso più comode, ma viaggiare lungo le rotte più lente di treni e battelli.</p>
<p>Un modo di viaggiare completamente diverso: le rotte aeree passano “sopra” (in tutti i sensi), le altre rotte passano “attraverso”.<br>
E, con le dovute proporzioni, ne consegue un po’ la stessa lentezza che permette di scoprire e di fare esperienze diverse.<br>
Di vedere cose che mai e poi mai si possono vedere dai finestrini di un aereo.</p>
<p>Terzani nel suo libro ha dato molto peso a questo senso del viaggiare. E ha scoperto un mondo completamente nuovo.</p>
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		<title>Tanta pochezza</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Darius Tred]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Jun 2025 21:04:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In libreria]]></category>
		<category><![CDATA[Lettura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tanta pochezza. Basterebbe questo ossimoro per liquidare la lettura di un romanzetto da quattro soldi che ho avuto la sventura di leggere. Tanto che non è stato nemmeno degno di finire nella mia personale e altamente opinabile lista di trame deboli, che annovera nomi del calibro di Mary Shelley, Philip Dick e Joel Dicker. Il [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<a href="https://retroblog.dariustred.it/tanta-pochezza/"><img width="150" height="150" src="https://retroblog.dariustred.it/wp-content/uploads/2019/09/darius-tred-blog-retroblog-viaggiare-leggendo-150x150.jpg" alt="Tanta pochezza" align="left" style="margin: 0 20px 20px 0;max-width:100%;" /></a><p>Tanta pochezza. Basterebbe questo ossimoro per liquidare la lettura di un romanzetto da quattro soldi che ho avuto la sventura di leggere. Tanto che non è stato nemmeno degno di finire nella mia personale e altamente opinabile lista di trame deboli, che annovera nomi del calibro di <strong><a href="https://retroblog.dariustred.it/la-trama-debole-di-mary/">Mary Shelley</a></strong>, <a href="https://retroblog.dariustred.it/la-trama-debole-di-philip/"><strong>Philip Dick</strong></a> e <a href="https://retroblog.dariustred.it/la-trama-debole-di-joel/"><strong>Joel Dicker</strong></a>. Il romanzo in questione è <strong>Ombre di spade e di vento</strong>. E l’autrice è Poppy Kuroki.</p>
<p><img decoding="async" class=" wp-image-7444 alignright" src="https://retroblog.dariustred.it/wp-content/uploads/2025/06/darius-tred-retroblog-ombre-di-spada.jpg" alt="" width="361" style="display:block;margin:10px auto;max-width:560px;max-width:100%;">E potrei chiudere qui questo post, rendendolo il più corto in assoluto di questo mio strampalato blog, se non fosse che la lettura in questione è stata una lettura condivisa. Condivisa e proposta, ahimè, addirittura dal sottoscritto. E accettata forse con eccessivo entusiasmo da <a href="https://trentunodicembre.blogspot.com/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Marina</strong></a>, <a href="https://webnauta.it/wordpress/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Barbara</strong></a> e <a href="https://iolaletteraturaechaplin.blogspot.com/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Luana</strong></a>. Non ne è rimasto nulla: forse ci immaginavamo di fare scambi di pareri e di interessanti osservazioni sullo stile di scrittura, sulla costruzione dei personaggi, sull’originalità della trama. Ma niente di tutto questo: solo il piacere di scriversi mail e solo un senso di “attapiramento” tale che, a distanza di oltre un mese, non ne abbiamo più parlato.</p>
<p>Originalità? Prossima allo zero: è una brutta (“bruttissima copia”, direbbe Barbara) della saga di Outlander.</p>
<p>Stile di scrittura? Molto banale (“da terza media”, direbbe Luana).</p>
<p>Editing? Molto scadente (“inesistente”, direbbe Marina).</p>
<p>Il mio giudizio l’ho riassunto nel titolo del post.<br>
Quindi, ricapitolando: poco originale, banale e scadente.</p>
<p>Però è un bestseller, recita la fascetta markettara.</p>
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		<title>L&#8217;involuzione di Andromeda</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Darius Tred]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 10 Nov 2024 22:44:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Lettura]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Retroblog Post]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Scriverò alcune cose un po’ ovvie. O quasi. Partiamo, ad esempio, dal titolo di questo post: può sembrare ovvio che sia una recensione del quasi-omonimo romanzo. Ma non lo è: quella che segue è solo una serie di constatazioni che ho voluto provare a ignorare prima di intraprendere questa lettura. Chissà: forse speravo di sbagliarmi, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<a href="https://retroblog.dariustred.it/linvoluzione-di-andromeda/"><img width="150" height="150" src="https://retroblog.dariustred.it/wp-content/uploads/2024/11/darius-tred-retroblog-involuzione-andromeda-150x150.jpg" alt="L&#8217;involuzione di Andromeda" align="left" style="margin: 0 20px 20px 0;max-width:100%;" /></a><p>Scriverò alcune cose un po’ ovvie. O quasi.<br>
Partiamo, ad esempio, dal titolo di questo post: può sembrare ovvio che sia una recensione del quasi-omonimo romanzo. Ma non lo è: quella che segue è solo una serie di constatazioni che ho voluto provare a ignorare prima di intraprendere questa lettura. Chissà: forse speravo di sbagliarmi, forse speravo di trovare qualcosa che mi avrebbe stupito.</p>
<h2><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-7431 alignright" src="https://retroblog.dariustred.it/wp-content/uploads/2024/11/darius-tred-retroblog-involuzione-andromeda-cover.jpg" alt="" width="350" style="display:block;margin:10px auto;max-width:560px;max-width:100%;">Parliamo della superficie…</h2>
<p>…per non parlare della superficialità.<br>
La copertina, se possiamo considerarla impropriamente come superficie “fisica” dell’oggetto-libro, trasmette alcuni messaggi molto chiari.<br>
Il nome dell’autore è più grande del titolo: quindi si tratta di un autore famoso che non ha bisogno di presentazioni. Tanto famoso e conosciuto che il titolo – e magari pure la trama – è del tutto secondario: infatti, il titolo è al secondo posto, scritto più in piccolo. Anche qui il messaggio “sub-liminale” è abbastanza chiaro: non importa cosa leggi, di questo autore puoi leggere qualsiasi cosa.</p>
<p>Il nome del “co-autore” è ancora più sotto, in terza posizione. Forse che quel “co-” sta per “correttore di bozze”? Battuta un po’ cattivella. Però, per certi versi, la risposta è sì: è sembrato proprio il correttore di bozze.<br>
Ma di fatto non lo è stato: l’autore, a quanto è dato di sapere, <strong><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/L%27evoluzione_di_Andromeda" target="_blank" rel="noopener">ha concluso un lavoro</a></strong> postumo del compianto (e quanto compianto!) Crichton. Lavoro che, va detto, dovrebbe (o avrebbe dovuto) essere il seguito del primo romanzo: Andromeda. Ne avevo tratto un paio di brani interessanti: <strong><a href="https://retroblog.dariustred.it/la-teoria-del-messaggero/">la teoria del messaggero</a></strong> e il <strong><a href="https://retroblog.dariustred.it/granito-vivente/">granito vivente</a></strong> . Ma avrei potuto trarne molti altri.</p>
<h2>Passiamo alla sostanza</h2>
<p>Sulla sostanza non c’è molto da dire, se non – appunto – l’ovvio. La trama è a tratti insensata. Naturalmente è impossibile sapere se la parte insensata sia imputabile all’autore o al “co-autore”.<br>
Lo stile è, per ampi tratti, lontano da quello del compianto Crichton, anche se bisognerebbe tenere in dovuta considerazione le consuete interferenze della traduzione. Addirittura, in alcuni punti, sembra proprio di intravedere il tentativo goffo di imitazione da parte del co-autore. Non saprei dire perché. Ho avuto spesso quella sensazione che si prova quando, parlando con qualcuno, si percepisce che quel che sta dicendo non sia proprio farina del suo sacco. Il ritmo? Non ci siamo. Manca quel “che” di incalzante, tipico di Crichton. E qui non ci sono interferenze da traduzione. E’ tutto troppo blando, si rimane con quella prolungata sensazione di qualcosa che non arriva mai al dunque, di qualcosa che fatica a decollare.</p>
<p>E la scienza? Manca. Manca dannatamente. Non parlo di “scienza da stordimento”, come quella ravvisata nel <strong><a href="https://retroblog.dariustred.it/il-problema-dei-tre-porci/">problema del tre porci</a></strong>.<br>
Crichton aveva la capacità di intercalare perle di scienza con quel tono divulgativo che affascina, che non stanca. E queste perle le metteva spesso nei dialoghi, con un metodo molto spiccio, senza troppi fronzoli: due personaggi si parlano tra di loro, espongono i loro pensieri, e tu, lettore, leggendo eri lì seduto al tavolo con loro, a fare quasi il terzo personaggio che ascoltava. In silenzio, ma coinvolto. E il dialogo, essendo appunto un dialogo, era spesso informale, non ricercato, non ampolloso.<br>
Niente. E’ mancato tutto questo.</p>
<p>Quindi non è stata un’evoluzione, ma un’involuzione. Era ovvio, avrei dovuto aspettarmelo: dal nome dell’autore, scritto in grande di sopra, siamo “scesi” al nome del “co-autore”.<br>
Scritto in piccolo.<br>
Scritto sotto.</p>
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		<title>Granito vivente</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Darius Tred]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Oct 2024 19:41:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Estratti]]></category>
		<category><![CDATA[Lettura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Senza reazioni chimiche non potrebbe esistere la vita. O sì? Era un problema vecchio. Agli inizi del progetto Wildfire ci si era posti una domanda: come si fa a studiare una forma di vita completamente diversa da tutte quelle che si conoscono? Com’è possibile capire che si tratta di una forma di vita? Non era [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<a href="https://retroblog.dariustred.it/granito-vivente/"><img width="150" height="150" src="https://retroblog.dariustred.it/wp-content/uploads/2019/09/darius-tred-blog-retroblog-estratti-lettura-150x150.jpg" alt="Granito vivente" align="left" style="margin: 0 20px 20px 0;max-width:100%;" /></a><p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-4309" src="https://retroblog.dariustred.it/wp-content/uploads/2019/09/VirgoletteApertura.png" alt="darius tred, estratto" width="101" style="display:block;margin:10px auto;max-width:560px;max-width:100%;">Senza reazioni chimiche non potrebbe esistere la vita.<br>
O sì?<br>
Era un problema vecchio. Agli inizi del progetto Wildfire ci si era posti una domanda: come si fa a studiare una forma di vita completamente diversa da tutte quelle che si conoscono? Com’è possibile capire che si tratta di una forma di vita?<br>
Non era una domanda accademica. La biologia, come aveva detto George Wald, era una scienza unica perché non poteva definire la sua materia di studio. Nessuno, infatti, sapeva che definizione dare alla vita. Nessuno, in realtà, sapeva che cosa fosse. Le definizioni di una volta – un organismo che mostrava ingestione, escrezione, metabolismo, riproduzione, eccetera – non valevano più. Era sempre possibile trovare delle eccezioni.<br>
Il gruppo aveva finalmente concluso che il segno distintivo della vita era la conversione di energia. Tutti gli organismi viventi, in un modo o nell’altro, assorbivano energia – come il nutrimento, o la luce del sole – la trasformavano in un’altra forma di energia. (L’eccezione a questa regola erano i virus, ma il gruppo era pronto a rispondere che i virus non erano esseri viventi.)<br>
Per la riunione successiva, s’invitò Leavitt a preparare una smentita della definizione. Quest’ultimo ci pensò una settimana e si presentò ai colleghi con tre oggetti: un pezzo di panno nero, un orologio e un blocco di granito. Li mise sul tavolo davanti al gruppo e disse: “Signori, eccovi tre esseri viventi.”<br>
Sfidò poi la squadra a dimostrare che viventi non erano. Mise al sole il pezzo di panno nero: che, naturalmente, si scaldò. Ecco, annunciò Leavitt, un esempio di conversione di energia: di energia radiante in calore.<br>
Gli obiettarono che quello era un puro e semplice assorbimento passivo di energia: non si poteva parlare di conversione. Poi aggiunsero che la conversione, se tale poteva essere chiamata, non era intenzionale. Non serviva a niente.<br>
“Come fate a sapere che non è intenzionale?” aveva ribattuto Leavitt.<br>
Presero poi in esame l’orologio. Leavitt indicò il quadrante radioattivo, che brillava nel buio. Era in atto un processo di decadimento, in virtù del quale si produceva la luce.<br>
Gli obiettarono che si trattava semplicemente di una liberazione di energia potenziale mantenuta in livelli elettronici instabili. Ma la confusione era aumentata; Leavitt aveva validi argomenti.<br>
Finalmente arrivarono al granito: “Questo è vivo,” disse Leavitt. “Vive, respira, cammina e parla. Solo che noi non possiamo vederlo, perché tutto questo accade troppo lentamente. La vita di una roccia dura tre miliardi di anni, la nostra solo sessanta o settanta. Non possiamo vedere quello che succede a questa roccia per la stessa ragione per cui non possiamo riconoscere il motivo di un disco suonato alla velocità di un giro ogni secolo. E la roccia, per parte sua, non s’accorge neppure della nostra esistenza, perché noi siamo vivi solo per un brevissimo istante della sua vita. Per lei, siamo come lampi nel buio.”<br>
Leavitt alzò l’orologio.<br>
La sua dimostrazione era abbastanza chiara, ed essi modificarono il proprio modo di pensare riguardo a un punto piuttosto importante. Era possibile, ammisero, non riuscire ad analizzare certe forme di vita. Era possibile non riuscire a fare il minimo progresso, il più piccolo passo avanti, in un’analisi del genere.</p>
<p style="text-align: right;">Tratto da <strong>Andromeda</strong>, di <strong>Michael Crichton</strong></p>
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		<title>Tinteggiare leggendo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Darius Tred]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Jul 2024 06:53:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Lettura]]></category>
		<category><![CDATA[Retroblog Post]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Pareti sgrombre e divano in mezzo alla sala. Teli, pennelli e secchio di vernice. E mucchi di libri un po’ ovunque, ben accatastati al riparo da gocce di colore in precipitazione selvaggia. Ogni volta che tinteggio mi capita di “leggere”. E di pensare ancora una volta all’importanza della fisicità dei libri. Spostando libri dagli scaffali [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://retroblog.dariustred.it/tinteggiare-leggendo/">Tinteggiare leggendo</a> sembra essere il primo su <a href="https://retroblog.dariustred.it">Darius Tred Retro Blog</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<a href="https://retroblog.dariustred.it/tinteggiare-leggendo/"><img width="150" height="150" src="https://retroblog.dariustred.it/wp-content/uploads/2024/07/darius-tred-retroblog-scatola-libri-150x150.jpg" alt="Tinteggiare leggendo" align="left" style="margin: 0 20px 20px 0;max-width:100%;" /></a><p>Pareti sgrombre e divano in mezzo alla sala. Teli, pennelli e secchio di vernice.<br>
E mucchi di libri un po’ ovunque, ben accatastati al riparo da gocce di colore in precipitazione selvaggia.</p>
<p>Ogni volta che tinteggio mi capita di “leggere”. E di pensare ancora una volta all’importanza della fisicità dei libri. Spostando libri dagli scaffali alle scatole, è inevitabile ripercorrere mentalmente le trame. Una copertina, un titolo, il nome di un autore: basta poco per rievocare letture e pensieri. Basta uno sguardo per provare la tentazione di rileggere un libro e ricordare <strong><a href="https://retroblog.dariustred.it/il-magico-potere-della-rilettura/">il magico potere della rilettura</a></strong>. Naturalmente non si possono ricordare <em>tutti</em> i dettagli di <em>tutte</em> le trame.<br>
Non si possono ricordare <em>tutti</em> i nomi dei personaggi, <em>tutte</em> le evoluzioni narrative.<br>
Ma le sensazioni, le emozioni, il ricordo delle scoperte, quelle sì.</p>
<p>La potenza di un libro, una volta letto, è anche nascosta in questo piccolo e insignificante dettaglio: trasmettere emozioni anche restandosene semplicemente chiuso e riposto sugli scaffali. Una volta letto, un libro è sempre lì. In agguato.<br>
Un dorso ricorda: “Io sono quello che ti ha parlato di quell’argomento là”.<br>
Una copertina rievoca: “Io ti riporto indietro a quell’epoca. Ricordi?”<br>
Un titolo strizza l’occhio: “Prima o poi ci rivediamo”.<br>
Gli angoli ripiegati delle pagine interne sono una sentenza: “Quando vuoi, ne riparliamo. Sai quali pagine tengo in serbo per te”.</p>
<p>Accanto alla pila di libri che ho sul comodino, c’è anche quell’oggetto misterioso: l’e-reader.<br>
Piatto, scuro, spento. In tutti i sensi. Racchiude in sé decine e decine di titoli, alcuni letti, altri piantati a metà. Non che la stessa cosa non accada anche con i libri veri, ma una cosa che manca è proprio la fisicità, la presenza fisica. Le decine e decine di romanzi perdono la tridimensionalità “parlante” per lasciare il posto alla silenziosa bidimensionalità di un unico pezzo di vetro, sotto al quale si uniformano tutti in una raccolta di file digitali. La loro tridimensionalità, se così possiamo chiamarla, è ridotta drasticamente allo spessore di qualche atomo di silicio.</p>
<p>Indubbiamente la versione digitale di un romanzo reca con sé altre comodità che restano inarrivabili per un libro cartaceo. Segnalibri, evidenziature colorate, note, ricerche rapide, vocabolario a portata di click. E un mucchio di altre funzionalità che sicuramente non ho ancora scoperto.<br>
Probabilmente i romanzi che arriveranno a nascondersi sotto quell’anonimo pezzo di vetro diventeranno centinaia, forse migliaia.</p>
<p>Ma il fatto di non doverli spostare quando imbianchi, li rende praticamente muti.</p>
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		<title>Il problema dei tre porci</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Darius Tred]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Jun 2024 07:06:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Di tutto di più]]></category>
		<category><![CDATA[Lettura]]></category>
		<category><![CDATA[Retroblog Post]]></category>
		<category><![CDATA[TV e Cinema]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Non ne avrei dovuto parlare. Non era previsto. Non lo volevo e, soprattutto, non lo meritava. Dopo le trame deboli (di Mary, di Joel e di Philip), avrei dovuto “omaggiare” la trama debole di Cixin Liu? No. Avevo deciso di non farlo per un motivo molto semplice: non si tratta di una trama debole, ma [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<a href="https://retroblog.dariustred.it/il-problema-dei-tre-porci/"><img width="150" height="150" src="https://retroblog.dariustred.it/wp-content/uploads/2024/06/ketana-ghemon-150x150.jpg" alt="Il problema dei tre porci" align="left" style="margin: 0 20px 20px 0;max-width:100%;" /></a><p>Non ne avrei dovuto parlare. Non era previsto. Non lo volevo e, soprattutto, non lo meritava. Dopo le trame deboli (di <strong><a href="https://retroblog.dariustred.it/la-trama-debole-di-mary/">Mary</a></strong>, di <strong><a href="https://retroblog.dariustred.it/la-trama-debole-di-joel/">Joel</a></strong> e di <strong><a href="https://retroblog.dariustred.it/la-trama-debole-di-philip/">Philip</a></strong>), avrei dovuto “omaggiare” la trama debole di Cixin Liu?<br>
No.</p>
<p>Avevo deciso di non farlo per un motivo molto semplice: non si tratta di una trama debole, ma di una trama molto ma molto fragile, la cui fragilità è però abilmente nascosta da una spessa aura di scienza. Sembra quasi che l’autore abbia voluto esagerare con la scienza, come se “tanta scienza” = “tanta autorevolezza”. Ma gratta, gratta, sotto così tanta, a volte troppa scienza, la logica di fondo non regge.</p>
<p>Non dovevo parlarne, dunque. Ma, leggendo la rubrica <em>I bastioni di Orione</em> sull’ultimo numero de <em>Le Scienze</em> (numero 670 per chi volesse approfondire) mi sono un po’ indispettito. Ed eccomi qua, non con la solita “trama debole” ma con il problema dei tre porci.<br>
Il che, scritto per inciso, non è un grossolano errore di battitura: sono le tre esclamazioni che ho fatto leggendo quel libro lì. Lo stesso citato nella rubrica.</p>
<p>Quella che segue non è una recensione ma uno spoiler a tutto spiano: rivelerò ampie parti della trama, esattamente quelle che mi hanno fatto esclamare “Porcamiseria!”, “Porcavacca!” e “Porca di quella pu…zzola!”. Ecco spiegato il “mio” problema dei tre porci.</p>
<p>Quindi se qualcuno ha intenzione di leggere il romanzo, si fermi qui e non prosegua oltre: lettore avvisato, mezzo salvato.</p>
<h2>Porcamiseria!</h2>
<p>Un vizio di fondo che ho ravvisato nel leggere questo romanzo è quello che io considero una sorta di velato “antropocentrismo”, cioè il fatto di pensare che una possibile civiltà aliena sia simile alla nostra.</p>
<p>Quando dico “simile” non intendo dire strettamente umanoide, ma intendo simile a noi culturalmente e socialmente. In altre parole, perché dobbiamo pensare che anche le civiltà aliene abbiano un re, un imperatore, un capo, una classe di sacerdoti/scienziati, e via dicendo?<br>
Perché dobbiamo pensare che abbiano un modo di comunicare simile al nostro, con messaggi che presuppongono una predisposizione mentale simile alla nostra?</p>
<p>Niente. I messaggi rimbalzano con facilità da una civiltà (la nostra) all’altra, senza grossi problemi di traduzione, di possibili incomprensioni, di probabili malintesi in quelle che noi chiameremmo interpretazioni semantiche.</p>
<h2>Porcavacca!</h2>
<p>Altro stereotipo, quasi scontato: naturalmente, la civiltà extraterrestre è  “tecnologicamente avanzatissima”. Poteva essere altrimenti? Sorvoliamo su quest’altro cliché.</p>
<p>Ci sono però alcuni piccoli dettagli su cui mi risulta un po’ difficile sorvolare. Cito Michele (il curatore della rubrica) per ricordare che la civiltà aliena è in grado di</p>
<blockquote><p>“trasformare protoni in supercomputer intelligenti in grado di comunicare tra di loro tramite effetti quantistici. Qui Liu si sbizzarrisce con l’immaginazione ma non rinuncia al suo approccio rigoroso: pagine e pagine per raccontare la creazione di questi sofoni, gli esperimenti falliti, la teoria su cui si basano. Non si accontenta di ammantare di scientificità le invenzioni più fantasiose, ma fa grandi sforzi per renderle plausibili”.</p></blockquote>
<p>Ora, caro Michele (e cari tutti quelli che fanno “Oh”…”) ci sono alcune cosette da considerare prima di parlare di “approccio rigoroso” e di “rendere plausibile” qualcosa.</p>
<p>Primo: nel romanzo, Liu trita i maroni al lettore dicendo che questi alieni dominano almeno sette o otto dimensioni della materia, mentre noi terrestri, poveri sfigati, riusciamo al massimo a dominare tre dimensioni, quattro considerando anche il tempo. Però, questi alieni, nonostante tutto, sono “spaventati” dal nostro progresso scientifico, temono di essere superati nell’arco di un paio di secoli (che poi: perché contano il tempo come noi?) e quindi optano per offuscarci la mente attraverso i loro protoni-sofoni… Mi sembra un po’ tirato come ragionamento. Potrei (e dico “potrei”) accettarne l’originalità, ma pensare a questo approccio come qualcosa di “plausibile” proprio no.</p>
<p>Secondo: se davvero questi alieni sono in grado di dominare sette o otto dimensioni della materia, dovrei presupporre che abbiano conoscenze di matematica enormemente più avanzate delle nostre.<br>
Quindi: possibile che non siano riusciti a risolvere il problema dei tre corpi? Eh, sì, perché alla fine il problema dei tre corpi è sostanzialmente un problema matematico. Per noi, terrestri sfigati, è irrisolvibile, ma per gli alieni che riescono a “trasformare un protone in un supercomputer intelligente”, dominando dimensioni della materia che noi umani non riusciamo neanche a immaginare, il problema dei tre corpi dovrebbe essere una bazzecola.</p>
<h2>Porca di quella pu…zzola!</h2>
<p>E sulla Terra? Abbiamo qualche strafalcione anche qui, naturalmente.</p>
<p>Tanto per cominciare, buona parte della storia è ambientata presso un radiotelescopio in Cina, dal quale viene appunto spedito il messaggio iniziale che verrà recepito dalla civiltà aliena. Si innescano una serie di dinamiche che non sto a raccontare, ma a un certo punto un magnate miliardario decide di costruire un secondo radiotelescopio più grande su una nave portacontainer. Una di quelle navi gigantesche, insomma.</p>
<p>Ora: io non sono un astrofisico, non sono un astronomo, non sono uno scienziato, ma se c’è una cosa di cui ha bisogno un enorme radiotelescopio per funzionare regolarmente… è la stabilità. Deve essere fermo e saldo per essere sintonizzato e puntato su piccolissime porzioni di cielo. Ci sarà un motivo se i radiotelescopi vengono costruiti in cima alle montagne.  Mi riesce difficile immaginare questo enorme radiotelescopio a bordo di una nave, in balia delle onde.</p>
<h2>Apoteosi dell’orgasmo scientifico-narrativo</h2>
<p>E la scena nello stretto di Panama? Vogliamo parlarne? Parliamone, così diamo un senso anche all’immagine del post.</p>
<p>L’intreccio del romanzo impone che la nave gigantesca in questione, a un certo punto, debba essere distrutta in un modo molto particolare mentre passa attraverso lo stretto di Panama. La procedura di transito prevede che il passaggio avvenga con una velocità molto lenta. In questo frangente, per distruggere la nave, si decide di “affettarla” in tutta la sua lunghezza con (sigh) “lame nanotecnologiche” dello spessore di qualche atomo. Al lettore viene quindi descritta questa enorme e invisibile ghigliottina, ma riporto il brano originale:</p>
<blockquote><p>La Giorno del Giudizio era proprio sotto di loro, adesso, e stava per entrare in contatto con la cetra letale. Quando la prua toccò il piano immaginario tra i due tralicci, quello spazio in apparenza vuoto, Wang si ritrasse nelle spalle. Ma non accadde nulla. L’immenso scafo della nave continuò a scivolare in mezzo alle due torri d’acciaio. Metà del bastimento era ormai passata, e Wang cominciò a dubitare della reale esistenza dei nanofilamenti. Ben presto, però, un piccolo segnale fugò ogni suo dubbio. Notò che una piccola antenna, piantata sulla cima estrema della sovrastruttura, si ruppe alla base e ruzzolò di sotto. […] Dopo che la poppa ebbe superato i tralicci, la Giorno del Giudizio continuò ad avanzare alla stessa velocità, come se tutto fosse nella norma. […] Wang udì che il suono del motore si tramutò prima in uno strano lamento, poi in un fracasso assordante.</p></blockquote>
<p>Ora, dico. Non mi capita tutti i giorni di affettare una nave così grande, ma basta un piccolo esperimento mentale per capire come questa scena non possa stare in piedi.</p>
<p>Immaginiamo di dover affettare una baguette per la lunga. Se lo facessi di colpo con un colpo di ketana giapponese come Ghemon, ho una ragionevole certezza che la baguette resti intatta, benché tagliata in due per la lunga. Colpo secco e fulmineo, assestato con precisione chirurgica in una frazione di secondo.</p>
<p>Se tagliassi la mia baguette molto lentamente (esattamente come la nave che passa lentissima lungo lo stretto di Panama), mi aspetterei di vedere, mentre taglio, briciole di pane che cominciano a sfaldarsi lungo la lama, man mano che procedo per tutta la lunghezza. No?</p>
<p>Tornando alla nave, questa passa attraverso le “lame” come se nulla fosse, le attraversa per intero rimanendo tagliata ma, stranamente, non imbarca acqua, rimane intatta, cade una piccola antenna (ma non il radiotelescopio gigantesco…), il motore “esplode” solo dopo che “la poppa ebbe superato i tralicci”. Che poi, come possa una “lama” dello spessore di pochi atomi non venire spezzata dagli ingranaggi del motore di una nave mentre questi girano, resta davvero un mistero.</p>
<p>Ecco quindi servita l’apoteosi del non-senso. Un chiaro esempio di come un autore si faccia prendere dall’orgasmo scientifico-narrativo. A cosa serve “ammantare di scientificità le invenzioni più fantasiose” (per usare le stesse parole di Michele della rubrica…), quando, sotto sotto, si perde di vista il minimo buonsenso pratico?</p>
<h2>Il successo della serie tv</h2>
<p>Eppure la serie su Netflix pare sia un successo. Come è possibile? Semplicissimo: cito di nuovo Michele, il curatore della rubrica. La serie di Netflix è stata</p>
<blockquote><p>diretta dai registi del Trono di Spade, che hanno trasferito buona parte dell’azione dalla Cina all’Inghilterra, riscritto diversi personaggi, accelerato il ritmo e diluito parecchio la componente scientifica.</p></blockquote>
<p>Grazie tante.<br>
Praticamente hanno tenuto solo il titolo.</p>
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		<title>Un saluto a Emme</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Darius Tred]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Jun 2024 19:30:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Racconti]]></category>
		<category><![CDATA[Retroblog Post]]></category>
		<category><![CDATA[Scrittura]]></category>
		<category><![CDATA[self-publishing]]></category>
		<category><![CDATA[Emme.Di.Ti.]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>E con questo, abbiamo chiuso un cerchio. L’abbiamo chiuso con un discreto ritardo di un paio d’anni ma, in tutta onestà, la cosa non mi preoccupa per niente. Dopotutto: che fretta avevo? Nessuna: questo è il bello di scrivere quando voglio, come voglio e dove voglio. E naturalmente… quel che voglio. Rovistando su questo “blogghettino [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<a href="https://retroblog.dariustred.it/un-saluto-a-emme/"><img width="150" height="150" src="https://retroblog.dariustred.it/wp-content/uploads/2018/11/darius-tred-blog-retroblog-typewriter-old-150x150.jpg" alt="Un saluto a Emme" align="left" style="margin: 0 20px 20px 0;max-width:100%;" /></a><p>E con questo, abbiamo chiuso un cerchio. L’abbiamo chiuso con un discreto ritardo di un paio d’anni ma, in tutta onestà, la cosa non mi preoccupa per niente. Dopotutto: che fretta avevo? Nessuna: questo è il bello di scrivere quando voglio, come voglio e dove voglio. E naturalmente… quel che voglio.</p>
<p>Rovistando su questo “blogghettino del caxxo”, giusto per scimmiottare il personaggio citato nel titolo di questo post, ci si può imbattere in certe storie strane. <strong><a href="https://retroblog.dariustred.it/tag/emme-di-ti/">Le storie di Emme</a></strong>, appunto.<br>
Probabilmente niente di eclatante, né di entusiasmante ma, per quel che mi riguarda, qualcosa di assolutamente originale. Qualcosa di assolutamente “vero”.</p>
<p>Ma quale cerchio abbiamo chiuso, esattamente?</p>
<h2>Chi è Emme?</h2>
<p>Prima di parlare di cerchi magici, forse è bene dire chi è Emme (o M***, o Emme.Di.Ti., se preferite).</p>
<p>Emme è stato la mia fonte di ispirazione per alcune storie e il suo non-esordio è avvenuto qui, con <strong><a href="https://retroblog.dariustred.it/la-brocca-di-emmaus/" target="_blank" rel="noopener">la brocca di Emmaus</a></strong>. Lui è uno psicologo (“non sono esattamente uno psicologo”, dirà sicuramente…), anzi, uno psichiatra (“non sono nemmeno uno psichiatra”: già lo sento che dirà anche così…).<br>
Insomma: è uno strizzacervelli.<br>
E me ne ha raccontate tante. Ovviamente, preservando nella maniera più assoluta la privacy dei suoi pazienti.</p>
<p>A quei tempi (e parliamo di quasi dieci anni fa…), può sembrare strano, persino lui aveva dubbi su alcune vicende.<br>
E persino lui, mi diverte dirlo così apertamente, si è sdraiato spesso per raccontarmele: non sul lettino del suo studio, ma sul divano di casa mia. A volte davanti a una birretta, altre volte davanti a una pizza, altre volte in occasione di una grigliata. Sì, insomma: oltre che buoni amici, siamo anche buone forchette di vecchia data.</p>
<h2>Perchè Emme?</h2>
<p>Perché la privacy per la sua professione, è una sorta di sancta sanctorum inviolabile: nelle sue storie, non è possibile risalire ai suoi pazienti di cui nemmeno io conosco le reali identità. E, di conseguenza, non è neanche possibile risalire alla sua identità. Patti chiari, amicizia lunga.<img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-7384 alignright" src="https://retroblog.dariustred.it/wp-content/uploads/2024/05/Emme.jpg" alt="" width="300" style="display:block;margin:10px auto;max-width:560px;max-width:100%;"></p>
<p>Quindi, per inciso, non darei nemmeno per scontato che “MdT” siano esattamente le iniziali del suo nome e cognome: “sapevatelo”. Posso solo permettermi di allegare l’unica foto che ci ritrae in una gita che abbiamo fatto fuori città tempo addietro ;-).</p>
<h2>E cos’ha raccontato Emme?</h2>
<p>Ha raccontato un po’ di storie. E io, dopo aver lavorato di fantasia per reinventare nomi dove vi erano solo le iniziali, arrabattare riferimenti, mescolare date, eccetera, ne ho prese alcune – non tutte – e le ho trascritte. E, come dicevo all’inizio, ecco qui, raccolte in un unico post, tutte le storie comparse su questo “blogghettino del caxxo”.</p>
<p> </p>
<table style="width: 100%; text-align: center;">
<tbody style="width: 100%;">
<tr style="width: 100%;">
<td style="width: 50%; text-align: center;"><a href="https://retroblog.dariustred.it/la-brocca-di-emmaus/">La brocca di Emmaus</a>
<p><a href="https://retroblog.dariustred.it/la-brocca-di-emmaus/"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-830 size-medium" src="https://retroblog.dariustred.it/wp-content/uploads/2017/05/darius-tred-blog-retroblog-brocca-emmaus-1-560x219.jpg" alt="" width="560" style="display:block;margin:10px auto;max-width:560px;max-width:100%;"></a></p></td>
<td style="width: 50%; text-align: center;"><a href="https://retroblog.dariustred.it/il-volo-dell-eroe/">Il volo dell’eroe</a>
<p><a href="https://retroblog.dariustred.it/il-volo-dell-eroe/"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-920 size-medium" src="https://retroblog.dariustred.it/wp-content/uploads/2017/06/darius-tred-retro-blog-il-volo-dell-eroe-560x219.jpg" alt="" width="560" style="display:block;margin:10px auto;max-width:560px;max-width:100%;"></a></p></td>
</tr>
<tr style="width: 100%;">
<td style="width: 50%; text-align: center;"><a href="https://retroblog.dariustred.it/settecento-istantanee/">Settecento istantanee</a>
<p><a href="https://retroblog.dariustred.it/settecento-istantanee/"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-1063 size-medium" src="https://retroblog.dariustred.it/wp-content/uploads/2017/06/darius-tred-retroblog-settecento-istantanee-560x219.jpg" alt="" width="560" style="display:block;margin:10px auto;max-width:560px;max-width:100%;"></a></p></td>
<td style="width: 50%; text-align: center;"><a href="https://retroblog.dariustred.it/la-clessidra/">La clessidra</a>
<p><a href="https://retroblog.dariustred.it/la-clessidra/"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-1206 size-medium" src="https://retroblog.dariustred.it/wp-content/uploads/2017/07/darius-tred-retro-blog-la-clessidra-560x219.jpg" alt="" width="560" style="display:block;margin:10px auto;max-width:560px;max-width:100%;"></a></p></td>
</tr>
<tr style="width: 100%;">
<td style="width: 50%; text-align: center;"><a href="https://retroblog.dariustred.it/una-storia-complicata/">Una storia complicata</a>
<p><a href="https://retroblog.dariustred.it/una-storia-complicata/"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-1502 size-medium" src="https://retroblog.dariustred.it/wp-content/uploads/2017/09/darius-tred-retroblog-una-storia-complicata-560x219.jpg" alt="" width="560" style="display:block;margin:10px auto;max-width:560px;max-width:100%;"></a></p></td>
<td style="width: 50%; text-align: center;"><a href="https://retroblog.dariustred.it/la-seconda-lettera/">La seconda lettera</a>
<p><a href="https://retroblog.dariustred.it/la-seconda-lettera/"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-1502 size-medium" src="https://retroblog.dariustred.it/wp-content/uploads/2017/09/darius-tred-retroblog-una-storia-complicata-560x219.jpg" alt="" width="560" style="display:block;margin:10px auto;max-width:560px;max-width:100%;"></a></p></td>
</tr>
<tr style="width: 100%;">
<td style="width: 50%; text-align: center;"><a href="https://retroblog.dariustred.it/potere-della-suggestione/">Il potere della suggestione</a>
<p><a href="https://retroblog.dariustred.it/potere-della-suggestione/"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-2056 size-medium" src="https://retroblog.dariustred.it/wp-content/uploads/2017/10/darius-tred-retroblog-il-potere-della-suggestione-560x219.jpg" alt="" width="560" style="display:block;margin:10px auto;max-width:560px;max-width:100%;"></a></p></td>
<td style="width: 50%; text-align: center;"><a href="https://retroblog.dariustred.it/dialogo-surreale/">Dialogo surreale</a>
<p><a href="https://retroblog.dariustred.it/dialogo-surreale/"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-2203 size-medium" src="https://retroblog.dariustred.it/wp-content/uploads/2017/12/darius-tred-retroblog-dialogo-surreale-560x219.jpg" alt="" width="560" style="display:block;margin:10px auto;max-width:560px;max-width:100%;"></a></p></td>
</tr>
<tr style="width: 100%;">
<td style="width: 50%; text-align: center;"><a href="https://retroblog.dariustred.it/i-fantasmi-di-don-abbondio/">I fantasmi di don Abbondio</a>
<p><a href="https://retroblog.dariustred.it/i-fantasmi-di-don-abbondio/"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-2411 size-medium" src="https://retroblog.dariustred.it/wp-content/uploads/2018/01/darius-tred-retroblog-i-fantasmi-di-don-abbondio-560x219.jpg" alt="Darius Tred, I fantasmi di don Abbondio" width="560" style="display:block;margin:10px auto;max-width:560px;max-width:100%;"></a></p></td>
<td style="width: 50%; text-align: center;"><a href="https://retroblog.dariustred.it/la-vera-storia/">La vera storia</a>
<p><a href="https://retroblog.dariustred.it/la-vera-storia/"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-2537 size-medium" src="https://retroblog.dariustred.it/wp-content/uploads/2018/03/blog-darius-tred-post-la-vera-storia-560x219.jpg" alt="" width="560" style="display:block;margin:10px auto;max-width:560px;max-width:100%;"></a></p></td>
</tr>
<tr style="width: 100%;">
<td style="width: 50%; text-align: center;"><a href="https://retroblog.dariustred.it/una-domanda-nella-notte/">Una domanda nella notte</a>
<p><a href="https://retroblog.dariustred.it/una-domanda-nella-notte/"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-3403 size-medium" src="https://retroblog.dariustred.it/wp-content/uploads/2019/01/darius-tred-blog-retroblog-pedro-albero-560x219.jpg" alt="" width="560" style="display:block;margin:10px auto;max-width:560px;max-width:100%;"></a></p></td>
<td style="width: 50%; text-align: center;"><a href="https://retroblog.dariustred.it/novantanove-anni/">Novantanove anni</a>
<p><a href="https://retroblog.dariustred.it/novantanove-anni/"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-4897 size-medium" src="https://retroblog.dariustred.it/wp-content/uploads/2020/04/darius-tred-blog-retroblog-illuminazione-560x219.jpg" alt="" width="560" style="display:block;margin:10px auto;max-width:560px;max-width:100%;"></a></p></td>
</tr>
<tr style="width: 100%;">
<td style="width: 50%; text-align: center;"><a href="https://retroblog.dariustred.it/elizabeth/">Elizabeth</a>
<p><a href="https://retroblog.dariustred.it/elizabeth/"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-3863 size-medium" src="https://retroblog.dariustred.it/wp-content/uploads/2019/06/darius-tred-blog-retroblog-fiamma-notte-560x219.jpg" alt="" width="560" style="display:block;margin:10px auto;max-width:560px;max-width:100%;"></a></p></td>
<td style="width: 50%; text-align: center;"><a href="https://retroblog.dariustred.it/conoscenze-perdute/">Conoscenze perdute</a>
<p><a href="https://retroblog.dariustred.it/conoscenze-perdute/"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-3899 size-medium" src="https://retroblog.dariustred.it/wp-content/uploads/2019/06/darius-tred-blog-retroblog-chiesa-nuvole-560x219.jpg" alt="" width="560" style="display:block;margin:10px auto;max-width:560px;max-width:100%;"></a></p></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<h2>Tutto questo per dire cosa?</h2>
<p>Sono quasi due anni che non scrivo nulla di Emme su questo mio blogghettino, gli stessi due anni di cui parlavo all’inizio. E in tutto in questo tempo ci siamo raccontati tante altre cose: discussioni, ipotesi, aneddoti, riflessioni. Per la gran parte si è trattato delle solite cose che “noi umani non possiamo neanche immaginare”. Che ve lo dico a fa’?<br>
Ma per una piccola parte no: ecco infatti un paio di curiosi raccontini.</p>
<table style="width: 100%; text-align: center;">
<tbody style="width: 100%;">
<tr style="width: 100%;">
<td style="width: 50%; text-align: center;">Una pianista nella notte<img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-7387 size-medium aligncenter" src="https://retroblog.dariustred.it/wp-content/uploads/2024/05/darius-tred-blog-retroblog-piano-560x219.jpg" alt="" width="560" style="display:block;margin:10px auto;max-width:560px;max-width:100%;"></td>
<td style="width: 50%; text-align: center;">Il tizio insonne<br>
<img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-7388 size-medium" src="https://retroblog.dariustred.it/wp-content/uploads/2024/05/darius-tred-blog-retroblog-tizio-insonne-560x219.jpg" alt="" width="560" style="display:block;margin:10px auto;max-width:560px;max-width:100%;"></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p><a href="https://amzn.to/3V7yVfO"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright wp-image-7386 size-medium" src="https://retroblog.dariustred.it/wp-content/uploads/2024/05/01_RaccontiRiemersi_Cover_eBook-560x855.jpg" alt="" width="560" style="display:block;margin:10px auto;max-width:560px;max-width:100%;"></a></p>
<p>C’è solo un piccolo dettaglio: i due raccontini qui sopra si possono leggere in questa modestissima raccolta di racconti disponibile su Amazon.</p>
<p>Ebbene sì: alla fine ce l’ho fatta a convincere Emme.<br>
Il quale ha formulato subito una frase di fervido incoraggiamento: “Ma chi vuoi che lo legga?”</p>
<p><a href="https://amzn.to/3V7yVfO"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright wp-image-4315 size-full" src="https://retroblog.dariustred.it/wp-content/uploads/2019/09/CompraSuAmazon.png" alt="" width="150" style="display:block;margin:10px auto;max-width:560px;max-width:100%;"></a></p>
<h2>Post Scriptum (un paio di mesi prima)</h2>
<p>Emme: “L’hai pubblicato o no?”<br>
Io: “Non ancora. Lo devo rileggere, ho trovato un paio di errori di battitura…”<br>
Emme: “Lasciali. Almeno si capisce che non è scritto con l’AI…”</p>
<p>Diavolo d’un Emme.</p>
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