Una delle parti più divertenti della stesura di un romanzo è la costruzione di un personaggio. Probabilmente è divertente perché non si hanno limiti. E non avere limiti è accattivante perché permette di accarezzare, seppur virtualmente, quel desiderio nascosto che, in fondo (ma proprio in fondo…) ci anima tutti: il desiderio dell’onnipotenza. Ma a volte, anche l’onnipotenza, per quanto “onni”, non basta: bisogna comunque fare i conti con limiti intrinseci perché, pur inventando, ciò che si inventa deve essere almeno logico e sensato. Meglio ancora se originale e interessante.

Per come sono fatto io, oltre ad essere logico, sensato, originale e interessante, il mio personaggio deve essere credibile. Come la mia trama, come le singole vicende che la riguardano, come i personaggi secondari, le loro reazioni, i loro pensieri. Le cause, gli effetti.

Insomma tutto il mio piccolo universo narrativo deve essere credibile. Se poi il tutto è indistinguibile dalla realtà, siamo a cavallo.
E cosa c’è di meglio della realtà stessa, per farsi ispirare?
Persone reali?
Film ispirati a storie reali? Altri libri? Riviste?
Provare a costruire un personaggio basandosi su tutto ciò potrebbe essere stimolante.
Provare a costruirlo con Emme diventa… – pausa con sospiro – … una sfida.

I potenti del mondo

Tutto è cominciato con una rivista che ho avuto l’ardire di provare a comprare. Una rivista che, se devo essere sincero, mi ha un po’ deluso, nonostante il pregio della rilegatura, il prezzo non certo amico e la cura della grafica, piuttosto ricercata. A parte fronzoli, ricami e patinature, il pignolone che è in me ha rilevato diversi errori di battitura, oltre che alcuni pezzi scritti veramente da cani. Per non parlare di alcune lacune stridenti.
Insomma: i 10 euro che ho investito – questo il prezzo del mensile – non hanno sortito l’effetto sperato e la lettura non ha retto le mie aspettative. Ciò nonostante, ha sortito ben altri effetti su Emme, facendo scaturire la nostra conversazione.
Abbiamo parlato dei potenti del mondo, dunque.
Abbiamo parlato del potere.
E abbiamo parlato anche del personaggio che avrei voluto costruire.
Ma la discussione ha preso una piega che, almeno per me, è stata inaspettata.

Profili e potere

Partiamo dall’inizio. L’altra sera, a casa mia, questa benedetta rivista giaceva sul divano ed Emme, per non sedersi sopra, l’ha presa in mano sfogliandola senza un interesse apparente. Si è però soffermato sui profili dei potenti, scrutandone più le immagini stilizzate che la scarna descrizione.
“Stai strizzando il cervello a distanza?” lo incalzo io.
La sua non-risposta era una no silenzioso.
“Che te ne fai di una rivista del genere?” risponde poi.

Prima di aprir bocca ripenso ai 117 nomi dei potenti elencati nella rivista, alla promessa – non mantenuta – di raccontare la loro storia. Pensavo di trovarci 117 storie, anche brevi, con le quali mettere insieme il 118esimo potente del mondo, vale a dire il personaggio che mi ero prefissato di costruire. Lo volevo credibile e “reale”: quale occasione migliore di questa rivista? Ma invece di 117 storie da cui pescare a piene mani, me ne sono ritrovate 10 piuttosto scarne, cioè i potenti “più potenti”: per i restanti 107 – e sottolineo: il 90% – solo un elenco sterile di nomi. E delle rispettive cariche – o relative poltrone, o relative quote societarie, o relative presidenze onorarie – disperse qua e là, nei consigli di amministrazione tra le due sponde dell’Atlantico (leggi: America ed Europa). Altro che “tutte le storie” raccontate, rimugino. Quindi, per tornare alla domanda di Emme: che me ne faccio di una rivista del genere? Mi tengo i miei pensieri, e taglio corto.
“Volevo costruirci sopra un personaggio…”
“Ah. Un potente? O un amministratore delegato?”
“Qualcosa di simile…” rispondo.
“Hai buttato 10 euro…”
“Dici?”
“Sì: dico.” sottolinea. “Davvero pensi che il potere consista nello stare seduti su una poltrona da qualche miliardo di dollari?”

Il potere invisibile

No. In realtà pensavo a qualcosa di diverso. Speravo che nelle storie dei potenti del mondo ci potesse essere qualche spunto, qualche appiglio di credibilità con cui farcire il mio personaggio di fantasia. Ma prima che potessi dare una qualche spiegazione a Emme riguardo alle mie aspettative tradite, la conversazione ha preso una piega inaspettata.
“Il vero potere è invisibile” dice. “Il vero potere è ben informato e fondato sulla conoscenza.”
Lo guardo strano.
“Questi potenti” continua sfogliando la rivista per spiegarsi meglio “non sono né invisibili, né probabilmente ben informati…”
“Mah” obietto. “Sul fatto che non siano invisibili potrei essere d’accordo con te, ma sul fatto che non siano ben informati, come fai a dirlo? A me parrebbe esattamente il contrario…”
“Mi spiego meglio: leggi questo trafiletto” aggiunge puntando il dito su un riquadro. “Spiega molto bene il concetto. Questi personaggi sono in grado di muovere qualcosa come 50mila miliardi di dollari. Non fatico a crederlo. Ma il punto è un altro: un conto è muovere fondi, un altro conto è muoverli nella direzione giusta.”
Non riesco a seguirlo. E la mia espressione deve essere stata eloquente.
“Immagina” riprende, allargando le braccia come a descrivere una scena davanti a sé. “Sei seduto in un CdA. Tavolone ovale in mogano pregiato, come si vede nei film americani. Come pensi che facciano questi pinguini, giaccati e cravattati, a prendere le migliori decisioni per fare investimenti con profitto? Semplice: hanno davanti una relazione. Grafici, tabelle, brochure patinate. Oppure qualcuno che gliela sta raccontando: presentazioni, slide, video brevi.”
“Ok…”
“Quindi chi comanda davvero? Chi racconta o chi prende decisioni dopo aver ascoltato qualcuno che gli ha raccontato la realtà? Chi detiene realmente l’informazione? Chi racconta o chi ascolta?”
La risposta era palese.
“Per raccontare devi avere informazioni” conclude Emme.
“Potresti raccontare frottole” mi azzardo ad aggiungere.
“Vero. Ma devi comunque detenere informazioni corrette. Sia per raccontare la verità, sia per raccontare le favolette. Indipendentemente dal fatto che tu voglia raccontarle in buona fede o meno.”
“Quindi il potere è in mano a chi racconta il mondo?”
“Più o meno, sì. E spesso chi racconta, oltre ad essere potente, è anche invisibile. Il che lo rende ancora più potente.”

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