Mi scrive una certa Barbara per dirmi che la scrittura è roba da ricchi. Poi precisa subito, però: “per ricchi”, dice, “ma non per ricchissimi”.
Prosegue poi raccontando la storiella di quell’altra sua amica, come si chiama?, Nora-qualcosa, la quale stava per diventare ricca sfondata e, diventando un’ereditiera, stava pensando bene di rinunciare ai suoi progetti di scrittura.
Poi le cose non sono andate per il verso giusto e così, ereditando un modesto gruzzolo ben lontano dalle badilate di milioni che sembravano, ha deciso di proseguire con la sua scrittura.
Stava scrivendo in realtà una sceneggiatura, non un romanzo. Ma non fa differenza: ci hanno fatto sopra un film e alla fine, Nora-qualcosa ha rimediato le sue milionate.
Che strano il destino. I milioni le stavano entrando dalla porta, ma alla fine sono entrati dalla finestra.

Ma il nocciolo della questione, mi scrive Barbara, è che la scrittura è roba da ricchi. Ricchi o ricchissimi, tutto sommato non fa differenza per quello che sto per dire.
Non dovrei sentirmi chiamato in causa: sono uno scrittore, forse? No. Mi diverto a scribacchiare qualche raccontino qua e là, buttando fuori un romanzetto ogni tanto. Ma proprio ogni taaanto.
Niente di serio. Quindi, tecnicamente “scrivo” ma non sono uno scrittore.
Tuttavia scrivo anche senza essere ricco.
O meglio, sono ricco: di fantasia (?), di creatività (?), di ironia (!).
Di soldi? Diciamo che l’unico sfizio che mi concedo è una Porsche in box. Ma proprio l’unico. E quando dico in box, intendo dire proprio “in box”.
Ma la voglio vendere per capire se riesco a racimolare qualcosina per una bella Lamborghini. Verde. Da tenere sempre “in box”.

Ma non è nemmeno questo il nocciolo della questione. Alla fine Barbara mi chiede che cosa farei se diventassi improvvisamente una ricca “ereditiera”.
I suoi amici hanno commentato con i desideri più disparati. Classici, direi. Quasi scontati (senza offesa per nessuno).
Lei – Barbara – dice che si comprerebbe una casa editrice “big” per pubblicare tutti i suoi amici blogger.
Sarebbe grandioso. Io posso annoverarmi tra i suoi amici blogger (sempre che non mi tolga il saluto dopo questo post… 😉 ), ma purtroppo non sono uno scrittore.

E io cosa farei con una vagonata di milioni piovuti dal cielo?

Una fortuna pericolosa

Lasciatemi sproloquiare per raccontare cosa potrebbe succedere quando piovono soldi. Ne so qualcosa. Tutto di solito comincia con una banalissima schedina da pochi euro di quel gioco lì, quello da sei numeri.
Comincia sempre così, in modalità “figurati se”. Ma a volte le cose capitano.
Insomma: è successo. Non so come, non lo so nemmeno ora. Ma è successo. Non una cifra a otto zeri, ma abbastanza per buttare giù dal letto due persone in piena notte.
La prima: la moglie. La seconda: un contatto fidatissimo che sa bene come gestire queste cose.
Piccolo aneddoto: il signor Contatto, era stato avvertito, sempre in modalità “figurati se”: “Se vinco ti chiamo anche di notte!”. E dato che, per il signor Contatto, non c’era problema, detto-fatto.
Sapete come si dice, no? Contatto avvisato, mezzo salvato.
Chiusa parentesi.

Regola numero uno

Non dire niente a nessuno.
E quando dico nessuno, intendo dire NESSUNO.
Voi altri direte: ok, ma la moglie e il signor Contatto? E poi ora lo stai raccontando a noi…
Appunto: sulla base della mia esperienza, vi sto suggerendo cosa fare e cosa non fare.
E poi è passato un po’ di tempo…
Perché non dovete dirlo a nessuno? Semplice: perché certe fortune trasformano le persone che avete attorno, nel bene e nel male.
Ma la differenza tra “nel bene” e “nel male” diventerà sottilissima e trasparente e non sarete più in grado di distinguere.
Le persone che avete attorno, parenti, amici, conoscenti, eccetera, non vedranno più voi, ma la montagna di soldi che avrete alle spalle.
E cominceranno a crearsi aspettative: speriamo che divide, speriamo che regala, speriamo che si ricordi di me…

Regola numero uno-bis

Non dite assolutamente nulla di nulla ai vostri figli.
Se non volete che crescano smidollati, con quell’idea strisciante che “i soldi non sono un problema”, sarà la loro fine.
Se saranno grandi abbastanza da capire che potranno non lavorare, cominceranno a dire: e allora perché devo studiare?
Se capiranno che non dovranno guadagnarsi una casa, un’auto, un posto nel mondo, avranno un’esistenza grigia e piatta.
E anche loro avranno amici e amiche solo perché vedranno la montagna di soldi di cui sopra.

Regola numero due

Non mettete i soldi in una banchetta di paese.
Il paese è piccolo e la gente mormora.
Alla faccia del segreto bancario, e alla faccia della privacy. E qui dovrebbe entrare in gioco il vostro signor Contatto, se ne avete uno.

Regola numero tre

Volete fare beneficenza?
Bravi. Avete tutta la mia stima. Ma fatela in silenzio e di nascosto.
Se cominciate a pensare a una donazione per far costruire, che ne so, una scuola nel vostro paese o un edificio qualsiasi di pubblica utilità, si torna un po’ alla regola numero uno: diventerete, vostro malgrado, l’amicone del sindaco, dell’assessore, del direttore della banca.
Tutta gente che, ripeto, non vedrà voi quando vi stringe la mano, ma la sagoma della montagna di soldi che avete dietro. E magari stiamo parlando di gente che vi è stata sulle balle a lungo: politici che non avete mai votato e mai voterete, assessori che non vi davano mai retta nemmeno per concedervi un banale dosso antitraffico sulla via trafficata in cui abitate, direttori di banca untuosi che tempo addietro vi hanno fatto penare per uno stupido giroconto.

Insomma: la beneficenza è una grande cosa, ma la strumentalizzazione è dietro l’angolo. Tireranno in ballo voi, o anche solo il vostro nome, per darsi lustro o per altre bassezze del genere. Un sacco di gente che fino a poco prima, a momenti non vi salutava nemmeno, comincerà a dire “Sì, io sono amico di…”, “Sì, ci penso io, provo a parlargliene, magari…”.
Magari cosa? La gente pensa che con i soldi si risolva tutto.

Regola numero quattro

Siate sobri.
Con questo non voglio dire che non dobbiate godervi i soldi. Concedetevi qualche sfizietto, ma non comprate una mega-villa, non correte al concessionario a comprare una Ferrari: il vostro segreto andrebbe in frantumi, anche se avete osservato scrupolosamente la regola uno e la regola uno-bis.
Che poi, vogliamo parlarne su cosa sia meglio tra una villa al mare e un hotel a 5 stelle per ogni weekend?
Avrei dei suggerimenti anche su questo: la casa al mare, per quanto grande e bella, è sempre una seconda casa, con tutte le sue menate burocratiche, tutte le incombenze pratiche, tutti gli amici che si aspettano di fare vacanze a scrocco.

Con l’hotel no. Parti quando vuoi, vai dove vuoi, ci stai i giorni che vuoi e ci torni solo se il posto ti è piaciuto veramente: l’unica cosa che devi fare è fare una telefonata per prenotare. Punto. Qualcuno avrà l’alzata di ingegno per dire che conviene acquistare una casa, così da rivenderla tra un po’ di anni per guadagnarci altri soldi. Frottole. Questo era un ragionamento che facevano i nostri vecchi ed era un ragionamento valido negli anni Sessanta o Settanta quando il mondo, non solo immobiliare, era completamente diverso. Oggi non vale più. Inoltre, se davvero volete investire nel mattone, investite in un fondo immobiliare: ci mettete il grano senza le menate che girano attorno all’acquisto e alla manutenzione di una seconda o terza casa.

L’altro sfizietto a cui dovreste resistere è l’acquisto di una barca. E quando dico barca, non intendo il gommone da caletta. Intendo uno yacht base, il classico “18 metri”.
E’ un attimo. Si comincia con le riviste specializzate, poi un paio di giri ai saloni nautici, quattro chiacchiere con chi è già nel settore e il danno è fatto. Certo, non sarà un problema di soldi, viste le premesse. Ma dopo l’entusiasmo iniziale, dopo quella gran sensazione di libertà, dopo la prima estate da leoni, cominciano i grattacapi. Devi cercare un posto in cui lasciar ormeggiato il gioiellino tutto l’anno, devi cercare qualcuno che si occupi della custodia, qualcuno che te lo tenga in ordine. Perché sono noie? Semplice: perché quando torni sulla tua barca hai sempre la sensazione che qualcuno l’abbia usata in tua assenza, anche solo per farci un festino mentre è ormeggiato. Insomma: non finisci mai di fidarti delle persone a cui lo affidi per la custodia, la pulizia, la manutenzione. L’alternativa è niente custode e barca serrata. Ma la troverete sporca e piena di scagazzate di gabbiano. E dovrete passare due giorni a pulirla ogni volta che vorrete farci un giro.

Insomma, per la barca vale lo stesso discorso fatto per la casa: se amate la vita di mare, è meglio spendere i soldi per noleggiare uno yacht con equipaggio per un’intera stagione, anziché possedere una barca ferma dieci mesi l’anno.

In conclusione…

Toglietevi qualche insospettabile sfizio che nessuno mai verrà a sapere, a parte una cerchia ristretta di pochi intimi.
Uno sfizio tipo la scrittura, ad esempio. Magari sotto pseudonimo.
E anche per la scrittura (come per la casa al mare, come per la barca), più che ricchi di soldi, bisogna essere ricchi di inventiva, di creatività, di originalità.
Quindi no: la scrittura non è solo per ricchi o ricchissimi di soldi, ma per ricchi di tutto il resto. 😉

6 thoughts on “Ecco

  1. E mentre stavo programmano il mio post per domani, arriva questo tag su Facebook e quest’altro post illuminante e divertente. Che poi, a parte la seconda casa in Scozia 😛 , sono d’accordo su tutto. Le stesse regole che seguirei io, fino all’acquisto della casa editrice “big” con cui pubblicare i miei amici blogger. Sì, sei compreso negli amici da pubblicare, magari però ti metto un editor che ti sproni a scrivere un po’ di più 😛

  2. Ma tu così togli tutto il divertimento agli umani. I sapiens sono animali sociali, che vivono nel costante confronto degli altri. Gli umani traggono piacere nel dimostrare agli altri di valere di più attraverso il denaro. Non fosse così nessuno comprerebbe Ferrari, vestiti firmati o ville megagalattiche. Sciascia riporta un aneddoto di un ambasciatore americano in Unione Sovietica. Quando l’americano chiese al comunismo perché perseveravano in un sistema perdente, il comunista rispose perché la classe dirigente sovietica è ricca. Ed è più piacevole essere ricchi in mezzo ai poveri che ricchi in mezzo ai ricchi o ai benestanti.
    Questo il suo pensiero e gli esseri umani sono fatti così. Lasciali scialacquare, altrimenti togli loro anche questo minimo piacere esistenziale. 😛
    Questa la regola generale umana non vale per me. I soldi non mi interessano. La ricchezza per me è poter vivere la propria vita senza dover lavorare, dedicando il proprio tempo a ciò che mi va di fare. Questa la chiamo libertà e la libertà non ha prezzo.

    E in ultima analisi, io condivido come ragionamento la Posizione del Fottiti, filosofia di vita illustrata nel film The Gambler. Qui il link: https://www.youtube.com/watch?v=LJzCzVMtJIE

    Ti si rompe la macchina? Fottiti, io ho il mio bel gruzzoletto. Putin gonfia la bolletta del gas a dismisura? Fottiti pure tu. La strada davanti casa è rotta e il comune non la ripara? Fottiti, mi aggiusto il mio pezzettino da me.
    Ecco, non sottovalutiamo la saggia e divertente posizione del Fottiti. 😛

    1. Interessante l’aneddoto di Sciascia. Ma forse, volendo tener presente tale aneddoto, c’è più gusto a essere sobri tra una ristretta elite di scialacquatori seriali. Sarebbe come appartenere a una sorta di elite nell’elite oppure, se preferisci, adottare una filosofia ancora più sottile e ricercata, cioè “essere talmente ricchi da permettersi di essere insospettabilmente ricchi”, perché essere ricchi tra i poveri, tutto sommato sono capaci tutti.

  3. Comprerei la Feltrinelli e mi pubblicherei come scrittore emergente, dopo aver scritto nella mia villa ad Amorgos, senza troppo disturbo attorno (perché anche Amorgos, l’ho comprata pure quella)

  4. Se non vuoi troppo disturbo attorno, allora dovresti comprarti anche le Cicladi. Mi pare ancora più interessante come “comfort zone”. 😉

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