<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Scienza Archivi - Darius Tred Retro Blog</title>
	<atom:link href="https://retroblog.dariustred.it/tag/scienza/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://retroblog.dariustred.it/tag/scienza/</link>
	<description>Note, pensieri, curiosità e riflessioni su scrittura, lettura, narrativa. E molto, molto altro...</description>
	<lastBuildDate>Sun, 08 Mar 2026 19:45:13 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=6.9.4</generator>

<image>
	<url>https://i0.wp.com/retroblog.dariustred.it/wp-content/uploads/2016/09/cropped-cropped-28784077882_37285f65c7_o.jpg?fit=32%2C32&#038;ssl=1</url>
	<title>Scienza Archivi - Darius Tred Retro Blog</title>
	<link>https://retroblog.dariustred.it/tag/scienza/</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
<site xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">175316797</site>	<item>
		<title>Realtà, finzione e saggezza</title>
		<link>https://retroblog.dariustred.it/realta-finzione-e-saggezza/</link>
					<comments>https://retroblog.dariustred.it/realta-finzione-e-saggezza/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Darius Tred]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 06 Mar 2026 19:05:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Estratti]]></category>
		<category><![CDATA[Lettura]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Retroblog Post]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza Artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[Scienza]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://retroblog.dariustred.it/?p=7468</guid>

					<description><![CDATA[<p>Stavo riordinando una pila di libri in giro per casa e mi è capitato tra le mani un saggio letto tempo fa. La copertina mi aveva già riacceso piacevoli ricordi. Ricordi di autentico piacere “lettorio”, di quelle letture che proprio non riesci a staccarti. Inutile dire che l’ho riaperto. E mi sono imbattuto in questo [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://retroblog.dariustred.it/realta-finzione-e-saggezza/">Realtà, finzione e saggezza</a> sembra essere il primo su <a href="https://retroblog.dariustred.it">Darius Tred Retro Blog</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<a href="https://retroblog.dariustred.it/realta-finzione-e-saggezza/"><img width="150" height="150" src="https://retroblog.dariustred.it/wp-content/uploads/2026/03/Retroblog_DariusTred_RealtaFantasia-150x150.jpg" alt="Realtà, finzione e saggezza" align="left" style="margin: 0 20px 20px 0;max-width:100%;" /></a><p>Stavo riordinando una pila di libri in giro per casa e mi è capitato tra le mani un saggio letto tempo fa. La copertina mi aveva già riacceso piacevoli ricordi. Ricordi di autentico piacere “lettorio”, di quelle letture che proprio non riesci a staccarti. Inutile dire che l’ho riaperto. E mi sono imbattuto in questo brano.</p>
<blockquote><p><em>La <strong>biotecnologia</strong> promette di essere la più grande rivoluzione nella storia dell’uomo. Entro la fine di questo decennio, avrà di gran lunga sorpassato l’energia nucleare e i computer per quanto riguarda l’impatto sulla nostra vita quotidiana. Per citare le parole di un commentatore: “La <strong>biotecnologia</strong> trasformerà tutti gli aspetti della vita umana: l’assistenza medica, l’alimentazione, la salute, il modo di divertirsi, i nostri stessi corpi. Niente sarà più lo stesso. La <strong>biotecnologia</strong> cambierà letteralmente il volto del pianeta. Ma la <strong>rivoluzione biotecnologica</strong> si distingue dalle trasformazioni scientifiche del passato per tre aspetti fondamentali. In primo luogo, la ricerca ha base ampia e diffusa. Gli Stati Uniti sono entrati nell’era atomica grazie al lavoro svolto in un solo centro di ricerca, Los Alamos. Sono entrati nell’era del computer grazie agli sforzi di una decina di aziende. Ma la <strong>ricerca biotecnologica</strong>, nei soli Stati Uniti, viene svolta in oltre 2000 laboratori. Cinquecento società investono in questa tecnologia cinque miliardi di dollari l’anno. In secondo luogo, gran parte della ricerca è insensata e futile. […] Il fatto che la <strong>biotecnologia</strong> possa essere applicata a industrie tradizionalmente soggette ai capricci della moda […] non fa che aumentare le preoccupazioni riguardo l’uso frivolo di questa nuova e potente tecnologia. In terzo luogo, si tratta di operazioni al di fuori di ogni controllo. Manca una qualsiasi supervisione. Non vi è alcuna legge federale in proposito. Né negli Stati Uniti, né nel resto del mondo vi è a questo riguardo una coerente politica governativa […], ed è difficile stabilire una politica intelligente. Ma ancor più preoccupante è il fatto che nessuno, tra gli stessi scienziati, abbia assunto una funzione vigilatrice. E’ straordinario come quasi tutti coloro che si occupano di <strong>genetica</strong> siano interessati all’aspetto commerciale. Non vi sono osservatori distaccati. Tutti hanno interessi precisi.</em></p></blockquote>
<h2>Esperimento</h2>
<p>E’ incredibile scoprire come la rilettura non è quasi mai identica alla lettura. Ogni libro rimane immutato nelle parole… eppure emergono sempre nuovi significati. O quanto meno, nuovi spunti di riflessione. In questo caso, non ho potuto fare a meno di notare una similitudine particolare: e ho deciso di fare un esperimento. Ho evidenziato alcune parole in grassetto: di questo saggio, scritto nel 1990 (quindi parliamo di quasi 40 anni fa…), ho sostituito “biotecnologia” con “intelligenza artificiale”. Ed ecco come (non) cambia il senso del brano.</p>
<blockquote><p><em>L’<strong>intelligenza artificiale</strong> promette di essere la più grande rivoluzione nella storia dell’uomo. Entro la fine di questo decennio, avrà di gran lunga sorpassato l’energia nucleare e i computer per quanto riguarda l’impatto sulla nostra vita quotidiana. Per citare le parole di un commentatore: “L’<strong>intelligenza artificiale</strong> trasformerà tutti gli aspetti della vita umana: l’assistenza medica, l’alimentazione, la salute, il modo di divertirsi, i nostri stessi corpi. Niente sarà più lo stesso. L’<strong>intelligenza artificiale</strong> cambierà letteralmente il volto del pianeta. Ma la rivoluzione dell’<strong>intelligenza artificiale</strong> si distingue dalle trasformazioni scientifiche del passato per tre aspetti fondamentali. In primo luogo, la ricerca ha base ampia e diffusa. Gli Stati Uniti sono entrati nell’era atomica grazie al lavoro svolto in un solo centro di ricerca, Los Alamos. Sono entrati nell’era del computer grazie agli sforzi di una decina di aziende. Ma la ricerca sull’<strong>intelligenza artificiale</strong>, nei soli Stati Uniti, viene svolta in oltre 2000 laboratori. Cinquecento società investono in questa tecnologia cinque miliardi di dollari l’anno. In secondo luogo, gran parte della ricerca è insensata e futile. […] Il fatto che l’<strong>intelligenza artificiale</strong> possa essere applicata a industrie tradizionalmente soggette ai capricci della moda […] non fa che aumentare le preoccupazioni riguardo l’uso frivolo di questa nuova e potente tecnologia. In terzo luogo, si tratta di operazioni al di fuori di ogni controllo. Manca una qualsiasi supervisione. Non vi è alcuna legge federale in proposito. Né negli Stati Uniti, né nel resto del mondo vi è a questo riguardo una coerente politica governativa […], ed è difficile stabilire una politica intelligente. Ma ancor più preoccupante è il fatto che nessuno, tra gli stessi scienziati, abbia assunto una funzione vigilatrice. E’ straordinario come quasi tutti coloro che si occupano di <strong>intelligenza artificiale</strong> siano interessati all’aspetto commerciale. Non vi sono osservatori distaccati. Tutti hanno interessi precisi.</em></p></blockquote>
<h2>Saggezza</h2>
<p>Ma quanto era saggio il saggio che ha scritto tutto ciò? Si direbbe che sia stato davvero lungimirante, quasi un visionario “futurologo”. Insomma ci ha visto davvero lungo. Oppure, molto più semplicemente, siamo di fronte a uno di quei corsi e ricorsi storici destinati a ripetersi nella storia dell’umanità? A questo punto, suppongo sia lecito che qualcuno si domandi quale sia il titolo di questo “saggio”. E chi è il “saggio” che ha scritto questo “saggio”.<br>
Ok, finora ho scherzato. Ho calcato volutamente la parola “saggio” per dire che… la lettura di cui sopra non era una lettura di saggistica. Il brano in questione proviene infatti da un romanzo. Quindi, parlando di finzione narrativa, la cosa “dovrebbe” lasciarci tranquilli.</p>
<h2>Realtà e finzione</h2>
<p>Personalmente ho sempre amato i romanzi che mescolano sapientemente la realtà con la finzione. Le trame dove poi fai fatica a capire dove sta (ammesso che ci sia – e ammesso che sia netta) la linea di confine tra l’una e l’altra, sono le trame che mi intrigano di più. E io sono uno di quelli che poi va ad approfondire, fantasticando in autonomia anche dopo la parola “fine” del romanzo stesso.</p>
<p>Il problema nasce quando la realtà supera la fantasia della finzione. E il mio esperimento mentale di cui sopra, be’, non mi ha lasciato indifferente.</p>
<h2>E il romanzo?</h2>
<p>Ma torniamo a noi. Qui sotto, grazie all’ “accrocchio” da prestigiatore principiante quale sono, è possibile scoprire il romanzo di cui stiamo parlando.<br>
Perché questo accrocchio?<br>
Perché mi preme mettere in guardia chi legge: siete proprio sicuri di voler capire di quale romanzo si tratta?<br>
Sicuri di non farvi prendere da presagi?<br>
Sicuri di dormire la notte?<br>
Sicuri-sicuri?</p>
<p>Forse è un romanzo che avete già letto.<br>
Forse è un romanzo che magari rileggerete… magari volentieri.<br>
Magari con altri occhi.<br>
Sicuramente ne avrete sentito parlare.<br>
Vabbè, dai, quante storie! Tanto è solo finzione… … (oppure no?).</p>
<div class="tred-crumble">
<div class="back"><img decoding="async" class="alignnone" src="https://retroblog.dariustred.it/wp-content/uploads/2026/03/JurassicPark_Cover04_300x.jpg" width="300" style="display:block;margin:10px auto;max-width:560px;max-width:100%;"></div>
<div class="front"><img decoding="async" class="" src="https://retroblog.dariustred.it/wp-content/uploads/2026/03/CoverMisteriosa_01_300x.jpg" width="300" style="display:block;margin:10px auto;max-width:560px;max-width:100%;"></div>
</div>
<p>Se non altro, possiamo dire di sapere come andrà a finire.<br>
Nella finzione, intendo.</p>
<h2>Due pensieri per concludere</h2>
<p>Parlavamo di realtà e di finzione. E di come l’una superi spesso l’altra. Se parliamo di biotecnologia, come nel brano originale, ormai ci siamo: la tecnologia CRISPR ha dato il via alla nascita di interi filoni di ricerca scientifica, di nuovi campi da esplorare.</p>
<p>Sono già stati assegnati un paio di premi Nobel. E non mi stupirei se venissi a sapere che, da qualche parte nel mondo, qualcuno stia veramente cercando di ripercorrere quanto anticipato dalla finzione. D’altra parte, qualche mese fa abbiamo avuto notizie in merito alla ricreazione del metalupo (ma non vorrei condizionare troppo il pensiero: basta aprire Google e cercare “metalupo oggi” per farsi un’idea).</p>
<p>E per l’intelligenza artificiale?</p>
<p>L'articolo <a href="https://retroblog.dariustred.it/realta-finzione-e-saggezza/">Realtà, finzione e saggezza</a> sembra essere il primo su <a href="https://retroblog.dariustred.it">Darius Tred Retro Blog</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://retroblog.dariustred.it/realta-finzione-e-saggezza/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>2</slash:comments>
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">7468</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Varchi inaspettati</title>
		<link>https://retroblog.dariustred.it/varchi-inaspettati/</link>
					<comments>https://retroblog.dariustred.it/varchi-inaspettati/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Darius Tred]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Feb 2023 06:30:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Di tutto di più]]></category>
		<category><![CDATA[Retroblog Post]]></category>
		<category><![CDATA[Emme.Di.Ti.]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza Artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[Scienza]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://retroblog.dariustred.it/?p=7188</guid>

					<description><![CDATA[<p>E’ un periodo strano. Il mondo sembra scoprire le meraviglie dell’intelligenza artificiale: e si stupisce, si entusiasma, si rallegra. Oppure si rattrista, ne rimane sconvolto, se non addirittura terrorizzato. Ne parlavo più di un anno fa quando, manco a farlo apposta, mi chiedevo proprio quanto avrebbe impiegato una mente artificiale a padroneggiare abilmente linguaggio e [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://retroblog.dariustred.it/varchi-inaspettati/">Varchi inaspettati</a> sembra essere il primo su <a href="https://retroblog.dariustred.it">Darius Tred Retro Blog</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<a href="https://retroblog.dariustred.it/varchi-inaspettati/"><img width="150" height="150" src="https://retroblog.dariustred.it/wp-content/uploads/2021/09/darius-tred-blog-retroblog-immagina-150x150.jpg" alt="Varchi inaspettati" align="left" style="margin: 0 20px 20px 0;max-width:100%;" /></a><p>E’ un periodo strano. Il mondo sembra scoprire le meraviglie dell’intelligenza artificiale: e si stupisce, si entusiasma, si rallegra. Oppure si rattrista, ne rimane sconvolto, se non addirittura terrorizzato. <strong><a href="https://retroblog.dariustred.it/immagina/">Ne parlavo più di un anno fa </a></strong>quando, manco a farlo apposta, mi chiedevo proprio quanto avrebbe impiegato una mente artificiale a padroneggiare abilmente linguaggio e semantica.</p>
<p>Io ho a che fare con un’intelligenza un po’ meno artificiale ma a tratti altrettanto sconvolgente.<br>
Quella di Emme.<br>
Non nel senso che sia ‘sto gran mostro di intelligenza sovrumana dal QI inarrivabile (non me ne voglia… <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f600.png" alt="😀" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> ), ma nel senso che mi propone a volte risposte tanto innocue quanto bizzarre e spiazzanti.</p>
<p>E così, mentre il mondo si diverte a giocare con l’intelligenza artificiale facendo domande più o meno serie e profonde, io mi diverto a giocare con Emme facendo domande idiote o semiserie. Al contrario della chat di silicio (che risponde sempre), Emme non risponde sempre.<br>
Ma quando risponde, una volta su tre (maledetto), riesce a non farmi dormire la notte.</p>
<h2>La domanda idiota</h2>
<p>Ma cominciamo dall’inizio.<br>
La mia mente strampalata stava cercando di partorire una spiegazione scientifica, o almeno pseudoscientifica, per definire un varco spazio-temporale. Una di quelle vaccate che si partoriscono nei romanzi di fantascienza, insomma. Solo che io non avevo in mente un romanzo di fantascienza. E non volevo fare una delle solite cose che conoscono tutti: odio i cliché.<br>
Volevo qualcosa di più fine, più ricercato, più studiato.<br>
Qualcosa di più originale, insomma.</p>
<p>Quando si è alla ricerca di qualcosa del genere, la risposta più geniale può arrivare spesso dalla prima persona che ti viene in mente. Meglio se si tratta di qualcuno al di fuori delle tue rotte semantiche.<br>
“Emme”. Chi meglio di lui?</p>
<p>Ed ecco la domanda idiota: “Dove posso trovare un varco spazio-temporale in natura? Wormhole a parte, intendo. Stupiscimi”.</p>
<h2>La risposta idiota</h2>
<p>Dopo un paio di settimane, quando ormai avevo una ragionevole certezza che la mia domanda, nonostante la doppia spunta blu, fosse stata abbastanza idiota da finire ben oltre l’orizzonte delle chat degne di risposta, ecco la risposta lapidaria.</p>
<p>“In natura? La natura è piena di varchi.”</p>
<p>Sulla prima, mi è sembrata una risposta idiota a una domanda idiota.<br>
Peccato che, subito a seguire, mi è arrivato il link a un reel di Instagram.<br>
“Eccoti il tuo varco.”</p>
<h2>Il varco</h2>
<p>Il link in questione, che non includo perché in realtà è una raccolta di video bizzarri e veloci montati uno dopo l’altro in modo un po’ confusionario, mostrava a un certo punto un quadrato di carta composto da quattro pezzi.</p>
<p>Scomposto e ricomposto, mi ha lasciato perplesso. “Non può essere possibile” mi son detto.<br>
E, non contento, l’ho riprodotto io stesso, convinto di svelarne la falsità nascosta, come spesso capita nei video che girano in rete.</p>
<p>Ecco i passaggi con alcune immagini.<br>
Passaggio 1: traccio un quadrato su un foglio di carta, 10 centimetri di lato.<br>
Passaggio 2: traccio 2 specie di diagonali segnando, come riferimento, il centimetro 6 su ogni lato.<br>
Passaggio 3: ritaglio il tutto, in modo da poter scomporre il quadrato di carta in 4 pezzi.<br>
Passaggio 4: scompongo.<br>
Passaggio 5: ruoto ciascun pezzo di 180 gradi.<br>
Passaggio 6: riunisco i pezzi ruotati, in modo da poter ricomporre il quadrato.</p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="size-full wp-image-7194 aligncenter" src="https://retroblog.dariustred.it/wp-content/uploads/2023/02/Quadrati-560x147.jpg" alt="" width="560" style="display:block;margin:10px auto;max-width:560px;max-width:100%;"></p>
<h2>“Eccoti il tuo varco”</h2>
<p>Ricomposto il quadrato, incredibilmente, mi ritrovo un buco in mezzo. E pure grosso.<br>
Com’è possibile?<br>
Il quadrato di partenza è di 10 centimetri di lato, il quadrato finale è sempre di 10 centimetri di lato.<br>
L’area è la stessa: i pezzi sono semplicemente stati ruotati e riuniti.<br>
Eppure alla fine rimane un buco.<br>
Rimane un varco.</p>
<h2>La risposta non-idiota</h2>
<p>Avevo visto un giochino del genere con un triangolo e ne avevo letto qualcosa in merito a paradossi geometrici e rompicapi simili. Non metto in dubbio che ci sia da qualche parte una spiegazione perfettamente logica, tuttavia è ancora una volta Emme a dirottare l’attenzione sul nocciolo della questione.</p>
<p>“La natura è piena di varchi: la natura mostra, la natura nasconde. Ma a volte dipende solo da come guardiamo le cose. E se vogliamo guardarle davvero. In questo caso hai solo ruotato alcuni pezzi. E hai trovato un varco geometrico. Ma ovviamente ci sono varchi concettuali, varchi filosofici, varchi metafisici. Basta ruotare le proprie convinzioni, le proprie credenze e le proprie certezze. E i varchi si trovano. Quanto ai varchi geometrici non ne esistono solo di bidimensionali…”</p>
<p>Che dire? Ho chiesto di stupirmi, e mi ha stupito. Lo ammetto.<br>
Ora mi tocca citarlo nei ringraziamenti, se mai dovessi infilare un varco in uno dei miei romanzetti.</p>
<p>L'articolo <a href="https://retroblog.dariustred.it/varchi-inaspettati/">Varchi inaspettati</a> sembra essere il primo su <a href="https://retroblog.dariustred.it">Darius Tred Retro Blog</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://retroblog.dariustred.it/varchi-inaspettati/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>8</slash:comments>
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">7188</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Immagina</title>
		<link>https://retroblog.dariustred.it/immagina/</link>
					<comments>https://retroblog.dariustred.it/immagina/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Darius Tred]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Sep 2021 06:25:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Di tutto di più]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza Artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[Scienza]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://retroblog.dariustred.it/?p=6357</guid>

					<description><![CDATA[<p>Ho sempre pensato all’immaginazione come ad una facoltà esclusiva del genere umano, o comunque degli animali con un certo grado di sviluppo. Finché qualche settimana fa non mi è arrivata una newsletter con questo titolo: “Now AI can image never-seen-before object”. La apro e ho capito bene: pare che ora l’intelligenza artificiale possa immaginare un [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://retroblog.dariustred.it/immagina/">Immagina</a> sembra essere il primo su <a href="https://retroblog.dariustred.it">Darius Tred Retro Blog</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<a href="https://retroblog.dariustred.it/immagina/"><img width="150" height="150" src="https://retroblog.dariustred.it/wp-content/uploads/2021/09/darius-tred-blog-retroblog-immagina-150x150.jpg" alt="Immagina" align="left" style="margin: 0 20px 20px 0;max-width:100%;" /></a><p>Ho sempre pensato all’immaginazione come ad una facoltà esclusiva del genere umano, o comunque degli animali con un certo grado di sviluppo. Finché qualche settimana fa non mi è arrivata una newsletter con questo titolo: <em>“Now AI can image never-seen-before object”</em>.</p>
<p><strong><a href="https://www.technologynetworks.com/tn/news/new-ai-can-imagine-a-never-before-seen-object-350989" target="_blank" rel="noopener">La apro</a></strong> e ho capito bene: pare che ora l’intelligenza artificiale possa immaginare un oggetto mai visto prima. Be’, forse non siamo ancora a certi livelli cinematografici, ma a quanto pare ci arriveremo presto, dato che l’articolo si chiude dicendo, in buona sostanza, che “ora i sistemi di intelligenza artificiale sono sempre più vicini alla capacità dell’uomo di capire il mondo”.</p>
<p>Sul fatto che l’uomo abbia davvero capito il mondo, personalmente, ho delle fortissime riserve <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f61b.png" alt="😛" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> ma, volendo tenere il discorso concentrato sul progresso tecnologico, verrebbe da dire che, se è vero che è già nato l’uomo o la donna che metterà per la prima volta il piede su Marte, non ci vorrà poi molto a fare una macchina in grado di “immaginare”.</p>
<h2>Cosa ci vuole per immaginare?</h2>
<p>Però si fa presto a dire “immaginazione”.<br>
Bisognerebbe spendere due parole su cosa si immagina (e come) quando… si immagina.</p>
<p>Leggendo l’articolo, dunque, gli scienziati sono riusciti ad istruire un’intelligenza artificiale affinché possa immaginare un gatto arancione. Ora: non che io voglia sminuire il risultato (che resta comunque un traguardo notevole), ma un conto è immaginare un oggetto “mescolando” conoscenze reali ed elementari già avute in precedenza (come appunto l’animale “gatto” e il colore “arancione”), ben altro è immaginare qualcosa di più complesso e articolato.<br>
O addirittura qualcosa di invisibile e astratto. Un’emozione, per esempio.<br>
Oppure un sentimento. Un pensiero.<br>
Una storia.</p>
<p>Quanto impiegherà una mente di silicio per poter immaginare, e magari pure scrivere, una storia con piena padronanza di linguaggio, semantica, creatività ecc… ecc… Ovviamente una storia avvincente e già in formato bestseller, non una storiella da tre soldi bucati <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f609.png" alt="😉" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> .</p>
<p>Per quanto la cinematografia, ma anche “solo” buona parte della letteratura, ci abbia già abituati a macchine pensanti e in grado di sostituire in tutto e per tutto l’attività dell’uomo, credo che l’immaginazione pura sia una facoltà esclusiva della mente umana. Un qualcosa di quasi inarrivabile per una “mente” di silicio. E un qualcosa che ci distinguerà sempre, nel bene e nel male, dal resto del creato. Sicuramente l’intelligenza artificiale ci supererà, anzi, ci ha già superato in molte altre facoltà ma l’immaginazione, la fantasia, la creatività credo resteranno al di là della sua portata ancora per molto, molto tempo.</p>
<h2>Arriverà il giorno?</h2>
<p>Non nego tuttavia di provare un certo disagio quando mi immischio in simili disquisizioni: la sensazione di venire smentito il giorno dopo è sempre dietro l’angolo. Il timore di imbattermi in qualche articolo in cui vengo clamorosamente spernacchiato è sempre presente.</p>
<p>Magari esistono già macchine pensanti in grado di immaginare cose che “noi umani non possiamo neanche immaginare”. Del resto, oggi la nostra quotidianità è intrisa di cose che meno di un secolo fa erano semplicemente impensabili, per non dire inconcepibili.</p>
<p>L'articolo <a href="https://retroblog.dariustred.it/immagina/">Immagina</a> sembra essere il primo su <a href="https://retroblog.dariustred.it">Darius Tred Retro Blog</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://retroblog.dariustred.it/immagina/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>4</slash:comments>
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">6357</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Morte reversibile</title>
		<link>https://retroblog.dariustred.it/morte-reversibile/</link>
					<comments>https://retroblog.dariustred.it/morte-reversibile/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Darius Tred]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Dec 2019 05:45:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Di tutto di più]]></category>
		<category><![CDATA[Racconti]]></category>
		<category><![CDATA[Emme.Di.Ti.]]></category>
		<category><![CDATA[Scienza]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://retroblog.dariustred.it/?p=4533</guid>

					<description><![CDATA[<p>Esiste una categoria particolare di amici con i quali si può stare a volte delle intere settimane, se non mesi, senza sentirsi. Non una parola, non una telefonata, nessun cenno di vita, nessuna di quelle cazzatine satiriche e virali che girano via chat. Niente di niente. Ma questi amici ci sono. Ci sono sempre. E [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://retroblog.dariustred.it/morte-reversibile/">Morte reversibile</a> sembra essere il primo su <a href="https://retroblog.dariustred.it">Darius Tred Retro Blog</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<a href="https://retroblog.dariustred.it/morte-reversibile/"><img width="150" height="150" src="https://retroblog.dariustred.it/wp-content/uploads/2019/12/darius-tred-blog-retroblog-morte-reversibile-150x150.jpg" alt="Morte reversibile" align="left" style="margin: 0 20px 20px 0;max-width:100%;" /></a><p>Esiste una categoria particolare di amici con i quali si può stare a volte delle intere settimane, se non mesi, senza sentirsi. Non una parola, non una telefonata, nessun cenno di vita, nessuna di quelle cazzatine satiriche e virali che girano via chat. Niente di niente.<br>
Ma questi amici ci sono. Ci sono sempre. E basta un cenno per parlare come se nulla fosse, come se ci si fosse lasciati la sera prima davanti a una birretta.<br>
Emme è uno di questi.<br>
Emme e io, naturalmente: apparteniamo a questa categoria in modo reciproco. Facciamo le nostre vite più o meno compresse nelle rispettive quotidianità ma è come se fossimo sempre uno accanto all’altro.</p>
<p>Quello che mi stupisce di Emme è, come dire… , la sua “originalità” nei cenni di cui blateravo poco sopra.<br>
Il che, tradotto, significa che noi maschietti siamo un po’ immuni alle smancerie natalizie, visto il periodo.<br>
Il cenno di Emme, come spesso accade, è un link. Secco. Senza nessun commento.<br>
Il “leggilo” è sottinteso. E il “leggilo, che poi ne parliamo” è dietro l’angolo.</p>
<h2>Il cenno</h2>
<p>Ecco il <strong><a href="https://www.lescienze.it/archivio/articoli/2019/12/02/news/e_reversibile_la_morte_-4625381/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">link che mi ha inviato</a></strong> di recente e, subito a seguire, l’occhiello dell’articolo in questione.</p>
<blockquote><p><em>La definizione di morte è cambiata nel corso dei millenni. In origine significava cessazione del respiro e del battito cardiaco. L’avvento della ventilazione artificiale ha spostato la sede della morte dal cuore al cervello: morire è diventato perdere le funzioni cerebrali, coma irreversibile. La parziale rivitalizzazione di cervelli di maiale a distanza di alcune ore dalla loro decapitazione, dimostrata in un recente esperimento, potrebbe rovesciare anche questa definizione della morte.</em></p></blockquote>
<h2>Ironia</h2>
<p>Quello che salta subito all’occhio è l’alta poesia in pieno stile natalizio: non solo un link che parla della morte, ma anche della parziale rivitalizzazione di… cervelli di maiali decapitati.<br>
Cervelli. Di maiali. Decapitati.</p>
<p>Esiste una mente umana su questo pianeta, a parte Emme ovviamente, in grado di partorire una poetica così sublime, capace di suscitare una perfezione emotiva – oserei dire –  quasi aurea? <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f600.png" alt="😀" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /></p>
<p>“Fai dell’ironia?” mi scrive il giorno dopo.<br>
Vi risparmio il resto delle battutine goliardiche, anche perché sono facilmente immaginabili.</p>
<p>L’altro dono di Emme, per chi non l’avesse ancora capito, si nasconde proprio nei suoi link: non sono mai inutili, nel senso che si prestano sempre per una discussione interessante. E a volte fanno da preludio a <strong><a href="http://retroblog.dariustred.it/tag/emme-di-ti/">molti racconti che compaiono qui</a></strong>, sul mio “retroblog del caxxo”, per dirla alla Emme.<br>
Bisogna solo avere la buona volontà di andare oltre le facili apparenze.</p>
<h2>Non-racconto</h2>
<p>Purtroppo questa non è una di quelle volte.<br>
Intendo dire che non è una di quelle volte in cui ho impacchettato un racconto, da mettere magari sotto l’albero.<br>
Mi chiedo, però, se riportare le discussioni che mi capita di avere con lui non abbia la stessa valenza di un racconto scaturito dalle sue sedute di ipnosi regressiva off-limit. Dopotutto, cosa cambia? Per chi volesse rileggere qualcuno di questi racconti, potrà vedere che sono ben oltre al limite dell’accettabilità umana. Le discussioni, in fondo, non fanno molta differenza. Anche perché uno dei denominatori comuni è sempre quello: è tutto vero, tutto documentato. Ma non pubblicabile.<br>
E quanto mi costa quel “non pubblicabile”…</p>
<p>“Parlavamo di Frankenstein, ricordi?”<br>
NdR: ne parlavamo quest’estate quando, nel parlare del più o del meno, ho avuto modo di dire che avevo quasi finito di leggere Frankenstein: era fine agosto. E ne <strong><a href="http://retroblog.dariustred.it/la-trama-debole-di-mary/">avevo parlato qui</a></strong>. A quei tempi, ora ricordo, Emme mi aveva detto che “la scienza aveva fatto enormi passi avanti”. Una frase come tante, che in fondo sentiamo spesso. Quasi una frase fatta, direi, tanto che è caduta nel vuoto delle chiacchiere seguite subito dopo. In ogni caso, rieccoci qui, quasi quattro mesi dopo, al cenno natalizio di cui sopra. E ai cervelli di maiale.<br>
<a href="https://www.lescienze.it/news/2019/12/02/news/sommario-4621890/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><img decoding="async" class="alignright wp-image-4539 size-full" src="https://retroblog.dariustred.it/wp-content/uploads/2019/12/le-scienze-616-novembre-2019.jpg" alt="" width="250" style="display:block;margin:10px auto;max-width:560px;max-width:100%;"></a>“Hai letto l’articolo?” chiede.<br>
“Certo. Però la prossima volta imbucami direttamente la copia di Le Scienze…”<br>
“Cinque euro per una buona lettura! Non fare il taccagno…”<br>
“Non è per i soldi. Ho fatto fatica a trovarne una copia… perché il link che mi hai mandato è riservato ai soli abbonati. E comunque ho trovato più interessante l’articolo sui superconduttori.”<br>
Sorride. “Perché tu non conosci il resto…” aggiunge sibillino.<br>
<em>Resto</em> e <em>Frankenstein </em>diventano subito un cortocircuito nei miei pensieri. Ma lascio ancora a lui la parola.<br>
Sfoglia la rivista e focalizza la sua attenzione su un paragrafo, per poi leggerlo a voce alta.</p>
<blockquote><p>A prima vista, i cervelli recuperati con la soluzione circolante sembravano relativamente normali. Quando la miscela circolava, la sottile rete di arterie, capillari e vene che pervade il tessuto cerebrale rispondeva in modo appropriato; l’integrità dei tessuti era preservata, […], i neuroni e i filamenti […] parevano normali. […]</p>
<p>Quel che mancava erano le onde cerebrali, quelle dei comuni tracciati elettroencefalografici. Gli elettrodi posti sulla superficie del cervello dei maiali non hanno misurato nessuna attività elettrica globale spontanea. […] Un cervello elettricamente silente non ospita una mente capace di esperienza. Questa però non era una sorpresa: era esattamente lo stato voluto da Sestan e collaboratori, ed è per questo che la soluzione circolante conteneva un cocktail di farmaci che sopprimono le funzioni neurali e inibiscono le comunicazioni sinaptiche tra le cellule.</p>
<p>Pur in assenza di onde cerebrali, è stata una sorpresa per me, ricercatore attivo nel campo delle neuroscienze, che singoli neuroni corticali dei maiali conservassero ancora la capacità di produrre attività elettrica e sinaptica. […]</p>
<p>Questo solleva profonde questioni: che accadrebbe se il gruppo dovesse rimuovere dalla soluzione di perfusione del cervello le sostanze che bloccano l’attività neurale? Con tutta probabilità nulla. […] Però non si può escludere del tutto che con qualche tipo di aiuto esterno, diciamo una sorta di defibrillazione corticale, questi cervelli “morti” non possano essere fatti ripartire, ripristinando i ritmi cerebrali che caratterizzano il cervello vivente.</p>
<p> </p>
<h5 style="text-align: right;"><em>Tratto dall’articolo “E’ reversibile la morte?” di Christof Koch,<br>
pubblicato su Le Scienze 616, Dicembre 2019</em></h5>
</blockquote>
<p>“Ricordo bene quel passaggio. È questo il “resto” che intendi? Qualcuno ha fatto anche la parte elettrica?” chiedo. “Sempre su un cervello di maiale? Vivo o morto…? …oppure qualche Victor Frankenstein in qualche castello nascosto qui, in giro per le Alpi… ?”<br>
Risponde alla mia ironia con una di quelle pause calibrate che ben conosco.<br>
“No. Certo che no. Almeno… non ancora.”<br>
Riprendo la rivista per rileggere quelle righe. L’articolo è associato al campo delle neuroscienze e, ripensando al mestiere di Emme e a tutti i suoi amici sparsi qua e là, oltre l’oceano, mi assale un dubbio.<br>
“Ti prego, non mi dire che qualcuno dei tuoi amici ti ha interpellato per fare una qualche consulenza su…”<br>
“Maiali riportati in vita?” mi interrompe ridendo. “No. Ancora no. Però c’è uno studio condotto da un gruppo di etologi. Sempre amici degli amici d’oltreoceano. O meglio: colleghi di colleghi, gente che non conosco personalmente, insomma…”<br>
Uno studio di etologi. <em>Cosa diavolo è l’etologia?</em> mi chiedo. Il comportamento animale, ricordo prima di aprire bocca. L’etologia è quella scienza che si occupa di studiare il comportamento degli animali. Non esattamente il campo di Emme, il quale resta zitto in attesa di una mia reazione.<br>
“E quindi? Cosa dice questo studio di etologi?”<br>
“Se devo essere sincero, non ci ho ancora capito molto” risponde lui. “Ma non sono sicuro di voler approfondire la questione… Lo studio ha preso in esame una lunga serie di osservazioni fatte su tre maiali. Tre maiali… riportati in vita…”<br>
Sorrido incredulo, pur capendo il motivo per cui ha centellinato le sue frasi.<br>
“Gli etologi” prosegue “stanno osservano il comportamento di quei maiali per capire se ricordano qualcosa della loro vita precedente, qualche comportamento già acquisito, qualche riflesso… qualsiasi cosa, insomma.”</p>
<p>“Non ci credo” dico apertamente.<br>
“Nemmeno io vorrei crederci, ma purtroppo è così…”<br>
“E non voglio credere nemmeno a quello che mi dirai tra poco, visto che sei partito da Frankenstein…”<br>
Emme non risponde subito. Anche lui ha capito che dai maiali alle persone, il passo è più o meno breve. Questione di tempo. O questione di fegato.<br>
“Questo è uno di quei momenti in cui vorrei non aver mai scelto di fare questo mestiere” aggiunge poi, “uno di quei momenti in cui vorrei fare qualcosa di più allegro e spensierato. Il panettiere, ad esempio. Oppure il giardiniere, come dici sempre tu…”<br>
“Dai M***! Non vorrai veramente dire che…”<br>
“Qualcuno ci arriverà. Sempre che non ci sia già arrivato…”<br>
“Non è possibile…”<br>
“Hai sentito parlare delle CRISPR babies, no?”<br>
Le CRISPR babies, per chi non lo sapesse, sono due gemelline cinesi il cui genoma è stato modificato mediante CRISPR, una delle ultime tecniche di manipolazione genetica elaborata negli ultimi anni. Nulla a che fare con la nostra discussione, se non per il nocciolo della questione: applicare scienza d’avanguardia senza preoccuparsi troppo delle conseguenze.</p>
<p>“Ci sono luoghi, in questo mondo, dove la scienza non conosce etica” conclude Emme.</p>
<h2>Siam tre piccoli porcellin</h2>
<p>Avessi avuto questa discussione prima di leggere Frankenstein, la mia lettura sarebbe stata diversa. Forse non avrei avuto la lucidità frivola di smontare la trama debole di Mary, come ho avuto modo di scrivere poi. Anzi: i tre porcellini di Emme avrebbero distratto continuamente la mia lettura.<br>
Che dire, cara Mary? Pare che la tua storia non sia destinata a finire al Polo Nord.</p>
<p>E dire che un’altra frase, nell’articolo in questione, mi aveva colpito. Una frase tanto semplice quanto innegabile.</p>
<blockquote><p>Il concetto di irreversibilità dipende dalla tecnologia del momento, che è sempre in evoluzione. Ciò che era irreversibile ai primi del XX secolo – la cessazione del respiro – alla fine di esso era diventato reversibile. E’ tanto difficile contemplare la possibilità che la stessa cosa si avveri per la morte cerebrale?</p></blockquote>
<p>E fortuna che non ho detto a Emme che, dopo Frankenstein, ho letto Dracula.</p>
<p>L'articolo <a href="https://retroblog.dariustred.it/morte-reversibile/">Morte reversibile</a> sembra essere il primo su <a href="https://retroblog.dariustred.it">Darius Tred Retro Blog</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://retroblog.dariustred.it/morte-reversibile/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>12</slash:comments>
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">4533</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Dialogo surreale</title>
		<link>https://retroblog.dariustred.it/dialogo-surreale/</link>
					<comments>https://retroblog.dariustred.it/dialogo-surreale/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Darius Tred]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 Dec 2017 12:40:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Di tutto di più]]></category>
		<category><![CDATA[Racconti]]></category>
		<category><![CDATA[Emme.Di.Ti.]]></category>
		<category><![CDATA[Scienza]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://retroblog.dariustred.it/?p=2200</guid>

					<description><![CDATA[<p>Cosa succede quando muori? Una domanda così inquietante se la fanno in molti nella vita. Ma la mia l’ho fatta direttamente a Emme. E ovviamente non mi riferivo alle conseguenze biologiche. Quelle sono più o meno note a tutti. Non mi riferivo nemmeno alle conseguenze “spirituali”. Stavamo parlando delle sue sedute, di come facesse a [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://retroblog.dariustred.it/dialogo-surreale/">Dialogo surreale</a> sembra essere il primo su <a href="https://retroblog.dariustred.it">Darius Tred Retro Blog</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<a href="https://retroblog.dariustred.it/dialogo-surreale/"><img width="150" height="150" src="https://retroblog.dariustred.it/wp-content/uploads/2017/12/darius-tred-retroblog-dialogo-surreale-150x150.jpg" alt="Dialogo surreale" align="left" style="margin: 0 20px 20px 0;max-width:100%;" /></a><p>Cosa succede quando muori? Una domanda così inquietante se la fanno in molti nella vita.<br>
Ma la mia l’ho fatta direttamente a Emme. E ovviamente non mi riferivo alle conseguenze biologiche. Quelle sono più o meno note a tutti. Non mi riferivo nemmeno alle conseguenze “spirituali”.<br>
Stavamo parlando delle sue sedute, di come facesse a individuare i casi in cui si rendeva necessaria l’ipnosi regressiva, quella tecnica tabù di cui non tutti gli strizzacervelli parlano volentieri dato che la scienza ufficiale arriccia il naso solo al sentirla nominare.<br>
“Non succede nulla.”<br>
Nulla. Non succede nulla. Ma detto così, da Emme, se te lo dice senza nemmeno sollevare lo sguardo mentre sta tagliando una pizza, quel nulla aveva l’aria di essere un osso dal quale si poteva rosicchiare qualcosa di estremamente interessante. Il pollo – che conosco bene – poteva dissimulare quanto voleva ma ormai sa benissimo che quando la mia mente di scribacchino drizza le antenne subodorando tracce d’ispirazione, c’è ben poco da fare: o vuota il sacco o si fanno le ore piccole. E se fa resistenza, come di fatto è accaduto, si fanno le ore piccole proprio per fargli vuotare il sacco.<br>
“Dunque? Non succede nulla?”<br>
Con la sua masticatura composta, saggiamente diluita in una pausa a effetto, la sua risposta – concisa – è stata questa.<br>
“Il paziente avverte una sofferenza diffusa, tende ad agitarsi sul lettino, a volte si rannicchia in posizione fetale e sembra cadere in una sorta di sonno improvviso.”<br>
“E poi?”<br>
“E poi occorre portare pazienza. Appena si rilassa, a quel punto ricomincia a parlare. I suo occhi si muovono frenetici sotto le palpebre chiuse. Segno che sta rivivendo scene passate.”<br>
“Deve essere affascinante. Qualche volta mi fai assistere?”<br>
“Certo, come no. Vuoi pure un secchiello di popcorn?”<br>
Era un no. Ci avevo provato ma sapevo già la risposta.<br>
“E succede sempre così?”<br>
“Vuoi il dolce o passiamo direttamente al caffé?”<br>
Ha tentato di ignorarla, la mia domanda. Ma sapeva di non potersela cavare facilmente. “Perché lo vuoi sapere? Vuoi scriverlo nel tuo caxxo di blog?”<br>
“No” ho detto mentendo. E sorridevo perché Emme sapeva che mentivo. Tutto sommato non gli importava cosa scrivessi sul mio caxxo di blog (del resto, lo state leggendo ora). Non per nulla la conversazione è proseguita davanti al tiramisù.<br>
“Più o meno succede sempre così” ripete. “In genere…”<br>
Le sue ultime due parole – <em>in genere</em> – le aveva calcate con lo sguardo complice. Un autentico invito a proseguire.<br>
“Ok. In genere succede sempre così” continuavo. “Però a volte succede qualcosa d’altro? È questo che intendi?”<br>
Con lo sguardo abbassato sul dolce, ha inclinato leggermente il capo come a dire “più o meno”. Ma era pensoso, indecifrabile, intento a sezionare il tiramisù in quadrotti equi, alla ricerca di improbabili linee rette.<br>
“In genere il passaggio a una vita precedente avviene così, come ti ho detto. Altre volte, diciamo semplicemente che… non avviene.”<br>
“Non avviene il passaggio?”<br>
“Non avviene il passaggio.”<br>
“Quindi che vuol dire?”<br>
“Vuol dire niente passaggio, punto. Non c’è, non si verifica, non sussiste. Quando fai una regressione torni indietro nel tempo. Ascoltando il paziente che racconta i suoi ricordi inconsci, riesci a raccapezzarti su quanto sei andato indietro. Ad esempio, un soggetto di cinquant’anni che ti racconta un episodio vissuto da bambino ti permette di capire che sta rivivendo qualcosa accaduto quarant’anni fa, grosso modo. Se lo fai regredire ancora, arrivi alla prima infanzia. E poi arrivi al passaggio. Ti dicevo che si agita sul lettino, si rannicchia. Significa che sta rivivendo il trauma della nascita e della morte. Nascita più morte: questo è il passaggio. Oltrepassato questo limite, con la regressione sono arrivato nella sua vita precedente. E poi lo faccio regredire ancora, e ancora, e ancora. Poi un altro passaggio e arrivo a due vite fa. E così via.”<br>
Chiaro. Ci siamo versati dell’acqua prima di proseguire.<br>
“Ci sono soggetti che non vivono questi passaggi. Non sono molti. Statistiche alla mano, sono pochi. Ma ci sono.”<br>
“Come è possibile?”<br>
Per tutta risposta, Emme mi ha fatto spallucce.<br>
“La risposta più semplice? A volte il soggetto è alla prima vita. Quindi nessun problema: tutto torna. Tutti noi abbiamo avuto una prima vita. Altre volte è più complicato.”<br>
Quindi, ricapitolando, Emme mi stava dicendo che, per la stragrande maggioranza, le persone hanno vite precedenti. Questo non era una novità per me, ne avevamo già parlato. Una parte esigua invece è alla prima vita. E questi soggetti, pur rari, li si può riconoscere perché non “muoiono” durante la seduta. Virgolette d’obbligo, naturalmente. Intendo dire che non rivivono alcun passaggio nascita-morte, visto che non ci sono vite precedenti.<br>
Ma esiste un’altra categoria di persone, una categoria ancora più esigua…<br>
“… di persone che?”</p>
<p>Emme sorrideva a quella mia domanda. Sentiva il culmine acuto della mia curiosità morbosa. E la cosa, come al solito, lo divertiva. Parecchio.<br>
“Persone che non abbiamo ancora inquadrato bene. Sono estremamente rare. Molto probabilmente sono poche decine in tutto il mondo, forse meno di trenta, secondo le nostre statistiche.”<br>
Il plurale di Emme non mi era sfuggito. “Le <em>nostre</em> statistiche? Statistiche di chi?”<br>
“Ricordi quando sono andato in Svizzera qualche mese fa?”<br>
“Sì, al convegno. Ricordo. Quello della <a href="http://retroblog.dariustred.it/la-seconda-lettera/" target="_blank" rel="noopener"><strong>storia complicata</strong></a>.”<br>
“Esatto. Tu lo ricordi per la storia complicata. Ma in realtà, a margine del convegno, mi sono trovato con L anche per un altro motivo. Per parlare di queste persone rare. Ricordi quando ti avevo raccontato della brocca di Emmaus?”<br>
Certo che me lo ricordavo. Lo ricordo bene anche ora, ne avevo tratto il suo <a href="http://retroblog.dariustred.it/la-brocca-di-emmaus/" target="_blank" rel="noopener"><strong>primo ghost post</strong></a>.<br>
“A quanto pare” aveva continuato Emme “ho avuto il grande privilegio di imbattermi in una di queste persone. All’epoca non avevo colto la portata di questa singolarità. Ero rimasto con i miei dubbi. Poi casualmente ne avevo parlato con L e la cosa aveva assunto una certa importanza.”<br>
“Anche lei si era imbattuta in una persona così?”<br>
“No. Però conosceva altri specialisti a loro volta in contatto con psicologi come me che si erano imbattuti in soggetti simili nelle rispettive sedute. Un fenomeno raro che, nonostante la sua stessa rarità, ha destato molto interesse nella cricca di psicologi, psichiatri, psicoterapeuti di vari istituti e università in giro per il mondo. Persino neurobiologi. Alla fine mi ha messo in contatto con persone interessate a fare alcune ricerche. Gente che vuole tenere le orecchie bene aperte quando si imbattono in queste persone rare per poter indagare questo curioso fenomeno.”<br>
“Ha l’aria di essere una cosa interessante. E cosa fate quando vi trovate?”<br>
“Mica te lo vengo a raccontare. Dopo lo scrivi sul tuo blog.” Emme sogghignava. “A dire il vero non ho ancora deciso se aderire o meno. Mi pare una proposta un po’ raffazzonata, un circolo di “ipnotisti” senza scopi precisi. Tieni conto che in cambio mi chiedono la cartella clinica completa del paziente…”<br>
“Circolo di ipnotisti a parte, tu che idea ti sei fatto? Voglio dire: cosa dice la scienza, quali sono le evidenze oggettive, scientifiche, cosa c’è di attendibile?”<br>
“Caxxo Dario, ti preoccupi già della scienza?”</p>
<p>Una battuta così goliardica, da Emme, non me l’aspettavo. Proprio lui, sempre così posato, così logico e circoscritto. Era arrivato il momento del caffè.<br>
“La scienza è uno strumento imprescindibile in certi campi. Ma il problema della nostra cultura è la supponenza. Pensiamo di conoscere tutto e di poter indagare tutto: basta applicare la scienza, il metodo scientifico. E via, è fatta. Crediamo di avere la realtà sul palmo della mano. Certo, corretto. Il punto è che occorre essere disposti a mettere sempre tutto in discussione. Ed è molto difficile trovare persone colte, e scienziati, disposte a mettere sempre in dubbio quello che già conoscono, pur di ampliare sempre più la propria conoscenza.”<br>
“Sarò sincero: non ci ho capito un caxxo di quello che hai detto”.<br>
“Facciamo un esempio pratico. Se io ti dicessi che posso tagliare un pezzo di legno con un foglio di carta, tu cosa mi diresti?”<br>
Aveva l’aria di essere una domanda a trabocchetto ma non potevo negare la prima risposta che mi era venuta in mente.<br>
“Be’, ti direi che è impossibile.”<br>
“Bene. Sulla base di cosa?”<br>
“Il legno è più duro della carta.”<br>
“Bene. E chi te l’ha detto? L’hai provato?”<br>
“È evidente. Mi sembra logico…”<br>
“Bravo! Hai colto il nocciolo della questione, in pieno. Ti <em>sembra</em> logico. La logica!”<br>
A quel punto Emme ha estratto il suo smartphone per digitare un paio di parole.<br>
“Osserva.”<br>
Un filmato. Lo stesso che ripropongo qui di seguito. Un filmato curioso, non potevo negarlo: con un disco di carta, viene mostrato come sia possibile tagliare un foglio, un mazzetto di fogli, cartone e infine… legno.</p>
<p><iframe title="Can Paper Cut Wood?" width="750" height="422" src="https://www.youtube.com/embed/rYfkhdKcEiE?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></p>
<p>“Secondo la logica, non è possibile tagliare il legno con la carta. Vedi qual è il problema della nostra cultura scientifica? Noi supponiamo, con arroganza, che una certa cosa non sia possibile. Per noi è sufficiente supporlo per non prendersi nemmeno la briga di fare una prova sul campo e, contenti, procediamo oltre. Chiaro: non puoi tagliare un pezzo di legno di qualsiasi spessore o durezza, ma alla domanda <em>‘Si può tagliare il legno con la carta?’</em> non si può rispondere tassativamente <em>‘Sì’</em> o tassativamente <em>‘No’</em>. Bisogna distinguere i casi, bisogna porsi i dubbi, bisogna aprire la mente…”<br>
Come ragionamento non faceva una piega, però…<br>
“…sei sicuro che non sia un fake, quel video?” ho chiesto.<br>
“Ottima osservazione. Potrebbe essere un fake? A questo punto, cambia poco: per assicurarsene si deve comunque fare una prova sul campo. Sempre se ci sta a cuore indagare la verità…”<br>
“Ok, mi arrendo”. Bevuto il caffè, restituivo lo smartphone a Emme senza saper più come controbattere.<br>
“In certi campi, come il mio, occorre essere disposti a mettere in discussione la logica prima ancora di arrivare a scomodare la scienza. Di’ la verità, cos’hai pensato quando ti ho raccontato della brocca di Emmaus?”</p>
<p>Non c’era bisogno di dirla, la verità. Emme l’aveva capita. Ai tempi non ci avevo creduto. La logica – già, proprio la logica – mi aveva suggerito che tutta la vicenda fosse inventata di sana pianta. Non da Emme, sia chiaro. Ma per via di qualche oscuro cortocircuito mentale di quella persona sotto ipnosi.</p>
<p>“E quindi, M***? Che idea ti sei fatto su queste persone… rare?”</p>
<p>L'articolo <a href="https://retroblog.dariustred.it/dialogo-surreale/">Dialogo surreale</a> sembra essere il primo su <a href="https://retroblog.dariustred.it">Darius Tred Retro Blog</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://retroblog.dariustred.it/dialogo-surreale/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>6</slash:comments>
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">2200</post-id>	</item>
		<item>
		<title>La responsabilità della finzione</title>
		<link>https://retroblog.dariustred.it/la-responsabilita-della-finzione/</link>
					<comments>https://retroblog.dariustred.it/la-responsabilita-della-finzione/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Darius Tred]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 Oct 2017 22:43:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Lettura]]></category>
		<category><![CDATA[Scrittura]]></category>
		<category><![CDATA[Scienza]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://retroblog.dariustred.it/?p=1982</guid>

					<description><![CDATA[<p>Scrivere bene. Scrivere con scioltezza. Scrivere con autorevolezza. Qualsiasi scrittore farebbe carte false per avere questi talenti innati. Se poi dovesse avere l’ardire di scrivere storie molto attinenti alla realtà, potrebbe aspirare a giocare molto sul filo del rasoio, quello stesso labile filo che divide la realtà dalla fantasia, la verità dalla finzione, il vero [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://retroblog.dariustred.it/la-responsabilita-della-finzione/">La responsabilità della finzione</a> sembra essere il primo su <a href="https://retroblog.dariustred.it">Darius Tred Retro Blog</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<a href="https://retroblog.dariustred.it/la-responsabilita-della-finzione/"><img width="150" height="150" src="https://retroblog.dariustred.it/wp-content/uploads/2016/10/darius-tred-blog-retroblog-postille-150x150.jpg" alt="La responsabilità della finzione" align="left" style="margin: 0 20px 20px 0;max-width:100%;" /></a><p>Scrivere bene. Scrivere con scioltezza. Scrivere con autorevolezza.<br>
Qualsiasi scrittore farebbe carte false per avere questi talenti innati. Se poi dovesse avere l’ardire di scrivere storie molto attinenti alla realtà, potrebbe aspirare a giocare molto sul filo del rasoio, quello stesso labile filo che divide la realtà dalla fantasia, la verità dalla finzione, il vero dal falso.<br>
Insomma inventare storie talmente ben scritte, strutturate e documentate da poter sembrare vere.<br>
Molti scrittori lo fanno e lo fanno bene. Lo fanno onestamente, tanto che alla fine di ogni romanzo, molto schiettamente includono sempre una sezione in cui espongono in modo chiaro ciò che hanno inventato per distinguerlo da ciò che è realmente esistito. È il caso di <strong><em>James Rollins</em></strong>. Oppure di <em><strong>Ken Follett</strong></em>.</p>
<p>Di quest’ultimo mi ha particolarmente colpito <em>La colonna di fuoco</em>, uscito da poco. Dopo le quasi mille pagine di romanzo, ecco una bella sezione in cui il buon Follett espone, “papale-papale”, i frutti della sua fantasia. Con un titolo inequivocabile (<em>“Chi è reale?”</em>), la sezione comincia così:</p>
<blockquote><p><em>“I lettori a volte mi chiedono quali personaggi di un romanzo siano figure storiche e quali siano inventate. Per chi è curioso di saperlo, ecco un elenco delle persone realmente esistite menzionate in </em>La colonna di fuoco<em>.”</em></p></blockquote>
<p>È un vero peccato che non tutti i lettori vadano a leggersi tale sezione, esattamente come non vanno a leggersi le varie sezioni del tipo <em>“Note dell’autore”</em>, <em>“Ringraziamenti”</em>, <em>“Bibliografia”</em> eccetera eccetera che spesso accompagnano i libri letti. È un mistero: quando si finisce un romanzo, la parola “fine” spesso cancella mentalmente la volontà di sfogliare le ultimissime pagine, e risucchia con sé tutto ciò che vi è scritto. Fine.</p>
<p>Ecco quindi che lo scrittore si ritrova addosso, forse inconsapevolmente, l’enorme responsabilità della finzione, responsabilità che scaturisce dallo scrivere storie talmente belle, vivide, credibili che i lettori, pochi o tanti che siano, le riterranno vere. Storiche. Realmente accadute.<br>
Storie così ben documentate che, persino all’occhio attento dei lettori più scaltri – cioè quelli che tendono ad approfondire eventuali tematiche trattate nel romanzo -, persino a loro appariranno un tutt’uno con la realtà conosciuta e comunemente accettata. Poco importa se tu, in veste di scrittore, alla fine ti pigli la briga di spiegare quale farina viene dal tuo sacco e quale no. La tua postilla verrà ignorata dai più.</p>
<p>Subentra allora una sorta di leggerezza con la quale si liquida via la faccenda: “Io scrittore la mia parte l’ho fatta. Ho scritto un romanzo, sono felice che sia piaciuto. Ho anche specificato nelle note finali ciò che è vero da ciò che ho inventato. È colpa mia se nessuno legge le note finali?”</p>
<p>Grazie al cielo non ho di questi problemi <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f600.png" alt="😀" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> , visto che le mie opere, sostanzialmente ancora inedite, circolano ancora in un ristrettissimo giro di lettori.<br>
Tuttavia la responsabilità della finzione rimane.</p>
<h2>Effetto “Da Vinci”</h2>
<p>A questo punto, il rischio di incorrere in quello che io chiamo impropriamente “effetto Da Vinci” è alto, altissimo. Come ho già avuto modo di dire in passato, ho avuto la “fortuna” di leggere casualmente <em>Il codice Da Vinci</em> quando era appena uscito, quando non era ancora diventato il fenomeno mondiale che tutti conoscono. Ho potuto quindi apprezzarlo senza essere influenzato dall’enorme circo mediatico che è arrivato dopo breve tempo (in questo consiste la mia “fortuna”).<br>
Non entrerò nel merito di <em><strong>Dan Brown</strong></em> o della sua opera. Lo cito solo per ricordare una mia grande perplessità: la stragrande maggioranza dei lettori aveva preso per “vera” e “storicamente attendibile” la storia scritta da Brown ne <em>Il codice Da Vinci</em>. Ovviamente non mi riferisco agli intellettuali che si sono susseguiti nei vari salotti televisivi, attenti più a cavalcare l’onda che a rilasciare pareri autorevoli.<br>
Mi riferisco alla gente comune: ricordo alcuni servizi televisivi dove venivano intervistate persone per strada, lettori più o meno entusiasti. Ricordo anche persone nel mio giro di amici e conoscenti. Emergeva palese il fatto che costoro non si erano affatto premurate di approfondire anche solo minimamente le varie questioni toccate dal romanzo. Dopo averlo letto, il fatto più eclatante mediamente ricordato era – è – che <em>“Maria Maddalena era la moglie di Gesù”</em>. Senza contare le idee più o meno confuse su Opus Dei, Chiesa Cattolica eccetera eccetera.<br>
Onestamente non sono in grado di dire se nelle varie edizioni e ristampe del romanzo, il buon Dan Brown si sia mai preso la briga di scrivere nero su bianco quanto inventato e quanto storicamente reale o presunto tale, leggende permettendo. Il danno, in un certo senso, era fatto.</p>
<p>La responsabilità della finzione, insomma, non è una cosa da prendere alla leggera. Si rischia concretamente di “alterare la realtà”, ovviamente non la realtà reale delle cronache storiche e documentate, ma la realtà comunemente percepita. Complice l’eventuale successo editoriale (ma anche certa ignoranza culturale), arriverà un giorno in cui le sottili differenze tra la realtà reale e la realtà della finzione narrativa si fonderanno nell’immaginario collettivo.</p>
<h2>Effetto “CRISPR”</h2>
<p>A volte però mi chiedo se la volontà di alterare la realtà non sia insita nella natura umana.</p>
<p>In fin dei conti, l’arte può essere sì intesa come un continuo descrivere il mondo che ci circonda, come un desiderio di perpetuarne il ricordo, di esaltarne la bellezza. Ma in altri casi essa può esprimere anche una volontà più o meno nascosta di alterare la realtà, di desiderare qualcosa di alternativo. E quando dico arte intendo qualsiasi arte, non solo la scrittura.</p>
<p>Anche la tecnologia fa la sua parte: basta pensare alla realtà virtuale e alla realtà aumentata.</p>
<p>E la scienza? Be’ la scienza non scherza affatto. Se fino a qualche decennio fa, si limitava alla fisica teorica ipotizzando universi paralleli e multiversi, oggi la scienza ha fatto un gran passo avanti in molte altre discipline che, in fin dei conti, incarnano la volontà dell’uomo di alterare la realtà, di metterci del suo. Basti pensare a CRISPR, la sigla (tra l’altro, impropriamente usata) per identificare una serie di tecnologie di editing genetico. Editing genetico che, da notare, è ben diverso dalle tecniche OGM, atte a creare organismi geneticamente modificati.</p>
<p>Nel leggere <strong><a href="https://crispr.blog/2017/09/06/il-primo-fiore-del-giardino-di-crispr/" target="_blank" rel="noopener">questo articolo</a></strong>, inerente all’editing genetico di alcuni fiori, sono rimasto colpito da questa frase:</p>
<blockquote><p><em>“Insomma il cambiamento introdotto per via biotecnologica è apparso indistinguibile da una mutazione naturale, cosicché i fiori risultanti non possono essere considerati transgenici sulla base delle caratteristiche finali del prodotto.”</em></p></blockquote>
<h2>Decisamente fuori tema</h2>
<p>Arrivare all’editing genetico partendo dalla finzione narrativa è un bel salto, forse un bel salto fuori tema. Ma il comune denominatore è sempre quello: rendere <em>indistinguibile</em> la realtà originale dalla realtà modificata.</p>
<p>Tra duecento anni chi osserverà i fiori giapponesi citati nell’articolo non sarà in grado di capire che madre natura in origine ha creato i fiori bluastri mentre i fiori bianchi sono stati di fatto creati da un genetista, il cui nome è andato perso nel tempo. Certo: sarà possibile risalire al nome del genetista e ricostruire gli avvenimenti per distinguere l’originale dal non originale. Ma perché? Chi osserverà i fiori li troverà così naturali che non si porrà nemmeno il problema di dover fare distinzioni, di dover andare alla ricerca dell’originalità, della <em>verità</em>.<br>
Allo stesso modo, tra duecento anni chi leggerà un Ken Follett con sufficienza, potrebbe scambiare le sue trame meticolose per cronache dei secoli passati.<br>
E lo stesso varrà per qualsiasi autore. E, come nel caso del genetista, tra duecento anni perché porsi domande sulla verità quando la finzione è così ben costruita da sembrare vera?</p>
<p>Quindi andiamoci piano con la perfezione. E se proprio si vuole tentare di perseguirla, è doveroso concludere con una nota dell’autore.<br>
Anche se pochi la leggeranno.</p>
<p> </p>
<p>L'articolo <a href="https://retroblog.dariustred.it/la-responsabilita-della-finzione/">La responsabilità della finzione</a> sembra essere il primo su <a href="https://retroblog.dariustred.it">Darius Tred Retro Blog</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://retroblog.dariustred.it/la-responsabilita-della-finzione/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>4</slash:comments>
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">1982</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Nikola e J.P.</title>
		<link>https://retroblog.dariustred.it/nikola-j-p/</link>
					<comments>https://retroblog.dariustred.it/nikola-j-p/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Darius Tred]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Mar 2017 11:08:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Di tutto di più]]></category>
		<category><![CDATA[Lettura]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Scienza]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://retroblog.dariustred.it/?p=540</guid>

					<description><![CDATA[<p>Una settimana dopo, di mattina presto, Nikola e Scherff erano in piedi nell’ufficio di J.P. Morgan a Manhattan, in attesa che lui si accorgesse della loro presenza. Morgan, però, dava la schiena ai due uomini. Era rivolto verso la finestra e guardava in strada. Era ancora di spalle quando prese dalla tasca un ritaglio e [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://retroblog.dariustred.it/nikola-j-p/">Nikola e J.P.</a> sembra essere il primo su <a href="https://retroblog.dariustred.it">Darius Tred Retro Blog</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<a href="https://retroblog.dariustred.it/nikola-j-p/"><img width="150" height="150" src="https://retroblog.dariustred.it/wp-content/uploads/2017/03/darius-tred-retroblog-post-tesla-150x150.jpg" alt="Nikola e J.P." align="left" style="margin: 0 20px 20px 0;max-width:100%;" /></a><blockquote><p>Una settimana dopo, di mattina presto, Nikola e Scherff erano in piedi nell’ufficio di J.P. Morgan a Manhattan, in attesa che lui si accorgesse della loro presenza. Morgan, però, dava la schiena ai due uomini. Era rivolto verso la finestra e guardava in strada. Era ancora di spalle quando prese dalla tasca un ritaglio e lo spiegò.<br>
Poi la sua voce tuonò: “Immaginate la mia sorpresa, signor Tesla, quando ho aperto il ‘New York Times’ di ieri e ho visto questo articolo del corrispondente da Wardenclyffe: ‘Si dice che il genio eccentrico Nikola Tesla’,” alzò lo sguardo aggiungendo “il quale ha passato il suo tempo in Colorado e a Wardenclyffe con il mio sostegno finanziario, ‘stia sdraiato vicino alle finestre aperte durante i temporali e conversi con i fulmini!’ “. Morgan fece un cenno al maggiordomo che gli portasse un sigaro nuovo, quindi rimase in silenzio tutto il tempo necessario per accenderlo come si deve. “In nome del cielo, amico, che cosa vi salta in mente?”<br>
Nikola guardò Scherff costernato, ma Scherff non poté far altro che scuotere la testa, confuso. “Signor Morgan” esordì Nikola, “non ho rilasciato interviste né in Colorado né a Wardenclyffe.”<br>
“Sì. A quanto pare siete stato così sventato da permettere che una spia assistesse agli esperimenti che io ho pagato e che vi avevo pregato di tenere segreti!” […]<br>
“Io… signore… ho fatto solo quello che avevo promesso di fare, e ho dimostrato che l’elettricità può essere trasportata con pochissima energia e senza fili… e che può essere utilizzata da chiunque, ovunque! […] Praticamente a costo zero!”<br>
“E chi vi ha autorizzato a immischiarvi nella faccenda del costo dell’energia per i cittadini?”<br>
“Immischiarmi? Immischiarmi?! Signore, questo sistema può offrire accesso universale a energia illimitata, in qualunque parte del mondo!”<br>
“Esatto!” Morgan fece con calma un tiro dell’ottimo sigaro. “La gente non ha bisogno di essere tanto libera. Che cosa faranno, poi?”<br>
“Miglioreranno il loro destino!”<br>
“A spese di chi? Lasciate che ve lo dica, sono molto preoccupato dei vostri tentativi di squilibrare la nostra economia americana!”<br>
“Signore, l’intera economia mondiale è già gravemente squilibrata! Vi ho portato un dono perché voi lo offriate alla gente di tutto il pianeta!”<br>
“E l’avete fatto senza darvi alcun pensiero per gli effetti che avrà sui governi! Sulle industrie!”<br>
“I governi e le industrie si adatteranno! Sono le persone ad averne bisogno!”<br>
“Signor Tesla, il punto è che, in qualità di vostro sponsor – e di proprietario del cinquantun per cento dei vostri brevetti su questa tecnologia – intendo chiudere i brevetti nella cassaforte della mia società e continuare a finanziare fonti di energia convenzionali.”<br>
“Signore. Vi prego, signore. Perché fate questo? Stiamo parlando di fornire energia elettrica a ogni abitante del pianeta, praticamente senza costi!”<br>
“No. Voi ne state parlando” ribatté Morgan con calma. “Ed è il motivo per cui a questo punto ritiro qualunque ulteriore finanziamento.”<br>
“Cosa?! Signor Morgan, io…”<br>
“Perché non lavorate invece a qualcosa come l’impianto idroelettrico che avete realizzato alle cascate del Niagara? Quello è il genere di cose su cui possiamo installare un contatore. Quello sì che è un buon affare.”</p></blockquote>
<p style="text-align: right;">Brano tratto da L’ULTIMO SEGRETO DI TESLA, di Anthony Flacco.</p>
<p>L'articolo <a href="https://retroblog.dariustred.it/nikola-j-p/">Nikola e J.P.</a> sembra essere il primo su <a href="https://retroblog.dariustred.it">Darius Tred Retro Blog</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://retroblog.dariustred.it/nikola-j-p/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>4</slash:comments>
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">540</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Le regole del gioco</title>
		<link>https://retroblog.dariustred.it/le-regole-del-gioco/</link>
					<comments>https://retroblog.dariustred.it/le-regole-del-gioco/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Darius Tred]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Dec 2016 06:08:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Di tutto di più]]></category>
		<category><![CDATA[Editoria]]></category>
		<category><![CDATA[self-publishing]]></category>
		<category><![CDATA[Scienza]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://retroblog.dariustred.it/?p=424</guid>

					<description><![CDATA[<p>Riordinando i miei siti, mi sono imbattuto in un vecchio post che avevo scritto tempo fa. L’avevo scritto in un contesto che, onestamente, non ricordo più con esattezza. Nel rileggerlo mi sono stupito di come sia ancora attuale. L’avevo intitolato “Le regole del gioco” e ho deciso di riproporlo mantenendone inalterato il titolo. Parlerò di [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://retroblog.dariustred.it/le-regole-del-gioco/">Le regole del gioco</a> sembra essere il primo su <a href="https://retroblog.dariustred.it">Darius Tred Retro Blog</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<a href="https://retroblog.dariustred.it/le-regole-del-gioco/"><img width="150" height="150" src="https://retroblog.dariustred.it/wp-content/uploads/2016/12/blog-darius-tred-le-regole-del-gioco-150x150.jpg" alt="Le regole del gioco" align="left" style="margin: 0 20px 20px 0;max-width:100%;" /></a><p>Riordinando i miei siti, mi sono imbattuto in un vecchio post che avevo scritto tempo fa. L’avevo scritto in un contesto che, onestamente, non ricordo più con esattezza. Nel rileggerlo mi sono stupito di come sia ancora attuale. L’avevo intitolato <em>“Le regole del gioco”</em> e ho deciso di riproporlo mantenendone inalterato il titolo.</p>
<p>Parlerò di Google, e lo farò semplificando parecchio i passaggi (quindi non me ne vogliano gli addetti ai lavori per la troppa semplificazione).<br>
Vi siete mai chiesti come funzionavano i motori di ricerca prima di Google?</p>
<p>Prima di Google i motori di ricerca erano a pagamento. Naturalmente i navigatori di internet che cercavano informazioni, potevano farlo gratuitamente: si apriva il browser, si andava su un sito di ricerca e si inserivano le parole di interesse, esattamente come si fa ora con lo stesso Google.</p>
<p>E chi pagava quindi? Semplice: pagava chi voleva essere trovato. Facciamo un esempio pratico. Io sono un produttore di vini. Se quindici anni fa (agli albori di internet, per intenderci) volevo che il mio sito web fosse visibile ai miei potenziali clienti, dovevo rivolgermi a una società che gestiva un motore di ricerca web e fornirle periodicamente una serie di informazioni relative ai miei prodotti, ai miei servizi, ai miei contatti e così via.<br>
Quindi io, produttore di vini, pagavo un motore di ricerca affinché mi rendesse visibile ai naviganti della rete che naturalmente navigavano gratis.</p>
<p>A quei tempi, questo processo era normale: la manutenzione dei database aveva (ha tuttora) costi non indifferenti e questi costi, in sostanza, venivano coperti dai canoni pagati da chi voleva essere trovato sul web.</p>
<p>C’era però una grossa pecca: non tutti erano disposti a pagare per far trovare il proprio sito. Alcuni contavano sulla “ovvietà” del proprio nome (ad esempio: la BMW dava per scontato che il potenziale cliente trovasse facilmente il suo sito digitando www.bmw.com); oppure non tutti erano disposti a pagare e preferivano farsi pubblicità off-line tramite brochure e biglietti da visita dove, tra i contatti, veniva indicato anche il sito web. Ne conseguiva che i motori di ricerca “antichi” non elencavano esattamente tutto ciò che esisteva in internet ma solo quella parte che era disposta a pagare per farsi trovare: una buona fetta della rete restava quindi fuori, non “raggiunta” dai motori di ricerca.</p>
<p>Un bel giorno qualcuno ebbe un’idea tanto semplice quanto geniale: <em>“Aboliamo il lavoro manuale (a carico di chi vuole farsi trovare sul web) e facciamo in modo che venga svolto da un algoritmo in grado di scansionare automaticamente un sito web e di catalogare le informazioni che contiene”</em>.<br>
Poi, non contento, questo qualcuno ha pensato: <em>“Facciamo in modo che l’algoritmo non solo sia automatico, ma anche autonomo e funzionante ventiquattr’ore su ventiquattro in modo che scandagli senza sosta tutti i siti web esistenti, così che i nostri database siano aggiornati in brevissimo tempo non appena un sito web viene creato, senza aspettare che ci venga segnalato manualmente”</em>. Scacco.<br>
E, ancora non contento, questo qualcuno infine aggiunse: <em>“Facciamo in modo che il processo sia totalmente gratuito”</em>.<br>
Scacco matto.</p>
<p>Risultato? Il nuovo motore di ricerca non solo ha reso automatico, gratuito e, soprattutto, efficiente il reperimento e la ricerca delle informazioni. Ma ha permesso di elencare in maniera pressoché “onnisciente” (perdonate l’esagerazione) tutti i siti che esistono, includendo quindi quella fetta di internet costituita dai siti web di coloro che non erano disposti a pagare per farsi trovare.</p>
<p>L’aspetto interessante è che questo qualcuno, pur essendo arrivato sul “mercato” dei motori di ricerca molti anni dopo la nascita del web, ha cambiato totalmente le regole del gioco.<br>
Questo qualcuno, se ancora non l’avete capito, era uno dei fondatori di Google.</p>
<p>Quello che è successo in seguito, è storia recente degli ultimi anni: Google è diventato IL motore di ricerca per antonomasia e ha rivoluzionato con la sua filosofia la nostra vita digitale, con buona pace delle vecchie società che gestivano i motori di ricerca antecedenti, il cui modello di business è stato inesorabilmente spazzato via. E’ chiaro: ai tempi in cui Google muoveva i suoi primi passi, i suoi detrattori guardavano con sospetto il “nuovo” e credevano di vedere un sacco di criticità, a partire dal fatto che “facendo tutto gratuitamente” non vi erano sufficienti margini per sopravvivere economicamente.<br>
Come si può vedere ogni volta che si naviga in internet, Google è riuscito a sopravvivere economicamente e direi che lo ha fatto piuttosto discretamente… <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f600.png" alt="😀" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /><br>
Fine della storiella.</p>
<p>Quando ripenso a questa storiella, non so come mai, mi viene in mente la stessa diatriba del self-publishing sbeffeggiato da coloro che osannano più o meno velatamente le case editrici.<br>
Ci sono delle analogie tra la storia di Google e la storia (ancora giovane) del self-publishing? Oppure sto prendendo un grosso abbaglio?<br>
Da che mondo è mondo, ogni volta che qualcuno tenta di cambiare le regole del gioco, incontra ogni tipo di resistenza da parte di chi è abituato a giocare da protagonista.<br>
Naturale: non sempre chi gioca è disposto a rimettersi in gioco.</p>
<p>Il caso ha voluto che oggi, mentre leggevo una rivista di divulgazione scientifica, un articolo catturasse la mia attenzione: “L’accesso al sapere scientifico”. Ecco un primo brano:</p>
<blockquote><p><em>“L’editoria scientifica è un settore in cui le regole del mercato non funzionano: una biblioteca non può decidere che “Nature” è meglio di “Cell” e abbonarsi solo alla prima: i ricercatori devono poter accedere a tutta la letteratura per poter rimanere aggiornati. L’ “Economist” rileva che i principali editori scientifici si permettono margini di profitto enormi, del 30-40 per cento. Il giro d’affari complessivo è stimato […] in 10 miliardi di dollari. […] Nel 2012 Harvard – non certo un’università povera – è stata costretta a tagliare abbonamenti. […] Finché non è entrata in scena Internet.”</em></p></blockquote>
<p>Ma forse, più che internet, direi “finché non è arrivato qualcuno a cambiare le regole del gioco”. Ecco un altro brano.</p>
<blockquote><p><em>“Nel 1991 l’allora giovane fisico Paul Ginsparg, del Los Alamos National Laboratory, decide di semplificare la vita ai propri colleghi: mette su un piccolo server – che diventerà poi il sito arXiv.org – su cui raccogliere i preprint (articoli scientifici, ndr), in modo che tutti potessero accedervi. ArXiv esplode oltre ogni immaginazione […]. I fisici si rendono conto subito di come e quanto Internet possa liberare lo scambio di informazioni scientifiche, non a caso al Cern di Ginevra nasceva nello stesso periodo il World Wide Web. Un server amatoriale poteva scavalcare le barriere – economiche e temporali – dell’editoria.”</em></p></blockquote>
<p>E’ interessante un ultimo dettaglio.</p>
<blockquote><p><em>“Anche se ArXiv scavalcava i modelli di pubblicazione tradizionali, non intaccava profondamente il ruolo degli editori. Quasi sempre i preprint sono in seguito inviati alle riviste, per essere considerati pubblicazioni a tutti gli effetti. Oggi comunque ArXiv riceve più di 100.000 preprint all’anno, ed è diventato imprescindibile per restare aggiornati in fisica e matematica. Scoperte importanti sono state pubblicate esclusivamente su ArXiv. […]. Altre discipline stanno imitando l’esempio: BioRxiv è un archivio analogo per le scienze biomediche, fondato nel 2013.”</em></p></blockquote>
<p>Che dire? Corsi e ricorsi storici.</p>
<p>L'articolo <a href="https://retroblog.dariustred.it/le-regole-del-gioco/">Le regole del gioco</a> sembra essere il primo su <a href="https://retroblog.dariustred.it">Darius Tred Retro Blog</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://retroblog.dariustred.it/le-regole-del-gioco/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>7</slash:comments>
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">424</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Postille eccelso-eccellenti</title>
		<link>https://retroblog.dariustred.it/postille-eccelso-eccellenti/</link>
					<comments>https://retroblog.dariustred.it/postille-eccelso-eccellenti/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Darius Tred]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Nov 2016 11:59:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Di tutto di più]]></category>
		<category><![CDATA[Lettura]]></category>
		<category><![CDATA[Scrittura]]></category>
		<category><![CDATA[Scienza]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://retroblog.dariustred.it/?p=387</guid>

					<description><![CDATA[<p>Di recente avevo scritto un paio di mie postille medio-mediocri in merito a un discorso che ruotava attorno alle statistiche di lettura degli italiani. Con tali postille mi è uscito, appunto, un quadro medio-mediocre dell’italiano medio. Ma, dice il saggio, non bisogna fare di tutte le erbe un fascio. Ecco quindi che tento di rimediare con [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://retroblog.dariustred.it/postille-eccelso-eccellenti/">Postille eccelso-eccellenti</a> sembra essere il primo su <a href="https://retroblog.dariustred.it">Darius Tred Retro Blog</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<a href="https://retroblog.dariustred.it/postille-eccelso-eccellenti/"><img width="150" height="150" src="https://retroblog.dariustred.it/wp-content/uploads/2016/10/darius-tred-blog-retroblog-postille-150x150.jpg" alt="Postille eccelso-eccellenti" align="left" style="margin: 0 20px 20px 0;max-width:100%;" /></a><p>Di recente avevo scritto un paio di mie <strong><a href="http://retroblog.dariustred.it/postille-medio-mediocri/">postille medio-mediocri</a></strong> in merito a un discorso che ruotava attorno alle statistiche di lettura degli italiani. Con tali postille mi è uscito, appunto, un quadro medio-mediocre dell’italiano medio. Ma, dice il saggio, non bisogna fare di tutte le erbe un fascio. Ecco quindi che tento di rimediare con alcune postille “eccelso-eccellenti” (spero mi si perdoni la storpiatura del titolo, ma volevo fare il paio con quello del post scorso). <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f600.png" alt="😀" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /><br>
Postille che, anch’esse, si ricollegano in qualche modo alle mie elucubrazioni mentali su scrittura e lettura.</p>
<p>Naturalmente l’eccellenza del titolo del post non è riferita alle mie postille, ma al genio italico che ho visto emergere in tutto il suo fulgore leggendo <em><strong>La banda di via Panisperna</strong></em>. Con questa lettura ho assaporato infatti l’eccellenza italiana che, quando ci si mette seriamente, arriva tranquillamente a fare da guida al mondo. Sto esagerando? Forse sì, forse no. Di fatto, se diamo un’occhiata alla storia, si può facilmente scoprire come le principali invenzioni del nostro tempo siano state fatte da cervelli italiani. E anche oggi, ora come allora, ci sono in giro per il mondo certi cervelli italiani veramente sopraffini.<br>
Per chi non lo sapesse, il titolo (<em>La banda di via Panisperna</em>) è riferito a quel manipolo di scienziati italiani che, a partire dagli anni ’20, hanno giocato ruoli di primissimo piano nella fisica mondiale, fino ad arrivare (è proprio il caso di dirlo) a influenzare il corso della Storia.</p>
<h2>Il Papa e il Cucciolo</h2>
<p>Tra i dettagli che mi hanno divertito molto, ci sono stati i soprannomi che tali scienziati si sono dati tra loro. Eh, sì: perché il libro non racconta solo le vicende scientifiche ma racconta soprattutto le vicende umane di queste persone. Insomma, scienziati sì, ma anche amici in parte cresciuti insieme e in parte incontratisi strada facendo, passando dall’essere studenti, compagni di studi e laureati in cerca di lavoro fino a lavoratori, mariti e padri di famiglia. E come tra amici, dicevamo, c’è stato il momento dei soprannomi: il <strong><em>Basilisco</em></strong>, il <strong><em>Prefetto</em></strong>, il <strong><em>Grande Inquisitore</em></strong>, il <strong><em>Cardinale Vicario</em></strong> e il <strong><em>Papa</em></strong>.<br>
Erano nomi che rispecchiavano una sorta di gerarchia amichevole all’interno del loro gruppo. In altre parole: il Papa era lo scienziato più autorevole tra loro. Seguito dal Cardinale e così via. E se vi dovesse sembrare un tantino esoso come soprannome, sappiate che in quel gruppo c’era persino qualcuno al di sopra del Papa. Che aveva questo soprannome: il <strong><em>Padreterno</em></strong>.<br>
Che bel gruppo di buontemponi!<br>
Ok, ma chi erano veramente? Potrei snocciolare i nomi uno a uno, ma posso bruciare il gusto della lettura? Certo che no <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f61b.png" alt="😛" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> . Dopotutto, i soprannomi rendono meglio il senso del mio discorso.<br>
A un certo punto della storia si è unito al gruppo uno studioso al quale, per restare sempre in tema di soprannomi, gli è stato affibbiato il soprannome di <strong><em>Cucciolo</em></strong> per via del fatto che era il più giovane.</p>
<h2>La grande scoperta</h2>
<p>Ora non voglio annoiarvi con le vicende scientifiche: sappiate però che questa “banda di via Panisperna” ha collezionato nel tempo vari premi Nobel e ne ha lasciati sul campo almeno due o tre solo perché erano troppo impegnati a lavorare per pubblicare in tempo le scoperte.</p>
<p>Ma veniamo al nocciolo della questione.<br>
Come detto i soprannomi che questi buontemponi si erano dati rispecchiavano l’autorevolezza accademica che ciascuno si era guadagnato nei confronti della comunità scientifica dell’epoca. Nel leggere la storia narrata mi ha colpito molto la vicenda legata alla scoperta dei neutroni lenti. Senza entrare troppo nel merito, basti sapere che è stata una scoperta epocale che ha aperto la strada allo sfruttamento dell’energia nucleare. Purtroppo, vista l’epoca (si era in piena Seconda Guerra Mondiale) ha avuto il sopravvento l’interesse bellico, ma non vorrei divagare.</p>
<p>Quello che mi ha colpito è che tale scoperta è stata fatta niente-poco-di-meno-che… dal Papa? dal Cardinale? Dall’Inquisitore? Dal Prefetto?<br>
No. Dal Cucciolo.<br>
Perbacco! Il Cucciolo, ultimo arrivato, ha fatto la scoperta più importante. La fortuna dei principianti, si direbbe. E in effetti, a onor del vero, va detto che la scoperta è stata casuale. Ma le misurazioni fatte dal Cucciolo sono sempre state corrette: insomma la scoperta è stata sì casuale ma il Cucciolo si è accorto di averla fatta. Ma quello che mi ha colpito durante la lettura del libro è stata la reazione degli altri scienziati: hanno ritenuto fino all’ultimo che le misurazioni fatte dal Cucciolo fossero sbagliate. E le hanno fatte e rifatte decine di volte. Ma alla fine hanno dovuto rassegnarsi all’evidenza: era tutto corretto, il Cucciolo aveva fatto bene il suo dovere.</p>
<h2>Dubbi</h2>
<p>Mi sono chiesto quale sarebbe stata la reazione se la scoperta fosse stata fatta dal Papa (premio Nobel). O dal Cardinale (svariati riconoscimenti internazionali). O dal Prefetto (premio Nobel). Oppure dall’Inquisitore (due Premi Nobel lasciati sul campo perché non interessato a pubblicare le scoperte: altri scienziati le hanno riprese e hanno vinto il Nobel). E’ facile ipotizzare che tutti avrebbero applaudito subito, senza mettere minimamente in dubbio le misurazioni fatte.<br>
Insomma: una sorta di effetto placebo.</p>
<p>Per tornare alla lettura (e chiudere finalmente il cerchio delle mie postille) mi capita spesso di chiedermi quanti scrittori vivano di “rendita” dopo essersi fatti un nome. E mi chiedo, soprattutto, quanti lettori si facciano influenzare dal nome dell’autore mentre leggono.<br>
Stephen King? Quello scrive da dio, ogni suo libro è per forza bello.<br>
Dan Brown? Scrive delle grandissime americanate, ma le scrive divinamente. Ormai ci fanno pure i film.<br>
Michael Crichton? Questo non si discute: è un mostro sacro.</p>
<p>Chissà quale sarebbe il giudizio se si leggesse senza conoscere l’autore.<br>
Non è dato saperlo: per questo genere di quesiti non esistono statistiche.<br>
Ma io ho il sentore che le classifiche di vendita ne verrebbero stravolte. Occorre usare il condizionale perché quando si parla di vendita c’è di mezzo il marketing: e si sa che il marketing stravolge già di suo, dipingendo esordienti come dei dell’olimpo narrativo.</p>
<h2><em>Post</em> Post Scriptum</h2>
<p>Alla fine il premio Nobel è stato conferito anche al Cucciolo. Più tardi, per altre scoperte.<br>
E’ arrivato per ultimo nella banda di via Panisperna ma ne ha fatto parte con pieno diritto.</p>
<p>L'articolo <a href="https://retroblog.dariustred.it/postille-eccelso-eccellenti/">Postille eccelso-eccellenti</a> sembra essere il primo su <a href="https://retroblog.dariustred.it">Darius Tred Retro Blog</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://retroblog.dariustred.it/postille-eccelso-eccellenti/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>4</slash:comments>
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">387</post-id>	</item>
	</channel>
</rss>

<!--
Performance optimized by W3 Total Cache. Learn more: https://www.boldgrid.com/w3-total-cache/?utm_source=w3tc&utm_medium=footer_comment&utm_campaign=free_plugin

Page Caching using Disk: Enhanced 
Content Delivery Network via N/A
Database Caching 41/125 queries in 0.074 seconds using Disk

Served from: retroblog.dariustred.it @ 2026-04-17 10:51:03 by W3 Total Cache
-->