<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Lettura Archivi - Darius Tred Retro Blog</title>
	<atom:link href="https://retroblog.dariustred.it/category/lettura/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://retroblog.dariustred.it/category/lettura/</link>
	<description>Note, pensieri, curiosità e riflessioni su scrittura, lettura, narrativa. E molto, molto altro...</description>
	<lastBuildDate>Sun, 08 Mar 2026 19:45:13 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=6.9.4</generator>

<image>
	<url>https://i0.wp.com/retroblog.dariustred.it/wp-content/uploads/2016/09/cropped-cropped-28784077882_37285f65c7_o.jpg?fit=32%2C32&#038;ssl=1</url>
	<title>Lettura Archivi - Darius Tred Retro Blog</title>
	<link>https://retroblog.dariustred.it/category/lettura/</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
<site xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">175316797</site>	<item>
		<title>Realtà, finzione e saggezza</title>
		<link>https://retroblog.dariustred.it/realta-finzione-e-saggezza/</link>
					<comments>https://retroblog.dariustred.it/realta-finzione-e-saggezza/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Darius Tred]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 06 Mar 2026 19:05:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Estratti]]></category>
		<category><![CDATA[Lettura]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Retroblog Post]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza Artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[Scienza]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://retroblog.dariustred.it/?p=7468</guid>

					<description><![CDATA[<p>Stavo riordinando una pila di libri in giro per casa e mi è capitato tra le mani un saggio letto tempo fa. La copertina mi aveva già riacceso piacevoli ricordi. Ricordi di autentico piacere “lettorio”, di quelle letture che proprio non riesci a staccarti. Inutile dire che l’ho riaperto. E mi sono imbattuto in questo [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://retroblog.dariustred.it/realta-finzione-e-saggezza/">Realtà, finzione e saggezza</a> sembra essere il primo su <a href="https://retroblog.dariustred.it">Darius Tred Retro Blog</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<a href="https://retroblog.dariustred.it/realta-finzione-e-saggezza/"><img width="150" height="150" src="https://retroblog.dariustred.it/wp-content/uploads/2026/03/Retroblog_DariusTred_RealtaFantasia-150x150.jpg" alt="Realtà, finzione e saggezza" align="left" style="margin: 0 20px 20px 0;max-width:100%;" /></a><p>Stavo riordinando una pila di libri in giro per casa e mi è capitato tra le mani un saggio letto tempo fa. La copertina mi aveva già riacceso piacevoli ricordi. Ricordi di autentico piacere “lettorio”, di quelle letture che proprio non riesci a staccarti. Inutile dire che l’ho riaperto. E mi sono imbattuto in questo brano.</p>
<blockquote><p><em>La <strong>biotecnologia</strong> promette di essere la più grande rivoluzione nella storia dell’uomo. Entro la fine di questo decennio, avrà di gran lunga sorpassato l’energia nucleare e i computer per quanto riguarda l’impatto sulla nostra vita quotidiana. Per citare le parole di un commentatore: “La <strong>biotecnologia</strong> trasformerà tutti gli aspetti della vita umana: l’assistenza medica, l’alimentazione, la salute, il modo di divertirsi, i nostri stessi corpi. Niente sarà più lo stesso. La <strong>biotecnologia</strong> cambierà letteralmente il volto del pianeta. Ma la <strong>rivoluzione biotecnologica</strong> si distingue dalle trasformazioni scientifiche del passato per tre aspetti fondamentali. In primo luogo, la ricerca ha base ampia e diffusa. Gli Stati Uniti sono entrati nell’era atomica grazie al lavoro svolto in un solo centro di ricerca, Los Alamos. Sono entrati nell’era del computer grazie agli sforzi di una decina di aziende. Ma la <strong>ricerca biotecnologica</strong>, nei soli Stati Uniti, viene svolta in oltre 2000 laboratori. Cinquecento società investono in questa tecnologia cinque miliardi di dollari l’anno. In secondo luogo, gran parte della ricerca è insensata e futile. […] Il fatto che la <strong>biotecnologia</strong> possa essere applicata a industrie tradizionalmente soggette ai capricci della moda […] non fa che aumentare le preoccupazioni riguardo l’uso frivolo di questa nuova e potente tecnologia. In terzo luogo, si tratta di operazioni al di fuori di ogni controllo. Manca una qualsiasi supervisione. Non vi è alcuna legge federale in proposito. Né negli Stati Uniti, né nel resto del mondo vi è a questo riguardo una coerente politica governativa […], ed è difficile stabilire una politica intelligente. Ma ancor più preoccupante è il fatto che nessuno, tra gli stessi scienziati, abbia assunto una funzione vigilatrice. E’ straordinario come quasi tutti coloro che si occupano di <strong>genetica</strong> siano interessati all’aspetto commerciale. Non vi sono osservatori distaccati. Tutti hanno interessi precisi.</em></p></blockquote>
<h2>Esperimento</h2>
<p>E’ incredibile scoprire come la rilettura non è quasi mai identica alla lettura. Ogni libro rimane immutato nelle parole… eppure emergono sempre nuovi significati. O quanto meno, nuovi spunti di riflessione. In questo caso, non ho potuto fare a meno di notare una similitudine particolare: e ho deciso di fare un esperimento. Ho evidenziato alcune parole in grassetto: di questo saggio, scritto nel 1990 (quindi parliamo di quasi 40 anni fa…), ho sostituito “biotecnologia” con “intelligenza artificiale”. Ed ecco come (non) cambia il senso del brano.</p>
<blockquote><p><em>L’<strong>intelligenza artificiale</strong> promette di essere la più grande rivoluzione nella storia dell’uomo. Entro la fine di questo decennio, avrà di gran lunga sorpassato l’energia nucleare e i computer per quanto riguarda l’impatto sulla nostra vita quotidiana. Per citare le parole di un commentatore: “L’<strong>intelligenza artificiale</strong> trasformerà tutti gli aspetti della vita umana: l’assistenza medica, l’alimentazione, la salute, il modo di divertirsi, i nostri stessi corpi. Niente sarà più lo stesso. L’<strong>intelligenza artificiale</strong> cambierà letteralmente il volto del pianeta. Ma la rivoluzione dell’<strong>intelligenza artificiale</strong> si distingue dalle trasformazioni scientifiche del passato per tre aspetti fondamentali. In primo luogo, la ricerca ha base ampia e diffusa. Gli Stati Uniti sono entrati nell’era atomica grazie al lavoro svolto in un solo centro di ricerca, Los Alamos. Sono entrati nell’era del computer grazie agli sforzi di una decina di aziende. Ma la ricerca sull’<strong>intelligenza artificiale</strong>, nei soli Stati Uniti, viene svolta in oltre 2000 laboratori. Cinquecento società investono in questa tecnologia cinque miliardi di dollari l’anno. In secondo luogo, gran parte della ricerca è insensata e futile. […] Il fatto che l’<strong>intelligenza artificiale</strong> possa essere applicata a industrie tradizionalmente soggette ai capricci della moda […] non fa che aumentare le preoccupazioni riguardo l’uso frivolo di questa nuova e potente tecnologia. In terzo luogo, si tratta di operazioni al di fuori di ogni controllo. Manca una qualsiasi supervisione. Non vi è alcuna legge federale in proposito. Né negli Stati Uniti, né nel resto del mondo vi è a questo riguardo una coerente politica governativa […], ed è difficile stabilire una politica intelligente. Ma ancor più preoccupante è il fatto che nessuno, tra gli stessi scienziati, abbia assunto una funzione vigilatrice. E’ straordinario come quasi tutti coloro che si occupano di <strong>intelligenza artificiale</strong> siano interessati all’aspetto commerciale. Non vi sono osservatori distaccati. Tutti hanno interessi precisi.</em></p></blockquote>
<h2>Saggezza</h2>
<p>Ma quanto era saggio il saggio che ha scritto tutto ciò? Si direbbe che sia stato davvero lungimirante, quasi un visionario “futurologo”. Insomma ci ha visto davvero lungo. Oppure, molto più semplicemente, siamo di fronte a uno di quei corsi e ricorsi storici destinati a ripetersi nella storia dell’umanità? A questo punto, suppongo sia lecito che qualcuno si domandi quale sia il titolo di questo “saggio”. E chi è il “saggio” che ha scritto questo “saggio”.<br>
Ok, finora ho scherzato. Ho calcato volutamente la parola “saggio” per dire che… la lettura di cui sopra non era una lettura di saggistica. Il brano in questione proviene infatti da un romanzo. Quindi, parlando di finzione narrativa, la cosa “dovrebbe” lasciarci tranquilli.</p>
<h2>Realtà e finzione</h2>
<p>Personalmente ho sempre amato i romanzi che mescolano sapientemente la realtà con la finzione. Le trame dove poi fai fatica a capire dove sta (ammesso che ci sia – e ammesso che sia netta) la linea di confine tra l’una e l’altra, sono le trame che mi intrigano di più. E io sono uno di quelli che poi va ad approfondire, fantasticando in autonomia anche dopo la parola “fine” del romanzo stesso.</p>
<p>Il problema nasce quando la realtà supera la fantasia della finzione. E il mio esperimento mentale di cui sopra, be’, non mi ha lasciato indifferente.</p>
<h2>E il romanzo?</h2>
<p>Ma torniamo a noi. Qui sotto, grazie all’ “accrocchio” da prestigiatore principiante quale sono, è possibile scoprire il romanzo di cui stiamo parlando.<br>
Perché questo accrocchio?<br>
Perché mi preme mettere in guardia chi legge: siete proprio sicuri di voler capire di quale romanzo si tratta?<br>
Sicuri di non farvi prendere da presagi?<br>
Sicuri di dormire la notte?<br>
Sicuri-sicuri?</p>
<p>Forse è un romanzo che avete già letto.<br>
Forse è un romanzo che magari rileggerete… magari volentieri.<br>
Magari con altri occhi.<br>
Sicuramente ne avrete sentito parlare.<br>
Vabbè, dai, quante storie! Tanto è solo finzione… … (oppure no?).</p>
<div class="tred-crumble">
<div class="back"><img decoding="async" class="alignnone" src="https://retroblog.dariustred.it/wp-content/uploads/2026/03/JurassicPark_Cover04_300x.jpg" width="300" style="display:block;margin:10px auto;max-width:560px;max-width:100%;"></div>
<div class="front"><img decoding="async" class="" src="https://retroblog.dariustred.it/wp-content/uploads/2026/03/CoverMisteriosa_01_300x.jpg" width="300" style="display:block;margin:10px auto;max-width:560px;max-width:100%;"></div>
</div>
<p>Se non altro, possiamo dire di sapere come andrà a finire.<br>
Nella finzione, intendo.</p>
<h2>Due pensieri per concludere</h2>
<p>Parlavamo di realtà e di finzione. E di come l’una superi spesso l’altra. Se parliamo di biotecnologia, come nel brano originale, ormai ci siamo: la tecnologia CRISPR ha dato il via alla nascita di interi filoni di ricerca scientifica, di nuovi campi da esplorare.</p>
<p>Sono già stati assegnati un paio di premi Nobel. E non mi stupirei se venissi a sapere che, da qualche parte nel mondo, qualcuno stia veramente cercando di ripercorrere quanto anticipato dalla finzione. D’altra parte, qualche mese fa abbiamo avuto notizie in merito alla ricreazione del metalupo (ma non vorrei condizionare troppo il pensiero: basta aprire Google e cercare “metalupo oggi” per farsi un’idea).</p>
<p>E per l’intelligenza artificiale?</p>
<p>L'articolo <a href="https://retroblog.dariustred.it/realta-finzione-e-saggezza/">Realtà, finzione e saggezza</a> sembra essere il primo su <a href="https://retroblog.dariustred.it">Darius Tred Retro Blog</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://retroblog.dariustred.it/realta-finzione-e-saggezza/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>2</slash:comments>
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">7468</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Camminata notturna</title>
		<link>https://retroblog.dariustred.it/camminata-notturna/</link>
					<comments>https://retroblog.dariustred.it/camminata-notturna/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Darius Tred]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Nov 2025 22:26:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Di tutto di più]]></category>
		<category><![CDATA[Lettura]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://retroblog.dariustred.it/?p=7450</guid>

					<description><![CDATA[<p>A volte la vita ci pone di fronte alla possibilità di fare cose insolite. Niente di trascendentale, niente di tanto sconvolgente. Cose che normalmente non si fanno nella propria vita quotidiana. Una camminata in tarda serata, ad esempio. Che diventa ancora più insolita se la fai in compagnia di amici, per le vie del paese [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://retroblog.dariustred.it/camminata-notturna/">Camminata notturna</a> sembra essere il primo su <a href="https://retroblog.dariustred.it">Darius Tred Retro Blog</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<a href="https://retroblog.dariustred.it/camminata-notturna/"><img width="150" height="150" src="https://retroblog.dariustred.it/wp-content/uploads/2019/02/darius-tred-blog-retroblog-la-volpe-e-la-luna-150x150.jpg" alt="Camminata notturna" align="left" style="margin: 0 20px 20px 0;max-width:100%;" /></a><p>A volte la vita ci pone di fronte alla possibilità di fare cose insolite. Niente di trascendentale, niente di tanto sconvolgente. Cose che normalmente non si fanno nella propria vita quotidiana. Una camminata in tarda serata, ad esempio. Che diventa ancora più insolita se la fai in compagnia di amici, per le vie del paese in cui vivi o, addirittura, raggiungendo i paeselli vicini (quando piste ciclabili e marciapiedi lo permettono).</p>
<p>Non è certo il panorama, quello che stupisce. E nemmeno il tragitto. Quello che stupisce è forse una sorta di felpata magia della notte: un’oscurità soffusa, ovvero mitigata dai lampioni e dai riflessi della luna, che cambia un po’ la nostra percezione di quegli stessi tragitti che magari facciamo più volte al giorno. A questa luce diversa, che poi è più ombra e penombra che luce, si aggiunge la magia incompresa della lentezza. Camminare ci permette di cogliere dettagli che non si possono notare quando si percorrono gli stessi tragitti in auto, magari con l’illusione di conoscerli a memoria. La lentezza della camminata ci offre dettagli che non vedremmo nemmeno circolando in bicicletta.<br>
Il dettaglio di un albero, ad esempio.<br>
L’angolo di un muretto.<br>
La sagoma di una siepe.<br>
La particolarità di un balcone.<br>
Il micromondo di un’aiuola.<br>
Tutte cose che sfrecciano fuori dal finestrino quando si è impegnati alla guida, risucchiate via dalla velocità dell’auto.</p>
<p>Durante la mia camminata, è stato inevitabile ripensare a un’opera di Tiziano Terzani (Un indovino mi disse) dove il senso essenziale all’origine dell’opera stessa era il medesimo: viaggiare per l’Asia non percorrendo le rotte aeree, più veloci e spesso più comode, ma viaggiare lungo le rotte più lente di treni e battelli.</p>
<p>Un modo di viaggiare completamente diverso: le rotte aeree passano “sopra” (in tutti i sensi), le altre rotte passano “attraverso”.<br>
E, con le dovute proporzioni, ne consegue un po’ la stessa lentezza che permette di scoprire e di fare esperienze diverse.<br>
Di vedere cose che mai e poi mai si possono vedere dai finestrini di un aereo.</p>
<p>Terzani nel suo libro ha dato molto peso a questo senso del viaggiare. E ha scoperto un mondo completamente nuovo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://retroblog.dariustred.it/camminata-notturna/">Camminata notturna</a> sembra essere il primo su <a href="https://retroblog.dariustred.it">Darius Tred Retro Blog</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://retroblog.dariustred.it/camminata-notturna/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>4</slash:comments>
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">7450</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Tanta pochezza</title>
		<link>https://retroblog.dariustred.it/tanta-pochezza/</link>
					<comments>https://retroblog.dariustred.it/tanta-pochezza/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Darius Tred]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Jun 2025 21:04:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In libreria]]></category>
		<category><![CDATA[Lettura]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://retroblog.dariustred.it/?p=7442</guid>

					<description><![CDATA[<p>Tanta pochezza. Basterebbe questo ossimoro per liquidare la lettura di un romanzetto da quattro soldi che ho avuto la sventura di leggere. Tanto che non è stato nemmeno degno di finire nella mia personale e altamente opinabile lista di trame deboli, che annovera nomi del calibro di Mary Shelley, Philip Dick e Joel Dicker. Il [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://retroblog.dariustred.it/tanta-pochezza/">Tanta pochezza</a> sembra essere il primo su <a href="https://retroblog.dariustred.it">Darius Tred Retro Blog</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<a href="https://retroblog.dariustred.it/tanta-pochezza/"><img width="150" height="150" src="https://retroblog.dariustred.it/wp-content/uploads/2019/09/darius-tred-blog-retroblog-viaggiare-leggendo-150x150.jpg" alt="Tanta pochezza" align="left" style="margin: 0 20px 20px 0;max-width:100%;" /></a><p>Tanta pochezza. Basterebbe questo ossimoro per liquidare la lettura di un romanzetto da quattro soldi che ho avuto la sventura di leggere. Tanto che non è stato nemmeno degno di finire nella mia personale e altamente opinabile lista di trame deboli, che annovera nomi del calibro di <strong><a href="https://retroblog.dariustred.it/la-trama-debole-di-mary/">Mary Shelley</a></strong>, <a href="https://retroblog.dariustred.it/la-trama-debole-di-philip/"><strong>Philip Dick</strong></a> e <a href="https://retroblog.dariustred.it/la-trama-debole-di-joel/"><strong>Joel Dicker</strong></a>. Il romanzo in questione è <strong>Ombre di spade e di vento</strong>. E l’autrice è Poppy Kuroki.</p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class=" wp-image-7444 alignright" src="https://retroblog.dariustred.it/wp-content/uploads/2025/06/darius-tred-retroblog-ombre-di-spada.jpg" alt="" width="361" style="display:block;margin:10px auto;max-width:560px;max-width:100%;">E potrei chiudere qui questo post, rendendolo il più corto in assoluto di questo mio strampalato blog, se non fosse che la lettura in questione è stata una lettura condivisa. Condivisa e proposta, ahimè, addirittura dal sottoscritto. E accettata forse con eccessivo entusiasmo da <a href="https://trentunodicembre.blogspot.com/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Marina</strong></a>, <a href="https://webnauta.it/wordpress/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Barbara</strong></a> e <a href="https://iolaletteraturaechaplin.blogspot.com/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Luana</strong></a>. Non ne è rimasto nulla: forse ci immaginavamo di fare scambi di pareri e di interessanti osservazioni sullo stile di scrittura, sulla costruzione dei personaggi, sull’originalità della trama. Ma niente di tutto questo: solo il piacere di scriversi mail e solo un senso di “attapiramento” tale che, a distanza di oltre un mese, non ne abbiamo più parlato.</p>
<p>Originalità? Prossima allo zero: è una brutta (“bruttissima copia”, direbbe Barbara) della saga di Outlander.</p>
<p>Stile di scrittura? Molto banale (“da terza media”, direbbe Luana).</p>
<p>Editing? Molto scadente (“inesistente”, direbbe Marina).</p>
<p>Il mio giudizio l’ho riassunto nel titolo del post.<br>
Quindi, ricapitolando: poco originale, banale e scadente.</p>
<p>Però è un bestseller, recita la fascetta markettara.</p>
<p>L'articolo <a href="https://retroblog.dariustred.it/tanta-pochezza/">Tanta pochezza</a> sembra essere il primo su <a href="https://retroblog.dariustred.it">Darius Tred Retro Blog</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://retroblog.dariustred.it/tanta-pochezza/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>3</slash:comments>
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">7442</post-id>	</item>
		<item>
		<title>L&#8217;involuzione di Andromeda</title>
		<link>https://retroblog.dariustred.it/linvoluzione-di-andromeda/</link>
					<comments>https://retroblog.dariustred.it/linvoluzione-di-andromeda/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Darius Tred]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 10 Nov 2024 22:44:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Lettura]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Retroblog Post]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://retroblog.dariustred.it/?p=7430</guid>

					<description><![CDATA[<p>Scriverò alcune cose un po’ ovvie. O quasi. Partiamo, ad esempio, dal titolo di questo post: può sembrare ovvio che sia una recensione del quasi-omonimo romanzo. Ma non lo è: quella che segue è solo una serie di constatazioni che ho voluto provare a ignorare prima di intraprendere questa lettura. Chissà: forse speravo di sbagliarmi, [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://retroblog.dariustred.it/linvoluzione-di-andromeda/">L&#8217;involuzione di Andromeda</a> sembra essere il primo su <a href="https://retroblog.dariustred.it">Darius Tred Retro Blog</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<a href="https://retroblog.dariustred.it/linvoluzione-di-andromeda/"><img width="150" height="150" src="https://retroblog.dariustred.it/wp-content/uploads/2024/11/darius-tred-retroblog-involuzione-andromeda-150x150.jpg" alt="L&#8217;involuzione di Andromeda" align="left" style="margin: 0 20px 20px 0;max-width:100%;" /></a><p>Scriverò alcune cose un po’ ovvie. O quasi.<br>
Partiamo, ad esempio, dal titolo di questo post: può sembrare ovvio che sia una recensione del quasi-omonimo romanzo. Ma non lo è: quella che segue è solo una serie di constatazioni che ho voluto provare a ignorare prima di intraprendere questa lettura. Chissà: forse speravo di sbagliarmi, forse speravo di trovare qualcosa che mi avrebbe stupito.</p>
<h2><img decoding="async" class=" wp-image-7431 alignright" src="https://retroblog.dariustred.it/wp-content/uploads/2024/11/darius-tred-retroblog-involuzione-andromeda-cover.jpg" alt="" width="350" style="display:block;margin:10px auto;max-width:560px;max-width:100%;">Parliamo della superficie…</h2>
<p>…per non parlare della superficialità.<br>
La copertina, se possiamo considerarla impropriamente come superficie “fisica” dell’oggetto-libro, trasmette alcuni messaggi molto chiari.<br>
Il nome dell’autore è più grande del titolo: quindi si tratta di un autore famoso che non ha bisogno di presentazioni. Tanto famoso e conosciuto che il titolo – e magari pure la trama – è del tutto secondario: infatti, il titolo è al secondo posto, scritto più in piccolo. Anche qui il messaggio “sub-liminale” è abbastanza chiaro: non importa cosa leggi, di questo autore puoi leggere qualsiasi cosa.</p>
<p>Il nome del “co-autore” è ancora più sotto, in terza posizione. Forse che quel “co-” sta per “correttore di bozze”? Battuta un po’ cattivella. Però, per certi versi, la risposta è sì: è sembrato proprio il correttore di bozze.<br>
Ma di fatto non lo è stato: l’autore, a quanto è dato di sapere, <strong><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/L%27evoluzione_di_Andromeda" target="_blank" rel="noopener">ha concluso un lavoro</a></strong> postumo del compianto (e quanto compianto!) Crichton. Lavoro che, va detto, dovrebbe (o avrebbe dovuto) essere il seguito del primo romanzo: Andromeda. Ne avevo tratto un paio di brani interessanti: <strong><a href="https://retroblog.dariustred.it/la-teoria-del-messaggero/">la teoria del messaggero</a></strong> e il <strong><a href="https://retroblog.dariustred.it/granito-vivente/">granito vivente</a></strong> . Ma avrei potuto trarne molti altri.</p>
<h2>Passiamo alla sostanza</h2>
<p>Sulla sostanza non c’è molto da dire, se non – appunto – l’ovvio. La trama è a tratti insensata. Naturalmente è impossibile sapere se la parte insensata sia imputabile all’autore o al “co-autore”.<br>
Lo stile è, per ampi tratti, lontano da quello del compianto Crichton, anche se bisognerebbe tenere in dovuta considerazione le consuete interferenze della traduzione. Addirittura, in alcuni punti, sembra proprio di intravedere il tentativo goffo di imitazione da parte del co-autore. Non saprei dire perché. Ho avuto spesso quella sensazione che si prova quando, parlando con qualcuno, si percepisce che quel che sta dicendo non sia proprio farina del suo sacco. Il ritmo? Non ci siamo. Manca quel “che” di incalzante, tipico di Crichton. E qui non ci sono interferenze da traduzione. E’ tutto troppo blando, si rimane con quella prolungata sensazione di qualcosa che non arriva mai al dunque, di qualcosa che fatica a decollare.</p>
<p>E la scienza? Manca. Manca dannatamente. Non parlo di “scienza da stordimento”, come quella ravvisata nel <strong><a href="https://retroblog.dariustred.it/il-problema-dei-tre-porci/">problema del tre porci</a></strong>.<br>
Crichton aveva la capacità di intercalare perle di scienza con quel tono divulgativo che affascina, che non stanca. E queste perle le metteva spesso nei dialoghi, con un metodo molto spiccio, senza troppi fronzoli: due personaggi si parlano tra di loro, espongono i loro pensieri, e tu, lettore, leggendo eri lì seduto al tavolo con loro, a fare quasi il terzo personaggio che ascoltava. In silenzio, ma coinvolto. E il dialogo, essendo appunto un dialogo, era spesso informale, non ricercato, non ampolloso.<br>
Niente. E’ mancato tutto questo.</p>
<p>Quindi non è stata un’evoluzione, ma un’involuzione. Era ovvio, avrei dovuto aspettarmelo: dal nome dell’autore, scritto in grande di sopra, siamo “scesi” al nome del “co-autore”.<br>
Scritto in piccolo.<br>
Scritto sotto.</p>
<p>L'articolo <a href="https://retroblog.dariustred.it/linvoluzione-di-andromeda/">L&#8217;involuzione di Andromeda</a> sembra essere il primo su <a href="https://retroblog.dariustred.it">Darius Tred Retro Blog</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://retroblog.dariustred.it/linvoluzione-di-andromeda/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">7430</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Granito vivente</title>
		<link>https://retroblog.dariustred.it/granito-vivente/</link>
					<comments>https://retroblog.dariustred.it/granito-vivente/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Darius Tred]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Oct 2024 19:41:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Estratti]]></category>
		<category><![CDATA[Lettura]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://retroblog.dariustred.it/?p=7425</guid>

					<description><![CDATA[<p>Senza reazioni chimiche non potrebbe esistere la vita. O sì? Era un problema vecchio. Agli inizi del progetto Wildfire ci si era posti una domanda: come si fa a studiare una forma di vita completamente diversa da tutte quelle che si conoscono? Com’è possibile capire che si tratta di una forma di vita? Non era [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://retroblog.dariustred.it/granito-vivente/">Granito vivente</a> sembra essere il primo su <a href="https://retroblog.dariustred.it">Darius Tred Retro Blog</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<a href="https://retroblog.dariustred.it/granito-vivente/"><img width="150" height="150" src="https://retroblog.dariustred.it/wp-content/uploads/2019/09/darius-tred-blog-retroblog-estratti-lettura-150x150.jpg" alt="Granito vivente" align="left" style="margin: 0 20px 20px 0;max-width:100%;" /></a><p><img decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-4309" src="https://retroblog.dariustred.it/wp-content/uploads/2019/09/VirgoletteApertura.png" alt="darius tred, estratto" width="101" style="display:block;margin:10px auto;max-width:560px;max-width:100%;">Senza reazioni chimiche non potrebbe esistere la vita.<br>
O sì?<br>
Era un problema vecchio. Agli inizi del progetto Wildfire ci si era posti una domanda: come si fa a studiare una forma di vita completamente diversa da tutte quelle che si conoscono? Com’è possibile capire che si tratta di una forma di vita?<br>
Non era una domanda accademica. La biologia, come aveva detto George Wald, era una scienza unica perché non poteva definire la sua materia di studio. Nessuno, infatti, sapeva che definizione dare alla vita. Nessuno, in realtà, sapeva che cosa fosse. Le definizioni di una volta – un organismo che mostrava ingestione, escrezione, metabolismo, riproduzione, eccetera – non valevano più. Era sempre possibile trovare delle eccezioni.<br>
Il gruppo aveva finalmente concluso che il segno distintivo della vita era la conversione di energia. Tutti gli organismi viventi, in un modo o nell’altro, assorbivano energia – come il nutrimento, o la luce del sole – la trasformavano in un’altra forma di energia. (L’eccezione a questa regola erano i virus, ma il gruppo era pronto a rispondere che i virus non erano esseri viventi.)<br>
Per la riunione successiva, s’invitò Leavitt a preparare una smentita della definizione. Quest’ultimo ci pensò una settimana e si presentò ai colleghi con tre oggetti: un pezzo di panno nero, un orologio e un blocco di granito. Li mise sul tavolo davanti al gruppo e disse: “Signori, eccovi tre esseri viventi.”<br>
Sfidò poi la squadra a dimostrare che viventi non erano. Mise al sole il pezzo di panno nero: che, naturalmente, si scaldò. Ecco, annunciò Leavitt, un esempio di conversione di energia: di energia radiante in calore.<br>
Gli obiettarono che quello era un puro e semplice assorbimento passivo di energia: non si poteva parlare di conversione. Poi aggiunsero che la conversione, se tale poteva essere chiamata, non era intenzionale. Non serviva a niente.<br>
“Come fate a sapere che non è intenzionale?” aveva ribattuto Leavitt.<br>
Presero poi in esame l’orologio. Leavitt indicò il quadrante radioattivo, che brillava nel buio. Era in atto un processo di decadimento, in virtù del quale si produceva la luce.<br>
Gli obiettarono che si trattava semplicemente di una liberazione di energia potenziale mantenuta in livelli elettronici instabili. Ma la confusione era aumentata; Leavitt aveva validi argomenti.<br>
Finalmente arrivarono al granito: “Questo è vivo,” disse Leavitt. “Vive, respira, cammina e parla. Solo che noi non possiamo vederlo, perché tutto questo accade troppo lentamente. La vita di una roccia dura tre miliardi di anni, la nostra solo sessanta o settanta. Non possiamo vedere quello che succede a questa roccia per la stessa ragione per cui non possiamo riconoscere il motivo di un disco suonato alla velocità di un giro ogni secolo. E la roccia, per parte sua, non s’accorge neppure della nostra esistenza, perché noi siamo vivi solo per un brevissimo istante della sua vita. Per lei, siamo come lampi nel buio.”<br>
Leavitt alzò l’orologio.<br>
La sua dimostrazione era abbastanza chiara, ed essi modificarono il proprio modo di pensare riguardo a un punto piuttosto importante. Era possibile, ammisero, non riuscire ad analizzare certe forme di vita. Era possibile non riuscire a fare il minimo progresso, il più piccolo passo avanti, in un’analisi del genere.</p>
<p style="text-align: right;">Tratto da <strong>Andromeda</strong>, di <strong>Michael Crichton</strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://retroblog.dariustred.it/granito-vivente/">Granito vivente</a> sembra essere il primo su <a href="https://retroblog.dariustred.it">Darius Tred Retro Blog</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://retroblog.dariustred.it/granito-vivente/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">7425</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Tinteggiare leggendo</title>
		<link>https://retroblog.dariustred.it/tinteggiare-leggendo/</link>
					<comments>https://retroblog.dariustred.it/tinteggiare-leggendo/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Darius Tred]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Jul 2024 06:53:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Lettura]]></category>
		<category><![CDATA[Retroblog Post]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://retroblog.dariustred.it/?p=7415</guid>

					<description><![CDATA[<p>Pareti sgrombre e divano in mezzo alla sala. Teli, pennelli e secchio di vernice. E mucchi di libri un po’ ovunque, ben accatastati al riparo da gocce di colore in precipitazione selvaggia. Ogni volta che tinteggio mi capita di “leggere”. E di pensare ancora una volta all’importanza della fisicità dei libri. Spostando libri dagli scaffali [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://retroblog.dariustred.it/tinteggiare-leggendo/">Tinteggiare leggendo</a> sembra essere il primo su <a href="https://retroblog.dariustred.it">Darius Tred Retro Blog</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<a href="https://retroblog.dariustred.it/tinteggiare-leggendo/"><img width="150" height="150" src="https://retroblog.dariustred.it/wp-content/uploads/2024/07/darius-tred-retroblog-scatola-libri-150x150.jpg" alt="Tinteggiare leggendo" align="left" style="margin: 0 20px 20px 0;max-width:100%;" /></a><p>Pareti sgrombre e divano in mezzo alla sala. Teli, pennelli e secchio di vernice.<br>
E mucchi di libri un po’ ovunque, ben accatastati al riparo da gocce di colore in precipitazione selvaggia.</p>
<p>Ogni volta che tinteggio mi capita di “leggere”. E di pensare ancora una volta all’importanza della fisicità dei libri. Spostando libri dagli scaffali alle scatole, è inevitabile ripercorrere mentalmente le trame. Una copertina, un titolo, il nome di un autore: basta poco per rievocare letture e pensieri. Basta uno sguardo per provare la tentazione di rileggere un libro e ricordare <strong><a href="https://retroblog.dariustred.it/il-magico-potere-della-rilettura/">il magico potere della rilettura</a></strong>. Naturalmente non si possono ricordare <em>tutti</em> i dettagli di <em>tutte</em> le trame.<br>
Non si possono ricordare <em>tutti</em> i nomi dei personaggi, <em>tutte</em> le evoluzioni narrative.<br>
Ma le sensazioni, le emozioni, il ricordo delle scoperte, quelle sì.</p>
<p>La potenza di un libro, una volta letto, è anche nascosta in questo piccolo e insignificante dettaglio: trasmettere emozioni anche restandosene semplicemente chiuso e riposto sugli scaffali. Una volta letto, un libro è sempre lì. In agguato.<br>
Un dorso ricorda: “Io sono quello che ti ha parlato di quell’argomento là”.<br>
Una copertina rievoca: “Io ti riporto indietro a quell’epoca. Ricordi?”<br>
Un titolo strizza l’occhio: “Prima o poi ci rivediamo”.<br>
Gli angoli ripiegati delle pagine interne sono una sentenza: “Quando vuoi, ne riparliamo. Sai quali pagine tengo in serbo per te”.</p>
<p>Accanto alla pila di libri che ho sul comodino, c’è anche quell’oggetto misterioso: l’e-reader.<br>
Piatto, scuro, spento. In tutti i sensi. Racchiude in sé decine e decine di titoli, alcuni letti, altri piantati a metà. Non che la stessa cosa non accada anche con i libri veri, ma una cosa che manca è proprio la fisicità, la presenza fisica. Le decine e decine di romanzi perdono la tridimensionalità “parlante” per lasciare il posto alla silenziosa bidimensionalità di un unico pezzo di vetro, sotto al quale si uniformano tutti in una raccolta di file digitali. La loro tridimensionalità, se così possiamo chiamarla, è ridotta drasticamente allo spessore di qualche atomo di silicio.</p>
<p>Indubbiamente la versione digitale di un romanzo reca con sé altre comodità che restano inarrivabili per un libro cartaceo. Segnalibri, evidenziature colorate, note, ricerche rapide, vocabolario a portata di click. E un mucchio di altre funzionalità che sicuramente non ho ancora scoperto.<br>
Probabilmente i romanzi che arriveranno a nascondersi sotto quell’anonimo pezzo di vetro diventeranno centinaia, forse migliaia.</p>
<p>Ma il fatto di non doverli spostare quando imbianchi, li rende praticamente muti.</p>
<p>L'articolo <a href="https://retroblog.dariustred.it/tinteggiare-leggendo/">Tinteggiare leggendo</a> sembra essere il primo su <a href="https://retroblog.dariustred.it">Darius Tred Retro Blog</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://retroblog.dariustred.it/tinteggiare-leggendo/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>2</slash:comments>
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">7415</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Il problema dei tre porci</title>
		<link>https://retroblog.dariustred.it/il-problema-dei-tre-porci/</link>
					<comments>https://retroblog.dariustred.it/il-problema-dei-tre-porci/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Darius Tred]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Jun 2024 07:06:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Di tutto di più]]></category>
		<category><![CDATA[Lettura]]></category>
		<category><![CDATA[Retroblog Post]]></category>
		<category><![CDATA[TV e Cinema]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://retroblog.dariustred.it/?p=7403</guid>

					<description><![CDATA[<p>Non ne avrei dovuto parlare. Non era previsto. Non lo volevo e, soprattutto, non lo meritava. Dopo le trame deboli (di Mary, di Joel e di Philip), avrei dovuto “omaggiare” la trama debole di Cixin Liu? No. Avevo deciso di non farlo per un motivo molto semplice: non si tratta di una trama debole, ma [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://retroblog.dariustred.it/il-problema-dei-tre-porci/">Il problema dei tre porci</a> sembra essere il primo su <a href="https://retroblog.dariustred.it">Darius Tred Retro Blog</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<a href="https://retroblog.dariustred.it/il-problema-dei-tre-porci/"><img width="150" height="150" src="https://retroblog.dariustred.it/wp-content/uploads/2024/06/ketana-ghemon-150x150.jpg" alt="Il problema dei tre porci" align="left" style="margin: 0 20px 20px 0;max-width:100%;" /></a><p>Non ne avrei dovuto parlare. Non era previsto. Non lo volevo e, soprattutto, non lo meritava. Dopo le trame deboli (di <strong><a href="https://retroblog.dariustred.it/la-trama-debole-di-mary/">Mary</a></strong>, di <strong><a href="https://retroblog.dariustred.it/la-trama-debole-di-joel/">Joel</a></strong> e di <strong><a href="https://retroblog.dariustred.it/la-trama-debole-di-philip/">Philip</a></strong>), avrei dovuto “omaggiare” la trama debole di Cixin Liu?<br>
No.</p>
<p>Avevo deciso di non farlo per un motivo molto semplice: non si tratta di una trama debole, ma di una trama molto ma molto fragile, la cui fragilità è però abilmente nascosta da una spessa aura di scienza. Sembra quasi che l’autore abbia voluto esagerare con la scienza, come se “tanta scienza” = “tanta autorevolezza”. Ma gratta, gratta, sotto così tanta, a volte troppa scienza, la logica di fondo non regge.</p>
<p>Non dovevo parlarne, dunque. Ma, leggendo la rubrica <em>I bastioni di Orione</em> sull’ultimo numero de <em>Le Scienze</em> (numero 670 per chi volesse approfondire) mi sono un po’ indispettito. Ed eccomi qua, non con la solita “trama debole” ma con il problema dei tre porci.<br>
Il che, scritto per inciso, non è un grossolano errore di battitura: sono le tre esclamazioni che ho fatto leggendo quel libro lì. Lo stesso citato nella rubrica.</p>
<p>Quella che segue non è una recensione ma uno spoiler a tutto spiano: rivelerò ampie parti della trama, esattamente quelle che mi hanno fatto esclamare “Porcamiseria!”, “Porcavacca!” e “Porca di quella pu…zzola!”. Ecco spiegato il “mio” problema dei tre porci.</p>
<p>Quindi se qualcuno ha intenzione di leggere il romanzo, si fermi qui e non prosegua oltre: lettore avvisato, mezzo salvato.</p>
<h2>Porcamiseria!</h2>
<p>Un vizio di fondo che ho ravvisato nel leggere questo romanzo è quello che io considero una sorta di velato “antropocentrismo”, cioè il fatto di pensare che una possibile civiltà aliena sia simile alla nostra.</p>
<p>Quando dico “simile” non intendo dire strettamente umanoide, ma intendo simile a noi culturalmente e socialmente. In altre parole, perché dobbiamo pensare che anche le civiltà aliene abbiano un re, un imperatore, un capo, una classe di sacerdoti/scienziati, e via dicendo?<br>
Perché dobbiamo pensare che abbiano un modo di comunicare simile al nostro, con messaggi che presuppongono una predisposizione mentale simile alla nostra?</p>
<p>Niente. I messaggi rimbalzano con facilità da una civiltà (la nostra) all’altra, senza grossi problemi di traduzione, di possibili incomprensioni, di probabili malintesi in quelle che noi chiameremmo interpretazioni semantiche.</p>
<h2>Porcavacca!</h2>
<p>Altro stereotipo, quasi scontato: naturalmente, la civiltà extraterrestre è  “tecnologicamente avanzatissima”. Poteva essere altrimenti? Sorvoliamo su quest’altro cliché.</p>
<p>Ci sono però alcuni piccoli dettagli su cui mi risulta un po’ difficile sorvolare. Cito Michele (il curatore della rubrica) per ricordare che la civiltà aliena è in grado di</p>
<blockquote><p>“trasformare protoni in supercomputer intelligenti in grado di comunicare tra di loro tramite effetti quantistici. Qui Liu si sbizzarrisce con l’immaginazione ma non rinuncia al suo approccio rigoroso: pagine e pagine per raccontare la creazione di questi sofoni, gli esperimenti falliti, la teoria su cui si basano. Non si accontenta di ammantare di scientificità le invenzioni più fantasiose, ma fa grandi sforzi per renderle plausibili”.</p></blockquote>
<p>Ora, caro Michele (e cari tutti quelli che fanno “Oh”…”) ci sono alcune cosette da considerare prima di parlare di “approccio rigoroso” e di “rendere plausibile” qualcosa.</p>
<p>Primo: nel romanzo, Liu trita i maroni al lettore dicendo che questi alieni dominano almeno sette o otto dimensioni della materia, mentre noi terrestri, poveri sfigati, riusciamo al massimo a dominare tre dimensioni, quattro considerando anche il tempo. Però, questi alieni, nonostante tutto, sono “spaventati” dal nostro progresso scientifico, temono di essere superati nell’arco di un paio di secoli (che poi: perché contano il tempo come noi?) e quindi optano per offuscarci la mente attraverso i loro protoni-sofoni… Mi sembra un po’ tirato come ragionamento. Potrei (e dico “potrei”) accettarne l’originalità, ma pensare a questo approccio come qualcosa di “plausibile” proprio no.</p>
<p>Secondo: se davvero questi alieni sono in grado di dominare sette o otto dimensioni della materia, dovrei presupporre che abbiano conoscenze di matematica enormemente più avanzate delle nostre.<br>
Quindi: possibile che non siano riusciti a risolvere il problema dei tre corpi? Eh, sì, perché alla fine il problema dei tre corpi è sostanzialmente un problema matematico. Per noi, terrestri sfigati, è irrisolvibile, ma per gli alieni che riescono a “trasformare un protone in un supercomputer intelligente”, dominando dimensioni della materia che noi umani non riusciamo neanche a immaginare, il problema dei tre corpi dovrebbe essere una bazzecola.</p>
<h2>Porca di quella pu…zzola!</h2>
<p>E sulla Terra? Abbiamo qualche strafalcione anche qui, naturalmente.</p>
<p>Tanto per cominciare, buona parte della storia è ambientata presso un radiotelescopio in Cina, dal quale viene appunto spedito il messaggio iniziale che verrà recepito dalla civiltà aliena. Si innescano una serie di dinamiche che non sto a raccontare, ma a un certo punto un magnate miliardario decide di costruire un secondo radiotelescopio più grande su una nave portacontainer. Una di quelle navi gigantesche, insomma.</p>
<p>Ora: io non sono un astrofisico, non sono un astronomo, non sono uno scienziato, ma se c’è una cosa di cui ha bisogno un enorme radiotelescopio per funzionare regolarmente… è la stabilità. Deve essere fermo e saldo per essere sintonizzato e puntato su piccolissime porzioni di cielo. Ci sarà un motivo se i radiotelescopi vengono costruiti in cima alle montagne.  Mi riesce difficile immaginare questo enorme radiotelescopio a bordo di una nave, in balia delle onde.</p>
<h2>Apoteosi dell’orgasmo scientifico-narrativo</h2>
<p>E la scena nello stretto di Panama? Vogliamo parlarne? Parliamone, così diamo un senso anche all’immagine del post.</p>
<p>L’intreccio del romanzo impone che la nave gigantesca in questione, a un certo punto, debba essere distrutta in un modo molto particolare mentre passa attraverso lo stretto di Panama. La procedura di transito prevede che il passaggio avvenga con una velocità molto lenta. In questo frangente, per distruggere la nave, si decide di “affettarla” in tutta la sua lunghezza con (sigh) “lame nanotecnologiche” dello spessore di qualche atomo. Al lettore viene quindi descritta questa enorme e invisibile ghigliottina, ma riporto il brano originale:</p>
<blockquote><p>La Giorno del Giudizio era proprio sotto di loro, adesso, e stava per entrare in contatto con la cetra letale. Quando la prua toccò il piano immaginario tra i due tralicci, quello spazio in apparenza vuoto, Wang si ritrasse nelle spalle. Ma non accadde nulla. L’immenso scafo della nave continuò a scivolare in mezzo alle due torri d’acciaio. Metà del bastimento era ormai passata, e Wang cominciò a dubitare della reale esistenza dei nanofilamenti. Ben presto, però, un piccolo segnale fugò ogni suo dubbio. Notò che una piccola antenna, piantata sulla cima estrema della sovrastruttura, si ruppe alla base e ruzzolò di sotto. […] Dopo che la poppa ebbe superato i tralicci, la Giorno del Giudizio continuò ad avanzare alla stessa velocità, come se tutto fosse nella norma. […] Wang udì che il suono del motore si tramutò prima in uno strano lamento, poi in un fracasso assordante.</p></blockquote>
<p>Ora, dico. Non mi capita tutti i giorni di affettare una nave così grande, ma basta un piccolo esperimento mentale per capire come questa scena non possa stare in piedi.</p>
<p>Immaginiamo di dover affettare una baguette per la lunga. Se lo facessi di colpo con un colpo di ketana giapponese come Ghemon, ho una ragionevole certezza che la baguette resti intatta, benché tagliata in due per la lunga. Colpo secco e fulmineo, assestato con precisione chirurgica in una frazione di secondo.</p>
<p>Se tagliassi la mia baguette molto lentamente (esattamente come la nave che passa lentissima lungo lo stretto di Panama), mi aspetterei di vedere, mentre taglio, briciole di pane che cominciano a sfaldarsi lungo la lama, man mano che procedo per tutta la lunghezza. No?</p>
<p>Tornando alla nave, questa passa attraverso le “lame” come se nulla fosse, le attraversa per intero rimanendo tagliata ma, stranamente, non imbarca acqua, rimane intatta, cade una piccola antenna (ma non il radiotelescopio gigantesco…), il motore “esplode” solo dopo che “la poppa ebbe superato i tralicci”. Che poi, come possa una “lama” dello spessore di pochi atomi non venire spezzata dagli ingranaggi del motore di una nave mentre questi girano, resta davvero un mistero.</p>
<p>Ecco quindi servita l’apoteosi del non-senso. Un chiaro esempio di come un autore si faccia prendere dall’orgasmo scientifico-narrativo. A cosa serve “ammantare di scientificità le invenzioni più fantasiose” (per usare le stesse parole di Michele della rubrica…), quando, sotto sotto, si perde di vista il minimo buonsenso pratico?</p>
<h2>Il successo della serie tv</h2>
<p>Eppure la serie su Netflix pare sia un successo. Come è possibile? Semplicissimo: cito di nuovo Michele, il curatore della rubrica. La serie di Netflix è stata</p>
<blockquote><p>diretta dai registi del Trono di Spade, che hanno trasferito buona parte dell’azione dalla Cina all’Inghilterra, riscritto diversi personaggi, accelerato il ritmo e diluito parecchio la componente scientifica.</p></blockquote>
<p>Grazie tante.<br>
Praticamente hanno tenuto solo il titolo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://retroblog.dariustred.it/il-problema-dei-tre-porci/">Il problema dei tre porci</a> sembra essere il primo su <a href="https://retroblog.dariustred.it">Darius Tred Retro Blog</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://retroblog.dariustred.it/il-problema-dei-tre-porci/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>6</slash:comments>
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">7403</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Centro astronomico di Miyun, Cina</title>
		<link>https://retroblog.dariustred.it/centro-astronomico-di-miyun-cina/</link>
					<comments>https://retroblog.dariustred.it/centro-astronomico-di-miyun-cina/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Darius Tred]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Apr 2024 06:30:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Lettura]]></category>
		<category><![CDATA[Viaggiare leggendo]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://retroblog.dariustred.it/?p=7370</guid>

					<description><![CDATA[<p>Yang Miao percorse la statale Jingmi fino alla contea di Miyun. Da là, svoltò verso Heilongtan risalì la montagna lungo una via tortuosa e arrivò all’osservatorio radioastronomico del centro astronomico nazionale dell’Accademia cinese delle scienze. Scorse una serie di ventotto antenne paraboliche, ciascun disco del diametro di nove metri, simili a una fila di spettacolari [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://retroblog.dariustred.it/centro-astronomico-di-miyun-cina/">Centro astronomico di Miyun, Cina</a> sembra essere il primo su <a href="https://retroblog.dariustred.it">Darius Tred Retro Blog</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<a href="https://retroblog.dariustred.it/centro-astronomico-di-miyun-cina/"><img width="150" height="150" src="https://retroblog.dariustred.it/wp-content/uploads/2024/04/darius-tred-retroblog-viaggiare-leggendo-miyun-radiotelescopio-150x150.jpg" alt="Centro astronomico di Miyun, Cina" align="left" style="margin: 0 20px 20px 0;max-width:100%;" /></a><blockquote><p>Yang Miao percorse la statale Jingmi fino alla contea di Miyun. Da là, svoltò verso Heilongtan risalì la montagna lungo una via tortuosa e arrivò all’osservatorio radioastronomico del centro astronomico nazionale dell’Accademia cinese delle scienze. Scorse una serie di ventotto antenne paraboliche, ciascun disco del diametro di nove metri, simili a una fila di spettacolari piante d’acciaio. All’estremità della catena sorgevano due svettanti radiotelescopi costruiti nel 2006, con dischi che misuravano 50 metri di diametro. Mentre si avvicinava a bordo dell’automobile, non poté fare a meno di ripensare allo sfondo nella foto di Ye e sua figlia.</p></blockquote>
<p style="text-align: right;"><em>Ambientazione tratta da <strong>Il problema dei tre corpi</strong></em></p>
<p style="text-align: right;">(Cixin Liu)</p>
<p>L'articolo <a href="https://retroblog.dariustred.it/centro-astronomico-di-miyun-cina/">Centro astronomico di Miyun, Cina</a> sembra essere il primo su <a href="https://retroblog.dariustred.it">Darius Tred Retro Blog</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://retroblog.dariustred.it/centro-astronomico-di-miyun-cina/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">7370</post-id>	</item>
		<item>
		<title>La trama debole di Philip</title>
		<link>https://retroblog.dariustred.it/la-trama-debole-di-philip/</link>
					<comments>https://retroblog.dariustred.it/la-trama-debole-di-philip/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Darius Tred]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 21 Apr 2024 17:20:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Di tutto di più]]></category>
		<category><![CDATA[Lettura]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Retroblog Post]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://retroblog.dariustred.it/?p=7353</guid>

					<description><![CDATA[<p>In questi ultimi anni ho collezionato una lunga serie di trame deboli nelle mie avventure di lettura. Potrei sfoggiare un lungo elenco e una serie di puntualizzazioni. Dopo aver stropicciato il naso per la trama debole di Mary, dopo aver inarcato il sopracciglio per la trama debole di Joel, sarebbe il turno della trama debole [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://retroblog.dariustred.it/la-trama-debole-di-philip/">La trama debole di Philip</a> sembra essere il primo su <a href="https://retroblog.dariustred.it">Darius Tred Retro Blog</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<a href="https://retroblog.dariustred.it/la-trama-debole-di-philip/"><img width="150" height="150" src="https://retroblog.dariustred.it/wp-content/uploads/2024/04/darius-tred-blog-retroblog-distopia-150x150.jpg" alt="La trama debole di Philip" align="left" style="margin: 0 20px 20px 0;max-width:100%;" /></a><p>In questi ultimi anni ho collezionato una lunga serie di trame deboli nelle mie avventure di lettura. Potrei sfoggiare un lungo elenco e una serie di puntualizzazioni. Dopo aver stropicciato il naso per <strong><a href="https://retroblog.dariustred.it/la-trama-debole-di-mary/">la trama debole di Mary</a></strong>, dopo aver inarcato il sopracciglio per <strong><a href="https://retroblog.dariustred.it/la-trama-debole-di-joel/">la trama debole di Joel</a></strong>, sarebbe il turno della trama debole di Philip. Ho avuto il piacere di leggere <em>La svastica sul sole</em>, di Philip Dick. Ma il piacere va tutto (ma proprio tutto) al supporto delle temerarie compagne d’avventura: <strong><a href="https://trentunodicembre.blogspot.com/" target="_blank" rel="noopener">Marina</a></strong> e <strong><a href="https://www.webnauta.it/wordpress/" target="_blank" rel="noopener">Barbara</a></strong>. E’ solo grazie al lungo scambio di mail che abbiamo avuto durante la lettura, che ho potuto proseguire. Grazie alle battute, alle osservazioni, alle rispettive perplessità e all’unanime stroncatura finale. Marina ne ha fatto un post egregio che <strong><a href="https://trentunodicembre.blogspot.com/2024/04/lo-so-io-dove-la-metterei-la-svastica.html" target="_blank" rel="noopener">si può leggere qui</a></strong>.<br>
Se non fosse stato per loro, mi sarei fermato al capitolo cinque, in tempo per procedere alla pratica di restituzione.</p>
<p>Romanzo semplicemente privo di senso, con personaggi e vicende del tutto sconclusionate, surreali, grottesche, strampalate. Sfido chiunque, specialmente chi pensa sia un capolavoro, a provare a convincermi del contrario. Prego: la sezione dei commenti è sempre aperta. Scrivete o ignorate, ma, se scrivete, siate convincenti.<br>
Senza prendere spunto da intellettuali o critici di varie levature, come Luigi Bruti Liberati nella cui postfazione dell’edizione che ho letto parla di “trovate geniali dell’autore” che francamente non trovo affatto geniali. Se questo è un genio, allora ci accontentiamo davvero di poco o nulla.</p>
<h2>Perplessità</h2>
<p>Lasciando al post di Marina tutte le mie perplessità, a questo giro ho cominciato a chiedermi in realtà un’altra cosa. Com’è possibile che un autore mediocre qualunque, per non dire scarso e privo di fantasia, diventi un autore best-seller, un classico, un cult e così via? Davvero basta il classico “film tratto da” per farlo diventare uno Scrittore con la “S” maiuscola?</p>
<p>Philip Dick, per chi non lo sapesse, è stato proiettato nell’olimpo degli scrittori dopo che, da uno dei suoi romanzi, è stato tratto il film <em>Blade Runner</em>. Un film che, sì, effettivamente ha avuto un successo enorme. Ma il punto è proprio questo: chi è il vero genio? Chi ha costruito il film “tratto da”? O chi ha scritto il romanzo? Se ne trovano a bizzeffe di film notevoli “tratti da” o “liberamenti ispirati da”. E spesso vengono da romanzi e autori sconosciuti.<br>
E poi: ammesso (e non concesso) che il romanzo in questione sia anch’esso un capolavoro, com’è possibile che automaticamente si tenda a pensare che tutti i romanzi dell’autore in questione siano capolavori?</p>
<h2>Riflessione</h2>
<p>Comincio a pensare che forse non sia più una questione di trame deboli messe insieme dal tal scrittore. Forse l’anello debole della catena sta in chi legge, in chi decreta che un certo romanzo sia degno di nota. In chi, in modalità “pecora che segue il gregge”, tramanda questa idea, spesso senza nemmeno aver letto il romanzo. <del>Comincio a pensare che l’anello debole siano gli editor, gli editori, i curatori, i signori dell’editoria che nell’arrabattarsi alla bell’e meglio per vendere di tutto di più, in ogni epoca, facciano passare cani e porci.</del> (Questa frase l’ho barrata perché ne sono già convinto…)<br>
Se tutti dicono che la tal opera è un capolavoro, quindi “per forza” è un capolavoro.<br>
Alla fine il capolavoro non è l’opera, ma l’incantesimo che fa credere che l’opera sia un capolavoro.<br>
Ripeti all’infinito che è un capolavoro, e la gente crederà che sia davvero un capolavoro. Se poi arrivi tu, lettore qualunque, e dici che è un romanzo pessimo, sei tu che “non capisci”, sei tu che “non cogli”.</p>
<p>Ecco, sì: certi romanzi è meglio non coglierli.<br>
Lasciateli lì, sugli scaffali delle librerie, finché non diventano carta da macero.</p>
<h2>Finale alternativo</h2>
<p>Alla fine, scherzando, tra le conclusioni del nostro scambio di e-mail, Marina e Barbara mi hanno buttato lì l’idea di scrivere un finale alternativo. Era una trappola: lo sanno che non sono bravo in queste cose. Però, ammetto di aver pensato per un attimo di cogliere la sfida. Ma poi ho rinunciato: di solito i finali alternativi ti vengono quando apprezzi un romanzo piacevole. Un romanzo che magari ha un finale aperto, oppure un finale “sbagliato”, che poco si addice all’intreccio.</p>
<p>Qui è tutto il romanzo a essere “sbagliato”.</p>
<h2>Post Scriptum (irriverente)</h2>
<p>Spulciando qua e là tra le notizie sulla vita di Philip Dick, pare che abbia avuto una vita difficile, arrivando a fare uso di droghe come LSD. Non amo fare battute sulle disgrazie altrui, però il diavoletto sulla mia spalla sinistra ha sentenziato malignamente: “Neanche con il doping è riuscito a fare di meglio!”.<br>
Frase irriverente.<br>
Però non fa una piega.</p>
<p>L'articolo <a href="https://retroblog.dariustred.it/la-trama-debole-di-philip/">La trama debole di Philip</a> sembra essere il primo su <a href="https://retroblog.dariustred.it">Darius Tred Retro Blog</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://retroblog.dariustred.it/la-trama-debole-di-philip/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>8</slash:comments>
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">7353</post-id>	</item>
		<item>
		<title>La Teoria del Messaggero</title>
		<link>https://retroblog.dariustred.it/la-teoria-del-messaggero/</link>
					<comments>https://retroblog.dariustred.it/la-teoria-del-messaggero/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Darius Tred]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 Mar 2024 22:07:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Estratti]]></category>
		<category><![CDATA[Lettura]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://retroblog.dariustred.it/?p=7349</guid>

					<description><![CDATA[<p>Leavitt sorrise. “La Teoria del Messaggero.” “Chissà,” disse Stone. La Teoria del Messaggero era stata elaborata da John R. Samuels, un tecnico delle comunicazioni. Parlando al Quinto Congresso Annuale sull’Aeronautica e le Comunicazioni, Samuels aveva passato in rassegna alcune teorie sul modo che avrebbe potuto scegliere una cultura estranea per mettersi in contatto con altre [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://retroblog.dariustred.it/la-teoria-del-messaggero/">La Teoria del Messaggero</a> sembra essere il primo su <a href="https://retroblog.dariustred.it">Darius Tred Retro Blog</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<a href="https://retroblog.dariustred.it/la-teoria-del-messaggero/"><img width="150" height="150" src="https://retroblog.dariustred.it/wp-content/uploads/2019/09/darius-tred-blog-retroblog-estratti-lettura-150x150.jpg" alt="La Teoria del Messaggero" align="left" style="margin: 0 20px 20px 0;max-width:100%;" /></a><p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-4309" src="https://retroblog.dariustred.it/wp-content/uploads/2019/09/VirgoletteApertura.png" alt="darius tred, estratto" width="101" style="display:block;margin:10px auto;max-width:560px;max-width:100%;">Leavitt sorrise. “La Teoria del Messaggero.”</p>
<p>“Chissà,” disse Stone.</p>
<p>La Teoria del Messaggero era stata elaborata da John R. Samuels, un tecnico delle comunicazioni. Parlando al Quinto Congresso Annuale sull’Aeronautica e le Comunicazioni, Samuels aveva passato in rassegna alcune teorie sul modo che avrebbe potuto scegliere una cultura estranea per mettersi in contatto con altre culture. Nel campo della tecnologia terrestre, sosteneva Samuels, i concetti più avanzati in materia di comunicazione erano insufficienti, e culture più avanzate avrebbero trovato metodi migliori.</p>
<p>“Poniamo che una cultura desideri esplorare l’universo,” disse. “Poniamo che desideri fare una specie di ‘debutto in società’ su scala galattica: per dare ufficialmente l’annuncio della propria esistenza. Deve diffondere notizie, tracce, in ogni direzione. Qual è il modo migliore per far questo? Con la radio? Non direi: la radio è troppo lenta, troppo cara, e decade troppo in fretta. I segnali più forti s’indeboliscono dopo qualche miliardo di chilometri. Peggio ancora è la TV. I raggi luminosi sono carissimi da generare. Anche se s’imparasse a far esplodere astri interi, a far ‘brillare’ un sole come segnale, sarebbe sempre una spesa colossale.</p>
<p>“Oltre alle spese, tutti questi metodi presentano il tradizionale inconveniente di tutte le radiazioni, nelle quali l’intensità diminuisce con la distanza. La luce di una lampadina elettrica può essere insopportabile a tre metri; può essere forte a trecento; può essere visibile a trenta chilometri. Ma a tre milioni di chilometri è assolutamente invisibile, perché l’energia irraggiata diminuisce con la seconda potenza della distanza. Una semplice, insuperabile legge fisica.</p>
<p>“Proviamo dunque, per trasmettere il nostro segnale, a scartare la fisica e a ricorrere alla biologia. Proviamo a creare un sistema di comunicazioni che non diminuisce con la distanza ma che, anche a milioni di chilometri, conserva la stessa potenza che aveva all’origine.</p>
<p>“In breve, cerchiamo un organismo che possa portare il nostro messaggio. L’organismo si riprodurrà da solo, costerà poco e potrà essere ottenuto in un numero pressoché infinito di esemplari. Per qualche dollaro se ne potrebbero produrre miliardi, da inviare nello spazio in tutte le direzioni. Organismi robusti, ovviamente, capaci di svilupparsi, riprodursi, dividersi, nonostante i rigori dello spazio. In due o tre anni la galassia ne ospiterebbe un numero infinito: in viaggio in tutte le direzioni, in attesa di venire a contatto con una forma di vita.</p>
<p>“E quando questo si verificasse? Ogni singolo organismo avrebbe il potenziale per svilupparsi in un organo completo, o in un completo organismo. Essi comincerebbero, al primo contatto con la vita, a crescere fino a trasformarsi in un complesso meccanismo in grado di comunicare. Sarebbe come sparpagliare nello spazio un miliardo di cellule cerebrali, ciascuna delle quali capaci di trasformarsi, nelle giuste circostanze, in un cervello completo. Allora il cervello appena cresciuta si rivolgerà alla cultura nuova, informandola della presenza dell’altra e spiegando in qual modo si potrebbe venire a contatto.”</p>
<p>La teoria di Samuels dell’Organismo Messaggero fu giudicata divertente dagli scienziati; ma adesso era difficile scartarla a cuor leggero.</p>
<p>“Lei crede,” disse Stone, “che stia già sviluppandosi in una specie di organo di comunicazione?”</p>
<p style="text-align: right;">Tratto da <strong>Andromeda</strong>, di <strong>Michael Crichton</strong></p>
<p> </p>
<p>L'articolo <a href="https://retroblog.dariustred.it/la-teoria-del-messaggero/">La Teoria del Messaggero</a> sembra essere il primo su <a href="https://retroblog.dariustred.it">Darius Tred Retro Blog</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://retroblog.dariustred.it/la-teoria-del-messaggero/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>4</slash:comments>
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">7349</post-id>	</item>
	</channel>
</rss>

<!--
Performance optimized by W3 Total Cache. Learn more: https://www.boldgrid.com/w3-total-cache/?utm_source=w3tc&utm_medium=footer_comment&utm_campaign=free_plugin

Page Caching using Disk: Enhanced 
Content Delivery Network via N/A
Database Caching 40/137 queries in 0.093 seconds using Disk

Served from: retroblog.dariustred.it @ 2026-04-16 07:10:53 by W3 Total Cache
-->