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	<title>Meme e antimeme Archivi - Darius Tred Retro Blog</title>
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	<description>Note, pensieri, curiosità e riflessioni su scrittura, lettura, narrativa. E molto, molto altro...</description>
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	<title>Meme e antimeme Archivi - Darius Tred Retro Blog</title>
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		<title>L&#8217;eco del racconto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Darius Tred]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Feb 2020 13:24:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Di tutto di più]]></category>
		<category><![CDATA[Scrittura]]></category>
		<category><![CDATA[Meme e antimeme]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tempo fa qualcuno, scrivendo, ha cominciato a giocare con l’eco mettendo per iscritto alcuni ricordi. Poco dopo ho provato a giocare con l’eco dell’eco. A farne le spese, un racconto di Barbara … 😛 Questa cosa dell’eco – o meglio: dell’eco dell’eco –  comincia a piacermi. Sarà perché non sai mai come va a finire. [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<a href="https://retroblog.dariustred.it/leco-del-racconto/"><img width="150" height="150" src="https://retroblog.dariustred.it/wp-content/uploads/2019/07/darius-tred-blog-retroblog-staccionata-autunno-150x150.jpg" alt="L&#8217;eco del racconto" align="left" style="margin: 0 20px 20px 0;max-width:100%;" /></a><p>Tempo fa qualcuno, scrivendo, ha cominciato a giocare con l’eco mettendo per iscritto <strong><a href="http://trentunodicembre.blogspot.com/search/label/mini-RACCONTI" target="_blank" rel="noopener noreferrer">alcuni ricordi</a></strong>.<br>
Poco dopo ho provato a giocare con <strong><a href="http://retroblog.dariustred.it/leco-delleco/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">l’eco dell’eco</a></strong>. A farne le spese, <strong><a href="https://www.webnauta.it/wordpress/eco-rispose-racconto/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">un racconto di Barbara</a></strong> … <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f61b.png" alt="😛" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /><br>
Questa cosa dell’eco – o meglio: dell’eco dell’eco –  comincia a piacermi.<br>
Sarà perché non sai mai come va a finire. Oppure… sarà perché è una cosa non richiesta… <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f61b.png" alt="😛" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /></p>
<p>Lo scopo del gioco, a cui probabilmente mi diverto solo io, è quello di <del>distorcere</del> riscrivere un testo.<br>
Come già detto, la questione non è riscrivere meglio o peggio, ma riscrivere con il proprio stile e osservare le differenze che emergono. Potrebbe sembrare un esercizio vuoto e fine a se stesso, ma mi aiuta a capire meglio certi miei connotati stilistici e, perché no, magari evidenzia anche i connotati stilistici di chi ha scritto il testo originale.</p>
<p>La vittima di questo giro è <strong><a href="https://iraccontidelleragazze.wordpress.com/2020/01/28/la-ragazza-alla-finestra/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">La ragazza alla finestra</a></strong>, racconto di <strong><a href="http://trentunodicembre.blogspot.com/2020/01/il-racconto-del-racconto.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Marina</a></strong>.</p>
<blockquote><p>Quando Martino la vide, poco dopo la mezzanotte, ebbe un sussulto: era certo che fosse Simona.<br>
Il profilo di Simona. I capelli neri di Simona. Gli stessi occhi di Simona. Ma non era Simona.</p>
<p>Non poteva essere Simona. Valigia in mano, se n’era andata una mattina di fine marzo.<br>
“Parto per Londra”, aveva detto. “Parto con John”.<br>
<em>John? Ma non era soltanto l’ “amico” inglese?</em><br>
Martino ricordava bene quella mattina. Era il giorno del suo compleanno.<br>
“Ah… auguri.”<br>
Chiusa la porta, Simona l’aveva piantato così.</p>
<p>Martino ritornò con il pensiero a quella donna che ora aveva di fronte. Seduta alla finestra del pianoterra, non l’aveva mai notata. Eppure non era la prima volta che Martino faceva quel tragitto. Anche quella sera stava andando a buttare le solite bottiglie di vino, le uniche amiche frivole a cui poteva chiedere di rammendare gli strappi della solitudine. Con passo incerto, attraversò la strada per avvicinarsi alla campana di raccolta del vetro, posta di fianco al cassonetto. Cercò di infilarvi dentro le bottiglie con cautela ma il rumore fu inevitabile. Il lancio aveva prodotto una deflagrazione tale che avrebbe potuto svegliare l’intero vicinato. Si voltò per tornare sui suoi passi e incrociò lo sguardo della ragazza il cui biasimo lo fece sentire come un vagabondo sorpreso a chiudersi la cerniera dei pantaloni vicino al tronco di un albero.<br>
«Scusa…» disse incerto. Puntò l’indice molle verso la campana del vetro «Le bottiglie… non sai mai come infilarle in quel coso… e a volte esplodono…»<br>
La tipa rimase in silenzio, accennando un sorriso. Martino si avvicinò e appoggiò una mano sul muro del palazzo. Alzò la testa verso la donna che rimase dov’era, senza allontanarsi dalla finestra o chiuderla. Poi, ingoiando un boccone di umidità, prese a tastarsi la giacca, finché non trovò le Lucky Strike.<br>
«Fumi?»<br>
«No. Non dovrei… ma chissenefrega!»<br>
Le porse una sigaretta. La ragazza doveva avere un accendino da qualche parte perché non si curò di aspettare che lui le allungasse la fiammella del suo. Martino diede una lunga tirata e la guardò con un’attenzione diversa.<br>
«Sono uno sconosciuto. Non hai paura?» Sbuffi di fumo gli s’inerpicarono tra le parole e gli zigomi appannandogli la vista. Il resto lo espirò con un soffio deciso.<br>
La giovane donna fece cadere la cenere dentro un bicchiere di plastica che aveva appoggiato sul davanzale.<br>
«Sembri a posto. Più sbronzo che maniaco.»<br>
Martino si aggiustò il colletto della camicia sotto la giacca, cercando di darsi un contegno. Assottigliò gli occhi, stringendo la sigaretta tra le labbra.<br>
«Mi chiamo Martino.»<br>
«Emma» gli andò dietro lei, senza tendergli la mano.<br>
«Oh! Come Emma Watson. L’attrice…»<br>
«Oppure come Emma Bovary. Mia madre adora il romanzo di Flaubert. Dice sempre di avermi dato questo nome dopo averlo letto… Conosci “Madame Bovary”, no?»<br>
Martino si accorse che lo sguardo che le aveva rivolto, privo di espressione, l’aveva fatta ridere. Capì di averle dato l’impressione di uno che si stava affannando a cercare qualcosa che non trovava.</p>
<p>“Madame Bovary” era scomparsa dalla sua memoria di lettore occasionale ma Flaubert, quello, no. Quel nome ancora faticava a dimenticarlo: gli tornò alla memoria un litigio con Simona, degenerato a suon di libri presi e scagliati con traiettorie mirate. Una bomba cartacea gli aveva stampato in fronte la promessa di un bernoccolo prima di rimbalzargli in mano. E quella bomba, in mezzo a quel fuoco incrociato di copertine, recava proprio il nome di Flaubert.</p>
<p>Un refolo di vento trascinò per qualche metro una carta di alluminio, che prolungò il suo crepitio sulla strada finché non andò a incastrarsi sotto la ruota di un’auto parcheggiata; Martino, distratto da quell’ultimo pensiero, tossicchiò e si voltò di nuovo verso Emma.<br>
«Che fai seduta, a quest’ora, davanti a una finestra spalancata?»<br>
«Mi godo il silenzio. Di giorno, questa strada è un tale caos.»<br>
«Non ti ho mai vista da queste parti. Abito laggiù» disse con un vago cenno del mento. «E non ti ho mai incontrata.»<br>
Emma scrollò di nuovo la cenere della sigaretta dentro il bicchiere.<br>
«Non sto molto in giro.»<br>
Martino gettò il mozzicone per terra e lo sminuzzò sotto la scarpa. Si accorse di apprezzare quel piacevole diversivo, dopo serate intere trascorse su un divano. La musica in cuffia non bastava mai a zittire la schiera di pessimi pensieri. Una relazione sentimentale finita, una vita da rifare, un nuovo lavoro da cercare.</p>
<p>Rimase a parlare con Emma per un’ora e mezza, affascinato dai sorrisi che lei dispensava con parsimonia e dalla sua ostinata postura davanti alla finestra. Seduta, con i gomiti ben piantati sul davanzale, muoveva il viso poggiato sulle mani incrociate, assecondando il proprio tono di voce o le frasi di Martino: se qualcosa la metteva a disagio, Emma ruotava la testa lievemente di lato per nascondere il rossore camuffato dalla luce artificiale dei lampioni; se le raccontava una cosa buffa, lei faceva scivolare il viso in giù fino ad appoggiare il naso sulle mani e ridere di soppiatto.<br>
Non era più Simona agli occhi di Martino: Simona aveva l’abitudine di dialogare in piedi, con un braccio flesso a reggere il gomito dell’altro e la mano libera che spazzolava l’aria, una parola sì una parola no. Una postura così saccente, così innaturale! Anche quando litigavano, la sua bocca si contraeva, si dilatava, si arricciava con un ritmo studiato, come se stesse recitando un copione, copione che prevedeva spesso – troppo spesso – un finale in lacrime. Simona non aveva la dolcezza di Emma nel raccontarsi.<br>
Emma era stata un’atleta, ora non più.<br>
Correva fino a quindici chilometri al giorno, ora non più.<br>
Studiava pianoforte al biennio del Conservatorio. Questo lo faceva ancora. E dava anche lezioni di musica a una bimba “prodigio”… Comprava compulsivamente libri e leggeva ogni sera. Avevano riso di qualche battuta. Lo sguardo di Martino continuava a posarsi sul suo mezzo busto: la scollatura si fermava al punto giusto, dove il seno formava un’ansa in cui la croce della collana sembrava volersi infilarsi, ogni volta che lei si muoveva avanti e indietro.<br>
Emma era simpatica, timida, intelligente. Non era bella: aveva la bocca sottile, il viso irregolare e denti che, a dispetto della loro imperfezione, rendevano perfetto il suo sorriso.<br>
Simona aveva la bocca carnosa, dentatura impeccabile, che, però, lo rendevano affettato, il suo sorriso. Non bello. Era un po’ snob, disinibita e anche lei intelligente, sì. Almeno abbastanza da aspettare il momento opportuno per lasciarlo. Martino non si era mai soffermato a pensare che era già trascorso quasi un anno dalla fine del loro rapporto.</p>
<p>«Ti andrebbe di fare una passeggiata?» disse Martino, incoraggiato dalla confidenza raggiunta.<br>
«A quest’ora?»<br>
«Io non dormo» aggiunse. «Tu nemmeno…»<br>
«Tra poco pioverà, non lo senti l’odore di bagnato nell’aria?»<br>
Emma staccò i gomiti dal davanzale e si passò una mano fra i capelli. Il sorriso le si era spento in viso.<br>
«Okay, scusa. Mi conosci appena. E per di più pensi che sia brillo. Il che è vero, considerato che mi è venuto il torcicollo per parlare con te.»<br>
Il sorriso di Emma resuscitò dalla piega dritta delle labbra.<br>
Come un presagio indovinato, cominciò a piovere.<br>
«… Tempismo perfetto! Mi conviene rientrare in casa.»<br>
Martino si cacciò le mani in tasca, incassando il collo dentro la giacca. «Posso rivederti domani?»<br>
«Non saprei…»<br>
Capì di avere messo in difficoltà Emma. Il suo sguardo evitava gli occhi di Martino che aspettavano una risposta.<br>
«Il tempo di un caffè… Di una chiacchierata…»<br>
Forse si era sbilanciato troppo, ma parlando con lei aveva immaginato un’opportunità e non voleva si trasformasse in una occasione perduta.<br>
«È un po’ complicato…» rispose lei.<br>
Aghi di pioggia costringevano Martino a tenere la testa piegata. Pensò a cosa potesse complicare un loro eventuale incontro e la cosa più ovvia che gli venne in mente fu la possibilità che ci fosse un uomo nella vita di Emma. La guardò, riparandosi con una mano e la incalzò apposta.<br>
«Mi prenderò un accidente. Che dici, allora?»<br>
«Ci penserò… se non sarai tu, a ripensarci prima…» Emma pronunciò quest’ultima frase a voce bassa, con tono ironico, rassegnato, quasi beffardo.</p>
<p>Si sporse di lato e tirò verso di sé il bracciolo di un’altra sedia, rimasta dietro la tenda come una discreta dama di compagnia. La luce arancione del lampione si poggiò sulla cromatura delle parti metalliche. La ragazza fece leva con le braccia e si sedette sul trono con le ruote, cui la sua vita da principessa sfortunata l’aveva condannata.<br>
Martino trattenne fiato e parole, impermeabile alla pioggia che cominciò a infierire su strade, auto, alberi.<br>
Emma, con un sorriso cucito sulle labbra, spiccicò un «ciao» che non gli alleviò la delusione. Si ritirò nella stanza, come una bambola di pezza costretta a tornare dentro la sua cesta dopo un bel gioco. Doveva essere bello, ogni tanto, vivere l’illusione della normalità, pensò Martino con tenerezza. La salutò con un cenno calmo e rassegnato, finché la finestra non si chiuse del tutto.</p>
<p>Martino si svegliò che il sole era già alto nel cielo, ma tingeva di autunno quella domenica di maggio, coperto com’era da uno strato denso di nuvole che minacciavano ancora pioggia.<br>
Andò in cucina, si riempì un bicchiere d’acqua e guardò fuori, in direzione dell’isolato più avanti. Non era mai stato così vicino alla preghiera come nella notte appena trascorsa: il silenzio e l’insonnia gli avevano dettato pensieri, ispirato progetti, suggerito buoni propositi.<br>
Sbirciò le lancette dell’orologio, poi si vestì in fretta. Uscendo si ricordò di prendere l’ombrello.</p>
<p>Aveva un appuntamento.</p></blockquote>
<h6 style="text-align: right;">( Photo Credit : <a href="https://pixabay.com/users/stevepb-282134/?utm_source=link-attribution&amp;utm_medium=referral&amp;utm_campaign=image&amp;utm_content=2331414">Steve Buissinne</a> / <a href="https://pixabay.com/?utm_source=link-attribution&amp;utm_medium=referral&amp;utm_campaign=image&amp;utm_content=2331414">Pixabay</a> )</h6>
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		<title>L&#8217;eco dell&#8217;eco</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Darius Tred]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Jul 2019 05:25:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scrittura]]></category>
		<category><![CDATA[Meme e antimeme]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Qualcuno ha cominciato a giochicchiare con l’eco. E, come spesso accade, l’eco non ha una voce sola: a volte, una parte si ripete. Altrimenti che eco sarebbe? E la parte che si ripete, magari si distorce, scollandosi dalla voce iniziale. Come in questo caso, dove l’eco di Barbara… ha prodotto una nuova eco. L’eco dell’eco, insomma. [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://retroblog.dariustred.it/leco-delleco/">L&#8217;eco dell&#8217;eco</a> sembra essere il primo su <a href="https://retroblog.dariustred.it">Darius Tred Retro Blog</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<a href="https://retroblog.dariustred.it/leco-delleco/"><img width="150" height="150" src="https://retroblog.dariustred.it/wp-content/uploads/2019/07/darius-tred-blog-retroblog-staccionata-autunno-150x150.jpg" alt="L&#8217;eco dell&#8217;eco" align="left" style="margin: 0 20px 20px 0;max-width:100%;" /></a><p>Qualcuno ha cominciato a <strong><a href="https://trentunodicembre.blogspot.com/2019/06/leco-4.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">giochicchiare con l’eco</a></strong>. E, come spesso accade, l’eco non ha una voce sola: a volte, una parte si ripete. Altrimenti che eco sarebbe? E la parte che si ripete, magari si distorce, scollandosi dalla voce iniziale. Come in questo caso, dove <strong><a href="https://www.webnauta.it/wordpress/eco-rispose-racconto/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">l’eco di Barbara</a></strong>… ha prodotto una nuova eco. L’eco dell’eco, insomma.</p>
<p>Distorta, riscritta. E ovviamente non richiesta… <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f61b.png" alt="😛" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /></p>
<p>In altre parole, un esercizio di stile dove mi son divertito a prendere il brano di Barbara per riscriverlo alla mia maniera senza stravolgerlo troppo. Naturalmente non si tratta di riscrivere meglio o peggio un pezzo ma, semplicemente, di riscriverlo cercando di focalizzare i punti in cui emerge il proprio stile.</p>
<blockquote><p>Spesso mi rifugio in giardino a leggere e scrivere. Da quando è stato rifatto, anche se i lavori non sono ancora terminati, bagnare il prato nuovo è diventata un’attività molto rilassante, specie dopo una lunga e afosa giornata di lavoro.<br>
Purtroppo però i turni stabiliti dalle altre piccole e temibili inquiline sono piuttosto rigidi: quando il terreno è in ombra, spuntano fuori loro, zanzare tigre talmente grosse e fastidiose che metterebbero a dura prova anche San Francesco.<br>
Allora mi ritiro nel mio primo luogo preferito di lettura: la panchina di legno in terrazzo, dove stranamente le bestiacce non arrivano.<br>
<em>Non sanno fare le scale, si vede.</em><br>
Da lì posso osservare tutta la zona circostante: dall’incrocio in fondo alla strada fino alla fermata dell’autobus che sta dall’altra parte. E tutto senza essere vista, dato che i ciuffi alti delle piante sui vasi mi nascondono bene senza impedire la visuale.<br>
<em>Ma tanto in questo quartiere non succede mai niente. Anche se…</em></p>
<p>L’ultima volta me ne stavo lì assorta. Cercavo di leggere, continuamente distratta dai pensieri ingarbugliati della vita. Sollevavo di tanto in tanto lo sguardo lungo la strada, quando qualcosa di insolito colpì la mia attenzione.<br>
Una camicetta bianca.<br>
Nel piccolo fazzoletto verde del prato di fronte, una giovane biondissima – troppo bionda per essere naturale – sembrava presa da un set fotografico. Smanicata, un décolleté generoso e un paio di cortissimi short di jeans.<br>
Si chinava, si voltava, ancheggiava. Rideva con fare ammiccante per poi sollevare i capelli e ondeggiarli sulle spalle.</p>
<p>Di fronte a lei un signore anziano intento a maneggiare un cellulare. Le faceva cenni per spostarsi, alzare il mento, cambiare la posizione. Ma non aveva l’aria di essere un fotografo: capelli bianchi, calvizie incipiente, pantaloni un po’ retrò con le pinches e una brutta camicia quadrettata a maniche corte.<br>
<em>Forse il nonno… ?</em><br>
Dimentica della mia lettura, continuavo a osservare l’assurda scenetta, alla ricerca di ulteriori indizi. Mi aspettavo di scorgere il giovane fidanzato, la truccatrice o il parrucchiere: se fosse stato davvero un set fotografico – con un cellulare? -, sarebbe stato decisamente fuori luogo. Perché scegliere un prato incolto attorno ad anonime villette bifamiliari? Pochi passi più avanti s’intravedeva una bellissima villa veneta.<br>
<em>No, non è un set fotografico. È davvero il nonno?</em></p>
<p>L’uomo guardò l’ultimo scatto sul display, lo mostrò alla ragazza che sorrise soddisfatta prima di riprendersi il telefonino e infilarselo nella tasca dei pantaloni. Il “nonno” appoggiò la mano con sicurezza sul fondoschiena di quegli short in jeans, per accompagnarli lentamente nella vicina trattoria. La camicetta bianca a sua volta gli passò un braccio dietro la schiena, prestando volentieri la scollatura allo sguardo di lui.<br>
<em>No, non è il nonno…</em><br>
L’anziano signore si allontanò con la giovane amante dell’Est Europa. Sorrido. A cosa servissero le foto, non è dato saperlo ma posso intuirlo con facilità: lui si vanterà con gli amici e lei mostrerà ai parenti lontani le nuove – lussuose – condizioni di vita. Un cliché così banale. Forse dopotutto i cliché esistono per un motivo, nessuno li ha inventati dal nulla.<br>
<em>Non succede mai niente in questo quartiere, mai nessuna storia interessante da raccontare…</em></p></blockquote>
<h6 style="text-align: right;">( Photo Credit : <a href="https://pixabay.com/users/stevepb-282134/?utm_source=link-attribution&amp;utm_medium=referral&amp;utm_campaign=image&amp;utm_content=2331414">Steve Buissinne</a> / <a href="https://pixabay.com/?utm_source=link-attribution&amp;utm_medium=referral&amp;utm_campaign=image&amp;utm_content=2331414">Pixabay</a> )</h6>
<p>L'articolo <a href="https://retroblog.dariustred.it/leco-delleco/">L&#8217;eco dell&#8217;eco</a> sembra essere il primo su <a href="https://retroblog.dariustred.it">Darius Tred Retro Blog</a>.</p>
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		<title>Dieci libri</title>
		<link>https://retroblog.dariustred.it/dieci-libri/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Darius Tred]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Jul 2018 08:06:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Lettura]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Meme e antimeme]]></category>
		<category><![CDATA[Traduzioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“Quelli che non potrai mai dimenticare di aver letto e che probabilmente rileggerai ancora e ancora. Posta solo la copertina non aggiungere spiegazioni.” Qualcuno (non si fanno nomi, solo cognomi: Guarneri! 😀 ) ha pensato bene di risucchiarmi in questo giochino estivo che sta imperversando su Facebook. Niente da dire: parteciperei volentieri, ma… Ho la [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://retroblog.dariustred.it/dieci-libri/">Dieci libri</a> sembra essere il primo su <a href="https://retroblog.dariustred.it">Darius Tred Retro Blog</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<a href="https://retroblog.dariustred.it/dieci-libri/"><img width="150" height="150" src="https://retroblog.dariustred.it/wp-content/uploads/2018/07/darius-tred-blog-retroblog-biblioteca-150x150.jpg" alt="Dieci libri" align="left" style="margin: 0 20px 20px 0;max-width:100%;" /></a><p>“Quelli che non potrai mai dimenticare di aver letto e che probabilmente rileggerai ancora e ancora. Posta solo la copertina non aggiungere spiegazioni.”</p>
<p>Qualcuno (non si fanno nomi, solo cognomi: Guarneri! <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f600.png" alt="😀" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> ) ha pensato bene di risucchiarmi in questo giochino estivo che sta imperversando su Facebook. Niente da dire: parteciperei volentieri, ma…<br>
Ho la faccia di uno che può postare copertine di libri senza aggiungere spiegazioni? <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f600.png" alt="😀" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /><br>
No. Certo che no. Quindi farei molto fatica a partecipare attivamente a questo meme…</p>
<p>Ma, in fondo in fondo (ma proprio in fondo…), i motivi sono altri. Farei fatica a identificare 10 libri perché quelli che mi sono piaciuti sono molto più di 10. Molti hanno contribuito a formare, non dico il mio pensiero, ma alcune mie opinioni su diversi argomenti. Quindi sì, non li dimenticherò, ma sarei esagerato se affermassi che mi hanno cambiato la vita. Diciamo semplicemente che ognuno mi ha insegnato qualcosa.</p>
<p>Potrei partire citando la Bibbia ma prima che qualche sopracciglia si inarchi con un “vabbè, cambiamo aria”, aggiungo subito una sfida: provate a leggere la Bibbia in ebraico antico, cioè nella sua lingua originale. E se deciderete di accettare questa sfida con voi stessi, abbiate cura di cercare la versione più antica, ancora più antica del <strong><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Codex_Leningradensis" target="_blank" rel="noopener"><em>Codice di Leningrado</em></a></strong>.<br>
Forse qualcuno non sa cos’è il Codice di Leningrado. La faccio breve: è solo una delle tante versioni originali della Bibbia, l’unica dalla quale derivano tutte le traduzioni moderne. Vi lascio immaginare le altre ma, qualunque opinione abbiate della Bibbia, sappiate solo di avere a che fare con la classica punta dell’iceberg.<br>
Ovviamente io non conosco l’ebraico antico ma posso garantire che se si sa cercare bene, si verrà ricompensati con letture che riserveranno sorpresa <em><strong>autentica</strong></em> e <strong><em>pura</em></strong>.<br>
Certo, poi nessuno ha la verità in tasca.<br>
Ma uno degli insegnamenti è proprio questo: “nessuno ha la verità in tasca”… <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f61b.png" alt="😛" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /></p>
<p>Ecco perché, almeno in questo caso, postare la copertina della Bibbia senza aggiungere spiegazioni non avrebbe senso. Per il resto potrei andare avanti a citare altri titoli e copertine, ma senza spiegazioni si perde il bello della conversazione, vale a dire la parte bella di un tè in compagnia quando si parla con qualcuno di libri, del perché ci sono piaciuti e di cosa ci hanno permesso di scoprire.</p>
<h2>Dimmi cosa leggi e ti dirò chi sei.</h2>
<p>Quante volte avete sentito questa frase? In quante varianti vi siete imbattuti? Decine. Ci scommetto.<br>
Ma questa – dimmi cosa leggi e ti dirò chi sei – è una variante delicata.<br>
Ho capito da tanto tempo che in alcune circostanze dire apertamente cosa si legge o cosa si è letto si rischia seriamente di essere inquadrati in determinate “categorie culturali” (le virgolette stanno a sottolineare un eufemismo).</p>
<p>Capita di incontrare, nella vita di tutti i giorni, persone invasate, sicure delle proprie convinzioni scientifiche/storiche/politiche/religiose, persone che si comportano come se avessero la verità in tasca. Persone che però – qualora si avesse la malaugurata idea di instaurare anche solo una bozza di conversazione su determinati argomenti – si vedono sgretolare quelle poche certezze che hanno (o meglio: che credono di avere) di fronte a un paio di domande finemente – e cinicamente – calibrate. E se per sbaglio – sempre nella bozza di conversazione – si citassero un paio di libri o anche solo un paio di autori, apriti cielo.</p>
<h2>Cope e Travis. E le finte certezze.</h2>
<p>Propongo qui, giusto per sdrammatizzare un po’, un gustosissimo brano tratto da <em>I cercatori di ossa</em>, romanzo di Michael Crichton ambientato nell’Ottocento nel Far West americano. I due protagonisti sono uno scienziato e un predicatore…</p>
<blockquote><p>Cope organizzò le case di legno dei fossili, imballando nuovamente quelli non abbastanza al sicuro dai saccheggi degli stivatori del battello. Isaac si prese cura di Stenberg, che delirava senza sosta; gli preparò un tè a base di corteccia di rami di salice, un rimedio contro la febbre, disse. Morton diede una mano a Cope.<br>
Sei o sette passeggeri aspettavano il vapore a Cow Island. Fra loro c’erano un agricoltore mormone di nome Travis e il suo giovane figlio, venuti nel Montana per diffondere il vangelo fra i coloni. Non avevano riscosso molto successo ed erano contrariati.<br>
“Cos’ha in queste casse?” chiese Travis.<br>
Cope alzò gli occhi. “Ossa fossili.”<br>
“A che servono?”<br>
“Le studio.”<br>
Travis scoppiò a ridere. “Perché studiare ossa quando può studiare animali vivi?”<br>
“Queste sono ossa di animali estinti”, spiegò Cope.<br>
“Non è possibile.”<br>
“Perché no?”<br>
“Lei è un uomo timorato di Dio?”<br>
“Sicuro.”<br>
“Crede che Dio sia perfetto?”<br>
“Certo.”<br>
Travis rise di nuovo. “In tal caso deve riconoscere che non possono esserci animali estinti, perché nella sua perfezione il Signore misericordioso non permetterebbe mai che una famiglia di sue creature si estinguesse.”<br>
“Perché no?” chiese Cope.<br>
“Gliel’ho appena detto.” Travis pareva scocciato.<br>
“Mi ha appena riferito la sua convinzione su come Dio gestisca i suoi affari. E se invece Dio raggiungesse per gradi la sua perfezione, scartando le passate creazioni per forgiarne di nuove?”<br>
“Questo lo possono fare gli uomini, perché gli uomini sono imperfetti. Dio no, perché Egli è perfetto. C’è stata una sola creazione. Crede che Dio abbia compiuto degli errori nella sua creazione?”<br>
“Ha fatto l’uomo. Non ha appena detto che l’uomo è imperfetto?”<br>
Travis lo guardò storto. “Lei è uno di quei professori, di quei pazzi istruiti, che si è allontanato dalla retta via per approdare all’empietà.”<br>
Cope non era dell’umore giusto per addentrarsi in una discussione teologica. “Meglio un pazzo istruito che un pazzo ignorante”, buttò lì.<br>
“Lei si è messo al servizio del diavolo”, ribattè Travis, assestando un calcio a una cassa di fossili.<br>
“Lo faccia un’altra volta e le spacco la testa.”<br>
Travis sferrò un calcio a un’altra cassa…</p></blockquote>
<p>Che fine ha fatto il povero (?) Travis ve lo lascio scoprire da soli qualora decideste di leggere il romanzo.</p>
<p>Il punto, dicevamo, è che in questo genere di discussioni si passa poi a mettere in discussione l’autore, lo studioso, lo scienziato. O la teoria, le ipotesi, le supposizioni. Oppure si viene tacitamente criticati con la classica frase “Non dovresti leggere quella roba”.<br>
Ah, no? E perché? Tu l’hai letta? No, penso. Altrimenti saresti in grado quantomeno di sostenere una conversazione. Risponderei così, a volte. Ma il più delle volte mi limito solo a pensarlo, questo batti e ribatti: sono una brava persona e non mi piace mettere in crisi la gente.</p>
<p>Certe persone (e parlo soprattutto di bravissime persone, squisite e buone d’animo) hanno bisogno di avere certezze su cui poggiare la propria quotidianità spiccia, i propri rituali sedimentati da annose abitudini, rituali che hanno permesso loro di acquisire comunque un’inestimabile saggezza di vita. Moltissime persone, quindi, non sentono nemmeno l’esigenza di farsi certe domande.<br>
Perché pretendere che siano anche in grado di concepire risposte?</p>
<p>Resta comunque il fatto che, se hai vissuto per decenni in un ambiente con determinate prerogative religiose, culturali, politiche di un certo tipo, certa “roba” non la dovresti leggere.<br>
Punto.<br>
Devi pigliarti la verità calata dall’alto. Meglio se lo fai senza fare troppe domande scomode, meglio se lasci tranquille le pseudo-certezze altrui.</p>
<h2>Il tabernacolo.</h2>
<p>Ecco quindi che #i10libridellamiavita , cioè quelli che leggerei e rileggerei ancora e ancora, sono ben più di 10. Ma sono tutti nel tabernacolo, vale a dire una piccola libreria privata che tengo in camera mia, lontana dagli occhi indiscreti degli ospiti, che siano amici di lunga data o visitatori occasionali.<br>
Non sono libri che tengo nascosti: sono libri che vanno spiegati, che vanno raccontati. Non basta vederne il titolo ma occorre parlarne, spiegare perché li ho letti, cosa mi hanno dato, cosa mi hanno fatto capire.</p>
<p>Nelle librerie in sala invece ci stanno tutti gli altri libri, quelli utili e futili, quelli che vanno bene per innescare le classiche conversazioni che sbocciano quando si notano certi titoli in bella vista.</p>
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		<title>Intervista di fine estate</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Darius Tred]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 Sep 2017 14:27:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Di tutto di più]]></category>
		<category><![CDATA[Meme e antimeme]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>(Lavender Fields, di Ivailo Nikolov, immagine condivisa sulla pagina Facebook Les Impressionistes) Dopo l’intervista di mezza estate, eccomi alle prese con una serie di domande che mi vengono poste da Tiziana Balestro de La voce di Calibano, che ringrazio per la nomina al Liebster Award. Se qualcuno ancora non sa di che cosa si tratta, può [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<a href="https://retroblog.dariustred.it/intervista-fine-estate/"><img width="150" height="150" src="https://retroblog.dariustred.it/wp-content/uploads/2017/09/darius-tred-retroblog-les-impressionistes-01-150x150.jpg" alt="Intervista di fine estate" align="left" style="margin: 0 20px 20px 0;max-width:100%;" /></a><h6 style="text-align: center;"><em>(Lavender Fields, di Ivailo Nikolov, immagine condivisa sulla pagina Facebook Les Impressionistes)</em></h6>
<p>Dopo <strong><a href="http://retroblog.dariustred.it/intervista-mezza-estate/">l’intervista di mezza estate</a></strong>, eccomi alle prese con una serie di domande che mi vengono poste da <strong>Tiziana Balestro</strong> de <a href="https://lavocedicalibano.wordpress.com/about/" target="_blank" rel="noopener"><strong>La voce di Calibano</strong></a>, che ringrazio per <a href="https://lavocedicalibano.wordpress.com/liebster-award/" target="_blank" rel="noopener"><strong>la nomina al Liebster Award</strong></a>. Se qualcuno ancora non sa di che cosa si tratta, può farsene una cultura leggendo notizie <strong><a href="http://www.webnauta.it/wordpress/liebster-award-2016/" target="_blank" rel="noopener">dal blog Webnauta</a></strong> di <strong>Barbara Businaro</strong>, al quale sfacciatamente ricorro per evitare di spiegarne i meccanismi.</p>
<p>Ma veniamo a noi. È cambiata la stagione: dalla “mezza estate”, con relativa intervista, siamo ormai giunti alla “fine estate”. E in un batter d’occhio siamo in autunno, insomma, anche se non ci sono più le stagioni di una volta. Le foglie infatti pare cadano ogni anno prima del tempo e, da quest’anno, oltre alle foglie cominciano a cadere anche i blog <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f600.png" alt="😀" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> : il mio stretto-strettissimo giro-blog ne ha visti cadere ben due nel giro di una manciata di settimane.</p>
<p>Cadono le foglie, dunque. Cadono i maroni (nel senso di “castagne” <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f600.png" alt="😀" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> ), cadono i blog.<br>
Perché non far cadere anche le regole del Liebster Award? <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f61b.png" alt="😛" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /></p>
<p>Ecco che allora, fedele alla mia voglia di liberare la fantasia, d’ora in poi ogni volta che verrò nominato sceglierò una sola domanda delle 11 che impone il riconoscimento. Una sola domanda a cui rispondere. E non farò nomine, non perché mi diverto a rompere le regole (almeno: non sempre) ma, semplicemente, perché quei pochi blogger che seguo sono stati nominati più volte.<br>
Dunque, da dove cominciamo?<br>
Delle undici domande di Tiziana (che nuovamente ringrazio per la nomina), scelgo di rispondere a questa:</p>
<blockquote><p><em>Un libro strappato o un libro non tornato dopo un prestito.</em><br>
<em> Quale situazione ti farebbe più male?</em></p></blockquote>
<p>Il libro non tornato, senza dubbio.<br>
Il motivo? Perché mi è successo, semplice. Ed è lo stesso motivo per cui in genere non presto i libri.<br>
È accaduto tempo fa che un libro dato in prestito (un libro che, per giunta, non avevo ancora letto) non ha più fatto ritorno. L’amico sosteneva di averlo perso o di averlo prestato a sua volta, non ricordava più a chi. Mi aspettavo che, per riparare al disguido, costui me lo ricomprasse (mi sembrava il minimo che potesse fare). Ma bellamente ha fatto finta di nulla. Si trattava di una edizione economica, niente di che. Ma non era una questione di costo: era una questione di principio. Insomma il classico caso in cui si dice “oltre al danno, la beffa”.</p>
<p>Va detto, però, che non ho mai provato a trovarmi tra le mani, durante la lettura, un libro strappato. Però credo di poter dire di aver provato di peggio: comprare un libro e scoprire che per un errore di rilegatura un blocco di cento pagine è assente, sostituito da un blocco ripetuto. Come se non bastasse, il blocco mancante conteneva proprio il punto più intrigante della trama. E niente, ho dovuto ricomprarlo. Mi è rimasto l’amaro in bocca per un paio di giorni prima di poter tornare in libreria, lo ricordo ancora adesso.</p>
<h2>Ora però sono curioso</h2>
<p>Prestate un libro e il vostro amico ve lo perde. Come reagite?</p>
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		<title>Intervista di mezza estate</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Darius Tred]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Aug 2017 10:16:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Di tutto di più]]></category>
		<category><![CDATA[Meme e antimeme]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un ringraziamento a Silvia Algerino, di Lettore Creativo: mi sembra doveroso come inizio. La sua nomination al Liebster Award in questo freschissimo agosto mi offre l’occasione per rispondere alle sue domande. Ma cosa vi interessano di più? Le mie risposte o le mie nomination? In un caso resterete sicuramente delusi. A voi la scelta. 😛 [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<a href="https://retroblog.dariustred.it/intervista-mezza-estate/"><img width="150" height="150" src="https://retroblog.dariustred.it/wp-content/uploads/2017/08/darius-tred-retroblog-intervista-150x150.jpg" alt="Intervista di mezza estate" align="left" style="margin: 0 20px 20px 0;max-width:100%;" /></a><p>Un ringraziamento a Silvia Algerino, di <a href="http://www.lettorecreativo.it/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Lettore Creativo</strong></a>: mi sembra doveroso come inizio. La <strong><a href="http://www.lettorecreativo.it/liebster-award-nuova-nomination-e-nuove-domande/" target="_blank" rel="noopener">sua nomination</a></strong> al Liebster Award in questo freschissimo agosto mi offre l’occasione per rispondere alle sue domande. Ma cosa vi interessano di più? Le mie risposte o le mie nomination?<br>
In un caso resterete sicuramente delusi. A voi la scelta. <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f61b.png" alt="😛" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /></p>
<p>Prima di cominciare, qualora qualcuno si chiedesse che diavolo è il Liebster Award e quali sono le sue origini, vi invito a spulciare <strong><a href="http://www.webnauta.it/wordpress/liebster-award-2016/" target="_blank" rel="noopener">il vulcanico blog di Barbara</a></strong>. Non riuscirei a spiegarlo meglio.</p>
<p><em><strong>1. A quale cibo non rinunceresti mai?</strong></em></p>
<p>Non ho un cibo particolare: diciamo che generalmente preferisco il salato al dolce, quindi tra salato e dolce non rinuncerei al salato.</p>
<p><em><strong>2. Sandali o infradito?</strong></em></p>
<p>Odio i sandali e odio gli infradito. Opzione di riserva? <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f61b.png" alt="😛" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /></p>
<p><em><strong>3. Spiaggia o passeggiate lungo il mare?</strong></em></p>
<p>Ah, domanda poliedrica: dipende da quale spiaggia, da quale mare, dall’ora e dalla compagnia.</p>
<p><strong><em>4. La colazione ideale: dove, come e con chi?</em></strong></p>
<p>La colazione ideale è quasi sempre una colazione di tarda mattinata perché il mio stomaco si sveglia molto dopo rispetto al cervello. Potrei svegliarmi anche alle sei del mattino ma non riuscirei a mangiare nulla fino alle 10. Dove? Le migliori colazioni le ho fatte sulla terrazza del Cavallino Bianco di Ortisei, con la mia famiglia. E con tanti lamponi.<br>
Ma non disdegnerei nemmeno un’altra colazione al caffè Bellavista con quella mente raffinata di H. Sarebbe divertente osservarlo: io su un tavolino, lui sull’altro. Ignaro. Associare una faccia a un nome è un’attività che ho sempre trovato estremamente accattivante. <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f609.png" alt="😉" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /></p>
<p><strong><em>5. Aperitivo con l’amico/a del cuore o cena romantica?</em></strong></p>
<p>Aperitivo e cena romantica con l’amica del cuore, che è mia moglie. <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f61b.png" alt="😛" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /></p>
<p><strong><em>6. Deve essere una serata rilassante: cosa proponete a una persona con cui uscite per la prima volta?</em></strong></p>
<p>Domanda difficile. Dipende dalla persona, dal tipo di incontro e dallo scopo. Tipica risposta da informatico, me ne rendo conto. Diciamo che proporrei sempre una cena: mi pare l’unico modo per conciliare un dialogo di qualsiasi natura. Poi, a seconda di come si evolve la serata, penserei al dopocena mentre sorseggio il caffè.</p>
<p><em><strong>7. Camminare in montagna è faticoso, ma giungere alla vetta non ha eguali: siete d’accordo?</strong></em></p>
<p>In genere sì, ma spesso comincio già a godermi il panorama del viaggio. Qualche scorcio del bosco, le ombre degli alberi, qualche nuvola sfilacciata.<br>
Ogni tanto mi fermo e mi guardo intorno. A volte il panorama più bello è quello che ci lasciamo alle spalle salendo in vetta.</p>
<p><em><strong>8. Un film per tutte le stagioni</strong></em></p>
<p>La saga di <em>Ritorno al futuro</em> la trovo sempre molto godibile. Ma ogni tanto qualche perla nascosta non guasta: <em>Adeline</em>, <em>Stardust</em>, <em>Interstellar</em>. Valgono per tutte le stagioni.</p>
<p><em><strong>9. Per conquistare il/la vostro/a amato/a dovete regalargli/le un libro che vi sta molto a cuore. Ma una volta donato, voi non potrete leggerlo mai più. Quale scegliete?</strong></em></p>
<p>Vedo che amiamo le domande difficili. Rubo <strong><a href="http://www.webnauta.it/wordpress/liebster-estivo-2017/" target="_blank" rel="noopener">l’idea a Barbara</a> </strong><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f61b.png" alt="😛" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /><strong> </strong>: regalerei un libro chiedendo la promessa di leggermelo quando ne avrò bisogno. Quale libro? Scelta difficile, ce ne sono troppi che mi stanno a cuore.</p>
<p><strong><em>10. Pomeriggio estivo di pioggia. Non potete uscire e non avete impegni. A un certo punto manca la corrente, che fate?</em></strong></p>
<p>Non saprei. Mi improvviserei tra lettura e scrittura sul portatile finché la batteria mi assiste. Ma anche una bella dormita non la disdegnerei, a patto che si possa dormire al fresco.</p>
<p><em><strong>11. Un mago vi ha lanciato una maledizione: dovete scegliere se non potrete più leggere o scrivere. Come uscite dall’impasse?</strong></em></p>
<p>Eh, sì. Amiamo proprio le domande difficili. Ma stavolta gioco il jolly dell’escamotage: rinuncerei a scrivere. Armato di lettura sono sicuro che leggendo, prima o poi, scoprirò un manuale o un trucco per annullare la maledizione.</p>
<p> </p>
<p>L'articolo <a href="https://retroblog.dariustred.it/intervista-mezza-estate/">Intervista di mezza estate</a> sembra essere il primo su <a href="https://retroblog.dariustred.it">Darius Tred Retro Blog</a>.</p>
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