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	<title>Recensioni Archivi - Darius Tred Retro Blog</title>
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	<description>Note, pensieri, curiosità e riflessioni su scrittura, lettura, narrativa. E molto, molto altro...</description>
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	<title>Recensioni Archivi - Darius Tred Retro Blog</title>
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		<title>Buona l&#8217;intenzione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Darius Tred]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 17 Dec 2022 22:47:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Lettura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un tempo seguivo le partite di calcio in tv ascoltando la telecronaca. Erano tempi in cui trovavo i telecronisti brillanti: sapevano vivacizzare a dovere, rendendo la serata un filo più avvincente. Oggi non capita più: sia perché seguo molto meno il calcio, sia perché le telecronache sono fatte in coppia con i commentatori tecnici. Quelli [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<a href="https://retroblog.dariustred.it/buona-lintenzione/"><img width="150" height="150" src="https://retroblog.dariustred.it/wp-content/uploads/2018/02/darius-tred-blog-retroblog-scrittura-lettura-150x150.jpg" alt="Buona l&#8217;intenzione" align="left" style="margin: 0 20px 20px 0;max-width:100%;" /></a><p>Un tempo seguivo le partite di calcio in tv ascoltando la telecronaca. Erano tempi in cui trovavo i telecronisti brillanti: sapevano vivacizzare a dovere, rendendo la serata un filo più avvincente. Oggi non capita più: sia perché seguo molto meno il calcio, sia perché le telecronache sono fatte in coppia con i commentatori tecnici. Quelli che, in buona sostanza, dovrebbero dare pareri più “professionali” sulle azioni di gioco ma che, il più delle volte, sparano caxxate.</p>
<p>E così, quelle poche volte che mi concedo di seguire una partita di calcio, tengo il volume bassissimo, ormai sicuro di non perdermi nulla di quello che dicono i telecronisti. Ma bando alle ciance. Ai bei tempi andati, quando seguivo le telecronache, c’erano alcune frasi che trovavo molto azzeccate. Chi non ricorda il “grappolo di uomini” del grande Bruno Pizzul ? Ogni volta che vedo un cross e tre o quattro giocatori che saltano per cercare di colpire la palla di testa, penso sempre al suo grappolo di uomini. Grande Bruno.</p>
<p>Un’altra locuzione che ho sempre trovato molto azzeccata, era questa: “Buona l’intenzione, pessima l’esecuzione”. Credo l’abbia coniata Sandro Piccinini, ma non ne sono sicuro. La sentivo ogni volta che in un’azione di gioco, qualche giocatore tentava una giocata intuibile: ci si aspettava che la palla andasse di là e invece andava di qua, oppure alle stelle. Insomma, alla buona intenzione del giocatore aveva fatto seguito una pessima esecuzione.</p>
<h2>Pessima l’esecuzione</h2>
<p>Questa frase, “buona l’intenzione, pessima l’esecuzione” mi è rimasta un po’ dentro. Volendo ben guardare, infatti, andrebbe bene un po’ per tutto. Quante volte ci capita nella vita di avere buone idee, buone intenzioni ma, vuoi per la sbadataggine, vuoi per l’essere maldestri, ci riesce male quel che volevamo fare?<br>
A me capita anche quando leggo. Buoni libri, buone prose, buone idee di romanzo.<br>
Ma pessime esecuzioni.</p>
<p>Potrei aggiungere altro, <del>tipo: pessimi editor, pessime case editrici</del> ma in sostanza chi sono io per giudicare?<br>
Sono solo un lettore. Un lettore qualunque.<br>
Un lettore che vale uno, certo, ma, avendo sganciato quei 15/20 euro per comprare un libro, potrò almeno dare un parere su quel che sto leggendo?</p>
<h2>Niente recensione</h2>
<p>Non amo fare recensioni, men che meno a letture in corso. Ma in questo caso, arrivato a circa tre quarti del romanzo, ho una ragionevole certezza che non ci saranno impennate di gradimento.<br>
Lasciamo stare le sbavature del mancato editing: ormai ci devo fare l’abitudine.<br>
Lasciamo stare gli errori di battitura: i correttori di bozze devono essersi estinti da tempo se in casa mia non esiste libro completamente immune da refusi.<br>
Lasciamo stare persino la struttura del romanzo: non è avvincente, ma questo è una questione puramente soggettiva.</p>
<p>Parliamo di comune buon senso.<br>
Sant’Iddio, è così difficile muovere i personaggi con un minimo di spontaneità, un minimo di logica e un minimo di buon senso?<br>
Perché chi scrive non si mette mai abbastanza nei panni dei propri personaggi?<br>
E’ così difficile per chi scrive, chiedersi “cosa farei io se fossi nella situazione del mio personaggio?”, “quale risposta darei?” se al mio personaggio venisse posta una certa domanda?</p>
<h2>Alcuni esempi</h2>
<p>Siamo a Londra. Alcuni personaggi (protagonisti) si accorgono di essere braccati da un nemico che si muove nell’ombra, una persona pericolosa di cui non conoscono esattamente l’identità e dal quale, cito testualmente una loro battuta, devono “guardarsi le spalle”. E cosa fanno i nostri personaggi il giorno dopo?<br>
Si nascondono? Fuggono? Cambiano aria?<br>
No.<br>
Danno una festa. Una festa come quelle che si vedono nei film americani, in pieno stile hippy, una festa aperta a tutti, annunciata su social e forum, tenuta in una villa d’epoca, una di quelle ville vittoriane da mille stanze dove si trascorre allegramente insieme tutta la notte.<br>
Bel modo di nascondersi.</p>
<p>Altra scena. Una poliziotta di una certa esperienza riceve una telefonata anonima per un appuntamento con uno sconosciuto fissato un’ora più tardi. E cosa fa?<br>
Ci va? Non ci va? Ci va chiedendo supporto a colleghi poliziotti, magari che si appostino nascosti per evitarle imboscate o qualcosa di peggio?<br>
Certo che no.<br>
Dall’alto della sua “certa esperienza” non solo ci va, così, su due piedi, ma ci va addirittura portandosi dietro marito e figlia di due anni perché teme che “siano in pericolo restando da soli”. Dopotutto, è meglio averli vicini nel bel mezzo di una sparatoria, anziché lasciarli a casa oppure mandarli a nascondersi chissà dove.</p>
<h2>Era cominciata bene</h2>
<p>Potrei andare avanti ma mi sto già annoiando da solo.<br>
Questa storia era cominciata bene: bella copertina intrigante, trama interessante. Buon incipit. Buona persino la parte iniziale dell’intreccio, con quel centinaio di pagine lette tutte d’un fiato. Tanti buoni spunti, insomma.<br>
Una gran bella pensata di fondo, ma un ben magro risultato.</p>
<p>Con idee così belle e originali, si sarebbe potuto tirare fuori davvero un gran bel romanzo.<br>
Non dico che io avrei fatto di meglio: dopotutto sono solo un lettore. Ma la stessa trama, messa nelle mani di un fuoriclasse del calibro di Michael Crichton o Carlo Martigli, sarebbe stata tradotta in un capolavoro e, molto probabilmente, in un gran successo cinematografico.</p>
<p>Buona l’intenzione, insomma.<br>
Ma pessima esecuzione.</p>
<h2>L’importanza dell’immedesimazione</h2>
<p>La mia può sembrare pura pignoleria, ma dopotutto la chiave del successo di un romanzo, al netto di tutte le possibili soggettività, sta proprio nascosta qui: più un personaggio si muove come si aspetta il lettore, più questi risulterà coinvolto, più si troverà immerso nella finzione narrativa creata dall’intreccio.</p>
<p>In altre parole: non ci si sente più coinvolti quando il personaggio reagisce e dialoga come ci si aspetta? Idealmente, se un personaggio si muove e parla come chi legge, chi legge tende ad immedesimarsi, a pensare come il personaggio, a essere il personaggio.</p>
<p>E quando <em><strong>sei</strong></em> il personaggio, sei decisamente più intrigato a leggere perché vuoi scoprire come si sviluppano le vicende, come andrà a finire la storia. Perché a quel punto, se è scoccata a dovere l’alchimia dell’immedesimazione, non stai più leggendo una storia qualsiasi.</p>
<p>Stai leggendo la <strong><em>tua</em></strong> storia.</p>
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		<title>La coda e la torre</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Darius Tred]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Dec 2018 06:05:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In libreria]]></category>
		<category><![CDATA[Lettura]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Amazon]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tutti noi ne abbiamo una. Anni fa era breve. Negli ultimi anni, complice la diffusione dell’editoria digitale, è diventata lunga, lunghissima. A volte insospettabilmente lunga. Sto parlando della famosa coda di lettura. E alzi la mano chi, aprendo l’e-reader, non scopre titoli dimenticati, acquistati mesi e mesi fa sull’onda anomala dei 99 cents, quell’onda che [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<a href="https://retroblog.dariustred.it/la-coda-e-la-torre/"><img width="150" height="150" src="https://retroblog.dariustred.it/wp-content/uploads/2017/04/darius-tred-retro-blog-libri-150x150.jpg" alt="La coda e la torre" align="left" style="margin: 0 20px 20px 0;max-width:100%;" /></a><p>Tutti noi ne abbiamo una. Anni fa era breve. Negli ultimi anni, complice la diffusione dell’editoria digitale, è diventata lunga, lunghissima. A volte insospettabilmente lunga.<br>
Sto parlando della famosa coda di lettura.<br>
E alzi la mano chi, aprendo l’e-reader, non scopre titoli dimenticati, acquistati mesi e mesi fa sull’onda anomala dei 99 cents, quell’onda che induce a equiparare il successo di vendita con il successo di lettura.<br>
Si potrebbe parlare per ore di questo controverso fenomeno ma suvvia, cosa volete che siano 99 cents?</p>
<h2>Novantanove</h2>
<p>Un caffè, praticamente. Ma il caffè almeno lo bevi e ti accorgi subito se è un buon caffè o no. E magari ti ricordi bene di andare a berlo da un’altra parte, la prossima volta.<br>
Il libro no: lo acquisti, solo 99 cents, e lo dimentichi lì.<br>
Con buona pace dell’autore, che gioirà per le tante vendite (forse).<br>
Con buona pace della piattaforma di vendita, che gioirà (comunque) per le vendite.</p>
<p>La storia passa così dall’autore ai lettori e si aggiungerà alle tante code di lettura in giro per il mondo digitale.<br>
Ma nel 99 per cents dei casi, pardon <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f609.png" alt="😉" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> , nel 99 per cento dei casi non verrà veramente letta o quantomeno la lettura non gioverà di quell’entusiasmo che dovrebbe, 99 cents a parte, indurci all’acquisto. E così, dopo mesi e mesi… “Ma davvero l’ho comprato io questo libro?”</p>
<h2>La pecunia</h2>
<p>Forse è un fenomeno che si potrà solo subire perché, alla fine, la pecunia la vogliono risparmiare tutti e nessuno vuole spendere 4,99 o 9,99 per un’edizione digitale che, a volte, costa quasi o di più dell’edizione tascabile. Insomma la pecunia non la si vuole spendere nemmeno per un autore blasonato e di caratura internazionale, nemmeno per <strong><a href="https://amzn.to/2SYB2kz" target="_blank" rel="noopener">un titolo con buone recensioni</a></strong>.<img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-3355" src="https://retroblog.dariustred.it/wp-content/uploads/2018/12/esempio-confronto-prezzo-edizioni-560x276.jpg" alt="Esempio confronto prezzi edizioni" width="560" style="display:block;margin:10px auto;max-width:560px;max-width:100%;"></p>
<p> </p>
<p>Figuriamoci per un autore sconosciuto.<br>
Ma un autore sconosciuto è destinato a rimanere tale se vende a 99 cents? Difficile dirlo con certezza ma, a certi prezzi, i lettori tendono a fare acquisti meno consapevoli, comprando romanzi e racconti a piene mani senza però mai leggerli.</p>
<p>Risultato? Una realtà distorta: tante vendite, zero letture, zero recensioni.<br>
Superare la soglia dei 99 cents per un’edizione digitale (senza esagerare) per molti potrebbe essere un controsenso ma io ritengo che favorisca l’acquisto consapevole.<br>
Insomma: in un deserto piatto di 99 cents, vedere un picco di 1,99 o di 2,99 equivale a dire “Sono qui: acquistami solo se sei veramente interessato” <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f61b.png" alt="😛" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> .<br>
Certo, le vendite saranno minori. Ma magari le letture, in proporzione, saranno maggiori.<br>
E cosa dovrebbe augurarsi un autore per la propria storia? Più vendite o più letture? Più pecunia! <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f600.png" alt="😀" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /></p>
<p>Scherzi a parte, più letture dovrebbero teoricamente portare qualche recensione in più perché di solito dopo un acquisto consapevole dovrebbe seguire una lettura più interessata e quindi più immediata. In altre parole, quel manipolo di neuroni scozzesi che vive in tutti noi dovrebbe urlare in coro “Azz! Hai speso 1,99 e non lo leggi nemmeno?!?” <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f600.png" alt="😀" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> Poi, delle due, una: o il libro viene restituito, o il libro viene veramente letto. Sì, certo: può succedere anche che venga comunque dimenticato.</p>
<h2>La torre</h2>
<p>Ma lasciamo da parte le teorie strampalate e torniamo alla coda di lettura per parlare… della torre.<br>
Chi ama leggere e chi adora bazzicare per le librerie, compra libri più di altri. Ne vedi uno, lo compri e cominci a leggerlo. Ne vedi un altro, “azz!, m’intriga”, lo compri e cominci a leggere pure quello. Alla fine sì, le letture le finisci (quasi) tutte, ma sul tuo comodino si crea la torre di lettura: tutti i libri iniziati, rigorosamente con il dorso in vista.<br>
Le giornate poi vanno come vanno e tutte le sere si arriva a letto con le voglie di lettura più disparate.<br>
Dove andiamo stasera? Nell’Inghilterra vittoriana di Holmes e Watson?<br>
Oppure nella Firenze rinascimentale? Andiamo a Torino da Piero? Al MIT di Boston?<br>
Però anche l’India di 5000 anni fa non è male…<br>
O andiamo a fare un giro in Asia di fine Novecento con Tiziano?</p>
<p>Insomma i piani della torre si muovono, si scambiano tra di loro sera dopo sera. E la torre sottolinea anche i tuoi gusti personali mentre la polvere, impietosa e bastarda, sottolinea invece i titoli che ti piacciono di meno, vale a dire i piani più bassi che continuano appunto a restare più in basso e che, ironia della sorte, fanno da fondamenta (nel vero senso del termine) alle letture quotidiane.</p>
<h2>Regalino natalizio</h2>
<p>Chi ha seguito fin qui il mio delirio semiserio (anche questi, alla fine, sono pensieri semiseri altamente opinabili, proprio come quelli dell’<strong><a href="http://retroblog.dariustred.it/pensieri-semiseri-attorno-a-un-titolo/">ultima volta</a></strong>), merita un regalino. Il mio ultimo romanzetto, <strong><a href="https://blog.tredplanet.net/misteri-di-ghiaccio/" target="_blank" rel="noopener">Misteri di ghiaccio</a></strong>, sarà <strong><a href="https://amzn.to/2QIjNav" target="_blank" rel="noopener">in regalo</a></strong> nei tre giorni di festa ormai imminente: il 24, il 25 e il 26 dicembre.<br>
Ma come?!? Vi ho scartavetrato i maroni con quel discorso dei 99 cents e della pecunia… e ora metto addirittura “agggratis” il mio romanzetto??</p>
<p>No, non è esattamente gratis: è in regalo per chi mi legge qui. A riprova di ciò non farò alcuna pubblicità sui miei sparuti canali social (eccetto il link di questo post dove, come si potrà notare, non anticiperò la presenza del regalino).<br>
Dopo Natale il prezzo tornerà al suo illusorio 1,99 euro, fatta eccezione per gli umori degli oscuri algoritmi di Amazon di cui io stesso a volte fatico a capirne i meccanismi.</p>
<p>Ah, dimenticavo: Buone Feste.<br>
E ricordatevi di spolverare la torre <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f600.png" alt="😀" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> …</p>
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		<title>Questione di stile</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Darius Tred]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Oct 2018 14:27:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Lettura]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quanto può essere determinante lo stile di un romanzo? Soprattutto: può avere un peso tale da convincere un lettore a uscire dai suoi generi prediletti? Può addirittura sovrastare il valore di una storia? In altre parole: uno stile eccelso può sollevare le sorti di una storia dall’intreccio piatto, scontato, per nulla accattivante? Domande forse futili, [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://retroblog.dariustred.it/questione-di-stile/">Questione di stile</a> sembra essere il primo su <a href="https://retroblog.dariustred.it">Darius Tred Retro Blog</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<a href="https://retroblog.dariustred.it/questione-di-stile/"><img width="150" height="150" src="https://retroblog.dariustred.it/wp-content/uploads/2018/10/blog-darius-tred-questione-di-stile-150x150.jpg" alt="Questione di stile" align="left" style="margin: 0 20px 20px 0;max-width:100%;" /></a><p>Quanto può essere determinante lo stile di un romanzo? Soprattutto: può avere un peso tale da convincere un lettore a uscire dai suoi generi prediletti?<br>
Può addirittura sovrastare il valore di una storia? In altre parole: uno stile eccelso può sollevare le sorti di una storia dall’intreccio piatto, scontato, per nulla accattivante?<br>
Domande forse futili, alle quali mi verrebbe da rispondere con un secco no. La storia viene prima di tutto. Ha un primato tutto sommato invalicabile: è la struttura portante di un romanzo. Idee del tutto opinabili le mie. È chiaro.<br>
Tuttavia resta il fatto, credo palese, che leggendo una sinossi ciò che emerge spesso è la storia, non lo stile con cui viene raccontata. Ed è la sinossi che fa da ago della bilancia nel determinare la conquista di un lettore, a sortire o meno la fatidica decisione di quest’ultimo per l’acquisto in libreria.</p>
<p>Personalmente sarei disposto a sopportare uno stile inconsistente pur di leggere una buona storia.<br>
Mi ha dunque incuriosito molto sapere che <a href="https://trentunodicembre.blogspot.com/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Marina</strong></a>, di cui ho inquadrato almeno spannometricamente i gusti di lettura, si è imbarcata nella lettura di un romanzo distopico la cui trama non avrei mai scommesso potesse suscitare nemmeno lontanamente il suo interesse.<br>
Motivo?</p>
<blockquote><p><em>“… il lettore strappa la storia dalle mani di chi l’ha scritta e produrre questo risultato è segno di grande maturità stilistica.”</em></p></blockquote>
<p>Questo è solo un passaggio del nostro scambio di e-mail.<br>
È una frase di grande impatto emersa durante la presentazione del libro. Ma, esattamente, di che libro stiamo parlando? Stiamo parlando di un libro la cui trama, almeno stando a quanto pubblicato su Amazon, è la seguente.</p>
<blockquote><p>«La testa bulbosa del contadino Marz stava reclinata tra le spalle e il cappello: le orecchie dritte, un occhio chiuso e uno aperto nascosti nell’ombra gettata dalla tesa». Marz aspetta nel suo campo di rape che arrivi il nemico «coi porcari di Baden-Baden e i mastri terrai di Feldenburg». Comincia così questa storia grottesca e paradossale; in un paese incastrato in una conca profonda sotto il livello del mare. Una pioggia fitta e insistente, un diluvio, finisce per riempirla fino all’orlo. Il paese è sommerso: c’è qualcosa che ottura la valvola del canale di scolo… Siamo in un luogo senza tempo da qualche parte nel cuore dell’Europa; forse nella prima metà del ‘900, così sembrano suggerire alcuni dettagli come il telegramma, la sigaretta, il furgoncino del latte, i caratteri tipografici del passaporto di Lisetska. Allo stesso tempo, sembra di essere entrati in un buio Medioevo dove quel diluvio e la follia che scuote e inebria i personaggi fanno pensare alle storie sulla fine del mondo. Ma fin dall’inizio il macabro cede il passo al grottesco, a un’abile narrazione in chiave comica dal ritmo incalzante che investe e travolge ogni cosa trasformando la tragedia in farsa: Krauss si suicida tagliandosi le vene con un pennino, il mite Signor Keller si rivela un folle che stupra la giovanissima Nana, l’adultera Lisetska diventa per il l’astore Thulin la strega che ha portato la sciagura sul paese. Personaggi che sembrano usciti dai dipinti di Bruegel e Bosch ma anche Bertoldo, Bertoldino e Cacasenno, divertenti e inquietanti allo stesso tempo. Questa commedia travestita da giallo procede in bilico tra narrazione epica e ambizione tragica, in realtà profondamente comica, di una comicità antica, che però sembra proprio alludere clownescamente al nostro reale contemporaneo.</p></blockquote>
<p>Potrei a questo punto svelare il titolo ma… invece no. Lo svelerò alla fine. Vorrei dare l’opportunità a chi legge di fermarsi un attimo per valutare se una trama del genere, da cui si può solo intravedere storia e genere, può essere sufficiente per convincersi alla lettura. Perché questo è quello che facciamo ogni volta che andiamo in libreria a caccia di letture.</p>
<h2>Sì, ma lo stile?</h2>
<p>Non stavamo parlando di stile? Marina, di fatto, la sinossi non l’ha nemmeno letta. Ma durante la presentazione del romanzo, almeno stando a come l’hanno presentato autore ed editore, ne è rimasta incuriosita dallo stile, o meglio, dal modo in cui ne hanno parlato. Fino al punto di decidere di comprare il libro in oggetto. E ovviamente l’ha letto. Almeno: questo è quanto emerge dal nostro scambio di e-mail che pubblico di seguito.<br>
Chi vuole può origliare il nostro dialogo virtuale qui sotto.</p>
<p> </p>
<p><img decoding="async" class="alignleft wp-image-3051" src="https://retroblog.dariustred.it/wp-content/uploads/2018/10/darius-tred-wp-avatar-150x.jpeg" alt="" width="150" style="display:block;margin:10px auto;max-width:560px;max-width:100%;">Uno dei tuoi <strong><a href="https://www.facebook.com/permalink.php?story_fbid=1125266584308833&amp;id=100004765066388" target="_blank" rel="noopener">ultimi post su FB</a></strong> mi ha incuriosito. No, non quello sui limoni… <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f61b.png" alt="😛" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /><br>
(però mi assicuro sempre sulla provenienza…)<br>
Quell’esordiente che hai deciso di portarti a letto… <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f600.png" alt="😀" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f600.png" alt="😀" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f600.png" alt="😀" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /><br>
Mi hai un pochino spiazzato: ho letto la trama e mai e poi mai avrei detto che avrebbe potuto conquistarti.<br>
Quindi, delle due una: o non ho capito un caxxo dei tuoi gusti (ed è altamente probabile).<br>
Oppure qualcosa mi sfugge (ed è altrettanto altamente probabile).<br>
Insomma: se ho capito bene, sei andata alla presentazione di questo libro e sei rimasta conquistata.<br>
La domanda che mi cruccia è…. … perché?</p>
<p> </p>
<p style="padding-left: 30px;"><img decoding="async" class="size-full wp-image-473 alignleft" src="https://retroblog.dariustred.it/wp-content/uploads/2017/01/WPAvatar_Marina.jpg" alt="" width="100" style="display:block;margin:10px auto;max-width:560px;max-width:100%;">Semplice, diciamo che ci sono persone che naturalmente mi stanno simpatiche, che mi incuriosiscono, persone alle quali concedo il mio tempo perché hanno qualcosa di interessante da dire. Ecco, l’autore, 25 anni (potrebbe essere mio figlio) ha fatto una bella presentazione del proprio libro che mi ha fatto dire: “uhm, vediamo, allora, cos’ha di speciale la sua storia”. Mi ha colpito il modo in cui è arrivato agli editori che erano presenti e hanno speso per lui parole davvero lusinghiere. Con il libro, questo esordiente è arrivato in finale al Premio Neri Pozza. Wow! – mi sono detta. Non so se sai quanto è ambito il Neri Pozza. E da lì un’escalation di soddisfazioni per l’autore. Non poteva che farmi gola quello che ha scritto.<br>
La mia prima notte con lui è stata così così, tuttavia! <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f600.png" alt="😀" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /></p>
<p style="padding-left: 30px;">Sulle prime ho avuto qualche difficoltà a calarmi nell’atmosfera della vicenda, ma già al secondo capitolo ho pensato: “questa è una storia pazzesca, a metà tra il folle e il geniale ed è scritta benissimo”. Ora che sto continuando a leggere il testo capisco cosa abbiano voluto dire gli editori (Exorma edizioni) durante la presentazione: sembra scritto da mani esperte, è ironico, è originale, ma resta il fatto che non sia il genere di libri che mi fa palpitare. Voglio capire l’effetto che farà su di me questa storia. Per ora registro che c’è un ottimo ritmo e non mi sto annoiando, che è quanto dire.</p>
<p> </p>
<p><img decoding="async" class="alignleft wp-image-3051" src="https://retroblog.dariustred.it/wp-content/uploads/2018/10/darius-tred-wp-avatar-150x.jpeg" alt="" width="150" style="display:block;margin:10px auto;max-width:560px;max-width:100%;">Risposta interessante la tua. Ma non pensare di cavartela con così poco… <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f600.png" alt="😀" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /><br>
Sono curioso, molto curioso. Facciamo un passo indietro: perché prima di essere conquistata dalla presentazione del libro mi pare evidente che, prima ancora, sei stata incuriosita dalla presentazione stessa. In altre parole: come sei venuta a conoscenza della presentazione del libro?<br>
Cosa ti ha invogliato ad andarci? Solo il fatto che il tizio in questione è stato un finalista del Neri Pozza? O c’è stato dell’altro che ti ha fatto scattare la scintilla?<br>
A costo di essere banale, ti dico che io non mi sognerei mai di andare alla presentazione del libro di un tizio solo perché questo si è guadagnato le luci della ribalta con il concorso XYZ. La trama mi deve catturare.</p>
<p> </p>
<p style="padding-left: 30px;"><img decoding="async" class="size-full wp-image-473 alignleft" src="https://retroblog.dariustred.it/wp-content/uploads/2017/01/WPAvatar_Marina.jpg" alt="" width="100" style="display:block;margin:10px auto;max-width:560px;max-width:100%;">Considera che, quando posso, cerco di conoscere l’autore di un libro, intendo personalmente: per me le presentazioni hanno questo scopo. Mi piace sentire la voce di uno scrittore, vedere come parla, cosa dice, come lo dice, in che modo si rivolge al pubblico per conquistarlo. Se già conosco il libro e voglio leggerlo, a maggior ragione mi fa piacere sentirne parlare da chi lo ha scritto (è capitato con la Nothomb, quest’anno); se non conosco il libro, mi piace vedere se la discussione nata intorno a esso riesce a incuriosirmi. Ecco, questo è stato il caso del romanzo di cui stiamo parlando: due amiche del gruppo di lettura di <strong><a href="https://twitter.com/TwoReaders" target="_blank" rel="noopener">TwoReaders</a></strong>, su Twitter, mi hanno chiesto se volevo venire alla presentazione del libro di esordio di un giovane scrittore, il valore aggiunto era rappresentato dalla presenza come moderatore di Massimo Roscia, che adoro, e io non me lo sono fatto dire due volte. Ero senza aspettative, in più del suo romanzo non sapevo nulla e non ho voluto saperne nulla, perché volevo che la curiosità, laddove fosse insorta, nascesse proprio sentendo parlare il suo autore.<br>
Ed è insorta.</p>
<p> </p>
<p><img decoding="async" class="alignleft wp-image-3051" src="https://retroblog.dariustred.it/wp-content/uploads/2018/10/darius-tred-wp-avatar-150x.jpeg" alt="" width="150" style="display:block;margin:10px auto;max-width:560px;max-width:100%;">Dunque, se ho ben capito, ti sei portata a letto un romanzo dopo un appuntamento al buio: non conoscevi la trama, non hai voluto conoscerla e, come se non bastasse, sei andata alla presentazione perché ti interessava più… il moderatore! <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f600.png" alt="😀" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /><br>
Scherzi a parte: dicevi che “ti ha colpito il modo in cui è arrivato agli editori che erano presenti”. Ecco. Cosa ti ha colpito esattamente? Raccontami come ha fatto ad arrivare agli editori, questo esordiente.</p>
<p> </p>
<p style="padding-left: 30px;"><img decoding="async" class="size-full wp-image-473 alignleft" src="https://retroblog.dariustred.it/wp-content/uploads/2017/01/WPAvatar_Marina.jpg" alt="" width="100" style="display:block;margin:10px auto;max-width:560px;max-width:100%;">Un appuntamento al buio andato a buon fine, per fortuna.<br>
L’intervento e la presenza di Massimo Roscia per me hanno rappresentato una sorta di garanzia: già il solo fatto che l’autore dello straordinario “<em><a href="https://amzn.to/2J1sbLa" target="_blank" rel="noopener"><strong>La strage dei congiuntivi</strong></a></em>” avesse accettato di presentare il libro di un esordiente, ha aumentato la mia curiosità intorno allo stesso. Ma sono andata alla presentazione senza aspettarmi il capolavoro: interessata sì, ma come sempre pregiudizialmente scettica.<br>
E invece… Invece, fin dalle prime battute, questo giovanissimo scrittore ha mostrato carattere; pur partendo da un approccio timido, ha parlato della propria passione per l’arte, per il cinema, la drammaturgia, che hanno fatto sì che la storia gli scivolasse fra le dita per immagini, con quel carattere visionario di chi maneggia con esperienza la fantasia, guidandola in modo efficace dentro una trama ben congegnata. Pungolato da Roscia ha parlato un po’ di sé, ha raccontato come i suoi personaggi abbiano a un certo punto preso il largo, sfuggendo a ogni controllo. Un pregio che anche l’editore presente ha sottolineato: “il lettore strappa la storia dalle mani di chi l’ha scritta e produrre questo risultato è segno di grande maturità stilistica”.<br>
È vero che io mi sia fatta condizionare dall’esito del Premio Neri Pozza in cui l’autore è arrivato tra i finalisti (per me, già, un miracolo), ma anche la casa editrice si è lasciata incuriosire dal meritevole piazzamento, tra l’altro a opera di un venticinquenne che dimostra consapevolezza, coerenza, ma soprattutto freschezza (cosa che spesso gli autori navigati perdono, a detta dell’editore.)<br>
Che ti devo dire, Darius, l’ho invidiato (per come concepisco io l’invidia, eh!): giovane, talentuoso… Lo trovassi io un editore che mi apprezzi per un “fatto stilistico”, che riconosca “la mia rinuncia all’esibizionismo a solo vantaggio dei personaggi”… Insomma, a quel punto, si è accesa la spia della curiosità: curiosità di conoscere la storia che una lettrice, dal pubblico, ha definito “poeticamente aspra”, di vedere che fine fanno questi personaggi, di riscontrare la pienezza stilistica decantata. Dai, caro esordiente, vediamo che hai saputo scrivere con tanta apprezzata maestria!<br>
E così, la stessa sera mi ha fatto compagnia fra le lenzuola; ho capito che gli esordienti non sono tutti uguali e che la casa editrice che punta alla qualità, sa dove trovarla.</p>
<p> </p>
<p><img decoding="async" class="alignleft wp-image-3051" src="https://retroblog.dariustred.it/wp-content/uploads/2018/10/darius-tred-wp-avatar-150x.jpeg" alt="" width="150" style="display:block;margin:10px auto;max-width:560px;max-width:100%;">Spiani la strada a una domanda che mi frulla in testa da un po’ di tempo a questa parte: una domanda un po’ cattivella… <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f61b.png" alt="😛" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /><br>
Cioè questa: dunque, lo stile è tutto?<br>
In altre parole: posso avere una storia pessima ma diventerebbe un successo se la sviluppo con stile?<br>
Oppure (e questo forse è proprio il tuo caso): posso avere una storia di un dato genere letterario. Se la espongo con grande stile conquisto anche lettori che mai si avvicinerebbero al tal genere letterario?<br>
E con questo chiuderemmo il cerchio, dato che all’inizio ti dicevo che mai e poi mai avrei detto che il libro in questione, almeno stando alla trama, mai e poi mai avrei detto che ti avrebbe conquistato.<br>
Io sono uno che tende a privilegiare il primato della storia: deve essere buona, interessante, incuriosire (al netto di ogni gusto personale, s’intende), catturarmi con una decisione tale che sarei disposto a tollerare persino uno stile scadente, pur di vedere come si evolvono gli eventi e di scoprire come va a finire.<br>
Certo: il top sarebbe una grande storia esposta con grande stile.<br>
Ma lo stile da solo, non mi basta, nemmeno se fosse eccelso. Ora però, visto che ti sei portata a casa questo romanzo e visto che lo stai leggendo, sono curioso di sapere come sarà la tua lettura…</p>
<p> </p>
<p style="padding-left: 30px;"><img decoding="async" class="size-full wp-image-473 alignleft" src="https://retroblog.dariustred.it/wp-content/uploads/2017/01/WPAvatar_Marina.jpg" alt="" width="100" style="display:block;margin:10px auto;max-width:560px;max-width:100%;">Per me stile vuol dire molte cose: vuol dire buona architettura nella costruzione della storia, gestione consapevole dei contenuti, ritmo efficace. Un libro scritto con stile non contiene ostacoli che facciano inciampare durante la lettura, non offre spunti oggettivi per muovere una critica e sottolineo “oggettivi’, perché di limiti soggettivi puoi trovarne quanti ne vuoi. Un libro scritto con stile, secondo me, aggiunge valore a una storia, anche quella che diresti non del tuo genere. In fondo, trovo più affascinante scoprire la bellezza di un testo che penso non potrei mai leggere che ricevere conferme da romanzi di cui mi fiderei a occhi chiusi. La sorpresa è maggiore e io amo sorprendermi, soprattutto quando leggo.<br>
Il romanzo mi ha sbalordito. La lettura non “sarà”, ma “è”, visto che, nel frattempo, l’ho terminata e potrei dire molto. Parto proprio dal fatto che una simile storia non avrebbe mai catturato la mia attenzione, se fossi andata in libreria per acquistare un libro nuovo. Secondo un aggettivo che va tanto di moda, questo si direbbe un romanzo distopico e pensa che, qualche tempo fa, ho dovuto persino documentarmi sul significato di “distopia”, tanto scarso è il mio interesse verso tale moderno genere letterario. Poi mi sono avventurata (per le ragioni già spiegate) e dentro il romanzo ho trovato uno stile impeccabile, non una parola sbagliata (ricordi la “mot juste” di Flaubert?), non una crepa nella trama; il ritmo è incalzante, non molli le pagine perché vuoi vedere che accade di capitolo in capitolo; c’è un’accuratezza nel linguaggio che fa pensare all’abilità degli scrittori navigati. E la storia è originale, molto. Stile e trama si sono coniugati in modo perfetto, dunque sì, è accaduto il top di cui parli.<br>
Io, invece, non metto in cima ai privilegi di una buona scrittura la storia: se la storia è bella, ma lo stile è scadente, il brutto modo in cui quella storia è trattata smonta qualunque fascino. D’altro canto una pessima trama non è interessante solo perché scritta bene. Diciamo che il bravo scrittore ha un obbligo: fare camminare insieme, al meglio, le due cose. <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f642.png" alt="🙂" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /></p>
<h2>Conclusione</h2>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-3036 alignright" src="https://retroblog.dariustred.it/wp-content/uploads/2018/10/blog-darius-tred-questione-di-stile-2.jpg" alt="" width="250" style="display:block;margin:10px auto;max-width:560px;max-width:100%;"></p>
<p>È giunto il momento di svelare il titolo del libro. Ebbene sì, abbiamo parlato di <a href="https://amzn.to/2OYMgqH" target="_blank" rel="noopener"><em><strong>Dopo il diluvio</strong></em></a>, scritto da <a href="https://twitter.com/LeoMalagugu" target="_blank" rel="noopener"><strong>Leonardo Malaguti</strong></a>. E tra le righe, forse senza volerlo, abbiamo anche sottolineato quanto possa essere importante per un autore la presentazione di un proprio libro per raggiungere direttamente e indirettamente lettori ai quali, altrimenti, non si arriverebbe mai.</p>
<p>E forse abbiamo anche sottolineato, sempre senza volerlo, il potere del passaparola. Perché se Marina (che so essere esigente in fatto di letture <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f61b.png" alt="😛" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> ), per dirla con le parole dell’editore, ha “strappato la lettura della storia dalle mani di chi l’ha scritta” viene quasi spontaneo chiedersi perché. E c’è solo un modo per rispondere a una domanda del genere.</p>
<p>Leggere il libro.</p>
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		<title>Però mi piace</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Darius Tred]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Sep 2016 08:46:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Bloggando qua e là mi è capitato di leggere un post in cui viene presa in considerazione una categoria di lettori che, pur non leggendo un romanzo, sentenziano deliberatamente dicendo di non apprezzarlo. Ne è scaturita una discussione, con uno scambio di pareri tutto sommato condivisibili. Io mi son permesso di far notare, in tale [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<a href="https://retroblog.dariustred.it/pero-mi-piace/"><img width="150" height="150" src="https://retroblog.dariustred.it/wp-content/uploads/2016/09/darius-tred-retroblog-post-recensioni-150x150.jpg" alt="Però mi piace" align="left" style="margin: 0 20px 20px 0;max-width:100%;" /></a><p>Bloggando qua e là mi è capitato di <strong><a href="https://dadovestoscrivendo.wordpress.com/2016/09/09/non-lho-letto-e-non-mi-piace/" target="_blank">leggere un post</a></strong> in cui viene presa in considerazione una categoria di lettori che, pur non leggendo un romanzo, sentenziano deliberatamente dicendo di non apprezzarlo. Ne è scaturita una discussione, con uno scambio di pareri tutto sommato condivisibili. Io mi son permesso di far notare, in tale discussione, che esiste anche un’altra ampia fetta di lettori, quasi speculare alla prima: cioè quella dei lettori che pur non leggendo un romanzo, lo promuovono più o meno sfacciatamente dicendo che è bello.</p>
<p>A volte mi chiedo cosa sia peggio: un lettore che stronca senza leggere o un lettore che promuove senza leggere?</p>
<p>Quando mi vengono di questi pensieri (eh, sì, ormai sono pensieri ricorrenti) mi torna in mente tutto il clamore mediatico che era seguito a Il codice Da Vinci. Ho avuto la “fortuna” (notare le virgolette) di leggere questo romanzo quando era appena uscito. Dan Brown era ancora uno sconosciuto (almeno in Italia) e non se lo filava nessuno. Ho messo le virgolette alla parola “fortuna” perché non mi riferisco al fatto di aver letto un romanzo eccezionale (ognuno si sarà fatto un proprio parere). Mi riferisco al fatto di averlo letto ben <em>prima</em> che raggiungesse la cresta dell’onda, quindi senza essere influenzato e spinto da quella curiosità generale, da quel contesto tipico in cui si è portati a dire: “Toh, guarda! Lo leggono tutti, quasi quasi lo leggo anch’io. Chissà cosa avrà di così eccezionale….”. Insomma, quel clamore che si crea di tanto in tanto attorno a qualche titolo, tipo le 50 sfumature di grigio.</p>
<p>Il codice Da Vinci aveva fatto un botto tale che c’era stato un periodo in cui pure i salotti televisivi, a ruota, ne parlavano nel bene e nel male, a seconda della “zerbinità” (passatemi il termine che, credo, non abbia bisogno di spiegazioni) del conduttore di turno nei confronti della chiesa cattolica. In una di queste ronde televisive, di tutte le celebrità che si erano affannate a dare il proprio parere mi era rimasto impresso un critico letterario (purtroppo non ricordo il nome) che, intervistato, aveva espresso il suo punto di vista. Non ricordo nemmeno cosa avesse detto. Ricordo però che l’intervistatore, a un certo punto, aveva chiesto: “Quindi lei l’ha letto il romanzo?”. La domanda era stata posta con quel tono di condiscendenza, quasi con il timore di aver fatto un quesito inutile vista la risposta ovvia che ci si aspettava.<br>
Ma il critico, candidamente, rispose: “No.”<br>
Poi rendendosi conto della figura poco dignitosa che aveva appena fatto, quest’ultimo si affrettò ad aggiungere “Però l’ho comprato.”<br>
Come dire: l’ho comprato e <em>sicuramente</em> lo leggerò, <em>sicuramente</em> avrò questo parere. <strong><em>Sicuramente</em></strong>.</p>
<p>In quel periodo, in cui tutto il mondo parlava del romanzo di Dan Brown, dimostrare di non averne letto nemmeno la trama significava non essere al passo con la moda del momento. Quindi occorreva prendere posizione, dare un parere, un parere qualsiasi. E avere qualcosa da dire era diventato un <em>must</em>, tanto che, pur di far discussione e partecipare a quello strano “fenomeno collettivo”, andava bene anche prepararsi un parere sommario prima ancora di aver terminato la lettura.<br>
Perché, sì, la lettura era diventata secondaria. Figurarsi la <strong><em>comprensione</em> </strong>della lettura.</p>
<p>In questi giorni, il ricordo di questo fenomeno mi è tornato alla ribalta.<br>
Stavo cercando un libro su Amazon, piuttosto corposo (quasi 600 pagine): si tratta di un romanzo storico ambientato a Monza nel Trecento. Quindi non esattamente una lettura da ombrellone.<br>
Mi è caduto l’occhio sulle recensioni e ho trovato questa perla che, a mio parere, non poteva non meritare un post perché la dice lunga (ma che dico lunga? Lunghissima!) sul valore reale che possono avere le recensioni di un libro.</p>
<p><a href="http://retroblog.dariustred.it/wp-content/uploads/2016/09/darius-tred-retroblog-recensione-01.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone wp-image-210" src="https://retroblog.dariustred.it/wp-content/uploads/2016/09/darius-tred-retroblog-recensione-01-560x92.jpg" alt="darius-tred-retroblog-recensione-01" width="560" style="display:block;margin:10px auto;max-width:560px;max-width:100%;"></a></p>
<p>Perbacco! Ben 4 stelle date così, sulla fiducia. Davvero niente male. Quasi quasi mi vien da sospettare che la recensione sia stata scritta da un parente o un amico di fiducia.</p>
<p>Ma no, che vado mai a pensare? Dopotutto, come si può vedere dall’immagine, l’acquisto è <strong><em>verificato</em></strong>. Verificato dal sig. Amazon in persona, ovvero da quell’insieme di oscuri algoritmi che ostentano efficienza. Purtroppo nemmeno il sig. Amazon può arrivare dappertutto: al massimo può garantire che il libro sia stato effettivamente acquistato.</p>
<p>E la lettura? Dico: la lettura è <em><strong>verificata</strong></em>? Direi proprio di no, è fin troppo evidente. E il brillante recensore ci lascia pure con un amaro in bocca, visto che non potremo mai sapere “cosa avrà mai scoperto in quelle pagine”.</p>
<h2>Post Scriptum</h2>
<p>Non amo fare di tutte le erbe un fascio. Ovviamente non tutte le recensioni sono farlocche. Sicuramente una buona parte sono attendibili, un’altra buona parte non lo sono. E così sarà per sempre, per tutti i secoli dei secoli (qualcuno ha detto “amen”? Mi era sembrato… <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f642.png" alt="🙂" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> ).</p>
<p>Personalmente, come lettore, ho sempre dato pochissimo peso alle recensioni.</p>
<p>Tuttavia bisogna sviluppare una sorta di sesto senso per saper individuare le recensioni di valore, quelle che possono spingerci ad assecondare o meno un acquisto. Inoltre bisogna imparare a leggere tra le righe perché è sempre difficile capire se una recensione, negativa o positiva che sia, viene espressa da una persona che ha i nostri stessi gusti e interessi.</p>
<p>Se poi si tratta della valutazione di un proprio romanzo, occorre maturare saggezza e distacco sia per non esaltarsi ad ogni recensione positiva, sia per non abbattersi ad ogni recensione negativa.</p>
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